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sabato 28 febbraio 2026

RocKalendario del secolo scorso – Febbraio, di Riccardo Storti


RocKalendario del secolo scorso – Febbraio

Di Riccardo Storti


1956 – I primi passi di due giganti nel giro di una settimana. Da un lato il papà del funky – James Brown -, dall’altro un papabile re del rock and roll alternativo all’intoccabile Elvis - Little Richard. Iniziamo dal primo: 4 febbraio, dopo aver registrato una versione demo nel novembre precedente, James Brown e i Famous Flames reincisero Please, Please, Please ai King Studios di Cincinnati. 

Il singolo arrivò fino al quinto posto della classifica R&B di Billboard e vendette oltre un milione di copie; tuttavia, le nove pubblicazioni successive non riuscirono a eguagliare il successo del loro debutto: pensate che il gruppo dovette attendere più di due anni prima di tornare in classifica con la hit R&B Try Me. 7 febbraio: Little Richard registra Long Tall Sally ai J&M Studios di New Orleans. Il brano diventerà il suo disco con il miglior piazzamento nelle classifiche statunitensi, raggiungendo il sesto posto nella Hit Pop di Billboard e il primo posto nella classifica R&B ad aprile. La rivista Rolling Stone ha inserito la canzone al 56º posto nella lista The 500 Greatest Songs of All Time. Ricordiamo che gli omaggi “formativi” di Please, Please, Please da parte degli Who e quello dei Beatles per la canzone di Little Richard (e riproposta più volte live da McCartney).

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1966 – Non so perché ma, quando ascolto Ascension di John Coltrane, penso alla Divina Commedia di Dante: anche il Poeta, per “ascendere” a livelli di purezza ineffabile, ha dovuto attraversare il caos infernale. Il rivoluzionario viaggio di John Coltrane è un’eterna salita in due parti: tutti i musicisti sembrano suonare a caso, una bolgia di improvvisazioni jazz molto libere; poi, superato il girone delle dissonanze e delle note ipercinetiche, si aprono repentini spazi fugaci di un nitore sonoro da cogliere al volo, prima di ritornare nel vortice delle assatanate volute solistiche dei musicisti (in primis, ovviamente, il sax di Coltrane). 

Se qualche anno dopo Miles Davis con Bitches Brew avrebbe inventato la fusion aderendo agli stilemi (anche) del rock, il suo amico John Coltrane qui, memore di quel Free Jazz: A Collective Improvisation di Ornette Coleman, si iscrive al club jazz più libero e anarchico che ci sia, ma con un orecchio aleatorio non lontano da un certo avanguardismo informale della musica contemporanea colta. Disco difficilissimo ma, se arrivate in fondo, vi attende lo spettacolo della quiete ritrovata che sa un po’ di “e quindi uscimmo a riascoltar i suoni”.   

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1976 – Ma come faranno i Genesis ad andare avanti senza Peter Gabriel? Oddio, la domanda si potrebbe anche rovesciare, ma, fatto sta, che, quando il 13 febbraio esce A Trick of a Tail, sono in molti ad attendere con curiosità i risultati del nuovo corso. C’è un “nuovo” cantante che è Phil Collins: si scommette sul batterista e, nel lungo, questa opzione si rivelerà pronuba di migliorie, se non altro in direzione di quella svolta (più) pop che li segnerà nel decennio successivo (e il buon Phil darà vita a una carriera solistica dalle royalty a più zeri). 

Ad ogni modo A Trick of a Tail si impone come un disco validissimo, quasi un’appendice creativa in sintonia con l’abc progressive da Nursery Cryme a Selling England by the Pound: lo testimoniano le esplosive Dance on a Volcano, Los Endos e la mirabolante Robbery, Assault and Battery. E poi ci sono le ballate, alcune delle quali, tra le più belle mai scritte dai Genesis (Entangled, Mad Man Moon e Ripples); echi di staccati beatlesiani (la title track) e cangianti affreschi di un progressive mai domo (Squonk) completano un quadro più che soddisfacente. Nonostante l’assenza di Gabriel.   

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1986 I Talk Talk sono ormai un fenomeno mainstream tra i più solidi del panorama pop a metà anni Ottanta: i singoli It’s My Life e Such a Shame hanno scalato le classifiche; il loro leader, il compositore, cantante e chitarrista Mark Hollies, però fa parte di un’altra schiera: si gode il successo ma il vero guadagno per lui si chiama ricerca e sperimentazione, così il 17 febbraio esce The Colour of Spring, terzo LP della loro discografia, un lavoro che risulterà essere il più venduto dalla compagine britannica. Si tratta di un’opera di transizione che guarda già avanti: se da un lato il retaggio pop non tradisce l’appeal delle hit precedenti (I Don’t Believe in You, Living in Another World e Life's What You Make It), qua e là Hollies e i suoi si aprono a linguaggi apparentemente lontani come il jazz, il sound contemporaneo colto (Chameleon Day) e la musica da film (gli oltre 8 minuti con tanto di coro in Time It’s Time). 

Pare che quello fosse un periodo in cui Hollies ascoltasse quasi ossessivamente maestri del Novecento storico quali Satie, Bartók e Debussy: nel disco si possono intuire tracce del percorso nell’intimismo di April 5th. A rendere questo disco degno di un’adeguata riscoperta, alcune partecipazioni di rilievo alle session di registrazione: Steve Winwood all’organo Hammond, i chitarristi Robbie McIntosh (The Pretenders e, più tardi, con McCartney) e David Rhodes (Peter Gabriel) e il percussionista Morris Pert (BrandX ma anche in line-up con i “nostri” Nova di Corrado Rustici). Per cogliere il meglio di questa stagione, eccovi il link al concerto di Montreaux del 1986.   

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1996 – Erano gli anni della World Music, me li ricordo bene. Anzi, ricordo ancora meglio che quelli erano gli anni della Real World di Peter Gabriel che, dal 1989 cominciò a inanellare una serie di produzioni dedicate alle “musiche del mondo”. Suoni che provenivano da ogni continente e che, talvolta, potevano lambire pure il mainstream, come accadde un decennio prima con Creuza de mä di Fabrizio De André e Mauro Pagani. 

In un’ottica di contaminazioni tra oriente e occidente (e nord e sud) va inquadrato Night Song di Nusrat Fateh Ali Khan e Michael Brook, pubblicato dalla Real World il 20 febbraio del 1996. Strana coppia, questa: il primo, pakistano, è un cantore sufi qawwali tra i più accreditati in Asia; il secondo un chitarrista ambient canadese, che ha alle spalle collaborazioni di pregio con Eno, Hassell, Sylvian, Fripp e Srinivas. La critica che assistette alla collisione discografica tra questi due astri parlò senza mezzi termini di “world fusion”: la “infinite guitar di Brook (ascoltatela in Lament e in Longing) si combina con il fraseggio vocale (talvolta quasi simile allo scat jazzistico, eppure figlio della tradizione improvvisativa indostana) di Khan; l’elettronica dà sintesi al comparto acustico di tabla, kora, harmonium e violoncello. Non solo un viaggio nello spazio, ma anche nel tempo perché talvolta un futuribile sequencer ben utilizzato può nobilitare una melodia millenaria tra colori e campionature di qualità sopraffina. Ragazzi, qui si sfiora il capolavoro (ahinoi, dimenticato).   

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venerdì 27 febbraio 2026

The Who in Italia nel febbraio 1967

Rarissima foto dei "Who" al Piper di Roma (26 febbraio 1967)

Quasi sconosciuti in Italia, nel febbraio del 1967 arrivano The Who, per la loro prima tournèe nella nostra penisola.
Presentati come i "Mods, giovani e ribelli", tengono quattro date, a partire da Torino - il 23 -concludendo al Piper di Roma il 26 febbraio.

Una vera forza della natura che sconvolge i presenti, non abituati a tanta energia.

Per la prima volta in Italia si parla di "Swinging London"!
... di tutto un Pop

Wazza



Queste le date...

        23-02-1967: Torino, Palasport
        24-02-1967: Bologna, Palsport
  25-02-1967: Milan, Palalido
26-02-1967: Rome, Palaeur





giovedì 26 febbraio 2026

Rodolfo Maltese nasceva il 26 febbraio



Undici anni fa, la scomparsa di Rudy Maltese ha lasciato un vuoto incolmabile nel panorama del rock progressivo italiano. Nato a Orvieto il 26 febbraio 1947, Maltese ha contribuito a definire il suono inconfondibile di una delle band più influenti della musica italiana, il Banco del Mutuo Soccorso.

Maltese si unì al Banco nel 1973, in tempo per partecipare alla registrazione di album rimasti nella storia. La sua presenza scenica, la sua poliedricità (oltre alla chitarra, era un eccellente trombettista e compositore) e la sua tecnica raffinata sono diventate elementi distintivi del sound del gruppo.

Il suo stile era una fusione di potenza rock e sensibilità jazz-fusion, capace di spaziare da assoli lirici e melodici a riff energici e complessi, perfettamente in sintonia con le architetture sonore elaborate tipiche del progressive.

Nonostante la lunga malattia che lo aveva afflitto, Rudy Maltese non ha mai smesso di lottare e, soprattutto, di suonare. La sua scomparsa, avvenuta a Roma all'età di 68 anni, ha commosso fan e colleghi.

Il suo ricordo viene celebrato ogni anno, in sintonia con il pieno spirito combattivo e l'amore incondizionato per la musica che lo hanno sempre contraddistinto.

Ma l'eredità artistica di Rudy Maltese continua a risuonare potente nelle tracce del Banco del Mutuo Soccorso.







Ricordando Danilo Rustici a cinque anni dalla sua scomparsa

La scomparsa di Danilo è per me davvero un grande dolore. Danilo era per me come un fratello e anche di più. Tra noi due c’è sempre stato un legame affettivo e professionale che ha creato non solo questa fratellanza, ma anche un connubio artistico di grande valore. Gli Osanna sono nati grazie a noi due che con caparbietà, e controtendenza al periodo in cui i gruppi elaboravano solo cover del grande rock anglosassone, abbiamo gettato le basi per inventarci un nostro percorso originale, con brani scritti da noi con tematiche culturali e musicali di grande valore artistico”.

Lino Vairetti

Sono già passati cinque anni (26 febbraio 2021) dalla scomparsa di Danilo Rustici, il geniale chitarrista degli Osanna.

Ha fatto parte anche degli “Uno” e dei “Nova” insieme al fratello Corrado.

Per non dimenticare!

Wazza

Osanna di Suddance 1977 - 78 - Fabrizio D'Angelo, Massimo Guarino, Enzo Petrone, Lino Vairetti, Danilo Rustici


Uno dei migliori chitarristi rock progressivi ci ha lasciato un anno fa: Danilo Rustici.

Un nome importante all’interno di una scena che fiorì fortemente in Italia e nel mondo, quella della musica progressive e hard rock. Rustici ne fu un riferimento, perché capace di fondere i due stili e, insieme agli Osanna, fu un pioniere di quello che venne chiamato “hard prog” e “progressive metal”!

Danilo e Lino Vairetti, portarono versatilità e distacco dagli stereotipi, unendo ciò che sembrava impossibile: la sottigliezza e l’aggressività all’identità sonora di Osanna.

UNO - LONDRA 1974 - MARZO 1974

I suoi riff di chitarra e la voce melodica e graffiante di Vairetti hanno permesso di costituire un capitolo a parte nella storia del rock italiano e mondiale.

Danilo Rustici ha lasciato un vuoto e la sua dipartita ha rappresentato una grande perdita per tutti gli amanti del rock, ma restano la sua musica, il suo lavoro, le sue creazioni… gli Osanna!







mercoledì 25 febbraio 2026

Peter Gabriel: accadeva il 25 febbraio 1977

Veniva pubblicato il 25 febbraio 1977 il primo album solista di Peter Gabriel dopo l’uscita dai Genesis.

Album senza titolo, dai fans ribattezzato "Car", per via della Lancia Flavia usata da Storm Thorgerson per la copertina.

Il singolo “Solsbury Hill” entrò nella top 20 della classifica inglese.

Di tutto un Pop…

Wazza

Quando uscì il primo disco a suo nome, Peter Gabriel aveva appena compiuto 27 anni: accadde il 25 febbraio 1977. Ne aveva appena tra 20 e 24 quando pubblicò la manciata di dischi con cui i Genesis – la band di cui era cantante, leader e ispiratore principale – divennero celebri in tutto il mondo, e che sarebbero rimasti la base del loro culto futuro. Nel 1974 era uscito The lamb lies down on Broadway, il doppio concept album ritenuto la sintesi finale delle aspirazioni letterarie e teatrali di Gabriel con i Genesis: dopo il tour per promuoverlo, Gabriel aveva deciso che la band gli stava stretta e di lasciare che si arrangiassero senza di lui, e con il batterista Phil Collins promosso a cantante (loro peraltro erano anche un po’ stufi della sua ingombrante presenza e si arrangiarono piuttosto bene, con una carriera di enorme successo ancora per quasi due decenni).

Il simbolo più palese di un’inclinazione di Gabriel a far da solo e intorno a sé stesso è rimasta la scelta unica di dare ai suoi successivi primi quattro dischi da solo sempre lo stesso nome, “Peter Gabriel”, costringendo giornalisti e fans a rinominarli autonomamente citando i numeri da uno a quattro, o le immagini sulle copertine. Il primo, quello che uscì oggi quarant’anni fa, mostrava una foto di Gabriel dietro il lunotto coperto di pioggia di un’automobile (che era una Lancia Flavia posseduta da Storm Thogerson, celebre art director di molte leggendarie copertine di dischi rock). Dentro ci suonarono il chitarrista e polistrumentista dei King Crimson Robert Fripp e il bassista Tony Levin, che sarebbe diventato uno dei musicisti più fedeli nelle band successive di Gabriel. C’erano nove canzoni, piuttosto varie e discontinue, con arrangiamenti in parte discendenti da quelli di The lamb lies down on Broadway e in parte ancora più creativi, ricchi ed eclettici.

Tra le nove canzoni, due divennero dei classici del repertorio di Gabriel. La prima è “Solsbury Hill” che molte interpretazioni legano anche alla separazione dai Genesis.

Solsbury Hill” ebbe anche un notevole successo da classifica, arrivando tra le prime venti nelle classifiche britanniche, e venendo ripresa in diverse cover nei decenni successivi.

L’altro grande pezzo del disco è quello che chiudeva il lato B, e che Gabriel rifece e modificò spesso nel tempo, dicendosi insoddisfatto dell’arrangiamento della prima versione. Si chiama “Here comes the flood” e l’esplosione del refrain fu in effetti una delle cose che lo resero notevole, allora, mentre nelle versioni successive Gabriel lo ridimensionò a un andamento più omogeneo e quieto.





martedì 24 febbraio 2026

"Physical Graffiti": era il 24 febbraio del 1975


Usciva il 24 febbraio 1975 "Physical Graffiti", sesto album dei Led Zeppelin...
Di tutto un Pop…
Wazza


"Physical Graffiti", ovvero i Led Zeppelin al culmine della carriera e della creatività. Con questo capolavoro i Led infatti portano a termine quella maturazione artistica iniziata da "III" e proseguita con "Houses of the Holy", arrivando a creare l'unico album doppio della loro discografia in cui sono sapientemente miscelati vari generi musicali, dall'hard rock fino al funky, passando per il blues e per sonorità orientaleggianti, con picchi di espressività e intensità veramente altissimi.

Album che si apre con "Custard Pie", un hard-rock dalle sonorità ruvide, per poi passare al rock più "pulito" di "The Rover", brano del '70, in cui Page piazza un riff dei suoi e uno dei suoi assoli di più perfetta costruzione. Segue "In My Time Of Dying", uno standard blues, a cui la batteria rovente di Bonham, il canto drammatico di Plant e la sadica chitarra di Page danno un'intensità emotiva spaventosa facendone un baluardo dei Led. Si continua con la smorfiosa "Houses Of The Holy", risalente al '73, con un pesantissimo brano funky, "Trampled Under Foot", con Jones che spicca alla tastiera e con Plant che canta le analogie tra la meccanica dell'automobile e l'atto sessuale, per arrivare all'apoteosi di "Physical Graffiti": "Kashmir". L'imponente batteria di Bonzo, il lento e maestoso riff di Page e di Jones, sempre alla tastiera, e il racconto di un viaggio epico di un Plant in grande forma, fanno di questo brano un viaggio mistico tra le sonorità orientali e gli danno un livello di espressività e di emotività altissimo.



Qualche immagine...















Cesare Monti: l'obiettivo che ha scolpito il volto del pop italiano (23 febbraio 2015)

 


Dalle visioni di Battisti al realismo materico del 

Banco del Mutuo Soccorso


Il 23 febbraio 2015 segnava la scomparsa di Cesare Montalbetti, noto nel panorama artistico come Cesare Monti. La sua figura è stata centrale nel definire l'immagine della musica d'autore italiana, un percorso nato e alimentato da un profondo legame familiare: Cesare era infatti il fratello di Pietruccio Montalbetti, leader dei Dik Dik. Fu proprio grazie a questa connessione e alla "factory" creativa di via Stendhal a Milano che Cesare entrò in contatto con artisti del calibro di Lucio Battisti, trasformando la fotografia da semplice documentazione a vera e propria estensione semantica dell'opera musicale.

La sua produzione è costellata di opere che hanno definito l'identità del pop e del rock d'autore in Italia. Tra i lavori più significativi che testimoniano questa capacità di sintesi visiva si possono citare:


-Lucio Battisti – Umanamente uomo:il sogno (1972)

-Lucio Battisti – Il mio canto libero (1972)

-Premiata Forneria Marconi – Per un amico (1972)

-PFM – Storia di un minuto (1972)

-Dik Dik – Suite per una donna assolutamente relativa (1972)

-Lucio Battisti – Anima latina (1974)

-Bruno Lauzi – Amore caro, amore bello (1971)

-Banco del Mutuo Soccorso – Darwin! (1972)

-Banco del Mutuo Soccorso-Io sono nato libero (1973)


Prendendo come riferimento l'opera realizzata per il secondo album del Banco del Mutuo Soccorso, Darwin!, si nota come Monti abbia scelto di proseguire sulla strada della tridimensionalità materica iniziata con il celebre "salvadanaio" dell'esordio. Se nel primo disco l'oggetto era un simbolo di risparmio e valore, in Darwin! l'artista si sposta verso una narrazione più scura e ancestrale. L'immagine centrale raffigura un orologio da taschino antico, appoggiato su una superficie scura e consunta, circondato da polvere e frammenti di tempo.

Sotto il profilo tecnico, l'innovazione risiede nella capacità di rendere la materia quasi palpabile attraverso un uso sapiente della luce radente, che esalta i graffi sul vetro dell'orologio e la texture del metallo. La scelta di questo oggetto non era casuale: l'orologio simboleggiava il tempo dell'evoluzione umana, tema centrale del concept album basato sulle teorie darwiniane. Monti riuscì a tradurre la complessità delle composizioni dei fratelli Nocenzi in un'immagine che evocava simultaneamente il passato paleontologico e la caducità dell'esistenza umana.

Il packaging di Darwin! confermava inoltre l'attenzione di Monti per la cartotecnica e per il dettaglio editoriale. La copertina non era un semplice involucro, ma un invito a entrare in una dimensione museale, dove ogni elemento grafico era pensato per accompagnare l'ascoltatore nel viaggio evolutivo proposto dalla musica. Cesare Monti non si limitò a fotografare un oggetto; ne catturò l'anima temporale, rendendo l'esperienza dell'ascolto indissolubile dal contatto visivo con l'opera.



lunedì 23 febbraio 2026

23 febbraio 1975: Battiato, Magma e As Ra Tempel

Il 23 febbraio 1975 Franco Battiato, allora sperimentatore di musica d’avanguardia, veniva chiamato a rappresentare l’Italia all’European Rock Festival a Londra, insieme ai francesi Magma e ai tedeschi As Ra Tempel.

Un grande riconoscimento per l’artista siciliano, che in quegli anni veniva spesso ricoperto dai fischi, nei vari festival pop, da un pubblico non abituato a pezzi lunghi 40’ minuti di solo improvvisazione musicale. 

Di Tutto un Pop…

Wazza

FRANCO BATTIATO 1975


(estratto intervista)

“Questo è vero. Anche all'estero comunque piaceva molto. Io ho fatto da spalla nel 1975 a Stomu Yamashita, che faceva il Buddha Theatre. Nel '75 sono stato chiamato a rappresentare l'Italia alla Roundhouse di Londra per l'European Rock Festival a cui partecipavano i Magma, i Tangerine Dream, gli Ash Ra Tempel, il meglio della scena sperimentale di quel periodo insomma. Ma io avevo deciso che quello che facevo era troppo commerciale e che proprio per quell'importante occasione avrei cambiato rotta: avrei fatto metà concerto con le cose che sapevo che piacevano al pubblico e metà invece sui miei esperimenti 'd'attacco'. Alle prove ho fatto come al solito Propriedad Proibida e alla fine il direttore mi si avvicina e mi dice: 'You are the number one!'. Era proprio stupito e felice. Alla sera arrivarono circa quattromila persone, di cui duemila ubriache. Io facevo tutto da solo, non avevo nessuno che mi accompagnasse. Avevo i capelli lunghi, molto lunghi, una camicia militare, la barba non rasata e come strumenti un giradischi che usavo in maniera 'distruttiva' molto tempo prima dei dj hip hop con lo 'scratch', una radio sulle onde corte e una televisione come 'noise'. Quando ho cominciato a suonare all'inizio nessuno diceva niente perché pensavano che fossi il tecnico dell'artista italiano, che stava tarando gli strumenti. Ma dopo dieci minuti hanno incominciato a gridarmi 'Go home!', mentre altri dicevano 'More!'. Era scoppiato l'inferno! Dopo un po' me ne sono andato e mentre scendevo le scale ho rivisto il direttore che, offeso, ha girato la faccia dall'altra parte bofonchiando qualcosa tipo 'Mi hai tradito!' e non mi ha neanche salutato. Pazienza".

MAGMA (CHRISTIAN VANDER & KLAUS BLASQUIZ), 1975


As Ra Temple



 

Black Sabbath in Italia nel febbraio del 1973


Con la nomea di "famigerato ed oscuro gruppo" (Ciao 2001 -25-febbraio 1973), i Black Sabbath arrivano per la prima volta in Italia... Bologna, Brescia, Vicenza, e data conclusiva a Roma - Palazzo dello Sport, 23 febbraio 1973: sarà l'inizio di un grande feeling con il pubblico italiano.

Di tutto un Pop…

Wazza



  Ozzy Osbourne, Rome, Italy - February 23, 1973


 Prima del concerto a Roma, oltre ai Sabbath si riconosce Fiorella Gentile (Ciao 2001)










Banco del Mutuo Soccorso: il 23 febbraio del 1976 usciva il primo album (colonna sonora) strumentale, "Garofano Rosso"


Racconti sottoBanco


“La prima volta che scrissi una colonna sonora per un film fu per Il Garofano rosso tratto dal libro di Vittorini, ed ero un po’ spaventato dai limiti di durata imposti dal regista, ma la scoperta fantastica fu che era invece uno spunto alla ricerca e questa nuova concezione del limite mi è rimasta per tutta la vita”.

(Vittorio Nocenzi)


Usciva il 23 febbraio 1976 l’album “Garofano Rosso”, colonna sonora dell’omonimo film di Luigi Faccini, tratto da un romanzo di Elio Vittorini. Prima colonna sonora per il Banco del Mutuo Soccorso e primo album strumentale, che apriva una nuova epoca nell’evoluzione del gruppo.

Andatevelo a risentire!

Wazza

 


Interprete: Banco del Mutuo Soccorso 

·         Etichetta: VIRGIN 

·         Catalogo: MPIT 1005

·         Data di pubblicazione: Febbraio 1989 

·         Matrici: MPIT 1005-A/MPIT 1005-B

·         Supporto: vinile 33 giri 

·         Tipo audio: Stereo

·         Dimensioni: 30 cm. 

·         Facciate: 2

 

Note: Data matrici: 3 Febbraio / Colonna sonora originale del film omonimo (Luigi Faccini, 1975), salvo i primi due brani, non utilizzati per il film / Copertina in carta martellata - Disegno di Mimmo Mellino / Nota di presentazione all'opera a firma del gruppo sul retro copertina / Registrato da Giorgio Loviscek e mixato da Peter Kaukonen presso il Chantalain Studio di Roma nel Novembre 1975 / Tutti i brani sono strumentali; Francesco Di Giacomo, voce solista del gruppo, è qui accreditato per la documentazione ai brani, non partecipandovi direttamente / Produzione esecutiva: David Zard / Distribuito da Dischi Ricordi - Milano / Formazione: Pierluigi Calderoni - batteria, percussioni; Renato D'Angelo - basso, contrabbasso, chitarra acustica; Francesco Di Giacomo - voce; Rodolfo Maltese - chitarre, tromba, corno; Gianni Nocenzi - pianoforte, piano elettrico, sintetizzatore, clarinetto; Vittorio Nocenzi - organo, sintetizzatori, vibrafono


BRANI

Lato A

 

ZOBEIDA

Autori: Vittorio Nocenzi

FUNERALE

Autori: Vittorio Nocenzi

10 GIUGNO 1924

Autori: Gianni Nocenzi

QUASI SALTARELLO

Autori: Vittorio Nocenzi

ESTERNO NOTTE (CASA DI GIOVANNA)

Autori: Vittorio Nocenzi Edizioni: Traccia Music

GAROFANO ROSSO

Autori: Vittorio Nocenzi

 

Lato B

 

SUGGESTIONI DI UN RITORNO IN CAMPAGNA

Autori: Rodolfo Maltese, Vittorio Nocenzi, Gianni Nocenzi

PASSEGGIATA IN BICICLETTA E CORTEO DEI DIMOSTRANTI

Autori: Gianni Nocenzi, Vittorio Nocenzi

TEMA DI GIOVANNA

Autori: Vittorio Nocenzi

SIRACUSA: APPUNTI D'EPOCA

Autori: Vittorio Nocenzi

NOTTURNO BREVE

Autori: Vittorio Nocenzi

LASCIANDO LA CASA ANTICA

Autori: Rodolfo Maltese, Vittorio Nocenzi, Gianni Nocenzi

 

È incomprensibile come "Garofano Rosso" sia l'album del BMS più sconosciuto e meno apprezzato di tutta la loro copiosa produzione.

Era il 1975 ed il prog cominciava a declinare sotto le sciabolate della disco-music e del motto "It's Time to Land". I dischi degli alfieri del genere si dimostravano più ricchi di tecnica e ripetitività che di idee. Nel grigiore generale, che poi coglierà anche il BMS, il gruppo romano viene invitato a comporre ed eseguire la colonna sonora del film "Garofano Rosso", il cui valore fu tale che nessuno ricorda né il nome del regista, né che abbia superato i cinque giorni di programmazione in una sala cinematografica.

Per una strana legge di compensazione, invece, la musica è di tale spessore che ne uscì l'album prog italiano migliore di tutti i tempi. So di fare un'affermazione azzardata, e che da molti non sarà condivisa, ma per me è proprio così. Se non fosse per la ritmica, "Garofano Rosso" potrebbe benissimo essere un album di classica-contemporanea, molto sofisticato e ben costruito.

In questo ricorda, come idea di struttura e non come musica, il leggendario "Islands" dei King Crimson che è un altro disco difficilmente catalogabile come rock (anche se progressive). In "Garofano Rosso" si nota subito l'abbondante uso dei fiati, rafforzati dai synthes di Vittorio Nocenzi, lo scarso utilizzo della chitarra elettrica, a favore di quella acustica e un fluido e classico uso del pianoforte a coda, più adatto alle atmosfere cameristiche che alle grandi platee giovanili.

Un lavoro maturo e da veri musicisti, per una volta liberati da alcuni vincoli comportamentali imposti dall'industria discografica. Su tutti i brani, primeggia "Suggestioni di un ritorno in campagna". Si tratta di una vera e propria mini-sinfonia che spazia dalla classica più filologica a quella contemporanea, non disdegnando un'occhiatina al jazz e superbamente introdotta dal laconico pianoforte di Gianni Nocenzi, il quale, poi, si ripeterà nel pezzo "Tema di Giovanna" (quasi un a-solo), sino a spingersi a toni decisamente drammatici e carichi di lirismo. Notevoli anche "Zobeida", "Funerale" e "Quasi saltarello", un pezzo questo dove il Banco tende la mano all'etno-folk popolare (il Saltarello è una danza del centro-sud).

Per concludere, “Garofano Rosso” è l'album più sottovalutato della produzione del BMS e di tutto il prog italiano. Probabilmente non fu oggetto dell'attenzione che meritava, perché si trattò del primo disco del gruppo inciso per un'etichetta straniera (la Manticore di Greg Lake) e, forse, fu osteggiato proprio per questo. Da segnalare che in tutto il lavoro non c'è traccia della voce di Francesco Di Giacomo, che, per una volta, si fece signorilmente da parte per favorire un po' di sperimentazione ai due cervelli del Banco, e cioè i fratelli Nocenzi.

Una pellicola cinematografica caratteristica. Si combinano tanti elementi: storia, fascino della città, passione amorosa e per la politica. Il garofano rosso (1976), regia di Luigi Faccini, è un film icona di Siracusa, in cui si riscontrano tante prospettive. Tratto dall’omonimo romanzo di Elio Vittorini, si raccontano i sogni e le utopie di un giovane studente.


Trama del film 

Alessio Mainardi (Miguel Bosé) è un giovane di buona famiglia, la quale possiede dei terreni nell’entroterra siciliano. Studia al ginnasio di Siracusa e al contempo vive in una pensione familiare con un altro giovane, Tarquinio Masseo. I due diventano buoni amici e parlano soprattutto di donne da cui sono attratti e di politica. È appena accaduto l’omicidio di Giacomo Matteotti e perciò i fascisti irrompono sempre più a Siracusa, con aggressioni e pestaggi. Mainardi è affascinato da questa ideologia reazionaria che prende più piede, ma col tempo tende sempre più a ravvedersi. Crede che l’amico Tarquinio abbia fatto breccia su Giovanna, il suo amore non corrisposto.

Alessio è pure invaghito di un’altra donna, Zobeide (Elsa Martinelli), che scopre essere una prostituta. Il giovane continua ad inseguire le sue utopie, rinnovandole sempre.

 


Significato attorno a Il garofano rosso

Dal sentimento non ricambiato di Alessio prende nome la storia. Secondo una leggenda, un giovane si innamorò perdutamente di Diana la quale non lo corrispondeva e fece perfino il voto della verginità. Il giovane morì di disperazione e dalle sue lacrime nacquero garofani rossi. Un fiore che può indicare la libertà, quella propulsione interiore che porta ad accostarti alla bellezza.

Alessio Mainardi è un giovane in cerca di prospettive. È richiamato dal contesto natio, equivalente a tutto ciò che è agreste. Al contempo, volge gli orizzonti verso la città, luogo di conoscenze e scambi culturali. Trova in Tarquinio Masseo un punto di riferimento, seppure con dei momenti di divergenze. Alessio è un giovane che tende a formarsi a livello politico, culturale e sentimentale.

Un contesto storico di grande fermento. Ma purtroppo ogni anelito di libertà è represso perché il fascismo, dopo essere penetrato nelle istituzioni, tende sempre più a radicarsi a livello sociale.

 

Suggestioni della pellicola cinematografica

La colonna sonora è del gruppo Banco del Mutuo Soccorso. Una musica introspettiva che richiama la ricerca del sé compiuta da Alessio Mainardi. La scena in cui questi assiste alla sfilata comunista è girata in via delle Vergini. Altre scene trovano ambientazione nei pressi di piazza Duomo, compresa quella in cui Alessio entra ed esce da scuola. Diversi momenti trovano ripresa, poi, lungo le varie viuzze di Ortigia. Il garofano rosso è, quindi, una pellicola che rievoca un luogo così caratteristico e a misura di essere umano quale è Siracusa. Luigi Faccini, il regista, riesce a catturare tutto questo. Egli nel film si occupa pure della sceneggiatura.

Il garofano rosso è una pellicola dagli ingredienti peculiari. Storia, arte, introspezione, passione, senso di giustizia convergono nel film. Esso, però, non è molto conosciuto soprattutto tra le giovani generazioni. Le righe qui riportate sono quindi un modo per ricordare certe pellicole cinematografiche preziose.