OCCITANAS
“Sem Montanhòlas”
Di Andrea Pintelli
Nella
meravigliosa azione occitana che, com’è noto, si estende dalle vallate cuneesi
e, in parte, torinesi fino ai Paesi Baschi, attraverso la Francia
centro-meridionale (no, non è solo la regione istituita dalla Francia nel 2016),
le tradizioni sono vivissime, molto più che in diverse aree europee assai più (a
torto) blasonate. Nel tempo alcuni suoi illuminati abitanti si sono prodigati
in un importante recupero culturale/politico (cito, uno su tutti, François Fontan, che fondò il
Movimento Autonomista Occitano (MAO)) e artistico (cito, uno su tutti, Sergio
Berardo, fondatore e leader dei Lou Dalfin, il gruppo musicale che più di tutti
ha risvegliato il senso di appartenenza ai valori dell’occitanismo) di
vitale importanza, che ha permesso e
permette tuttora al suo popolo di identificarsi appieno nelle proprie radici.
C’è chi, oggigiorno, porta avanti questo inestimabile patrimonio,
rinvigorendolo tramite diversi tipi di attività (es. Espaci Occitan e Chambra
d’Oc) e musicale (es. Lou Dalfin e QuBa Libre). Tra questi ultimi vanno citate
le Occitanas, band (quasi) tutta al femminile nata nel 2014 e autrice di due
album veramente interessanti, l’ultimo dei quali uscito poche settimane fa
intitolato Sem Montanhòlas. Il loro suono è solido e coinvolgente, come da
loro stesse sottolineato, tramite arrangiamenti curati e dall’andamento
energico e frizzante. Vanno a pescare brani dal vasto repertorio tradizionale
occitano, a cui aggiungono composizioni di proprio pugno che ne nobilitano
l’insieme finale. Ascoltarle su disco e dal vivo significa vivere un’intensa
emozione, creata dai tanti strumenti impiegati, dalle loro suadenti voci e
dalla forza delle loro idee, in un amalgama sonoro denso, fine e di sicuro
impatto. Il lavoro si apre con Adiu Paore
Carnaval: seducenti arpeggi chitarristici e voci melliflue lasciano spazio,
nel finale, all’essenza gioiosa e dinamica delle Occitanas. Si prosegue con Chanter, Boire e Rire Rire, e si è
proiettati nel mezzo della piazza di un borgo montano occitano; il divertimento
come parte integrante della vita delle persone di quelle magiche vallate, la
socialità e la condivisione al centro della loro immagine interiore. La Filha Dau Vesin ha la capacità di far
vivere nell’ascoltatore le stesse sensazioni che la protagonista ha vissuto,
suo malgrado, in questa storia poetica di dolore e fatica quotidiana; la voce
di Paola Lombardo, storica cantante occitana, svetta. Set Saut è una filastrocca che si appiccica addosso tant’è
simpatica e coinvolgente. Già portata alla ribalta dai Lou Dalfin nel loro
disco “Lo Viatge”, è qui riarrangiata in maniera ottima. Da ballare, come al
solito, tutti insieme! Estela Alpina,
composizione di Michela Giordano (divulgatrice di bellezza occitana tramite il
suo progetto web “Michela nelle valli”), qui dolcissima voce solista, commuove
in modo garbato e sincero. Derek’s Bourée
ha nell’originalità la sua chiave di lettura; essendo di nuova composizione si
va a mixare con i tipici accenti sonori occitani, ma ne eleva i significati con
stravaganza ed estro. Lizzy Valsa è
uno stupendo e impeccabile valzer inventato da Laura Bagnis; una soffice
carezza. La suite Circle Du Furet /
Circle Desmentia / Saota Boisson racchiude tre componimenti propri di
Marzia Cavallo, Agnese Valmaggia e Laura Bagnis; trattasi di un tripudio di
meraviglia: organetti a tutto spiano, sezione ritmica a dettare legge, flauti a
rimarcare le armonie che echeggiano nelle vallate. Entusiasmante, tanto da
correre a piedi verso quei luoghi incantati. Sem Montanhòls esprime la forza e la verità dei montanari, quelli
veri, e merita un discorso a parte. Riporto il testo tradotto in italiano per
far capire quanto orgoglio ha questo popolo: “Siamo montanari, abbiamo
l’indipendenza, l’abbiamo, l’abbiamo e la manterremo! Se non c’è un re in
Francia, regneremo noi! Il nostro unico maestro è colui che fa nascere il grano
in autunno e l’erba in primavera: lo preghiamo che ci lasci a lungo il sapore
del pane. Facciamo giustizia alla moda della montagna, senza disturbare i
giudici inutili; il codice di Laguiole è il legno di sorbo. Tu, vignaiolo, sii
fiero della tua vendemmia, ma ti compiango, povero pezzente: tu coltivi la tua
vigna, noi beviamo il vino. Degli antichi Galli abbiamo l’urlo di guerra,
lanciamo delle urla che fanno rimbombare tutto. Passando sulla terra ci piace
far sentire la nostra voce”. Il brano è classico della tradizione occitana ed è
qui riproposto con la toccante multi-vocalità femminile a dargli nuove vesti,
colorate, profumate, fresche. Gli strumenti ne incorniciano la sua forza. Al Pont De Mirabel, altro pezzo-immagine
di quei posti, viene proposto come fosse una cartolina animata della comunque
triste storia che vede protagonista Caterina e tre soldati suoi pretendenti. La Boina / La Calha: la prima è composta
dalla grande Simonetta Baudino, la seconda arriva dal repertorio tradizionale; la
ghironda è IL suono delle vallate occitane e in questi due brani è quella di Simonetta
(migliore allieva dell’infinito Sergio Berardo) ad essere in sella, ed è
appassionante dalla prima all’ultima nota. Un incanto. Balet La Machinetta è ballo e azione, dinamismo stellato e sorrisi.
Blancha / ‘Na Barca T’en Pra; il
primo è di Simonetta e del suo organetto fatto di mille sfumature, il secondo è
di Fabrizio Carletto (unico elemento maschile del
gruppo, bassista, che ha curato gli arrangiamenti e la registrazione di “Sem
Montanhòlas”, insieme a Paolo Costola) ed è un crocevia
del pensiero musicale occitano. Esteve
è un circolo circasso ad opera di Simone Lombardo (altra autorità artistica,
legata a questo mondo più volte citato) magistralmente arrangiato che offre la
possibilità di una prova corale alla band. Tra i primi attori anche l’attraente
arpa di Isabella Puppo. Paora Gramusa /
Aviu Un Calinhaire: l’adattamento della prima ha nell’oud dell’ospite
Adriano Taborro la palese (ma non scontata) singolarità, la seconda porta in
grembo l’anima delle Occitanas, in un saggio di perizia esecutiva. Ultimo pezzo
è Lo Torrin, impreziosito dal
rullante di Riccardo Serra (motore ritmico da sempre dei Lou Dalfin), è sia un
brano simbolo d’Occitania, ma anche un suo piatto famoso, ossia una zuppa a
base di aglio e pepe, nella storia del brano servita durante un matrimonio. Da
citare senz’altro il prezioso lavoro grafico del disco, grazie agli splendidi
dipinti di Alessandro Siri. Orbene, fate vostro questo splendente album che vi
permetterà di viaggiare con la mente verso l’Occitania, scoprirla e capirla,
per poi andarla a esplorare personalmente: poi sicuramente ci tornerete tante
altre volte, come successo al sottoscritto. Bravissime le Occitanas, da seguire
e correre a vedere (vivere) in concerto. Abbracci diffusi.

Tracce:
1)
ADIU PAORE CARNAVAL (trad.)
2)
CHANTER, BOIRE E RIRE RIRE (trad.)
3)
LA FILHA DAU VESIN (trad.)
4)
SET SAUT (trad.)
5)
ESTELA ALPINA (Michela Giordano)
6)
DEREK’S BOUREE (Fabrizio Carletto – Michele Gazich)
7)
LIZZY VALSA (Laura Bagnis)
8)
CIRCLE DU FURET (Marzia Cavallo) / CIRCLE DESMENTIÀ (Agnese
Valmaggia) / SAOTA BOISSON (Laura Bagnis)
9)
SEM MONTANHOLS (trad.)
10)
AL PONT DE MIRABEL (trad.)
11)
LA BOINA (Simonetta Baudino) / LA CALHA (trad.)
12)
BALET LA MACHINETTA (trad.)
13)
BLANCHA (Simonetta Baudino) / ‘NA BARCA T’EN PRA (Fabrizio
Carletto)
14)
ESTEVE (Simone Lombardo – Piero Nuvoloni – Bonnet)
15)
PAORA GRAMUSA (trad.) / AVIU UN CALINHAIRE (trad.)
16)
LO TORRIN (trad.)
Componenti:
Erica Molineris – voce
Michela Giordano – voce e
percussioni
Simonetta Baudino – ghironda,
organetto, cornamusa
Laura Bagnis – ghironda, zufoli,
percussioni
Isabella Puppo – arpa
Agnese Valmaggia – batteria,
programmazione (tr. 8)
Silvia Mattiauda – organetto
Francesca Macagno – organetto
Manuela Mattalia – organetto
Nadia Manera – galobet
Marianna Giraudo – flauto
traverso
Alessia Martinengo – flauto
traverso
Fabrizio Carletto – basso,
contrabbasso, percussioni, tastiere, ukulele, programmazioni
Ospiti:
Paola Lombardo, Adriano Rovere,
Sergio Berardo, Valerio Gaffurini, Paolo Costola, Riccardo Maccabruni, Marco
Melillo, Daniela Mandrile, Dario Avena, Fabio Pirotti, Nives Orso, Loris
Cavallera, Piergiorgio Chiera, Adriano Taborro, Riccardo Serra.
Registrazione effettuata da
Fabrizio Carletto presso “Cenati studio” (Vernante – CN).
Prodotto da Fabrizio Carletto e
Paolo Costola.
Arrangiamenti di Fabrizio
Carletto e Simonetta Baudino.
Mixaggi e Mastering effettuati da
Paolo Costola presso Macwave Studio di Brescia.
Dipinti di Alessandro Siri.
Fotografie di Claudio Berta, Luca
Innocenti, Martina Giordano, Chiara Agostini, Mattia Aquila e Veerlebas.
Progetto grafico di Fabrizio
Carletto.
Esempi d’ascolto:
https://www.youtube.com/watch?v=Ll_9KhpGdvQ
https://www.youtube.com/watch?v=VVrPuxEGBc0
https://www.youtube.com/watch?v=oLxDsYwqly8
Per contatti col
sottoscritto: andrea.pintelli@gmail.com