Nicola Pisu e l’urgenza di “Epoca”
È uscito ieri Epoca,
il nuovo brano inedito di Nicola Pisu,
pubblicato sul suo canale YouTube con quella schiettezza che appartiene ai
cantautori indipendenti, costretti a fare da ufficio stampa di sé stessi.
L’annuncio, arrivato con l’ironia di chi conosce bene le dinamiche del settore,
citava un commento diventato virale a Propaganda Live: presentare il
proprio lavoro è un po’ come essere il ministro della Protezione Civile Nello
Musumeci chiamato a giudicare l’operato dell’ex presidente della Regione
Sicilia… Nello Musumeci. Un paradosso perfetto per introdurre una canzone che
dei paradossi del presente si nutre.
Epoca è un progetto composito, articolato in quattro parti numerate dalla II
alla V. La prima esiste, ma per ragioni di deposito SIAE coincide con l’opera
intera e non può essere presentata come brano singolo. Sul canale è già
disponibile un primo video che raccoglie la Parte II e la Parte III,
montate insieme. La terza, brevissima e priva di parole, è una sorta di pausa
di espiazione, un respiro sottratto al logorreo decadente che domina il nostro
tempo. Le parti successive arriveranno a breve, completando un mosaico che
l’architetto e accademico Celestino Soddu definirebbe “rigenerativo”.
Il testo attraversa senza filtri le crepe dell’oggi:
l’ipocrisia della politica, i fascismi di ritorno, le guerre e le migrazioni, i
femminicidi, il razzismo, le disforie, il riscaldamento globale, l’inquinamento
suicida, l’omofobia, le leggi del mercato globalizzato, il progresso miope, le
mafie, gli zombie tecnologici, gli influencer e gli intellettuali, la frenesia
dei consumi, l’analfabetismo funzionale, le orde social, lo spreco,
l’abbondanza, la ricchezza e la miseria, le coscienze anestetizzate, le immondizie
musicali. È un affresco amaro e lucidissimo dell’epoca in cui viviamo, un
presente a pezzi in cui il potere - per quanto si finga distante - continua a
modellare le vite di tutti. Non stupisce che riecheggi la frase attribuita a
Mark Twain: “I politici sono come i pannolini, vanno cambiati spesso e
sempre per lo stesso motivo.”
La produzione è condivisa con Roberto Corda (RopeCave
Studio), collaboratore storico dell’autore, che ha curato editing, missaggio,
mastering e suonato la batteria. Il visual video porta la firma di Carlo
Murtas, che accompagna il brano con un immaginario essenziale e incisivo.
Le prime due parti di Epoca sono disponibili qui:
Un po’ di commento dopo il primo ascolto…
Epoca è un lavoro che si colloca in una zona rara della canzone
d’autore contemporanea: quella in cui la forma non è un semplice contenitore,
ma un’estensione del contenuto. La scelta di dividere il brano in più sezioni,
di sottrarre la parola nella terza parte, di frammentare la narrazione in
blocchi autonomi e complementari, non è un vezzo strutturale, ma un modo per
restituire la discontinuità del presente, la sua natura spezzata,
intermittente, contraddittoria. La canzone, quindi, incarna un‘epoca. Il testo
procede come un inventario emotivo e politico, un catalogo di ferite che non si
limita a denunciare, ma mostra la saturazione di un mondo in cui tutto accade
troppo in fretta e troppo in superficie. L’accumulo non è casuale: è un
montaggio, un gesto deliberato che mette in fila le derive del presente senza
gerarchie, come se ogni stortura fosse la conseguenza inevitabile della
precedente.
C’è una tensione costante tra ironia e disincanto, tra rabbia
e lucidità. L’ironia dell’annuncio non è un semplice preambolo, ma la chiave di
lettura di un autore che conosce bene il peso delle parole e sa che, per
parlare del mondo, bisogna anche saperlo osservare con un distacco critico che
non diventa mai cinismo. La parte muta, brevissima, è forse il gesto più
radicale dell’intero progetto, un silenzio che pesa più di qualsiasi slogan, un
momento di sospensione che costringe l’ascoltatore a fare i conti con ciò che
ha appena sentito e con ciò che ancora deve arrivare.
Dal punto di vista sonoro, la produzione di Corda accompagna
il testo senza sovrastarlo, costruendo un ambiente che non cerca l’effetto, ma
la coerenza. Il visual di Murtas aggiunge un ulteriore livello di lettura,
trasformando la canzone in un oggetto ibrido, dove musica, parola e immagine
dialogano senza mai annullarsi. Epoca è una canzone che non si limita a
fotografare il presente: lo seziona, lo interroga, lo mette a nudo. E nel farlo
restituisce all’ascoltatore una responsabilità che spesso dimentichiamo di
avere: quella di non smettere di guardare.


Nessun commento:
Posta un commento