Il Tutto e l’Uno in una canzone
di Dario Isopo
Accadde in un freddo pomeriggio di Dicembre del 1971, ricordo che il torrente che taglia in due la città era ghiacciato, accadeva spesso in quegli anni, mi stavo recando in centro, avevo intenzione di acquistare un LP ma non avevo un’idea precisa. Però c’era Rossocci, un piccolo ma fornitissimo negozio di dischi, che aveva delle piccole cabine di ascolto insonorizzate, si potevano scegliere 2 o 3 LP, poi ascoltarne qualche brano per decidere cosa acquistare. Non sapevo che proprio quel giorno dall’azzurro del cielo era caduta sulla terra un piccolo frammento di stella, un luminoso fuoco atomico, precipitato in un contesto sociale complicato non ancora pronto ad accoglierlo e a comprenderlo: Volo Magico n. 1 il secondo album di un giovanissimo cantautore milanese: Claudio Rocchi.
Perché vi racconto questo, semplicemente perché fu a causa di una
canzone presente in quel disco, se io sono quello che sono oggi, il cui titolo
era di per sé la vetrina di un messaggio che nelle canzoni non aveva mai
trovato posto: “La realtà non esiste”.
Un messaggio subliminale che indubbiamente cambiò la mia vita, i miei
interessi, il mio modo di pensare, che mi orientò verso ciò che volevo
conoscere e che non era proprio quello che si apprendeva a scuola, lontano
dalla politica, dalle religioni bigotte, dalle differenze di classe. Un fuoco
interiore di amore, amicizia, rispetto e voglia di capire, conoscere, imparare,
che lentamente, giorno dopo giorno ha costruito, me!
Quando stai mangiando una mela
hai trovato tutto dentro ogni cosa”.
(Claudio Rocchi: 8 Gennaio 1951 – 18 Giugno 2013)
PREMESSA
Il filosofo greco Epicuro sosteneva che alle parole non dovrebbe mai essere cambiato o modificato il significato primario, quello originale, privo di interpretazioni e adattamenti, come pure di sinonimi, in quanto ogni espressione sinonima ha nei confronti del significato primario una similitudine solamente astratta perché più consona a descrivere un contenuto in linea generale simile, ma nella sostanza diverso, da quello originale. Quindi poniamo attenzione all’uso delle parole, di quelle parole che Claudio Rocchi ha utilizzato nella canzone per dare corpo ai suoi pensieri, cercherò di farlo anch’io esponendo una mia personale interpretazione di questo magnifico testo che ovviamente sarà influenzata dalle mie esperienze, dal mio bagaglio culturale e probabilmente, se Claudio fosse ancora vivo, potrebbe dirmi “Caro mio non hai capito nulla di quello che volevo dire”. Ciò nonostante, con un po' di rammarico, accetterei le sue parole con gioia, perché la canzone, intesa come causa, un effetto lo ha avuto, un effetto di cui andare fieri, mi ha fatto pensare:
Quando stai mangiando una mela
di ogni parte e niente è fuori da tutto
Epicuro nella “Lettera a Erodoto” e nella “Lettera a Pitocle” getta le basi di una concezione atomista del “kòsmos” (l’ordine che regola l’universo) basato su dieci principi, cito solo quelli legati a questa quartina: 1: “Nulla nasce dal nulla”, 2: “Nulla si risolve nel nulla”, 4: “Il tutto è composto da atomi e vuoto”, 5: “I corpi sono di due tipi: corpi sia indivisibili che invisibili (gli atomi stessi) e i corpi divisibili (composti da atomi tramite aggregazione, ovvero tutto ciò che è materiale)”. Ecco che tramite le parole di un filosofo greco abbiamo l’interpretazione di questa quartina: quando ognuno di noi (aggregato di atomi) mangia una mela incorpora un altro aggregato che, come noi, è parte del kòsmos; se poi pensiamo al kòsmos, come lo pensava Epicuro, scopriamo di essere una parte di ogni parte e che tutte le parti operano all’interno di un Tutto composto da atomi e spazio. Claudio Rocchi lo definisce “Dio” ma attenzione, forse non si tratta del dio che si prega nelle chiese, con questo termine probabilmente, parafrasando Baruch Spinoza, si può intende la “natura”, o meglio l’energia, la forza di gravità che armonizza l’universo che, se vogliamo idealizzarla in un’immagine, possiamo ispirarci al simbolo taoista dello “Yin e Yang” dove è immortalata l’inesauribile ciclica danza circolare degli opposti che si tengono per mano, dove nulla è mai completamente bianco o completamente nero.
o puoi scegliere di correre e andare
Partiamo da una frase di Aristotele: “Quello che è circolare è eterno, quello che è eterno è circolare”, per i greci le prerogative metaforiche di Okeanos e Kronos permettevano alla mente di dare forma a un’immagine fantasiosa del divenire del tempo, per gli egizi era sufficiente il serpente Uroboros, nel buddismo la ruota del divenire “Bhavachakra” e nell’induismo la ruota dell’esistenza “Samsara”, tutte queste azioni prevedono un susseguirsi infinito di piccoli e grandi cicli autorigeneranti ai quali ogni cosa è sottoposta, dalla più piccola particella all’immenso universo. Eraclito enunciò la teoria del “Panta rei” del “Tutto scorre”, l’eterno divenire della realtà, come sintetizzò perfettamente Lavoisier utilizzando poche parole “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” e noi poveri uomini ci ritroviamo, volenti o nolenti, ad essere “perni” al centro del nostro ciclo, nella nostra ruota del divenire. Sta solo a noi, con i nostri metaforici “raggi”, decidere come vivere il tempo che ci è concesso. “Correre” è saltare gli insegnamenti delle esperienze, è il tutto subito, escludendo la ragione e la conoscenza, “Andare” è procedere assimilando, passo dopo, passo lungo il sentiero della crescita interiore, è uscire dalla propria caverna con consapevolezza, per scelta, potremmo allora definire questo “Andare” una “Via” personale? Un’auto-iniziazione?
sai che farne della vita che ha
Quando dormiamo nella nostra mente prendono forma idee involontarie che trasformiamo in immagini oniriche, i sogni. Nel periodo di tempo in cui elaboriamo queste avventure immaginarie (nell’arco di otto ore di sonno sogniamo, in quattro periodi staccati di fase REM, per un totale circa 90 minuti) siamo veramente fuori dal tempo, fuori dalla realtà, una irrealtà a volte talmente veritiera e dettagliata che al risveglio abbiamo difficoltà a capire se il ricordo dell’esperienza vissuta, sia reale o immaginario. Ciò richiama alla mente tutti quegli ermetisti e alchimisti che dopo essersi persi in tormentate ricerche empiriche si sono rivolti all’occultismo e allo spiritismo per cercare di penetrare la parte extra-sensibile dell’altra metà del mondo. Poi, se dopo una notte di sonno, al risveglio ci guardiamo intorno e sorridiamo, siamo veramente “come il sole sull’acqua”, pronti ad accettare quello che il nuovo giorno ci regalerà, consci del nostro posto nel mondo, consapevoli di essere fatti della stessa materia delle stelle, non della volatile sostanza dei sogni che recitava Shakespeare. Chissà se quel misterioso “Tre volte grande” quando aveva scritto “E’ vero senza menzogna, è certo e verissimo che ciò che è in basso è simile a ciò che è in alto; e ciò che è in alto è simile a ciò che è in basso, per compiere i miracoli della Cosa-Una. E come tutte le cose vennero dall’Uno, per mediazione dell’Uno, così tutte le cose nacquero dalla Cosa Una…” voleva dirci proprio questo?
quando ami tu ridoni al tuo corpo
quel che manca per riempire un
abbraccio,
quando
corri sai essere lepre e lumaca
se hai deciso di arrivare o
restare
Arthur Schopenhauer nell’opera aggiuntiva “Supplementi al mondo” sostiene che quando consideriamo tutto l’esistente e in particolare il vivente, come eguale, pratichiamo un atto di “Agàpe” universale, se ne consideriamo il significato originale greco: “Amore”, e per rimanere in Grecia aggiungiamo “Cosmico” (nulla a che vedere con l’Eros, l’amore carnale e la Philìa, l’amore fraterno), ci troviamo al cospetto di un amore disinteressato che riceve e che da, talmente profondo che abbraccia ogni cosa, il Tutto nell’Uno. L’autore ricorre anche a una metafora: la lepre e la lumaca, la lepre è veloce quando è inseguita corre forsennatamente fin che non gli scoppia il cuore, è come l’atleta che ha come unico scopo nella vita la vittoria, ma dentro di sé è vuoto, non ha nulla, soltanto volontà e un dischetto di metallo appeso al collo; la lumaca è il sinonimo del restare, del fermarsi, arriva comunque, ma come chi percorre una “Via”, si ferma quando e quanto è necessario per assimilare nuove esperienze, per imparare, per crescere, per capire cosa si vuole veramente dalla vita.
quando
pensi stai creando qualcosa,
illusione è di chiamarla
illusione,
quando
chiedi tu hai bisogno di dare,
quando hai dato hai realizzato
l'amore
In Occidente il termine “trascendente” significa “ciò che è fuori dal mondo”, in Oriente è inteso come “ciò che è al di fuori del pensiero” e quindi inimmaginabile. Come diceva Schopenhauer ciò che per gli uomini è reale è ciò che i sensi gli rendono noto, tuttavia, siamo sicuri che la realtà che i sensi ci rappresentano sia la vera realtà? Siamo certi che gli occhi di tutte le creature viventi che popolano questo pianeta vedano la stessa realtà che vediamo noi? Non ne siamo per nulla certi! Però noi esseri umani simo dotati di fantasia e quindi in grado di costruire illusioni, scrittori e artisti figurativi lo fanno abitualmente. Ma creano qualcosa o si illudono di crearlo? La ragione ci dice che la risposta giusta è la seconda, come è possibile allora che tutti immaginino orchi, elfi e alieni con le stesse fattezze? C’è qualcosa che opera ad un altro livello? Può darsi. Teniamolo presente. Con le seconde due righe della quartina ritorniamo alle prime due di quella precedente, dopo “l’abbraccio”: è innegabile che per essere felici abbiamo bisogno di dare, di riempirci del sorriso di chi ha ricevuto, è con questo scambio paritario e disinteressato, allargato a chi ci circonda, che l’Agàpe si realizza, che l’amore trionfa e si eleva quella particolare “compassione” che non è né eros né caritas, né cupidigia né possesso. È quell’amore totale che unisce due esseri biologici oltre la materialità, che cementa un’unione che non si scioglierà mai.
Quando gridi la realtà non esiste
hai deciso di essere Dio e di
creare.
Quando
chiami tutto questo reale
hai trovato tutto dentro ogni cosa
Ritorniamo nuovamente a Epicuro, per il quale la realtà prescinde da tutti quei principi metafisici drogati dall’ossessione di dover trovare ad ogni costo una giustificazione all’esistenza, ed è proprio per mantenere imprescindibile questa ossessione che ci siamo trasformati in “dei” da operetta e abbiamo deciso di creare, ovviamente con l’unico metodo che abbiamo a disposizione: con la parola. Ma cosa siamo stati costretti a inventare, se non religioni e teologie, storie che intendono trasformare l’inesistente in realtà e la realtà in un qualcosa di discutibile nel quale, la manipolazione deista trova spazi nei quali insinuarsi minando l’esistenza stessa della realtà. Sarà soltanto quando avremo affinato le armi della ragione che ci permetteranno di dissipare il “velo di Maya”, che potremo relegare nel punto appropriato della realtà anche le invenzioni immaginifiche degli uomini e unire in un unico contenitore la realtà materiale e le realtà immaginarie. Solo così potremo dare il giusto senso a ogni cosa.
Claudio Rocchi, immeritatamente dimenticato, è stato al di là di ogni dubbio oltre che un esempio di vita libera da gabbie e costrizioni uno dei più grandi songwriter italiani degli anni Settanta (definirlo solamente un artista “progressive” sarebbe riduttivo). Il suo lungo e meraviglioso viaggio interiore iniziò probabilmente tra il 1965 e il 1966, sulle note dei sitar suonati da George Harrison (“Low you tu”) e Brian Jones (“Paint it black”) e il dilagante interesse dei giovani occidentali per le filosofie e le religioni orientali (non solo i Beatles, attratti dalla meditazione trascendentale, soggiornarono presso l’ashram di Maharishi Mahesh Yogi a Rishikesh; si recarono in India anche altri esponenti dal panorama musicale del periodo come Donovan e Mike Love dei Beach Boys, scrittori come Allen Ginsberg e attrici come Mia Farrow). Fu in “Volo Magico n. 1” il suo secondo album, che l’autore mise a nudo se stesso, il proprio pensiero, le ambizioni, la scelta di come vivere, la società che sognava, lontano dal tritacarne dell’industria discografica e dalle seduzioni di una politica cinica e interessata (aveva anche abbandonato gli Stormy Six, ignari figli del loro tempo ormai politicizzati e strumentalizzati dalla politica); un’anticipazione delle difficili scelte che seguirono, della metamorfosi ascetico-intellettuale che lo porterà nel 1979 ad unirsi per quindici anni agli Hare Krishna con il nuovo nome di Krishna Caitanya das. Tuttavia il monachesimo non gli impedì di fondare e dirigere a Kathmandu la prima radio indipendente del Nepal (The Hymalayan Broadcasting Company) e in Italia Rkc Radio Krishna Centrale, con emittenti anche in Francia e Inghilterra. Quando si parla degli anni Settanta spesso si sente esclamare “Formidabili quegli anni!” e formidabili lo furono davvero, ma furono anche e soprattutto gli anni degli inganni, gli anni del tradimento della speranza di un mondo migliore. Anni di fermenti incontenibili, mutamenti e rivoluzioni sociali e interiori, di emancipazione femminile, di libertà sessuale, di accettazione dei diversi, con tutte le componenti culturali, letteratura, arte, cinema, teatro e musica come motori pulsanti del cambiamento. Ma ciò non fu sufficiente, la politica appositamente esasperata, corrotta, asservita e interessata, per di più manovrata nei giochi di potere di Stati Uniti e Russia a loro volta manipolati dalla finanza internazionale, non fece altro che alimentare le ideologie più estreme causando gli anni bui del falso terrorismo. Pochi, per lo meno intellettualmente, riuscirono a sfuggire alle folli ubriacature dei successivi anni Ottanta, la società ingiusta e disastrata di oggi ne è un’ancor più penosa testimonianza. Tanto di cappello a Claudio Rocchi che cercò di sfuggire a questo abbraccio mortale. Il 18 Giugno del 2013 Claudio Rocchi compì il grande balzo, si spense colpito da una grave malattia degenerativa, ma il suo Atman “soffio vitale” sicuramente avrà continuato a “arrivare o restare” per unirsi a quel “tutto dentro ogni cosa”, a quell’essenza dell’universo, realtà unica ed eterna.


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