Peter Hammill a Roma: il peso della
solitudine sul palco del Teatro Circo
Gennaio 1974. Mentre le rotative di Qui Giovani
mandano in stampa l'ultimo numero, Peter Hammill attraversa l’Italia in un tour che lascia dietro
di sé una scia di opinioni contrastanti. Se per i fan si tratta di un
pellegrinaggio spirituale, per la critica del tempo, come si legge nelle pagine
della rivista, l’esibizione al Teatro Circo di Roma è un esperimento riuscito
solo a metà.
L’immagine che emerge dalla cronaca dell’epoca è quella di un
artista quasi schiacciato dal suo stesso passato. Dopo lo scioglimento dei Van
der Graaf Generator, Hammill si presenta al pubblico romano "armato
solo del suo piano a coda e della sua chitarra acustica", cercando di
riempire con la sola forza della voce gli spazi che un tempo erano dominio dei
fiati di David Jackson o della batteria di Guy Evans.
L’ombra dei Van der Graaf, nonostante la presenza sul palco
proprio di Jackson (immortalato nelle foto mentre imbraccia il sassofono), nella
recensione di Elio Donato è netta: si avverte "fortemente la mancanza
di un valido gruppo d’accompagnamento". Il critico osserva come
Hammill sembri quasi "sbagliare in sede di arrangiamento",
impostando pezzi complessi su stacchi e crescenti che una chitarra o un piano,
da soli, faticano a sorreggere.
Il verdetto su pezzi storici come Fool’s Mate è
emblematico di un’epoca che non aveva ancora pienamente metabolizzato il
minimalismo drammatico di Hammill: l’esibizione viene definita "migliore
della precedente al Flaminio", ma non ancora all'altezza delle
aspettative. Paradossalmente, sono i momenti più "morbidi" e acustici
quelli che convincono di più il cronista, poiché la bellezza della voce riesce
finalmente ad annullare quei "vuoti" e quella "monotonia"
che il critico rimprovera alle parti al pianoforte.
L'articolo si chiude con un auspicio che, col senno di poi,
suona profetico: la speranza che questo tour sia solo un "momento di
passaggio" e che Hammill possa presto ritrovare un organico capace di
assecondare le sue evoluzioni vocali.
Proprio mentre è in uscita l’album The Silent Cornerand the Empty Stage, Peter Hammill appare a Roma come un gigante in
cerca di una nuova armatura. Le foto di quel servizio, con le luci basse e
l’artista concentrato sui tasti, restano la testimonianza visiva di una
solitudine cercata, sofferta e infine trasformata in arte purissima, nonostante
le perplessità dei contemporanei.
Di tutto un Pop…
Wazza




