Nel ricordo di Richard Wright, morto il 15 settembre 2008, all'età di 65 anni, dopo una breve lotta contro un cancro;David Gilmour lo ricordò così:
«Nessuno può sostituire Richard Wright. È stato il mio partner musicale e amico. Nelle discussioni su chi o cosa fossero i Pink Floyd, il contributo enorme di Rick negli ultimi periodi con Roger Waters è stato spesso trascurato. Era un tipo così gentile, modesto e riservato ma la sua voce profonda e il suo modo di suonare erano vitali, magiche componenti del nostro riconoscibile sound. Non ho mai suonato con nessuno come lui. L'armonia delle nostre voci e la nostra telepatia musicale sono sbocciate nel 1971 in Echoes. A mio giudizio tutti i più grandi momenti dei Pink Floyd sono quelli in cui lui è a pieno regime. Dopo tutto, senza Us and Them e The Great Gig in the Sky, entrambe composte da lui, cosa sarebbe stato The Dark Side of the Moon? Senza il suo tocco pacato l'album Wish You Were Here non avrebbe funzionato molto. Nei nostri anni di mezzo, per vari motivi lui ha perso la sua strada per qualche tempo, ma nei primi anni Novanta, con The Division Bell, la sua vitalità, brillantezza e humor sono ritornati e la reazione del pubblico alle sue apparizioni nel mio tour del 2006 è stata tremendamente incoraggiante, ed è un segno della sua modestia che quelle standing ovation siano giunte a lui come una grande sorpresa (sebbene non al resto di noi). Come Rick, non trovo facile esprimere i miei sentimenti con le parole, ma lo amavo e mi mancherà enormemente.»
Mario Eugenio Cominotti e Alice
Bellati per MAT2020
Veruno 2021 DAY 2 - Piccola
cronaca personale – Prologo
Seconda giornata a Veruno. Tra
qualche mio ritardo e cambio di programma del Festival che mi era sfuggito,
oltre alla mia affannosa e maldestra ricerca di un parcheggio in zona, arrivo
all’Auditorium Forum 19 già gremito di gente per la presentazione fuori
programma e purtroppo ormai giunta agli applausi conclusivi dell’ultimo lavoro
di Elisa Montaldo, che spero di ritrovare presto in altre occasioni, lavoro in
ogni caso ben recensito ovunque, a partire da qui per MAT2020 nientemeno che
dal nostro deus ex machina, Athos in
persona. Non mi resta quindi che prendere posto per il secondo live dei feat.
Esserelà per l’avvio del mio DAY 2.
Veruno 2021 DAY 2 -Secondo grande
live al Forum 19 con i feat. Esserelà e con mia sconcertante ma sorprendente
Video Intervista a seguire
Ammetto nella mia ignoranza di non
avere mai sentito nemmeno nominare i feat. Esserelà,
mentre qui a Veruno pare li conoscessero già un po’ tutti; poco prima del live
del Day 1 all’Ustaria di Piazza Roma – quella di fronte all’Auditorium – mi
erano stati presentati come giovani Zappiani sebbene a modo loro, molto bravi e
“in senso buono” – nella musica di Zappa c’è davvero di tutto e non tutto mi
entusiasma, rimango essenzialmente un fan di Hot Rats e di Grand Wazooo,
soprattutto per quanto riguarda le parti strumentali, mentre per quelle vocali
con Frank Zappa tutti bravissimi ma l’unico che mi piace resta quello
squilibrato di Captain Beefheart ... - e in effetti almeno il chitarrista un
poco Zappiano lo è ed in modo molto brillante e personale, soprattutto negli
assoli, anche se ben più tesi o meglio ... “ipertesi”, nonostante il look da
brillante bravo ragazzo, peraltro sfoggiato con grande ironia anche dagli altri
membri di questa pirotecnica band bolognese.
I feat. Esserelà fanno musica
strumentale di alto livello e con grande disinvoltura sia in studio che live:
genere? ProgRockJazzFusionFunkAcid e dichiaratamente … si potrebbero definire
un Power Trio, ma un po’ alla “Soulive” – grandi … li conoscete? - per il fatto
di essere sì in tre ma con un chitarrista anziché un bassista, stupendamente
risolto e sostituito con la mano sinistra alla tastiera relativa dedicata allo
scopo. Loro stessi si definiscono sì un trio, ma anche e soprattutto un vero
quartetto, dato che l’Essere che sta là – appunto – sul palco con loro ne è
l’indiscusso e onnipresente leader e frontman.
Inizia il live, subito travolgente
come quello del giorno precedente, con Lauto Grill seguita da Kajitemeco,
entrambe come molti degli altri brani in scaletta tratti dal secondo album
Disco Dooro (2019). Loro stanno sul palco con grande ironia e senza prendersi
troppo sul serio ma con vera, navigata ed estrema padronanza e cura di ogni
dettaglio, divertendosi e divertendo.
Seguono l’impronunciabile, se non
percuotendosi le guance e quantomeno davvero impegnativo da scrivere
“/°\\°//°\\°//°\\°/ “, dal primo album Tuorl (2015) e Lodovico Svarchi. Si
passa quindi alla suite in due parti articolata in “Sahara…” e “… svegliati è
primavehera”. In tutti i brani si succedono e alternano riff tiratissimi, break
e ritmiche insieme funky e prog, raffinati passaggi di tastiere, soli micidiali
di chitarra, atmosfere e sonorità sorprendentemente anche spesso rarefatte,
tutto quanto godibilissimo per gusto e scrittura e suonato con grande bravura
ed energia.
I feat. Esserelà concludono il live
al Forum 19 con il brevissimo – facciamo poco più di un secondo - “La fine di
Lodovico Svarchi: probabilmente il brano più corto che sia mai stato inciso e
con il titolo più lungo … ecc ecc”.
Oltre al live ho ripreso, anche se a
mano e con il cell – e si vede, ma si sente però molto bene nonostante tutto –
tutta l’intervista che i feat. Esserelà mi hanno concesso alla fine del
pomeriggio al Forum 19 prima di trasferirci a Revislate, una divertente e
interessante chiacchierata quasi tra vecchi amici, mentre attorno succedeva un
po' di tutto.
Veruno 2021 DAY 2 - Ku.dA
dirompenti in Concerto al Forum 19 e Video Intervista serale nell’area ristoro
di Revislate con il Frontman Chris Peda Castelletti
Con il successivo concerto del pomeriggio
al Forum 19 mi hanno diversamente ma estremamente quanto positivamente
impressionato anche i Ku.dA, duo novarese
di polistrumentisti formato da Chris “Peda” Castelletti - voce solista,
chitarre, moog e percussioni - e da Luca “Cush” Pasquino - basso elettrico,
cori, tastiere ed elettronica.
I Ku.dA, pur essendo un duo, dal vivo
si esprimono con tutta l’energia e la potenza di una poderosa band, grazie alla
straripante personalità e alla grande padronanza sia tecnica che scenica, oltre
che, almeno qui all’Auditorium di Veruno, all’apporto di Andrea Zanin, giovane
e bravissimo batterista che li supporta attualmente dal vivo, perfetto
nell’integrarsi con il sound della band e nel dare sempre un grande e giusto
“tiro” a tutto quanto.
Avevo già sentito parlare molto bene
dei Ku.dA e delle loro performace live. Rossana, conosciuta come “Zia Ross” –
proprio Lei, che ci tiene sempre aggiornati con le “Tour dates” per MAT2020 –
mi aveva segnalato come fossero molto apprezzati anche dal grande Giorgio Fico
Piazza – indimenticabile e sempre attivissimo bassista della prima storica
formazione della P.F.M. - con un giudizio confermatomi da lui stesso
direttamente in sala, appena prima dell’inizio del concerto dei Ku,dA, sempre
coinvolgente e che dal mio “posto in prima fila” sono in gran parte riuscito a
riprendere con la mia piccola Sony, anche per il piacere di chi sta leggendo
queste righe.
I Ku.dA sono nati nel 2013 ed hanno
all’attivo due album, Kudalesimo (2017) ed il nuovissimo e maturo Two Pathetic
Souls (2021), con un sound in continua evoluzione e risultante da una originale
alchimia tra Rock, Progressive, Psichedelia, Elettronica, Funk e Musica Etnica
o World Music.
Dal vivo personalmente ho apprezzato
oltre alla eccellente voce di Chris – estensione ed espressività un po’ tra
quelle del giovane Sting e gli echi, almeno nei lirici vibrati, del primo Demis
Roussos - e al suo virtuosismo strumentale la potenza e l’espressività del
basso e i colori delle tastiere e dell’elettronica, soprattutto nei momenti più
incalzanti ed esplosivi ritmicamente e nelle sonorità più piacevolmente scure,
come quelle di Toshta, brano di apertura del nuovo album Two Pathetic Souls,
che dal vivo mi ha incantato immediatamente con le sue ritmiche e le sonorità
profonde ed avvolgenti.
Grazie all’Amico Massimo Orlandini,
ritrovato come a ogni edizione del Festival allo stand di Ma.Ra.Cash. Records,
etichetta con la quale è stato appena realizzato l’ultimo album, ho avuto poi
modo in serata di conoscere ed intervistare in video con grande piacere anche
lo stesso Chris dei Ku.dA per una bella chiacchierata informale presso l’area
ristoro dietro il grande palco di Revislate.
Aggiungo una curiosità, quanto per me
piacevole sorpresa: durante quasi tutto il live Chris ha utilizzato una chitarra
realizzata dal liutaio Guglielmo Mariotti Pirovano, bassista già dei The Watch,
conosciuto alla Casa di Alex di Milano con i Red Rex King Crimson Tribute ed
attualmente con i Mr. Punch, anche lui
come ad ogni edizione allo stand delle sue Mariotti Guitars proprio di
fronte a quello di Orlandini, che ha subito rilanciato con noi di MAT2020,
dandomi la possibilità di intervistare nientemeno che Pino Sinnone con i The Trip,
che proprio con la Ma.Ra.Cash. Records
hanno appena realizzato il loro “Caronte 50 anni dopo” e che avevano appena
terminato il loro concerto sul grande palco di Revislate.
Veruno 2021 DAY 2 -The Trip,
Caronte 50 anni dopo. Intervista in camerino dopo il Concerto sul grande palco
di Revislate con il monumentale Pino “Caronte” Sinnone e i bravi, anzi,
bravissimi ragazzi della band
Proprio così, stringo la mano a
Carmine Capasso, chitarrista dell’attuale line up della storica band dei The Trip, che mi scorta rapidamente, superando i
“gorilla” della sicurezza e le transenne che delimitano l’area palco, nei
camerini retrostanti, dove tra strumenti e custodie accatastate oltre al rombo
dei suoni provenienti dal vicino palco mi presenta la band dei Trip e il mitico
– e per davvero – Pino “Caronte” Sinnone.
Iniziamo subito con una
piacevolissima videointervista con Pino e i giovani e bravissimi musicisti
dell’attuale line up dei Trip: Andrea Ranfagna (voce), Carmine Capasso
(chitarra e voce), Andrea D’Avino (tastiere) e la - per me - “vecchia
conoscenza” Tony Alemanno, apprezzato da tempo soprattutto come bassista dei 5 Friends, eccellente e
forse unico tributo almeno in Europa nientemeno che ai Gentle Giant, ed ora con
questa bella formazione dei Trip, band nella quale ha militato
l’indimenticabile Joe Vescovi e che con Pino Sinnone ha portato avanti fino ad
oggi il progetto fino alla celebrazione del cinquantesimo anniversario
dell’Album Caronte, nuovamente registrato con questa formazione per
Ma.Ra.Cash. Records attualizzando le sonorità all’evoluzione tecnologica ma
mantenendo tutta la scrittura originale.
Tra concerti al Forum, personale pit
stop al B&B di Veruno, campo base con Leyla in attesa e inaspettati
incontri e videointerviste, purtroppo anche in questa seconda giornata mi sono
ritrovato costretto a perdere i concerti di due importanti band storiche come The
Winstons e Il Rovescio della Medaglia. Ma la serata è ancora lunga e
tutta da riprendere e non mi resta che controllare il biglietto e prendere
possesso del posto numerato, in ottima posizione per i prossimi due grandi
live.
Veruno 2021 DAY 2 - Due Grandi
Concerti con Gianni Nocenzi Pianoforte Solo ed il B.M.S. Banco del Mutuo
Soccorso con i Fratelli Nocenzi ancora insieme per un grandioso BIS ed il
saluto alla fine dello splendido live e del DAY 2
Raggiungo con la massima discrezione
possibile il mio posto a sedere in platea mentre il numerosissimo pubblico è in
assoluto silenzio già incantato dalle note scintillanti provenienti dal
pianoforte a coda di un concentratissimo quanto ispirato e meditativo Gianni Nocenzi, in forma smagliante e
perfettamente a suo agio insieme soltanto al suo compagno naturale, il
pianoforte.
Alla fine del brano Gianni Nocenzi
scherzando sugli “occhi indiscreti dei media”, ringrazia sorridendo gli
organizzatori per l’invito e tutto il pubblico, chiedendo indulgenza per quella
che definisce come un’intrusione, subito accolta con grande calore dagli
applausi del pubblico.
Nocenzi illustra il brano appena
suonato al pianoforte, “Rawon”, personale e appassionato contributo a
“Stratosferico”, il vinile realizzato dal polistrumentista Davide Pistoni con
Guido Bellachioma, direttore della rivista Prog Italia, dedicato alla memoria
di Demetrio Stratos e Giulio Capiozzo degli Area con la rielaborazione di due
frammenti inediti e di Danilo Rustici degli Osanna, con Lino Vairetti con
l’attuale formazione della storica band qui al Festival per i 50 anni de “L’Uomo”,
ma ne parleremo meglio nel DAY 3.
Gianni Nocenzi presenta quindi i
brani successivi, tutti tratti dal suo ultimo album solista, “Miniature”,
dichiaratamente nato dalla voglia personale di lasciare frenesia e bulimia
della superficie per entrare nella profondità delle cose, anche le più
semplici, per fermarsi, avvicinarsi, cogliere e percepire le tante piccole ma
significative bellezze che altrimenti sfuggirebbero … miniature appunto, musica
che non va altrimenti spiegata e inizialmente concepita come esperienza
assolutamente privata per poi essere concepita con felicità insieme agli altri.
Il concerto prosegue così con grande
intensità e tutta la magia e la poesia del pianoforte di Gianni Nocenzi che in
conclusione, dopo essersi trasgressivamente acceso con ostentata soddisfazione
una sigaretta di fronte al pubblico – morte ufficiale del politicamente
corretto, e decretato da un ex fumatore per necessità di sopravvivenza come me
– propone quello che lui definisce un rito laico. Immaginando di avere la sola
mano destra che terrà dietro alla schiena interpreterà con la sola sinistra un
brano del russo Alexandr Skrjabin - per Gianni il più prog di tutti per
approccio e attitudine già dai primi del ’900 – il Preludio Opera 9 numero 1
per la sola mano sinistra – come nel caso di uno dei miei concerti preferiti
dell’immane Ravel - dedicandolo alla tragica fine dell’immenso Keith Emerson –
quello che tra l’altro con il primo album degli EL&P mi aveva avvicinato da
ragazzo con “The Barbarian”, ovvero in origine “Allegro Barbaro”, al
grandissimo Bela Bartok – perché il senso è per Gianni Nocenzi che sempre e
soprattutto ora, tutti noi, anziché discutere di quisquilie dovremmo fare molto
di più con molto meno … grande e commovente davvero.
Si conclude così il grande concerto
solista di Gianni Nocenzi ed il testimone passa al fratello Vittorio con i
B.M.S.
Il Concertone del B.M.S. Banco del Mutuo Soccorso si apre con
decisione con il ritmo travolgente e le note fantastiche di “Metamorfosi”,
dall’album del debutto del 1972, immergendoci subito nella grande atmosfera del
live sul grande palco del festival e ideale apertura strumentale oltre che per
l’ingresso di Tony D’Alessio, voce e frontman sempre all’altezza, dalla voce
duttile e potente, oltre che dalla forte e bella personalità e stile nel
ricoprire il ruolo già dell’indimenticabile Francesco di Giacomo.
Alla fine del brano Vittorio Nocenzi
presenta immediatamente Tony insieme a tutti gli altri formidabili musicisti
della band: l’estroverso e brillante Filippo Marcheggiani alla chitarra, con il
Banco già dal 1994, Marco Capozzi al basso, Fabio Moresco alla batteria, già
applaudito sul palco di Revislate il giorno precedente con i Metamorfosi e
Nicola di Già, seconda chitarra perfettamente affiatata con quella di Filippo
nel sostenere i complessi e squisiti arrangiamenti strumentali, regno
indiscusso delle tastiere di Vittorio Nocenzi.
L’audio è perfetto e finalmente posso
riprendere da una posizione eccellente anche per quanto riguarda le
inquadrature video.
Il concerto prosegue tra i molti
grandi classici della band, a partire dalla successiva incalzante “Il Ragno”,
dall’album “Come in un’Ultima Cena” del 1976, alternando i momenti più melodici
dai temi vocali più conosciuti alle più complesse architetture ritmiche e
strumentali caratteristiche del Rock Progressivo nella inconfondibile scrittura
e interpretazione del B.M.S. e dando parecchio spazio in scaletta anche
all’ultimo lavoro del Banco, l’autobiografico concept album del 2019
“Transiberiana”.
Personalmente ho particolarmente
apprezzato i brani più articolati armonicamente e ritmicamente, come “La
conquista della posizione eretta” dal celebre secondo album “Darwin”, ancora
del 1972, presentata tra l’altro da Vittorio Nocenzi con calore e citazioni
colte e appassionate per le dissonanze tipiche della Sagra della Primavera di
Stravinsky che, come tanta altra grande musica del novecento, ha dato tanta
ispirazione nella scrittura di composizioni come questa del Banco e di tanto
altro magnifico Progressive Rock.
Come un po’ per tutte le band
susseguitesi nei live durante la tre giorni di Veruno anche i Fratelli Nocenzi
e i B.M.S.hanno dovuto vedersela con quelle che gli Esserelà hanno ribattezzato
come le Campane di Riversdale, nulla da invidiare come decibel rispetto al
potente e preciso impianto audio del grande palco, ed onnipresenti a ogni ora
di ogni giornata, privilegiando per gli improvvisi contributi le pause o
irrompendo a sorpresa durante gli attacchi dei brani o nei rari momenti più
delicati o rarefatti. Vittorio Nocenzi in questo caso era ben preparato e
quando è arrivato il suo momento per la campana ci ha perfino rivelato la nota,
se ricordo bene un FA#.
Durante una pausa Vittorio ha anche
presentato il libro del musicologo Francesco Villari sulla storia del Banco,
con un interessante riflessione sulla cosiddetta musica “extracolta” e la
superficialità di tanta critica musicale che, diversamente da questo caso,
spesso trascura gli aspetti strettamente artistici per limitarsi agli aspetti
di costume.
Sul palco non è mancata nemmeno
l’ironia, tra la grande voglia di suonare dei musicisti e le frequenti gag e
battute tra Vittorio e Tony, che tra l’altro ha festeggiato il compleanno sul
palco insieme a tutta la band tra gli applausi del pubblico.
Non è mancato a grande richiesta uno
spettacolare bis finale con i fratelli Nocenzi ancora insieme sul grande palco
del festival per una trascinante versione della classica “R.I.P.” (Requiescant
in Pace), dal primo album del 1972, sempre bellissima anche in questa
dirompente versione live con la formazione attuale.
Per un attimo mi assale un flashback:
la prima volta per me con il Banco in un fantastico concerto alla Locanda del
Lupo di Rimini nell’estate del 1973 con il Banco del Mutuo Soccorso con la
formazione originale ormai entrata da tempo saldamente nel mito con Di Giacomo
e i Fratelli Nocenzi.
Mi incammino verso il parcheggio e si
conclude così anche per me il DAY 2 dell’edizione 2021 del Festival di Veruno.
Le Coincidenze
è il titolo del debut album della cantante pescarese Sara D’Angelo, in arte Sarah,
scritto con la collaborazione del maestro e compositore Benny Conte.
Il
disco, della durata di poco oltre i ventisette minuti, include otto tracce
piuttosto versatili che passano da una veste minimalista a una maggiore
dinamicità. È evidente l’intento della singer di voler utilizzare la sua voce, che
richiama in alcuni frangenti quella di Giorgia, come se fosse un vero e proprio
strumento musicale. Un obiettivo di una certa caratura e del tutto legittimo considerato
il curriculum professionale di Sarah. La ragazza, infatti, continua
indefessamente a studiare la tecnica del canto a 360 gradi e si percepisce già
da questo peculiare aspetto la grande professionalità e il desiderio di
diversificarsi. Attualmente, tanto per citare un esempio, sta approfondendo il metodo
innovativo di canto denominato “Vocal Power”, ideato da Elisabeth Howard, con
Alessandra De Luca.
L’impellente
esigenza di comunicare all’ascoltatore le sue emozioni e i suoi pensieri
attraverso un linguaggio raffinato, maturo, sempre garbato e l’elevata qualità
intrinseca dei singoli pezzi rendono Le Coincidenze degno di attenzione
e meritevole di elogio.
Occorre
perdonare qualche lieve incertezza dovuta all’inesperienza e forse il lavoro
avrebbe potuto essere più lungo di qualche minuto, ma nel complesso il full
length piace soprattutto nelle parti più rarefatte dove l’artista sembra saper
dare il meglio di sé sessa.
Spiccano
su tutti l’approccio jazz della title track - si percepisce che il talento
abruzzese ha studiato e bene il canto jazz -, il soffuso andamento di Le
Parlo di Te, Senza Alibi - brano selezionato tra i finalisti con menzione
speciale e premiato con attestato di merito alla serata finale del III Concorso
CET scuola autori di Mogol -, il suo primo inedito Nella occhi dell’Aquila
- commovente tributo alla Città dell’Aquila - e l’irresistibile verve di Sophia’s
Mambo - dedicata all’attrice Sophia Loren. Sugli scudi, però, si staglia
nettamente la bellissima eterea L’Esigenza.
In
definitiva, un prodotto accurato che ben fa presagire sul futuro artistico di
Sarah.
di Mario Eugenio Cominotti e Alice
Bellati per MAT2020
Veruno 2021 DAY 1-
Piccola cronaca personale – Prologo
Ed eccoci nuovamente a Veruno, due anni dopo la pausa
forzata del 2020, a causa della pandemia, per l’evento forse più amato dagli
appassionati di Progressive Rock Italiani – e non solo … almeno sentendo le
molte lingue parlate tra il pubblico presente, francese, inglese e ancora …
perfino ceco – 2 DAYS PROG +1,da tutti noi chiamato semplicemente e con
grande affetto il Festival Prog di Veruno, appuntamento sempre atteso e
d’obbligo per tutti noi, come ormai da parecchi anni, nel primo fine settimana
di ogni settembre, grazie ancora una volta alla puntuale ed instancabile
organizzazione da parte dell’ Associazione culturale Verunese Ver1Musica.
Per questa edizione del ritrovato Festival – e
ancora di più festa vera … quanti vecchi amici incontrati di nuovo con piacere
e spesso con sorpresa a ogni minimo spostamento … di fronte al palco in attesa
del live, tra gli stand o nell’area ristoro, perfino impazientemente in fila
per accedere ai servizi, all’arrivo ai parcheggi, oppure in giro per Veruno in
strada o in trattoria – la scelta, per necessità ma non soltanto, è stata
quella di dare tutto lo spazio live del festival a band Italiane – e che band! - sempre sul solito grande palco al quale siamo piacevolmente abituati, tra luci e suoni sempre perfetti
grazie alla qualità degli impianti e alla maestria di fonici e tecnici, ma a
questa edizione 2021 per la prima volta non nella ormai mitica “Piazzetta” -
la Piazzetta della Musica di Veruno per la quale un po' tutti quest’anno siamo
stati aggrediti da tanta nostalgia - ma nel ben più capiente “pratone” del
Centro Sportivo della vicinissima Revislate, in ogni caso frazione della stessa
Veruno, decisamente più idoneo per sicurezza e spazi - quasi incredibile …
perfino comodi posti a sedere per tutti con prenotazione in rete - e con un
ottima acustica - assenza totale di “rimbalzi” per l’audio, eccellente da
qualsiasi posizione, anche non in prossimità del palco – anche se, almeno
inizialmente, ancora da riempire di fascino e carisma con le tante emozioni
condivise peraltro già in questa prima tre giorni, per una storia appena
iniziata e da scrivere.
Questa volta con Alice – Alice Bellati, ormai da
anni tra i fotografi accreditati dall’organizzazione di Ver1Musica all’accesso
in zona palco grazie ai quali possiamo come sempre condividere tante belle
immagini del Festival – ci siamo trattati davvero bene per tutto il periodo
del Festival facendo “base” in un delizioso B&B immerso nel verde di
Veruno, dove non sono mancati vecchi e nuovi
graditi incontri e trovando così una sistemazione adeguata e per noi facilmente
raggiungibile anche per Leyla, la nostra ormai ultra centenaria bassottina che
per evidenti motivi da tempo non possiamo più portare con noi ai live.
Veruno 2021 DAY 1 - Piccola cronaca personale -
Incontro con Daniele Giovannoni dei Karmamoi al Forum 19 di Veruno per la
presentazione di “Room101”.
Prima tappa nel primo pomeriggio del primo giorno
all’Auditorium Forum 19, dopo una pizza all’aperto tra amici ritrovati – e non poteva andare diversamente
- nella vicina “Ustaria” in Piazza Roma, per assistere alla presentazione, a
cura del batterista, polistrumentista e compositore Daniele Giovannoni, dell’interessantissimo
“Room 101”, nuovo album dei Karmamoi con espliciti riferimenti
letterari al futuro distopico di 1984 di Orwell. Octavia Brown di Ver1Musica,
infaticabile organizzatrice e da sempre onnipresente e splendida “Musa” del
Festival, oltre che partecipare introducendo anche questa presentazione ha
contribuito alla produzione di Room 101 dei Karmamoi, realizzato con estrema
cura e registrato in buona parte a distanza tra Roma, Milano e Londra.
Daniele dei Karmamoi, orgogliosamente romano come gli
altri membri della Band, anche se da tempo residente a Milano, si è reso
inoltre immediatamente e cortesemente disponibile per una cordiale ed
interessantissima videointervista che propongo a seguire…
Veruno 2021 DAY 1-Primo Incontro al Forum 19 con i
feat. Esserelà (e con l’essere in persona, il frontman irresistibile della band) per il primo dei concerti
Secondo evento al Forum 19 di Veruno il primo dei due
pirotecnici live set strumentali della Band bolognese dei feat.Esserelà, dei
quali parleremo meglio raccontando del DAY 2, durante il quale ho potuto
apprezzare anche il loro secondo live set, riprenderlo meglio con la mia
piccola Sony e realizzare una simpaticissima e un po’ matta quanto interessante
videointervista al cellulare, grazie al loro estro e alla loro disponibilità; i
contributi – intervista e live – saranno proposti nel reportage del 2° giorno.
Veruno 2021 DAY 1-Il Grande Palco di Revislate con
il poderoso e ipnotico Live Show dei Goblin Rebirth
Tra il palco del Forum 19 di Veruno ed il palco
principale del Festival al campo sportivo della vicina Revislate effettuo
quindi un lungo “Pit stop” presso la nostra base al B&B di Veruno che ci
ospita, dove mi attende già un poco preoccupata Leyla. Riparto e all’arrivo
l’ampio prato adattato a parcheggio per il Festival è già strapieno, ma anche
nel corso della camminata che mi attende per raggiungere l’ingresso dell’area
festival non mancano gli incontri e con l’immaginazione mi sento già immerso
nell’atmosfera di questa casalinga piccola Woodstock del Prog.
Purtroppo, non riesco ad essere presente ai live del
pomeriggio con le apprezzatissime band dei Metamorfosi e dei Rosenkreutz,
questi ultimi che ricordo in un bel concerto a Milano alla Casa di Alex qualche
anno fa.
Il concerto dei Goblin Rebirth è
già iniziato e il loro sound potente mi raggiunge gradualmente in un crescendo
sonoro proveniente dal grande palco nel mezzo dell’enorme – almeno rispetto
alla Piazzetta della Musica – prato già gremito di pubblico. Musica strumentale
di altissimo livello caratterizzata da un grande amalgama tra sonorità e
atmosfere scure e ipnoticamente coinvolgenti.
La qualità del live dei Goblin Rebirth, una delle
formazioni nate da quella storica dei Goblin con ancora presenti membri della
formazione originale, conferma ed anticipa l’eccellente livello tecnico ed
artistico anche generale di questa edizione del Festival, pur con le dovute
differenze stilistiche ed espressive data la varietà delle band e dei
musicisti, spesso appartenenti a generazioni anche distantissime tra di loro
per età, perfino all’interno delle
stesse band, ma non per preparazione e amore per la grande musica, comprovando
un passaggio di testimone estremamente promettente anche per il futuro e
l’evoluzione di questa grande tradizione musicale e culturale che è il vasto
universo che chiamiamo Rock Progressivo.
Il celebre e sempre emozionante tema di Profondo
Rosso conclude prevedibilmente ma degnamente il solidissimo live dei Goblin
Rebirth nella fulgida interpretazione di questa magnifica formazione
strumentale.
Veruno 2021 DAY 1 - Le
Orme di Michi dei Rossi concludono “alla grande” la prima giornata del Veruno
ProgFest 2021
Alice è sempre con l’attrezzatura fotografica
nell’area transennata prospiciente il palco, impenetrabile per chi come me non
è provvisto di specifico pass, approfitto quindi della pausa tra un live e
l’altro per un altro giro tra gli stand, ancora tra piacevoli incontri e
chiacchiere tra amici e appassionati.
L’iconica Collage apre il bellissimo Concerto
delle Orme, godibile e coinvolgente dall’inizio alla fine, con
un susseguirsi di brani e momenti di ottimo impatto strumentale per la
pregevolezza della scrittura, degli arrangiamenti e dell’esecuzione, che si
alternano alla poetica melodia di canzoni sempre bellissime, come la
classicissima “Gioco di bimba”, con la vocalità dell’eccellente bassista
Luca Sparagna sempre all’altezza, sia tecnicamente che nell’interpretazione,
perfettamente a proprio agio sul palco e con lo strumento come nel difficile
quanto riuscitissimo compito di non far rimpiangere timbro ed interpretazione
squisitamente tipici del grande Aldo Tagliapietra, che ho apprezzato in gran
forma con la sua bella band nel 2018 a Piacenza.
Ampio spazio viene riservato anche all’album del 2011
“La via della seta”, che già vedeva alle tastiere il fantastico Michele
Bon, strumentista eccezionale che ho particolarmente apprezzato in ogni
dettaglio, dal pregio nella scelta dei suoni ai fraseggi di grande gusto e classe,
soprattutto nei passaggi più solistici e ricchi di tensione. Meno in evidenza
ma sempre perfetto alle tastiere nel sostenere ogni tessitura strumentale anche
l’ottimo Federico 'Tich' Gava.
Ho particolarmente apprezzato anche la versione live
di “Cemento Armato”, uno dei miei brani preferiti delle Orme originali
dei tempi di Collage, dal tema cantato allo sviluppo strumentale, qui molto
diverso da quello originale che a me ricordava molto sonorità e stilemi dei
miei amatissimi Quatermass – La formazione con Tagliapietra sentita a
Piacenza aveva fatto a questa mitica band dell’omonimo unico album un
riferimento più che esplicito ... – e che nella nuova scrittura e sviluppo
estremamente articolato se non dilatato trova un palcoscenico ideale per ricche
scorribande tastieristiche di pregio, soprattutto da parte di Michele.
La parte finale del concerto delle Orme lascia quasi
completamente il palcoscenico all’inaffondabile quanto simpaticamente coriaceo
Michi dei Rossi, che fa letteralmente i fuochi di artificio in un lungo quanto
appassionato, divertito e divertente, assolo di batteria “alla vecchia
maniera”, con tanto di coinvolgimento diretto per un pubblico entusiasta e
divertito che risponde prontamente all’invito di Michi duettando con lui in un
classico ma elaborato “botta e risposta” e dimostrando perfino una certa
competenza ben diffusa, comunque qui d’obbligo, dato l’altissimo tasso di
musicisti presenti tra il pubblico. All’assolo di batteria, con Felona,
segue un’altra grande classica melodia delle Orme e con una lunga cavalcata strumentale si conclude il
bellissimo concerto delle Orme, ormai è davvero tardi ma tra applausi, ovazioni
e insistenti richieste a gran voce Le Orme concedono il bis con un altro grande
loro classico, “Uno sguardo verso il cielo”.
La band saluta il popolo di
Veruno con in sottofondo ancora le note iniziali di Collage, si conclude
così il concerto delle Orme insieme alla prima giornata del Festival Prog di
Veruno 2021.
Libro: Benvenuti all'inferno! Storia delle origini del
black metal
Autore: Flavio Adducci
Anno: 2020
Casa editrice: Officina di Hank
Di Fabio Rossi
Lo scrittore romano Flavio Adducci
esordisce con un libro imprescindibile per gli amanti dell’Heavy Metal che, in
sostanza, è un corposo ampliamento di una precedente sua pubblicazione edita in
e book in regime di autoproduzione e intitolata Nel segno del marchio nero.
Nel saggio si narra come negli anni Ottanta si sia gradatamente
affermato il cosiddetto “proto-black metal” o “black metal della prima ondata”
che si è sviluppato a macchia di leopardo in tutto il globo grazie alle idee
innovative di band seminali quali gli inglesi Venom, gli svedesi Bathory, i
greci Rotting Christ, i tedeschi Sodom, i norvegesi Mayhem e decine di altre
ancora che sono sorte come funghi con grande spirito creativo (tutto il
contrario di quanto avviene attualmente, ahimé).
L’autore descrive con competenza e passione le tappe che hanno portato
a estremizzare dal punto di vista testuale, sonoro ed estetico (le copertine
dei dischi sono a dir poco esemplificative) la musica metal dando forma a un
nuovo stile insolente, aggressivo, scevro da compromessi… la musica del
diavolo! Si comprenderà così l’importanza di tale movimento che, di fatto, getterà
le basi di numerosi altri generi quali il black metal della seconda ondata (in
sostanza quello più noto sviluppatosi, in particolare, in Norvegia), il thrash
e il death.
Quella del “proto-black metal” la potremmo definire una sorta di “scena
non scena” nel senso che quelle formazioni non si rendevano nemmeno conto che le
loro composizioni stavano trasformando l’universo delle sette note in qualcosa
di significativamente diverso; solo con il passare del tempo ci si è resi conto
che era nato qualcosa d’innovativo e importante. Grazie ai ragguagli forniti dall’autore, il lettore incontrerà tante informazioni, alcune poco note anche
per i più esperti, nonché una pletora di gruppi minori che hanno fornito il
loro prezioso contributo alla causa (interessanti i brasiliani Sarcofago, i
messicani Frightful Cross e i cileni Death Yell che ho approfondito grazie al
presente libro).
C’è spazio anche per l’affascinante scena italiana (Death SS,
Necrodeath, Schizo, Bulldozer ecc. ecc…).
Da menzionare, infine, la bella prefazione del saggista siciliano
Francesco Gallina. Come sempre consiglio di leggere il testo ascoltando, nel
contempo, la musica per avere un’idea compiuta di ciò che viene raccontato con
una dedizione davvero encomiabile.
Libro: Acid Queens – Viaggio tra le
voci femminili della musica psichedelica
Autore: Enrico Rocci
Casa editrice: Officina di Hank
Anno: 2021
Commento di Fabio Rossi
Autore
di un bel saggio sui Porcupine Tree (Il culto dell’albero porcospino – Storia,
sproloqui e ricordi dei Porcupine Tree – Chinaski Edizioni – 2018), lo
scrittore piemontese Enrico Rocci torna
alla ribalta con un corposo tomo dedicato alla fascinosa musica psichedelica.
Il genere, che ha avuto il suo apice tra la metà degli anni Sessanta e gli
inizi degli anni Settanta (Summer of love e Woodstock vi ricordano qualcosa?), è
analizzato con dovizia di particolari prendendo in considerazione, come si
evince dal titolo, formazioni che prediligevano il cantato femminile. Tale
scelta ha forzatamente escluso vari gruppi, quali Grateful Dead, Pink Floyd e
Ozric Tentacles (quest’ultimi, com’è noto, compongono unicamente pezzi
strumentali… e che pezzi!!!), ma l’intento di Enrico era quello di dare il
giusto risalto alle ammalianti ugole di personaggi mitici quali Grace Slick
(Jefferson Airplane) - alla quale è stato dedicato giustamente molto spazio -, Dorothy
Moskowitz (The United States Of America), Renate Knaup (Amon Düül II), Gilli Smyth (Gong) e
via discorrendo.
Grace Slick
D’altronde
come dargli torto? La musica psichedelica si attaglia perfettamente con il
soave cantato delle artiste summenzionate (e altre ancora come Linda Perhacs,
Sandy Denny dei Fairport Convention – una delle mie preferite in assoluto!) anzi,
a pensarci bene, sono proprio loro ad aver dato lustro al genere molto di più,
a titolo esemplificativo, di quanto sia avvenuto nel progressive.
Sandy Denny
Il
pregio di “Acid Queens-Viaggio tra le voci
femminili della musica psichedelica”, è quello di
affermare il concetto che anche nei decenni successivi la psichedelia ha
trovato terreno fertile sebbene se ne parli davvero poco, consentendo agli
interessati un esaustivo approfondimento sulla tematica. Esempi? Stereolab,
Broadcast, Jessamine, The Green Pajamas, combo che ho sviscerato proprio grazie
a questo libro. Infatti, mi sono imbattuto in artisti che non conoscevo ed
ascoltando la loro musica ho ampliato il mio bagaglio culturale (rammentiamo
sempre la massima socratica “So di non sapere”). Non servono forse a questo i
saggi musicali?
Divertente
e ironico lo stile di Rocci, sempre pronto alla battuta, che rende la lettura
assolutamente scorrevole e soprattutto, fattore da non sottovalutare,
piacevole.
Enrico Rocci
Ho
avuto modo di leggere una recensione di una rivista specializzata (non la cito
per evitare di fare pubblicità) che accusava l’autore di eccessivo maschilismo sminuendo,
peraltro, gli evidenti pregi del libro. A tal riguardo volevo assicurare tutti
che non vi è traccia nel manoscritto di tale tendenza (a meno che non sia
diventato rincretinito) e che, anzi, Rocci ha dedicato il suo tempo alla
stesura di questa monografia proprio per voler esaltare l’universo femminile e
non il contrario. Diamo a Cesare quel che è di Cesare.
Gilli Smyth
“Le
donne mi hanno sempre sorpresa: sono forti, hanno ancora la speranza nel cuore e nell'avvenire”. (Monica Vitti)