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martedì 1 settembre 2015

TOUR DATES 01-04 SETTEMBRE 2015, di Zia Ross


Rieccomi!
Tornano le tour dates, interrotte nel mese di agosto perché nel luogo in cui mi trovavo non c'era una connessione internet.
E' settembre, si sgranano gli ultimi festival estivi dopo l'alta stagione di luglio e agosto e c'è Veruno 2days+1, appuntamento ormai fisso per i progfan.
Ecco le date fino al 4.

TOUR DATES 01-04SETTEMBRE 2015



Martedì 01/09

SERENA 80via della Torretta 12/3, Quartiere S. Donato - BOLOGNA (BO)
FEAT.ESSERELÀ
Si ringrazia il sito www.hamelinprog.com per la segnalazione.

BARRIO'S CAFÈVia Barona ang. Via BoffaloraMILANO (MI)
SENTIERO DI TAUS - UBI MAIOR
Progressive Rock. Alle ore 20:30
Si ringrazia il sito www.hamelinprog.com per la segnalazione.

CONTRO - FESTIVAL DELLA CANZONE D'IMPEGNO - Piazza San Bartolomeo - Castagnole Lanze (AT)
FRANCO BATTIATO - JOE PATTI’S EXPERIMENTAL GROUP
info:0141/878529 – 339/4477427
prevendite: www.ticket.it

POMIGLIANO JAZZChiostro del Santuario della Madonna dell’ArcoSANT’ANASTASIA (NA)
MARCO ZURZOLO ”EX VOTO”
CON FRANCESCO NASTRO – REGGIE WASHINGTON – GIUSEPPE LA PUSATA
OSPITE ARCHIE SHEPP
info: 081/8032810 - 333/9506712 - www.pomiglianojazz.com - www.facebook.com/pomiglianojazz
Marco Zurzolo sax contralto
Francesco Nastro pianoforte
Reggie Washington contrabbasso
Giuseppe La Pusata batteria
ospite Archie Shepp sax tenore
ore 20.30

CLUB RETRÒVia Giuseppe Vaccari, 8VICENZA (VI)
SYNCAGE
info: 349/6839825
ore 20:30
Si ringrazia il sito www.hamelinprog.com per la segnalazione.
Syncage è la formula attraverso cui la musica, il teatro e le arti visive si fondono in uno, uno spettacolo in cui il violino incontra la chitarra elettrica.
Ingresso gratuito


Mercoledì 02/09

SO FAR SO GOOD FESTIVALParco di Villa Bassi, Via Appia Monterosso, 52ABANO TERME (PD)
SYCAMORE AGE


Giovedì 03/09

LABARO ROCK, PARCO MARTA RUSSOviale Gemona del FriuliROMA (RM)
INIOR
Il progetto Inior nasce nel 2012, quando Marco Berlenghini e Flavio Stazi, ex componenti degli Apple Device (band prog rock romana attiva dal 2007 al 2010), decidono di rimettersi al lavoro per dar vita al loro primo album “Hypnerotomàchia”, uscito l’1 novembre 2014 ed eseguito questa sera.
Inizio concerto ore 21. Ingresso gratuito.
Si ringrazia il sito www.hamelinprog.com per la segnalazione.

TEATRO ANTICOVia del Teatro Greco 40TAORMINA (ME)
KEITH EMERSON & PALERMO CLASSIC SYMPHONY ORCHESTRA
info: www.taorminaconcerti.it tel. 091.7740969 e 091.7740968. Prevendite su www.ctbox.it.

CARROPONTEVia Granelli, 1- Sesto San Giovanni(MI)
CANZONIERE GRECANICO SALENTINO
info: 02/541782226 - 392/3244674 - info@carroponte.org - www.carroponte.org -www.facebook.com/carroponte


Venerdì 04/09

BARRIO'S CAFÈVia Barona ang. Via BoffaloraMILANO (MI)
BITTERPILL MUSIC FEST: DROPSHARD + DIE TRYING + THE COMET


04-05-06 Settembre 2015
Piazzetta della Musica - Via Marconi - VERUNO (NO)
2DAYS PROG +1 2015
Torna il festival di rock progressivo di Veruno, anche quest'anno bands di ottimo livello, giovani e meno giovani, famose o emergenti ma comunque di qualità. Questo il programma
04 Settembre:
• Syncage
• Yuka & Chronoship
• Beardfish
• Magma
05 Settembre:
• Runaway Totem
• Arabs in Aspic
• The Pineapple Thief
• Barclay James Harvest
06 Settembre:
• Fabio Zuffanti & the Z-band
• Maschine
• Sylvan
• Area
ENTRATA LIBERA.
I concerti iniziano alle 18,30

I Jethro Tull secondo Giuseppe Scaraviili


I Jethro Tull esordirono discograficamente con un 45 giri accreditato erroneamente ai “Jethro Toe”. E, fin dall’inizio del 1968, cominciarono a farsi le ossa come band live suonando in giro per i locali ed i club dell’Inghilterra. Soprattutto al ben noto “Marquee” di Londra, fino a quando non riuscirono  a conquistarsi  lo “status” di attrazione principale: per questo dedicarono un pezzo in bilico tra jazz e swing al proprietario del locale (“One For John Gee”), al quale dovettero molto, al tempo dei loro primi passi. Durante l’estate di quello stesso anno registrarono “This Was”, il loro primo LP (nonché l’unico con Mick Abrahams alla chitarra): un lavoro piacevolissimo, con poche sovra-incisioni, intriso di blues e di venature vagamente jazz, con Ian e Mick a scambiarsi i ruoli di cantanti e di solisti, ciascuno al proprio strumento.

Questo è l’unico album della band a contenere due brani nei quali Ian Anderson non compare: “Move On Alone” (cantata da Mick) e “Cat’s Squirrell”, che lascia spazio alla chitarra distorta e di Abrahams, con il solo supporto della sezione ritmica di Glenn Cornick al basso e Clive Bunker alla batteria: in questo pezzo i Jethro Tull si trasformano in una sorta di “Power Trio”, tipo i Cream, la Jimi Hendrix Experience o i Taste. Ed il lavoro del chitarrista di Luton è comunque pregevole e raffinato su tutto “This Was”, tra assoli pregevoli ed eleganti e sofisticati accordi jazz-blues.  Non era questa però la strada che la band avrebbe continuato a percorrere: Abrahams aveva ottenuto il suo spazio, “Cat’s Squirrel” era la sua passerella personale per i concerti dal vivo; ma il gruppo stava per cambiare direzione, affidandosi completamente alla guida (e al flauto) di Ian Anderson.

L’ultima incisione di Mick con la band è degli ultimissimi mesi del 1968, con il brano “Love Story”: un singolo che, dall’altro lato (“A Christmas Song”) vede Ian Anderson impegnato alla voce e al mandolino (strumento mai utilizzato su “This Was”), accompagnato dai soli Clive e Glenn, oltre che da un bell’arrangiamento d’archi. Oltre a Tony Iommi la band proverà anche il chitarrista dei Nice (il gruppo di Keith Emerson prima degli ELP). Ma, alla fine, opterà per il tranquillo e malleabile Martin Barre, dopo un’audizione (con “Nothing is Easy”, in seguito sul loro secondo album) avvenuta alla fine del 1968.

All’inizio la scelta non sembrò rappresentare un gran passo avanti rispetto all’abilità e alla sicurezza di Mick Abrahams: nella registrazione del concerto insieme a Jimi Hendrix (Stoccolma, 9 gennaio 1969) il nuovo chitarrista, un po’ impacciato (e ancora senza barba) non appare del tutto convincente. Poco dopo, però, dopo il primo tour in USA, Martin Barre acquista sempre maggior sicurezza, e per 40 anni (!) diverrà la fidata “spalla” di Ian Anderson.
Nel 1969  i Tull sono in giro per gli States anche con i Led Zeppelin (Mick Abrahams non amava viaggiare: altro punto a suo sfavore!): esiste anche una bella foto, coi Jethro Tull che impazzano sul palco e John Bonham, seduto dietro di loro, intento a seguire il lavoro di Clive Bunker alla batteria. Mentre erano in tour in America, fu Joe Cocker ad annunciare loro che in Inghilterra erano arrivati primi in classifica con il singolo “Living In The Past”. I Jethro Tull continuarono a suonare negli States anche per tutto il 1970 (senza però mancare all’appuntamento dell’ Isola di Wight, alla fine di agosto di quello stesso anno).
Quando però si concluse l’ultimo tour americano, a novembre, Ian Anderson decise di “scaricare” Glenn Cornick: erano tutti all’aeroporto, in procinto di tornare a casa, e Ian prese da parte Glenn, annunciandogli senza mezzi termini che era fuori dal gruppo, e che sarebbe addirittura rientrato con un altro volo. Possiamo immaginare con che stato d’animo quello che era stato fino a quel momento il bassista dei Jethro Tull avrà fatto quel viaggio, da solo, dopo gli anni di gavetta trascorsi insieme ai suoi compagni della band, i concerti, gli hotel, i viaggi e le risate insieme…Ho parlato con lui di persona nel 2006, ma ho preferito non toccare l’argomento, perché sapevo che Glenn Cornick non aveva ancora dimenticato. E si può anche capire.
Glenn anche riuscito a “sfiorare” il colpo grosso, arrivato con il successivo album “Aqualung”, perché aveva fatto in tempo a registrare alcuni pezzi di quel disco, poi rifatti nel febbraio del 1971 dal vecchio amico di Anderson, Jeffrey Hammond Hammond, che sarebbe rimasto nella band fino al 1975. Uno dei ricordi più belli per Glenn rimase comunque il festival gratuito di Hyde Park, come detto, insieme a Pink Floyd e Roy Haper, il 29 giugno 1968.
In quei giorni non avevano pubblicato neanche il loro primo disco, ma, avendo raccolto tanti estimatori suonando al Marquee ed in altri mille piccoli locali britannici, ecco che avvenne qualcosa di inaspettato: tutti i loro fans si raccolsero a quel festival, e quando un roadie salì sul palco, poggiando una borsa, dal pubblico partì un boato: tutti sapevano che quella era la borsa nella quale Ian Anderson teneva i suoi vari strumenti a fiato: era dunque  “il segnale” che stavano per suonare i Jethro Tull!
Gerry Conway, un batterista amico di Clive Bunker (poi a sua volta nei Tull del periodo ’81-’82), aveva saputo da quest’ultimo che suonava in una band che si esibiva solo in piccoli locali, vedendo tutto questo, pensò di essere stato preso in giro da Clive. La verità era invece che  neanche gli stessi Jethro Tull si sarebbero aspettati un successo simile a quel festival. E, in un giorno, passarono dallo “status” di piccolo gruppo a quello di band importante sul serio.
Per inciso ad Hyde Park ‘68 i Jethro Tull (che stavano registrando il primo album in quello stesso periodo) si esibirono di giorno, vestiti come nelle foto che li ritraggono al Marquee il 3 maggio 1968, per quella che fu la loro prima data come gruppo principale in cartellone (Ian con un giubottino corto, Glenn con il cappellino, il nome del gruppo stampato in caratteri gotici sulla cassa della batteria).
Qualche mese dopo, al Sanbury Jazz Festival (agosto 1968) appariranno invece con gli stessi abiti della copertina di “This Was” (escluso il trucco da vecchietti), con Ian Anderson in cappottone verde e Glenn Cornick in gilet giallo e bombetta rossa. Così come appaiono anche durante le riprese del “Rolling Stones Rock And Roll Circus”, alla fine di quello stesso anno, con Tony Iommi alla chitarra.
Stranamente, come nel caso degli Zeppelin, anche dei Jethro Tull non esiste molto materiale  filmato degli “anni d’oro”: quasi niente, in pratica, tra il 1970 ed il 1977 (finchè non è apparso metà dello show del 1976 a Tampa). Neanche per quanto riguarda gli anni del loro massimo successo, e cioè quelli di Aqualung e Thick As A Brick, tra 1971 e 1972. Dopo aver “liquidato” Glenn Cornick, Ian Anderson aveva fatto entrare nella band il suo vecchio amico Jeffrey Hammond, al quale aveva già dedicato tre brani sui dischi precedenti. Nel dicembre del 1970 i Tull registrarono con Jeffrey alcuni brani per “Aqualung”, rifatti poi nel febbraio del 1971 direttamente per il disco, che sarebbe uscito a marzo. Quando dunque il gruppo arrivò in Italia per la prima volta, nel febbraio ’71 (con i Gentle Giant come “gruppo spalla”), al teatro “Smeraldo” di Milano e al Brancaccio di Roma, il disco non era ancora uscito, anche se quei pezzi venivano suonati “on stage”.
Ian Anderson iniziava il concerto con “My God”, voce e chitarra acustica, quasi al buio, dicendo che i Jethro Tull si erano sciolti e che avrebbe tenuto il concerto da solo. Frattanto gli altri del gruppo scivolavano ai loro posti, nascosti nell’oscurità. E quando il brano esplodeva, si accendevano le luci, partiva la batteria insieme a tutti gli altri strumenti e Ian Anderson gettava per aria la sedia sulla quale aveva iniziato lo show, aggredendo in piedi il microfono con il flauto e lasciando di stucco gli spettatori con un’impatto stupefacente.
Due mesi dopo il batterista Clive Bunker lasciò la band e, con l’ingresso di Barriemore Barlow, si ricostituì di fatto quella che era stata negli anni ’60 la John Evan’s band, sotto la nuova sigla di Jethro Tull, che era in realtà il nome di un’agronomo del ‘600 inventore di una nuova macchina seminatrice. La prima registrazione di Barlow coi Tull avvenne in occasione dell’EP “Life Is A Long Song”, contenente quattro brani, quando era ancora il 1971. E, a seguito del successo di Aqualung, Barlow si vide catapultato di colpo dai piccoli pub inglesi alle grandi arene americane, di fronte a migliaia di persone. Quel disco, per inciso, avrebbe dovuto intitolarsi “My God” (e a questo brano si riferiscono le note di copertina, vergate in caratteri gotici): ma la vasta diffusione di un bootleg dallo stesso titolo portò al cambiamento del nome, e l’album si chiamò come il brano d’apertura, che parte con uno dei riff di chitarra più conosciuti del rock dei seventies. In seguito, sempre nel 1972, uscì la raccolta “Living In The Past”, contenente rarità, inediti ed estratti  dal concerto alla Carnegie Hall di New York del 4 novembre 1970 (in seguito pubblicato per intero). I due album successivi, Thick As A Brick (1972) e A Passion Play (1973) erano entrambi due concept album contenenti ciascuno un solo brano lungo quanto tutto il disco (!).
A seguito delle aspre critiche (ingiustamente) rivolte a quest’ultimo lavoro, Ian Anderson decise di prendersi una pausa, ed i Tull si ripresentarono (con look rinnovato) solo in occasione della conferenza stampa (con annessa “photo-session”) del gennaio 1974 a Montreaux, per presentare il nuovo progetto denominato “War Child”, che avrebbe dovuto essere sia un disco che un film. Il film però non si fece mai, e rimasero solo alcuni brani orchestrali che avrebbero dovuto far parte della sua colonna sonora. Un paio di brani di questo nuovo disco (“Skating Away” e “Only Solitaire”) provenivano in effetti da alcune registrazioni che la band aveva effettuato in Francia nel settembre del 1972, ma che aveva deciso di lasciare nel cassetto.
Qualcosa di questo materiale era anche stato utilizzato per “A Passion Play”. Quel disco inedito registrato nei pressi di Parigi (un doppio album incompleto, di fatto rimasto senza titolo) uscì solo in parte in occasione dei 20 anni della band, e quasi per intero in occasione dei 25 (ma con un flauto aggiunto per l’occasione). Infine, con il remix di Steven Wilson del 2014, il lavoro è stato finalmente pubblicato nella sua interezza.
Su War Child e Passion Play Ian Anderson fa per la prima (ed ultima!) volta largo uso del sax (soprattutto di quello “soprano”, cioè quello “dritto”, per intenderci). Utilizzerà il sax dal vivo fino al 1975, e lo riesumerà solo per la (rara) traccia “Beltane” del 1977.
Anche il suo costume di scena cambia completamente: non più il giaccone a scacchi rossi e neri, per gli spettacoli del periodo ’74-’75, bensì un elegante quanto surreale costume da principe del ‘500, con un sospensorio in bella vista, capelli meno folti e barba più curata. Barlow adesso siede alla batteria con canottiera e pantaloncini corti, John Evan con abito bianco e cravatta rossa (a pallini bianchi!). Barre invece alterna una giacca “floreale” ad un'altra di un rosso smagliante, mentre Jeffrey, come detto, fa sfoggio di  abiti e strumenti “zebrati”. E se prima era soprattutto Anderson a “fare scena” sul palco, adesso sono i componenti di tutta la band a dimenarsi e a correre su e giù per il palco, nonostante la difficoltà sempre maggiore delle partiture da eseguire. Sul palco viene anche portato un quartetto d’archi tutto femminile, che viaggia con loro da una città all’altra, in varie parti del Mondo.
L’album “Minstrel In The Gallery” (1975), registrato con il supporto di uno studio mobile installato su un furgone rosso: è un ottimo lavoro, ma, a parte la “title track”, non viene mai eseguito in concerto. Con “Too Old To Rock’n’ Roll, Too Young To Die” il bassista John Glascock (proveniente dai “Carmen”) prende il posto del dimissionario Jeffrey Hammond (che preferisce tornare alla sua antica passione per la pittura!) e rimarrà nei Jethro fino al 1979. Con lui la band entra nel suo “periodo folk-rock”, registrando “Songs From The Wood (1977) ed “Heavy Horses” (1978), in coincidenza con il trasferimento di Anderson (e consorte) dalla vita di città a quella di campagna. Oltre alla musica, anche l’aspetto del leader dei Tull subisce un nuovo quanto inaspettato cambiamento, con Ian Anderson che si presenta in abiti da signore della campagna inglese, con bombetta e gilet, capelli più corti, basette e pizzetto. Nonostante ci si trovi in piena epoca punk, questa svolta folk viene salutata con favore dalla critica.
Ed il suggello a questo periodo felice avviene sia con la pubblicazione del live “Bursting Out” che con il concerto al Madison Square Garden di New York, trasmesso in diretta “trans-oceanica” a beneficio di vari Paesi (Italia esclusa!). Questo concerto (e questa tranche americana del tour) vedono però Tony Williams al bassoal posto di John Glascock: quest’ultimo soffre infatti di problemi al cuore, e, anche se tornerà con la band per i concerti negli States dei primi mesi del ’79, riuscirà a registrare solo qualche pezzo per l’album “Stormwatch”, di quello stesso anno. E in questo caso a sostituirlo sarà spesso lo stesso Anderson. Glascock purtroppo morirà poco tempo dopo nel corso di un intervento al cuore, e Barriemore Barlow, a lui molto legato, si ritroverà a suonare piangendo quando il gruppo viene raggiunto dalla notizia mentre è in tour. Il suo posto viene preso dal Dave Pegg, bassista dei Fairport Convention, band amata da Page e Plant, che avevano voluto la loro cantante Sandy Denny per “The Battle Of Evermore” sul quarto album degli Zeppelin. A sua volta Pegg era un buon amico di John Bonham fin dagli anni ’60.
Pegg si divise tra i due gruppi fino al 1995, poi decise di lasciare, rimpiazzato da Jonathan Noyce. Ma quando entrò nei Jethro Tull, nel 1979, fece in tempo a far parte della formazione che schierava ancora John Evan, Barriemore Barlow e David Palmer. Quest’ultimo aveva arrangiato e diretto le sezioni orchestrali dei brani di Ian Anderson fin dal 1968, ma solo dal 1976 era diventato un componente del gruppo a tutti gli effetti. Ad ogni modo, nel 1980, Ian mischiò le carte in tavola e cambiò la formazione per il disco “A” ed il relativo tour. In effetti quello avrebbe dovuto essere un suo disco solista (“A” stava per Anderson), ma la casa discografica lo convinse a farlo uscire come il nuovo disco dei Jethro Tull, con Eddie Jobson e Mark Craney (violino e tastiere il primo, batteria il secondo). E così Barlow, Palmer ed Evan appresero solo dai giornali che non facevano più parte della band (!). Gli anni ’80 erano appunto iniziati, e questo disco, come i successivi “Broadsword And The Beast” (1982), il primo disco solista di Anderson (1983) e “Underwaps” (del 1984) sono più o meno infarciti di suoni elettronici, a discapito del flauto, che quasi scompare. Un disco avrebbe anche potuto uscire nel 1981, data la gran quantità di brani registrati quell’anno. Ma non sarà così, e tutto quel materiale riemergerà in occasione delle celebrazioni dei 20 e 25 anni di attività del gruppo.
“Broadsword” è un buon disco, ed il relativo tour è anche l’ultimo a vedere Anderson con la voce e l’aspetto dei vecchi tempi. La sua voce comincia infatti ad avere problemi dopo il tour di “Underwraps”, e nel 1985 i Jethro Tull tengono un solo concerto, dedicato a J. S. Bach, a Berlino, con Eddie Jobson (lui e Craney rimasero nella band solo nel periodo ’80-’81) in veste di ospite alle tastiere per quella sola serata. Per inciso, questa è anche l’ultima occasione in cui possiamo vedere Martin Barre con la barba…
Anche nel 1986 non ci fu altro che un breve tour estivo (denominato infatti “Summer Raid”), compresa una data diurna a Milton Keynes (proprio il luogo della reunion dei Genesis con Peter Gabriel) prima dei Marillion, che all’epoca, dopo l’uscita dell’esplosivo “Mispaced Childhood” (1985) erano davvero sulla cresta dell’onda (con conseguente beneficio per tutto il “movimento prog”, che vedeva finalmente un gruppo suonare quel genere musicale riuscendo anche a vendere e a scalare le classifiche).
I Tull sembravano viceversa ormai sul viale del tramonto: anche fisicamente Ian Anderson, pur non avendo ancora compiuto 40 anni, appariva come un vecchione imbolsito, barba imbiancata, cappellino, pantaloni rigonfi ed un giubbotto di pelle senza maniche a renderlo ancora più appesantito. Dopo “A” sia Jobson che Craney erano stati sostituiti da Peter Vettese e Gerry Conway, a sua volta rimpiazzato dietro i tamburi da Doane Perry (che, arrivato nel 1984, sarebbe divenuto il batterista più “longevo” della storia del gruppo). Don Airey fu alle tastiere per il tour del 1987, ma non sul disco di quell’anno, “A Crest Of a Knave”, che segnò il “ritorno” dei Tull in grande stile, con brani accattivanti quali “Budapest” e “Farm On The Freeway”, nuovi classici per gli spettacoli dal vivo. E, dopo il tour del 1988 per il ventennale del gruppo, e l’album “Rock Island” del 1989, coi Tull premiati quale migliore band heavy metal (!?), ecco la rinascita: nel 1991 i Jethro Tull tornano in scena incredibilmente ringiovaniti: Ian Anderson con un semplice gilet sul torso nudo, muscoloso e scattante, coi pantaloni attillati come negli anni ’70; Martin Barre, che pochi anni prima appariva come un attempato impiegato di banca, di nuovo coi capelli lunghi, dimagrito e agile anche lui, con un bellissimo suono di chitarra. 
All’album e al tour di “Catfish Rising” di quello stesso anno (con più strumenti acustici e salutari folate di blues) seguì il triplo tour (!) nel 1992, il disco semi-acustico dal vivo “A Little Light Of Music” e l’arrivo dell’ottimo Andy Giddings alle tastiere. Quindi le varie celebrazioni per i 25 anni della band, fra 1993 e 1994: box set, il doppio CD “Nightcup”, tour mondiale e Ian e Martin ancora vivaci e con un look di accattivante. Brillanti, poi, gli inizi dei concerti con la rivisitazione dei brani di inizio carriera: “My Sunday Feeling”, in apertura, poi “For A Thousand Mothers”, quindi “Living In The Past”, con Ian Anderson che irrompeva sul palco con una gioiosa giacca multicolori.
Questo periodo scintillante fu però anche l’ultimo per i Jethro: l’album “Roots To Branches” del1995 fu seguito da un tour più dimesso, senza più Dave Pegg al basso e con Anderson e Barre meno in forma.

Nel 1996 Anderson fu addirittura vittima di un’embolia ad una gamba che lo costrinse alla sedia a rotelle per diverse date:durante il tour dei 20 anni, all’inizio del concerto (quando io ebbi modo di vederli per la prima volta, nel 1988) usava per scherzo la carrozzina ad inizio concerto (a voler sottolineare che erano diventati ormai troppo vecchi), per liberarsene subito dopo, alzandosi in piedi per cantare una scoppiettante  “Cross-eyed Mary”. Adesso, invece, doveva usarla sul serio! L’album successivo uscì solo 4 anni dopo, nel 1999: si intitolava “Dot Com”, era buono, registrato bene, e con ottime spruzzate di prog. Ma sarebbe rimasto l’ultimo disco dei Jethro Tull. Sarebbero seguiti infatti altri lavori, su CD o DVD, in studio e dal vivo, ma non si sarebbe più trattato di veri album composti da materiale interamente inedito. Negli ultimi tempi, poi, anche l’inossidabile Martin Barre ha lasciato la band, ed il suo leader si presenta ormai sotto la sigla “Ian Anderson’s Jethro Tull”, lasciando intendere che il gruppo in quanto tale ha chiuso i battenti.


Filippo Andreani- “La prima volta”, di Andrea Zappaterra


Filippo Andreani-La prima volta
di Andrea Zappaterra
Non ho molta simpatia per il mondo del calcio, che relegherei volentieri a sport minore (e forse gli farebbe recuperare un pò di serietà e sano agonismo), ma in questo bel lavoro di Filippo Andreani gli episodi sportivi citati sono risalenti a un'epoca in cui c'erano ancora certi valori e sono  presi a pretesto per parlare di temi ben più profondi, che riguardano la politica e la società anche dei giorni nostri. Un filo rosso che unisce un pò tutte le canzoni dell'album, quasi un pretesto per affrontare tematiche più complesse.
Il genere cantautorale scelto (solo per dare un'idea) è un mix tra De Andrè, De Gregori,  Bertoli e Bersani, anche perchè Filippo stesso ne cita brani nelle sue canzoni, richiamando musicalmente lo stile classico,  atmosfere leggere e trasognanti che mettono soprattutto in risalto il testo, degno di considerazione e attenzione, ma anche accenni di punk rock dove emerge la provenienza di Filippo.
Canzone per Delmo ad esempio ricorda un pò le Nuvole, di De Andrè, con la voce  dello stesso Adelmo Cervi,  figlio di uno dei sette fratelli Cervi massacrati dai nazisti, vicenda che si snoda tra mondo reale e l'aldilà: “…sono un bambino di 70 anni che parla con il cielo …”, arricchito dalla voce di Marino Severini, da sempre grande estimatore di Filippo.
E Roma è il mare è una impietosa fotografia della capitale inquinata da malapolitica, cattolicesimo, delinquenza, soffocata da poteri deviati “ che crocifiggono le nostre buone intenzioni”, temi cari a Nanni Palestrini con la voce anche di Sigaro (Banda Bassotti).
Che ti sia lieve la terra tratta da un articolo di Gianni Mura è dedicata a Gianni Brera, un rock senza fronzoli con cori da stadio.
Gigi Meroni, scritta a quattro mani con il concittadino Luca Ghielmetti, parla della grande “Farfalla granata” -fantasista di anni passati, elegante nel dribbling, lontano dall'egocentrismo degli attuali assi del calcio, morto a soli 24 anni in un incidente stradale- e della sua storia sentimentale con  Cristiana Uderstadt. Qui è immaginato nell'aldilà, con i grandi calciatori e cronisti deceduti a giocare a carte nientemeno che con Nostrosignore.


Il prossimo disco dei Clash,  il brano forse più punk che tocca il delicatissimo tema del lavoro e del mondo sindacale, che accetta ormai condizioni sfavorevoli per i lavoratori ai quali non rimane altro che attendere amaramente soltanto l'uscita del prossimo disco dei Clash.
Tito, brano con Steno dei Nabat, uno slow ska dall’andatura in levare che cita appunto i Clash di Jimmy Jazz, quasi una lettera scritta dall’autore al se stesso bambino, per raccontare un epoca in cui il calcio era solo un gioco, con frecciate al calcio moderno e alle tessere del tifoso.
Veloce, toccante ricordo di Speedy Angel, voce scomparsa prematuramente della punk band Potage.
Lettera da Litaliano, dedicata ad uno dei più complessi ed enigmatici  cantautori degli anni 70, Piero Ciampi, ed ad una  sofferta storia d’amore: ... Per sapere cos'è la solitudine bisogna essere stati in due ...
Numero nove,  toccante tributo allo sfortunato calciatore sbocciato proprio nei Blues del Como, Stefano  Borgonovo, morto di SLA nel 2013 e fondatore di una onlus per combattere questa terribile malattia. Ti risparmierò il calcio moderno perchè non val più la pena”, frase mitica e profumo di rock e di calcio diverso.
20 Gennaio 2014, data di nascita della figlia Annarella, brano conclusivo quasi solo voce  e piano ( Franco Barbera) molto tenero e poetico.
Il tutto scritto, suonato e cantato come se Joe Strummer facesse un disco di cantautorato folk, grazie anche all’apporto di una storica band del punk italiano come i Linea e di alcuni amici ospiti come Marino Severini dei Gang, Sigaro della Banda Bassotti, Steno dei Nabat, Rob dei Temporal Sluts e Robi degli Atarassia
Un disco che è scaturito dalla lettura de “Il coraggio del pettirosso” di Maurizio Maggiani, un libro nel quale Filippo ha ricordato quanto un tempo era sfrontato, determinato e libero, proprio come il pettirosso della copertina, un uccello piccolo ma molto combattente. 


La prima volta” è interamente suonato da Filippo Andreani con i Linea, una delle punk band più longeve della scena italiana.

Gianmarco “Gimmy” Pirro: chitarre acustiche ed elettriche, ukulele, slide guitar
Federico Bratovich: chitarre elettriche
Silvio Calesini: basso
Fulvio “Devil” Pinto: batteria
Franco Barbera: pianoforte
Luca Bossi: rhodes, juno, hammond
Linea e Atarassia Gröp: cori


Biografia
Filippo Andreani, nato a Como nel 1977. Mica un anno a caso.
E’ avvocato ma non esercita la professione perché farebbe la fine del medico di Spoon River. Nel frattempo fa l’impiegato ma è già al Sogno Numero Due.
Dal 1993 al 2008 ha suonato negli Atarassia Gröp, per cui ha scritto tutte le canzoni. Con questa band ha suonato su centinaia di palchi in Italia e all’Estero.
Dal 2012, per due anni, ha suonato negli Erode, leggendario combo punk dei primi ’90.
Ha pubblicato due dischi a suo nome: “La Storia Sbagliata” (concept album in cui ripercorre – tra storia e fantasia – l’incredibile vicenda del Capitano Neri e della staffetta Gianna, partigiani della 52esima Brigata Garibaldi operante sul Lago di Como) e “Scritti con Pablo”, i suoi scritti corsari.
Per l’inizio del 2015 è prevista l’uscita del suo terzo disco solista, “La prima volta”, in cui convivono le sue grandi passioni: i Clash, la canzone d’autore italiana, il calcio che fu, gli amici che ha, i figli che avrà.

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