www.mat2020.com

www.mat2020.com
Cliccare sull’immagine per accedere a MAT2020
Visualizzazione post con etichetta RocKalendario del secolo scorso – Marzo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta RocKalendario del secolo scorso – Marzo. Mostra tutti i post

lunedì 30 marzo 2026

RocKalendario del secolo scorso – Marzo, di Riccardo Storti

 


RocKalendario del secolo scorso – Marzo

Di Riccardo Storti


1956 – 22 marzo. Mentre si dirigeva a un’apparizione al The Perry Como Show, Carl Perkins riportò la frattura della clavicola e una commozione cerebrale a causa di un incidente automobilistico. Il fatto accadde appena fuori Dover, nel Delaware: una Chrysler Imperial a otto posti, prestata a Perkins, si schiantò contro il retro di un pickup, guidato da un agricoltore. Tutta colpa del manager, Dick Stuart, si era addormentato al volante. 

Il sinistro causò anche la morte del povero agricoltore; feriti in maniera pesante anche Carl Perkins e il fratello Jay, che morì due anni più tardi a seguito dei postumi legati allo scontro stradale. Questo episodio segnò profondamente la carriera di Perkins che, nei primi mesi del 1956, aveva già raggiunto ampia popolarità con Blue Suede Shoes: durante la convalescenza a Jackson, nel Tennessee, Perkins assistette dal letto d’ospedale, il 3 aprile 1956, all’esibizione di Elvis Presley con la sua Blue Suede Shoes al The Milton Berle Show, uno dei numerosi passaggi televisivi che contribuirono a consolidare lo status leggendario della canzone (ma il cui destino, però, legò la propria identità alla carriera di Presley).

Link video 

1966 – “More popular than Jesus". Se ne uscì così John Lennon nel corso di un’intervista al rotocalco londinese “Evening Standard” il 4 marzo 1966. In soldoni, queste le sue parole: “Il cristianesimo se ne andrà. Sparirà e si ridurrà. Non ho bisogno di discuterne; ho ragione e sarà dimostrato che ho ragione. Ora siamo più popolari di Gesù; non so cosa scomparirà prima – il rock ’n’ roll o il cristianesimo. Gesù andava bene, ma i suoi discepoli erano ottusi e ordinari. Sono loro, distorcendolo, a rovinarlo per me.” 

Apriti cielo: in USA folle di ex fan arriveranno a mettere al rogo i baronetti, per fortuna solo simbolicamente attraverso falò di vinili (bella furbata: chissà quanto varrebbero oggi quei dischi!), stazioni locali mettono al bando le loro hit e inquietanti membri del KKK si prodigheranno ad allestire picchetti durante i live dei Fab Four. L’11 agosto dello stesso anno i Beatles a Chicago si vedranno costretti a tenere una conferenza stampa durante la quale Lennon si scuserà e il caso verrà definitivamente chiuso.

Link video 

1976 – 14 marzo. Ultimo capitolo della trilogia di Lucio Dalla con il poeta Roberto Roversi: dopo Il giorno aveva cinque teste e Anidride solforosa, esce Automobili, probabilmente l’album più riuscito del cantautore felsineo, per quanto riguarda la collaborazione con l’intellettuale bolognese; un concept album dedicato al mezzo di trasporto che ha rivoluzionato la vita dell’uomo. Non manca la vena impegnata (Lettera all’avvocato), qualche ritratto memorabile (Nuvolari), un focus sull’alienazione tra le strade (Ingorgo), una visione proto-ambientalista del futuro (Il moto del 2000) e un finale tra tenerezza e desolazione in cui l’amore si può trovare tra i rottami di uno sfasciacarrozze (Due ragazzi).

L’apice è la microsuite Millemiglia, suddivisa in due parti, tra narrazione epica e storia, in cui il Dalla musicista dissemina la composizione di alterazioni jazzistiche e melodie folk. Il disco sarà all’origine di uno spettacolo RAI intitolato Il futuro dell’automobile e altre storie, che venne trasmesso sul secondo canale da febbraio a marzo del 1977 (tutte le puntate su RaiPlay).

Link video

1986 – Da un Lucio all’altro ovvero Battisti. Quello degli anni Ottanta vede la famosa (per alcuni “famigerata”) svolta da Mogol a Pasquale Panella, autore tanto prolifico, quanto particolare, nonché diametralmente opposto, per temi e scrittura, a Giulio Rapetti. Don Giovanni esce il 24 marzo ed è il secondo lavoro del binomio Battisti – Panella, infatti la prima uscita E già risale al 1982. All’epoca i fan di Battisti rimasero abbastanza sconvolti, pertanto, alla pubblicazione di Don Giovanni parecchi avevano deciso di non seguirlo più. Solo a distanza di decenni ci si è resi conto che coraggio e una certa visione avveniristica pagano a livello critico, tanto che lo stesso Don Giovanni resta probabilmente il frutto più compiuto della collaborazione con Panella. In questo caso la musica venne scritta prima e su quella il paroliere vergò i suoi versi su metriche fortemente irregolari; le liriche scorrono su un portato timbrico prevalentemente elettronico, con qualche coloritura acustica data dagli archi e dai fiati. 

Battisti, a tratti, sembra essere ritornato a certe intuizioni melodiche del passato (Le cose che pensano, Fatti un pianto, la title track e Il diluvio) e, per il resto, il sound pop si sposa bene con il mainstream ma secondo soluzioni armoniche per nulla scontate: Il doppio del gioco e Madre pennuta potrebbero ha punti di contemporaneità stilistica con i Talk Talk e Peter Gabriel; inoltre emergono atmosfere soul-fusion nella ritmica di Equivoci amici e negli arrangiamenti Philly Sound di Che vita ha fatto. Un altro bel disco degli anni Ottanta, da riascoltare senza pregiudizi (sarà, ma per vena sperimentale qui si avverte l’entusiasmo di Anima latina). 

Link video

1996 – Reduci del secondo posto a Sanremo con La terra dei cachi, il 28 marzo 1996 Elio e le Storie Tese danno alle stampe uno dei loro dischi più riusciti, Eat the Phikis. Ogni lavoro degli Elii è sempre un prodotto assai curato, quindi, anche lì, andare a scegliere il “The best of…” è sempre impresa peregrina. 

Ferma l’impostazione zappiana di testi surreali ed eclettismo musicale, colpisce come sempre la girandola stilistica che porta la band a spaziare con disinvoltura dal pop (Burattino senza fichi) al soul (T.V.U.M.D.B.), dal drum’n’bass (Lo stato A Lo stato B) al punk-metal (Omosessualità), dal folk cubano (El pube) a quello romanesco (Li immortacci), dal funky (Mio cuggino) al musical (First Me Second Me) fino al progressive nelle varianti più singolari (la fusion di Milza e la psichedelia di Tapparella, con citazioni da Area e PFM). Tra i credit James Taylor, Vinnie Colaiuta, Giorgia, Edoardo Vianello, Peppe Vessicchio, Enrico Ruggieri, i Tenores di Neoneli e Rolando ovvero Aldo Baglio con un gustosissimo monologo in Mio cuggino. 

Link video

 

 

 

 

 

 

martedì 1 aprile 2025

RocKalendario del secolo scorso – Marzo, di Riccardo Storti

RocKalendario del secolo scorso – Marzo

Di Riccardo Storti

 

1955 – 15 marzo. Fats Domino registra Ain't It A Shame, che raggiungerà la vetta della classifica R&B di Billboard e arriverà al decimo posto nella Top 100 a luglio. Vendendo un milione di copie, la canzone è stata classificata al numero 438 nella lista delle 500 Greatest Songs of All Time della rivista Rolling Stone

Nello stesso mese, la versione di Pat Boone si piazzerà il primo posto nella chart Pop. Quanto sia stata importante questa canzone per le generazioni successive, lo racconta la serie di cover che sono state eseguite dai Cheap Trick a Paul McCartney. Da New Orleans al mondo! 

Link video


1965 – Gara all’interno della prestigiosissima etichetta Motown di Detroit. Nella scalata delle classifiche americane se la giocano due ensemble vocali ormai famosissime: da un lato The Temptations, guidati dalla voce maestra di David Ruffin, dall’altro The Supremes di Diana Ross, da alcuni critici battezzate come le Beatles in gonnella, visto che, da quando è arrivata la British Invasion, costoro sono le uniche a tenere testa ai successi dei Fab Four. 

È il 6 marzo quando My Girl – firmata da Smokey Robinson - giunge al vertice dell’hit parade statunitense grazie all’interpretazione dei Temptations; trascorrono due settimane e le Supremes rispondono con Stop! In the Name of Love: nel giro di una settimana (27 marzo) la canzone raggiungerà il primo posto della Billboard Pop Chart. Ad onore di entrambi i gruppi, ecco una loro performance comune, registrata durante l’Ed Sullivan Show il 19 novembre 1967.

Link video


1975 – E Jeff Beck ci mise la faccia, anzi il nome e poi la chitarra. Il 29 marzo esce Blow by Blow, il primo album solista di uno dei più grandi chitarristi di tutti i tempi. Siamo ormai nella seconda metà del 1974, quando l’esperienza con Bogert e Appice giunge al capolinea; per non perdere smalto, a dicembre Beck fa pure qualche jam con gli Stones ma, nonostante l’amicizia, non scatta la scintilla. Gli appunti non mancano, così fa ascoltare un bel po’ di provini (tutti strumentali) a George Martin che, subito convinto dal valore dei pezzi, non esita a produrre un vero e proprio capolavoro. 

Un album che va dal rock al blues per toccare a piene mani funky, fusion e jazz con tanto di un importante cameo, quello di Stevie Wonder che darà a Beck due canzoni (Cause We've Ended as Lovers e Theolonius, in cui suona il clavinet). Altre uscite del mese: l’album inglese del Banco, Profondo Rosso (Goblin), Un biglietto del tram (Stormy Six), The Rotters' Club (Hatfield and the North), la colonna sonora di Tommy, Bundles (Soft Machine) e Young Americans (David Bowie). 

Link video


1985The Power Station ovvero quando un gruppo di successo vuole distrarsi un po’. E questo gruppo di successo sono i Duran Duran. Due di loro – il bassista e il chitarrista (rispettivamente John e Andy Taylor) – decidono di dare vita ad una band con un batterista da paura, Tony Thompson degli Chic. Lo scopo è quello di utilizzare un bel po’ di canzoni extra-Duran per un disco ambizioso. L’idea, infatti, era quella di fornire la base musicale per un album composto da brani con un cantante diverso per ogni traccia; tra gli artisti contattati c'erano Mick Jagger, Billy Idol, Mars Williams, Richard Butler e Mick Ronson.

 Il gruppo invitò poi quella vecchia lenza di Robert Palmer (eccezionale interprete soul) a registrare la voce per il brano Communication; quando Palmer scoprì che avevano registrato le demo di Get It On (Bang a Gong) dei T. Rex, chiese di provare a cantarla. Alla fine della giornata, la band capì di aver trovato quella chimica speciale che distingue i gruppi di successo, così decisero di registrare l'intero album con Palmer. E fu un LP di notevole fattura (uscito il 25 marzo), dominato da note funky rock; peccato che, poi, in occasione del tour promozionale, Palmer li mollò per dedicarsi al proprio album solista, lasciando il posto a Michael Des Barres (con cui la band si esibì in occasione del Live Aid a Philadelphia).

Link video


1995 – 13 marzo: i Radiohead pubblicano The Bends ed è la svolta. Si affievoliscono le sonorità più ruvide del precedente Pablo Honey in nome di composizioni più raffinate, pur in una visione sempre radicalmente “alternative”. Una delle principali innovazioni di questo album è l'uso più marcato del falsetto da parte di Thom Yorke, evidente in quasi tutte le tracce; inoltre, la scrittura dei testi si evolve, passando da espressioni più dirette a immagini tanto complesse, quanto suggestive, anticipando lo stile di lavori successivi come OK Computer

In sede critica sono parecchi a mettere in evidenza come questo album abbia influenzato moltissimi gruppi degli anni Novanta: si tratta di un’opera imprescindibile per capire la musica (non solo pop-rock) del decennio. Colpisce soprattutto l’eclettismo: oltre a quanto ci si possa aspettare, tra le righe emergono insospettabili melodie schubertiane (in Fake Plastic Trees, almeno così sostiene il musicologo Sasha Frere-Jones), scale ottatoniche (Just) e armonie beatlesiane (My Iron Lung).   

Link video