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giovedì 17 febbraio 2022

GOAD-La Belle Dame-Commento di Fabio Rossi


Artista: GOAD

Album: La Belle Dame

Genere: Progressive

Anno: 2021

Casa discografica: My Kingdome Music

 

Tracklist (cliccare sul titolo per ascoltare)

01. The Haunted Palace in the Poe’ Land
02. The Queen of the Valley
03. The Man in the Dreamland
04. Magic Stairway pt. 1
05. Magic Stairway pt. 2
06. Magic Stairway pt. 3
07. To Sorrow Good Morrow pt. 1
08. To Sorrow Good Morrow pt. 2
09. To Sorrow Good Morrow pt. 3
10. To Sorrow Good Morrow pt. 4
11. To Sorrow Good Morrow pt. 5
12. The Sweetness of the Pain pt. 1
13. The Sweetness of the Pain pt. 2
14. The Sweetness of the Pain pt. 3


Line Up:

Maurilio Rossi – musica, testi, arrangiamenti, voce, tastiere, piano, chitarra, basso, batteria
Gianni Rossi – chitarra
Francesco Diddi – chitarra, violino, flauto
Alessandro Bruno – chitarra, violino, flauto, sax, oboe
Martin Rush – effetti sonori, basso, voce
Antonio Vannucci – tastiere
Paolo Carniani – batteria
Filippo Trentastasi – batteria

Maurilio Rossi

Recensione di Fabio Rossi


Il ritorno sulle scene di una band storica come quella dei fiorentini GOAD non può che essere accolto a braccia aperte considerata l’ormai endemica desertificazione del panorama musicale italiano. D’altronde, il processo d’imbarbarimento culturale in cui versa il mondo occidentale ha travolto come uno tsunami anche il nostro paese e il solo pensare di essere una voce fuori dal coro è mera utopia (quanto sarebbe bello, ma non è così, anzi siamo tra quelli messi peggio!). 

Bando alle digressioni e parliamo del nuovo progetto artistico dei GOAD, band che dal 1974 ruota attorno al genio del polistrumentista Maurilio Rossi. Negli anni passati l’ispirazione nel comporre e scrivere le liriche si basava sulla letteratura di un certo livello (Edgar Allan Poe/Howard Phillips Lovecraft) e anche in questo caso non si fanno eccezioni essendo La Belle Dame dedicata al poeta romantico britannico John Keats e al suo poema La Belle Dame sans Merci (La Bella Dama senza Pietà, ovvero la morte). Le tracce che compongono il disco, munito di uno splendido artwork, permangono su un progressive oscuro incline ai Van Der Graaf Generator e, in generale, alla prolifica produzione solista di Peter Hammill. Occorrono svariati ascolti per farsi ammaliare dall’arte creativa dei GOAD poiché trattasi di una musica multiforme con approcci armonici diversificati e cambi repentini d’atmosfera all’insegna di un incessante desiderio di sperimentare e di sorprendere. Non solo riferimenti al progressive storico (King Crimson/Genesis oltre naturalmente ai VDGG), ma anche un indefesso impulso teso ad evolversi verso linee alternative. Una maturità e una consapevolezza dei propri mezzi ammirevole e in netto contrasto con quanto premesso nella presente recensione della serie “c’è ancora qualcuno che sa usare il cervello”. Accade in tal modo che a lungo andare si rimane ammaliati dall’ugola di Maurilio, da poco ha compiuto settant’anni, e dalla sua ineffabilità. 

Pezzi accurati come l’affascinante opener The Haunted Palace In the Poe’ Land, la mirabolante The Queen of the Valley o le tripartitiche Magic Starway e The Sweetness of the Pain finiscono per conquistarti proprio come accadeva quando si ascoltava in religioso silenzio gemme come Pawn Hearts, Trilogy o Selling England by The Pound.

La versatilità dei GOAD è palese facendo un paragone con il precedente meraviglioso lavoro intitolato Landor (2018) cha appare più arioso e nel complesso meno ostico rispetto all’ultima release. 

Se volete accettare la sfida procuratevi una copia di La Belle Dame, disponibile sia in CD che in doppio long playing; mettetevi alla prova e fatevi incantare se avete ancora dentro di voi il gusto per il bello.

Un ringraziamento a Mirella Catena e alla stazione radio Overthewall per la segnalazione.   




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