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lunedì 9 novembre 2020

Banco del Mutuo Soccorso nel novembre del 1976: "Come in un ultima cena"

Veniva pubblicato nel novembre del 1976 l'album del Banco del Mutuo Soccorso   "Come in un ultima cena".

Questo avveniva dopo i tre "capolavori" precedenti, dopo "Banco IV", registrato per il mercato "internazionale", dopo "Garofano Rosso", colonna sonora dell'omino film. L'attesa dei fan per un nuovo album in studio (cantato in italiano) era molta. 

Questo disco fu uno "spartiacque", si abbandonarono le suite prog dei primi album a favore di una forma di canzone più tradizionale, nel senso della composizione dei brani, più ricercati e raffinati. Opera abbastanza "complessa", sia sul piano musicale che dei testi, nato in una specie di autoanalisi. Una cena dove si incontrano vari personaggi. C'è il furbo opportunista (Il ragno), il romantico idealista (È così buono Giovanni ma...), l'attivista politico (Slogan), e così via. Il brano, "Si dice che i delfini parlino", era già pronto con un altro titolo per l'incompiuta opera-rock "San Francesco".

Per la "stampa specializzata" trattasi di album di transizione (ad avercene!), non capirono che questa "metafora" della vita dei vari personaggi del disco era lo specchio della società dell'epoca (e forse anche di quella attuale), e che il gruppo stava cercando una nuova dimensione.

Uscì per la casa discografica di EL&P "Manticore", ebbe una grande promozione, uscì anche una versione in inglese, "As in a last supper", con i testi tradotti da Angelo Branduardi, ed i notevoli "progressi" di Francesco a livello di pronuncia, rispetto a Banco IV (!!??)

Seguì in lungo tour con i "Danzatori Scalzi" ed Angelo Branduardi, ancora poco famoso; apriva i loro concerti e presentava il nuovo brano "Alla fiera dell'est", (con cui fece il botto). Ricordo di averli visti al Teatro Olimpico di Roma, allo spettacolo pomeridiano (la mia futura moglie doveva rientrare prima di cena!): che concerto! Al mixer c'era Marcello Todaro. Mi verrebbe da dire: " ho visto cose che voi umani...".

Un grande album, maturo, che ha il solo "difetto" di essere stato preceduto da tre capolavori, ma con una liricità unica, e la voce di Francesco, antica... ancestrale (andate a ri-ascoltarlo)

Wazza

Note: Copertina apribile con all'interno un disegno ispirato a "L'ultima cena" di Leonardo da Vinci e avente per soggetti i componenti del gruppo / Allegato un opuscolo cm. 22x22 di 16 pagine con una nota di presentazione all'opera a firma del gruppo, testi delle canzoni e relativi disegni a commento (vedi link "Altre immagini") / Copertina di Cesare e Wanda Monti - Illustrazioni e libretto di Mimmo Mellino / Registrato da Peter Kaukonen e mixato da Peter Kaukonen con Banco del Mutuo Soccorso presso il Chantalain Studio di Roma, nei mesi di Marzo-Aprile-Maggio 1976 / Produzione esecutiva: David Zard / Distribuito da Dischi Ricordi - Milano / Formazione: Pierluigi Calderoni - batteria, percussioni; Renato D'Angelo - basso, chitarra acustica; Francesco Di Giacomo - voce; Rodolfo Maltese - chitarre, tromba, corno, voce; Gianni Nocenzi - pianoforte, piano elettrico, sintetizzatore, clarinetto, flauto dolce; Vittorio Nocenzi - organo, sintetizzatore, solina, clavicembalo

BRANI 

Lato

  ...A CENA, PER ESEMPIO

Autori: Francesco Di Giacomo, Vittorio Nocenzi

     IL RAGNO

Autori: Francesco Di Giacomo, Vittorio Nocenzi

        È COSÌ BUONO GIOVANNI, MA...

Autori: Francesco Di Giacomo, Vittorio Nocenzi

  SLOGAN

Autori: Francesco Di Giacomo, Vittorio Nocenzi

Lato B 

                    SI DICE CHE I DELFINI PARLINO

Autori: Francesco Di Giacomo, Gianni Nocenzi Musicisti: Angelo Branduardi (violino) 

·                     VOILÀ MIDA! (Il guaritore)

Autori: Francesco Di Giacomo, Gianni Nocenzi 

       QUANDO LA BUONA GENTE DICE

Autori: Francesco Di Giacomo, Gianni Nocenzi, Vittorio Nocenzi 

      LA NOTTE È PIENA

Autori: Francesco Di Giacomo, Gianni Nocenzi Musicisti: Angelo Branduardi (violino) 

     FINO ALLA MIA PORTA

Autori: Francesco Di Giacomo, Vittorio Nocenzi 

Banco del Mutuo Soccorso - Come in un'ultima cena 

Attorno a questa immagine ci sono due storie incredibili. Iniziamo con la prima. Eravamo ormai al quarto Lp escludendo quello inglese. Ci fu una riunione da me, con Sandro Colombini, i fratelli Nocenzi, Francesco e gli altri. Il rapporto tra la musica e l’immagine stava diventando prioritario anche se le case discografiche non volevano vederlo, d’altronde sulla cecità dei nostri manager dovremmo stendere un velo grande come tutta la nazione. Proposi allora di fare una cosa completamente diversa, non tanto nella forma, ma diversa proprio come metodologia. L’idea era di girare un film in cui le immagini commentassero la musica, non la raccontassero ma ne fossero una visione onirica una evocazione, in quegli anni non esisteva ancora il video-clip, non c’erano ancora le video cassette né tanto meno  i dvd, ma come poteva allora essere commercializzato il disco? Lo spettatore che andava a vedere quel film avrebbe pagato con il prezzo del biglietto anche il costo molto ridotto del disco, che gli sarebbe stato dato in una busta bianca visto che la copertina erano le immagini del film. Si guardarono in faccia stupefatti era troppo per loro così si ritornò sulla terra e si progettò un qualche cosa che avesse dentro dei segni forti. A nessuno, se non a me, sarebbe mai stato permesso di fare una immagine del genere, d’ altronde ero convinto che all’uscita ci sarebbe stato uno sconquasso, soprattutto da parte della Chiesa, e la cosa non poteva che farci gioco, ma non ci furono reazioni né dalla Curia, né da nessun altro. Ma qui nasce la seconda storia, figlia della prima, verso la fine degli anni ‘70 la mia situazione lavorativa in Italia era divenuta più che difficile, tragica, nessuno mi passava più del lavoro, ero considerato, troppo cerebrale, troppo difficile, poco accondiscendente a compromessi. Grazie a Nanni Ricordi conobbi l’amministratore delegato della Rolling Stones Record. Sigillai parte dello studio per non avere troppe spese mi feci prestare dei soldi dalla banca con la scusa di acquistare delle macchine, e mi trasferii da solo a New York: non ci andavo molto volentieri lasciare moglie e figlia non era cosa che mi piaceva. I primi tempi, con l’aiuto di alcuni amici, presi in affitto una barca, di quelle stanziali al boat bease sul fiume Hudson, di fronte al New Jersey; dopo un pò mi trasferii non molto lontano da lì, alla 91 West Side. Lavorando con l’etichetta dei Rolling Stones economicamente le cose migliorarono, anche se il mio pensiero era sempre all’Italia.


Un giorno fui chiamato in direzione e mi fecero sentire un pezzo, era Only on the top, il singolo del nuovo long playing di Mike Jagger come solista. Mi chiesero di fare un progetto. Presi l’occasione e tornai in Italia per chiedere una mano a Vanda, disegnammo la nostra proposta che portai nel viaggio di ritorno a Parigi, agli studi Olimpya, dove stavano registrando. Il progetto vedeva Mike sdraiato su una croce con la testa verso macchina in una prospettiva mantegnana, vestito solo con un panno ai fianchi e con ai piedi delle scarpe da tennis; la croce stava ancora a terra su un crinale come sfondo le balze di Volterra. Mike stringeva nella mano un martello che picchiava con forza a cacciare un chiodo dentro al palmo dell’altra, ferma sull’asse della croce, era un’autocrocifissione. All’interno una serie di informazioni che avevo chiamato Do it yourself spiegavano come costruirsi i chiodi il martello la croce, gli oggetti fotografati erano tratteggiati in modo da poterli ritagliare. Il progetto fu accolto con entusiasmo. Intanto ero tornato a New York, passarono più di due mesi. Un giorno chiesi che succedeva del mio progetto, la risposta fu sconcertante: avevano sottoposto la proposta ai più grandi magazzini negli Stati Uniti e in Inghilterra la risposta era che una copertina del genere non l’avrebbero esposta, perché lesiva della moralità quindi non se ne fece nulla. La cosa in sé non mi meravigliava più di tanto, se i punti vendita ti danno delle risposte simili l’industria che mira al profitto non poteva non tenerne conto, ma che i Rollig Stones si sottomettessero a queste regole, quando in Italia terra del Vaticano del Papa e dei cattolici, nessuno si era indignato per una immagine molto più blasfema tutto sommato, mi sembrava troppo. Ma il culmine dell’assurdità fu la ragione dello scandalo che non stava nel vilipendio religioso, ma nella moralità del l’immagine, il fatto che Mike Jagger fosse nudo con solo una piccola striscia a nascondere le sue grazie. Era finito un sogno, era finita un’epoca, almeno per me.






sabato 7 novembre 2020

Un ricordo di Stefano D'Orazio

Anche Stefano D’Orazio ci ha lasciato.

Storico batterista dei Pooh, con un “passato progressive”, faceva inizialmente parte del gruppo romano “Il Punto”, molto attivo al Piper; suonarono anche nei Festival Pop di Caracalla e Villa Pamphili. Rimase fino al 1971, quando entro nei Pooh.

RIP

Wazza

Il Punto 1970: 

Vincenzo Pagliarini (voce, chitarra, flauto)

Sergio Gallinelli (organo)

Mario Bertolami (basso, flauto)

Stefano D'Orazio (batteria)

07 novembre 2020

Addio a Stefano D'Orazio, storico componente dei Pooh. L'artista, batteria, voce e flauto traverso della band, si è spento a 72 anni dopo un ricovero in ospedale. A darne la notizia gli amici e colleghi di sempre: Roby Facchinetti, Dodi Battaglia, Red Canzian e Riccardo Fogli. In un post sui social poco dopo la mezzanotte i Pooh hanno scritto:

"Stefano ci ha lasciato! Due ore fa... era ricoverato da una settimana e per rispetto non ne avevamo mai parlato... oggi pomeriggio, dopo giorni di paura, sembrava che la situazione stesse migliorando... poi, stasera, la terribile notizia. Abbiamo perso un fratello, un compagno di vita, il testimone di tanti momenti importanti, ma soprattutto, tutti noi, abbiamo perso una persona per bene, onesta prima di tutto con sé stessa. Preghiamo per lui. Ciao Stefano, nostro amico per sempre... Roby..”.





venerdì 6 novembre 2020

AMUZEUM: "New Beginnings"

 

AMUZEUM: New Beginnings

Autoprodotto    2020   USA

Di Valentino Butti

 ARTICOLO GIA' APPARSO SU MAT2020 DI AGOSTO

Amuzeum è una band statunitense, di Los Angeles, formatasi un paio di anni fa e che proprio in questi mesi ha pubblicato il lavoro d’esordio dal titolo “New beginnings”.

Dando un’occhiata alla line up ci accorgiamo subito che i cinque baldi giovani non sono certo di primo pelo: quattro membri facevano già parte degli Heliopolis (un album ed un live tra il 2014 ed il 2016), inoltre il batterista Jerry Beller era stato membro dei Mars Hollow (due album e un live tra il 2010 e il 2012), mentre il chitarrista Michael Matier suonava con i Ten Jinn (band già attiva negli anni 90 e con cinque lavori pubblicati).

Tutte band, le tre citate, che, chi più, chi meno, si ispiravano ad un prog sinfonico, melodico, Yes Oriented con in più un approccio heavy abbastanza comune negli States (Spock’s Beard docet).

Non neghiamo che il background dei cinque componenti del gruppo sia alla base dell’approccio a “New Beginnings” che, malgrado la copertina decisamente anonima, non delude quelle che erano le aspettative e le attese. Niente di clamoroso intendiamoci, ma una cinquantina di minuti (e sei brani) gradevolissimi e di buona fattura.    

“The Challenge” si apre con qualche arpeggio di chitarra, un po’ alla “Roundabout” poi il brano prende quota con ritmiche nervose e cori eterei. Il cantato di Scott Jones è doppiato puntualmente dai controcanti degli altri componenti, Jerry Beller (batteria), Mark Wickliffe (basso), Matt Brown (tastiere), mentre Michael Matier si “limita” ad importanti contributi con la sua sei corde, rivelandosi sia fine cesellatore di suoni, quando necessario, che impetuoso esecutore quando il pezzo lo richiede. In pieno Yessound anche la seguente “Changing season”: delicato inizio affidato a Matier, sventagliate di synth e poi il cantato di Jones. Il refrain orecchiabile, una sezione strumentale articolata, l’alternarsi di fasi acustiche sognanti ed elettriche più sbarazzine, fanno del brano uno tra i più convincenti dell’intero album. Diciamo che i brani migliori presenti su “The ladder” degli Yes, potrebbero essere un buon esempio per “cogliere” i primi due pezzi di “New beginnings”: brillanti, melodici, perizia strumentale al servizio del brano…Che volere di più da un album di prog sinfonico moderno? “Birthright” presenta sonorità appena più heavy e vintage, batteria “secca” e la solita capacità del gruppo nel trovare la melodia vincente. Gradevole pure “Nay sayer”: inizio soft con arpeggi di chitarra, voce delicata, poi, dopo circa un minuto, il brano diventa più incalzante, gli incastri vocali sempre puntuali così come il ritornello. Una ballad davvero ben fatta con qualche “svisata” di synth tanto per renderla ancora più attraente. “Shadow self”, sette minuti scarsi, con delle belle linee di basso, si muove tra chiaro-scuri e difetta, per una volta, di una convincente linea melodica, pur segnalando notevoli “solos” di Matier e di Brown. “Carousel” chiude nel migliore dei modi l’album: meno “immediata” dei brani che l’hanno preceduta, più meditata e raffinata, una vera perla. Qui oltre al trademark Amuzeum, vengono esplorate anche zone “grigie”, quasi jazzy, che dimostrano come la band sappia muoversi con perizia anche in composizioni meno solari e dirette.

“New beginnings” rappresenta, dunque, un buon esordio per il gruppo a stelle e strisce: certamente “non originale”, ma un sano e smagliante prodotto ben confezionato ed eseguito. Insomma, per gli amanti del “sinfonico” a più ampio respiro.

https://amuzeum.bandcamp.com/album/new-beginnings

 



Le Orme: accadeva nel novembre del 1973

 


Per promuovere "Felona & Sorona" in Inghilterra, Le Orme, nel novembre 1973, tennero quindici concerti in due settimane.

Il tour partì da Norwich, passando per Manchester, fino ad arrivare al famoso Marquee di Londra. Un'esperienza fondamentale per il trio veneto, che ricevette un ottimo consenso in tutti i concerti, con i fans inglesi a gridare "more, more…", chiedendo il bis ad ogni loro performance.

Il disco uscì nell'aprile del 1973 in versione inglese, con l'etichetta Charisma, la stessa dei Genesis.

La traduzione dei testi fu affidata a Peter Hammill.



Aldo Tagliapietra (voce, basso, chitarre), Tony Pagliuca (tastiere) e Michi Dei Rossi (batteria, percussioni) maturano l’idea, non nuova nella scena musicale progressiva italiana di quegli anni, di realizzare un concept album unitario, completo e in linea con il percorso musicale già avviato l’anno precedente con Uomo di pezza. La genesi dell’album ha inizio infatti nel dicembre del 1972, quando Tagliapietra propone ai compagni una quindicina di melodie da unire nell’ambizioso concept. La natura del materiale sonoro agevola enormemente il compito ai tre musicisti, che presentano le prime bozze delle composizioni già nelle date del tour di supporto a Peter Hammill, del dicembre 1972. Proprio ad Hammill, affascinato dalle nuove melodie, ma incapace di codificare il provvisorio slang delle parti cantate, Tagliapietra confessa di voler narrare la storia di due pianeti contrapposti ma complementari, che gravitano nello stesso cosmo ma divisi dalla luce: uno è radioso, l’altro buio. Dei due pianeti Tagliapietra ha già il nome del primo: Felona, da felice. A dare il nome al secondo pianeta è proprio Hammill, che suggerisce Sorona, dall’inglese sorrow” (dispiacere).

In poche parole, la genesi di questo capolavoro delle Orme, e del progressive italiano (e non solo!)

Le Orme tornarono a Londra nel 1976, per incidere "Verità Nascoste", ma non in tour! 

…di tutto un Pop!

Wazza










Ken Hensley RIP

Anche Ken Hensley, tastierista dei leggendari Uriah Heep, ci ha lasciato…


Ci ha lasciato il 4 novembre del 2020 anche KEN HENSLEY, il leggendario tastierista degli URIAH HEEP degli anni d’oro, dal 1970 al 1980. La notizia è stata appena diffusa dal fratello Trevor: “È morto pacificamente mercoledì sera. La sua bellissima moglie Monica era al suo fianco e ha confortato Ken fino al suo ultimo respiro. Siamo tutti increduli e devastati da questa tragica e inaspettata perdita”.

Ken verrà cremato in una cerimonia privata in Spagna. Aveva 75 anni. Pare gli sia stato fatale un attacco di cuore.

Nato a Plumstead (quartiere collinare di Londra) il 24 agosto 1945, è stato anche membro dei THE GODS insieme a Mick Taylor (poi chitarrista dei Rolling Stones per un periodo) con cui ha inciso due album. Nel 1970 si è unito a Mick Box e al cantante David Byron quando gli Uriah Heep si chiamavano ancora Spice, ed è stato co-autore e compositore di molte delle hit più classiche della band, incluse “Easy Living” (1972), “Lady In Black” (a cui nel 1971 prestò anche la voce solista) e “Stealin’” (1973). Polistrumentista e perfino produttore discografico, iniziò con la chitarra da adolescente come autodidatta.

Niente poteva mettersi tra di noi e la nostra musica“, ha detto Ken Hensley a Classic Rock Revisited nel 2016. “

Hensley ha inciso 13 album da studio e 4 live con gli Uriah Heep prima di lasciare la band nel settembre 1980 dopo l’uscita di “Conquest”. Nello stesso anno ha pubblicato il suo terzo album da solista, “Free Spirit” che seguiva “Proud Words on a Dusty Shelf” (1973) e “Eager To Please” (1975) con cui si era ‘sfogato’ ancora da membro degli Heep. Si era anche trasferito in America nel 1980, unendosi di lì a poco ai BLACKFOOT di Rickey Medlocke, con cui ha registrato due album, “Siogo” del 1983 e “Vertical Smiles” del 1984.

In pochi lo sanno ma Ken suonò il suo magico organo Hammond anche sul capolavoro dei Cinderella, “Heartbreak Station” del 1990. Del suo progetto più recente KEN HENSLEY & LIVE FIRE aveva fatto parte anche il vocalist e bassista italiano Roberto Tiranti, presente anche sull’album “Trouble” (2013) e sul “Live in Russia” (2019) in cui Ken ha ripercorso la sua brillante carriera.

Gli Uriah Heep hanno venduto oltre 40 milioni di dischi, suonato in 58 paesi e ad oltre 50 anni dalla fondazione continuano a pubblicare nuovo materiale.








giovedì 5 novembre 2020

Happy Birthday Peter Hammill!

Compie gli anni oggi, 5 novembre, Peter Hammill, autore, compositore, cantante dei Van Der Graaf Generator, e protagonista di una sterminata discografia da solista.

La sua voce è un vero e proprio strumento, una ampia tonalità, dal "sussurrato" all'urlo devastante.

Un'icona del progressive rock mondiale, a cui ha regalato autentici capolavori!

Happy Birthday Peter!

Wazza

FREE for a week on RBP: Prog mavericks VAN DER GRAAF GENERATOR in the Melody Maker "band breakdown" (1971)

L-R: David Jackson; Nic Potter; Hugh Banton; Guy Evans (up front); Peter Hammill


Peter Hammill, Bettina Hohls and Peter Gabriel

Evans, Jackson, Hammill. Van der Graaf Generator @ Victoria Palace (London). July 27, 1975


With Gary Green, Peter Hammill, Gary Lucas & Malcolm Mortimore





martedì 3 novembre 2020

Emanuele Bozzini – Lontano

Emanuele Bozzini – Lontano

(EP)

In questo periodo buio e incerto, fermarsi a riflettere sul senso della vita e delle cose diventa ancor più importante, cerchiamo le verità nella quotidianità e, soprattutto, nell’arte.

Per il sottoscritto la musica è quel qualcosa che mi porta ad evadere, ma sempre consapevole del presente e con i piedi ben per terra.

Una medicina che mi cura l’anima, mi fa evadere per un po' e mi fa sperare nel futuro.

Oggi ho scoperto un gioiello in formato EP, si tratta del primo lavoro da solista di Emanuele Bozzini, “Lontano”.

Quindici minuti circa di poesia indi folk e musica d’autore. Il tutto prodotto molto bene da Paolo Rigotto.

Il musicista torinese lascia per il momento il progetto folk italo/belga dei Marichka Connection e il suo violino per un approccio cantautorale dove fa anche capolino una vena rock che rende il menù molto attuale.

Un album intimo, che entra sottopelle e fa riflettere. La lontananza nei suoi vari aspetti (psicologica, della società) vista dalle esperienze del protagonista è il tema portante del disco, quattro brani che raccontano di un viaggio emozionale che lui stesso racconta così: Sono stato lontano da me stesso, dalle emozioni, dagli affetti, ma anche dal conforto e dagli altri.

Il disco si apre con “L’Eremita”, brano dai tratti quasi rockeggianti che ci racconta: “Non so da quanto tempo io sono qua. Ormai soltanto il vento mi riporta le immagini di spavento, di un passato troppo lontano da ricordare, di un futuro irraggiungibile da immaginarmi”.

La seconda traccia, “Lontano”, che intitola il lavoro, è una ballata che alterna momenti soft a momenti più rock, molto ben orchestrata, e si allontana parecchio dai trascorsi folk di Emanuele, pur mantenendo salda la melodia.

Sparirò”, brano molto in stile anni ’70, ci avvolge con la sua melodia e il canto dolce del protagonista. Brano stupendo: “Piangerai, morirai nella notte delle idee non soddisfatte. Gioia o dolore ridatemi un cuore. Strisciante paura e tu perfida luna lasciatemi stare se no, prima o poi, sparirò, Sparirò”.

Questo splendido disco si chiude con “Il Salto”, una bella ballad, dove si possono notare le radici folk dell’autore ma, con una sorpresa nel finale, una coda psichedelica inaspettata ma molto ben riuscita, che vuol chiarire quanto il compositore abbia voluto rendere più suggestive queste canzoni, proponendo un sound moderno, attuale, con dei suoni molto ben curati ed una produzione di estrema qualità.

Chi crede ancora che la musica possa emozionare e possa regalare dei momenti di riflessione e di benessere, in questo disco troverà momenti che regalano sensazioni positive che raramente oggi capita di provare ascoltando un disco.

Aspettiamo Emanuele alla seconda prova fiduciosi che ci saprà emozionare ancora. 


Link utili:

www.emanuelebozzini.com 

Emanuele Bozzini Instagram:

www.instagram.com/emanuelebozzini

Emanuele Bozzini Facebook:

www.facebook.com/BozziniEmanuele 

Emanuele Bozzini YouTube:

www.youtube.com/channel/UC4VE1HXTSE9iklAs7codBKw?view_as=subscriber

Biografia

Emanuele Bozzini è un cantautore torinese emigrato in Belgio, già leader della band italo-belga Marichka Connection con cui ha pubblicato l'album Fuga dal Paradiso nel 2015. Nel 2014 il singolo Il Barone Rampante ha ricevuto una calorosa accoglienza dalle radio indipendenti italiane.

Ha suonato tra Italia, Francia, Olanda e Belgio, aprendo gruppi e musicisti come Africa Unite, Bandabardò e Mario Venuti e partecipando ad alcuni festival italiani e non tra cui lAssisi Festival, lAriano Folk Festival e La Luna e i Calanchi di Franco Arminio.

Ha deciso ora, in collaborazione col cantautore e produttore torinese Paolo Rigotto, di mettersi a nudo rompendo il guscio folk in cui si era covato musicalmente coi Marichka Connection alla ricerca di nuovi territori.

Con il singolo Sparirò ha inaugurato in maggio la nascita del suo nuovo progetto solista che ha poi proseguito con Il Salto e L'Eremita, quest'ultimo in anteprima su La Stampa.