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giovedì 5 ottobre 2017

Il compleanno di Iaia De Capitani

  
Hello,
compie gli anni oggi, 5 ottobre, Iaia De Capitani, produttrice, manager, coreografa, editrice, regista, una delle poche "quote rosa" nel mondo del Progressive Rock.
Happy Birthday Iaia!
Wazza

Intervista di qualche anno fa... per saperne di più...
di Alex Pierro

Iaia De Capitani. Amministratore unico di D&D Concerti, manager, produttrice, editrice di Aereostella, regista e coreografa. Sicuramente una donna con molta energia e grandi capacità. Ma tu come ti descriveresti a chi non ti conosce?
Sicuramente come una persona sincera: odio le falsità. Una persona con tanta voglia di fare e con tanta voglia di scoprire nuovi territori.
I numerosi passaggi e le evoluzioni che, da coreografa e regista, ti hanno portato poi alla discografia, al management, alla produzione e alleditoria, hanno un filo conduttore?

Sì, hanno un filo conduttore che mi porta alla mia famiglia.
Nella mia famiglia d
origine mio nonno era direttore dorchestra, mia mamma concertista, mia zia suona il pianoforte ecc. ecc. Quindi sono cresciuta nellambiente musicale fin da quando ero piccolina. Oltre allaver studiato danza, che mi ha portato poi al mio primo lavoro di coreografa, ho studiato pianoforte e canto. Sono una persona che ha sempre vissuto in questo ambiente. Con tutte queste sfaccettature ho assimilato talmente tante cose, sia da bambina e poi crescendo, che sono riuscita a crearmi un background abbastanza ampio.
In più ai tempi scelsi di fare il liceo artistico dopo la terza media, pur non sapendo disegnare, perché mi sono detta «Almeno imparo… è la volta buona che imparo». Io ero bravissima in italiano, bravissima in matematica e bravissima nelle lingue. Quindi mi dicevano «Vai a fare il linguistico o lo scientifico o qualcosa che sai fare».  E invece ho detto: «Io sono una capra a disegnare e voglio imparare!». Morale: Non ho imparato a disegnare, perché è impossibile se non ce l
hai dentro, però studiando storia dellarte, architettura e grafica ho affinato molto la mia parte estetica. Quindi questa scelta mi è servita molto per tante cose, per esempio per le copertine dei dischi e dei libri. Non le faccio io perché non sono allaltezza, però ho le idee e gli spunti per farle.

Tasto dolente: come definiresti lo stato della musica italiana, anche e soprattutto in relazione allavvento di internet? Pensi che la discografia in Italia sia davvero moribonda, se non defunta, come asseriscono in tanti? O pensi ci sia ancora speranza di resuscitare questa grande malata?

Secondo me non è che sia ammalata o defunta, ma è in un periodo di transizione.
Non ci sarà più la discografia di prima, sarà un
altra discografia. Quindi purtroppo i file saranno quelli che la faranno da padrona nel futuro e il supporto fisico andrà sempre più a scemare. Anche se secondo me ci sarà sempre una nicchia che lo vorrà.
Tornerà sempre di più il vinile, lo stiamo vedendo, proprio per il discorso dell
estetica. Un file non ti dà quello che ti dà il supporto, lemozione delloggetto. Poi l LP ti dà anche quella sporcatura che rende la musica più bella e non asettica come quella del Cd o del file. Quindi, secondo me, non morirà mai il supporto. Diminuiranno le vendite e anche i Cd diventeranno come lLP. E a farla da padrona purtroppo saranno i file con tutte le conseguenze, come la musica pirata e tutto il resto. Purtroppo andando avanti non so dove andremo a finire. Magari tra un pò ci metteranno i chip in testa e sceglieremo la musica solo col pensiero… pensando a una canzone partirà il chip!

Questo vale anche per leditoria? Lodore della carta stampata non è unaltra cosa?

Sì, è unaltra cosa, ma soprattutto fa meno male agli occhi! Io, sinceramente, ancora non ci riesco. Io ho bisogno del libro. Non tanto perché non mi va di usare il tablet. Certo, la carta è più bella da sentire, ma è proprio una questione di occhi. Io sono sempre davanti al computer per lavoro e ho già perso abbastanza diottrie a forza di stare davanti al monitor. Il libro preferirei leggerlo senza il problema visivo che può indurre il computer o il tablet.

Credi che lambiente della musica sia ancora gestito solo e prevalentemente da uomini? Tu, in quanto donna, hai avuto difficoltà o notato diffidenze nei tuoi interlocutori?

Io ho sempre fatto lavori maschili. Tieni conto che già il coreografo di solito è maschio e le donne sono poche. Il regista di solito è maschio e le donne sono poche. Il manager musicale di solito è maschio e le donne sono poche. Ma è una cosa che non mi ha mai creato problemi, devo essere sincera. Devi dimostrare di essere brava, certo, perché se no ti schiacciano. Però, nel momento in cui ho dimostrato di saper fare, ho trovato moltissimi uomini che mi hanno apprezzato, anche manager più famosi di me, non più bravi o meno bravi, ma magari di nome e senza dubbio più ricchi (ride) e mi hanno fatto i complimenti per il lavoro che stavo svolgendo.
Io ho iniziato con PFM e poi sono subentrati altri artisti. È stato difficile all
inizio fare il manager di PFM, in primo luogo perché PFM ha uno spessore enorme e mi sono trovata a collaborare su tanti progetti. In secondo luogo perché, avendo sposato uno di loro, ero vista come “la moglie di”. Poi vai a vedere il mio curriculum e capisci che non sono arrivata lì perché sono la moglie di qualcuno, ma in un primo momento è stato difficile.
Nella tua carriera hai collaborato con molti personaggi importanti. Con chi è stato più facile lavorare, anche a livello umano? E con chi invece si è rivelato un pò più complicato?

Sono stata il manager del Banco di Mutuo Soccorso, ma non lo sono più, e sono il manager del Mito New Trolls: Belloni, Usai, più i due giovani entrati che ormai sono lì da anni e sono consolidatissimi. E ovviamente PFM.
Con chi è stato facile lavorare? Sai, io ho avuto a che fare veramente con tantissimi personaggi, mi è difficile nominare una persona più di unaltra. A livello umano mi è piaciuto tantissimo Marco Columbro, per esempio. Con lui ho lavorato tanto e mi è piaciuto molto.
Poi ho avuto a che fare con dei registi veramente stupendi: Pasquale Festa Campanile nel cinema, Beppe Recchia nella televisione, ma anche tanti autori, ad esempio Antonio Ricci, ma ce ne sono tantissimi!
Con chi non lavorerei più? Come in tutte le carriere cè il buono e il cattivo, nel senso che incontri delle persone più o meno umane, però preferisco non parlarne perché altrimenti dovrei farti un bellelenco!

 Tra tutti gli ambienti nei quali hai lavorato, musica, coreografia, regia, quale ti ha dato più soddisfazione? Quale ricordi con più piacere?

Non ce nè uno in particolare, perché devo dirti la verità, ho dato me stessa in tutte e tre le cose. La soddisfazione più grande lho avuta dal primo film che ho fatto con Festa Campanile, ma anche da Marco Ferreri, che mi ha fatto un sacco di complimenti ai tempi; Beppe Recchia tantissimo; PFM chiaramente: ho veramente dato tanto, ma anche ricevuto moltissimo!
Non c
è un lavoro che mi ha dato più soddisfazione, anche perché lattività manageriale, se vuoi, è un pò linsieme di tutte queste cose.

Tu sei anche editrice di Aereostella: come nasce questo progetto? È parallelo allattività musicale o si è sviluppato autonomamente?

È partito come un gioco perché a me piacciono molto i libri, mi piace proprio loggetto libro e quindi ho iniziato editando il libro di un amico. Ho detto «Dai, proviamo!» ed è andato bene così è arrivato il secondo. Ma era una cosa marginale, in sordina. Avevo poca distribuzione, non era una cosa pazzesca. Poi, però, piano piano siamo cresciuti, è subentrata una persona che mi dà una mano prevalentemente nel settore editoriale e abbiamo avuto una grossa distribuzione. Quindi è diventata una cosa parallela, anche se non si vendono più i libri di una volta, come non si vendono più i dischi di una volta, però finché si sta in piedi si va avanti!

A questo proposito, qualè il progetto discografico e quello editoriale a cui ti senti più legata?
Quelli per i quali gli sforzi e il lavoro sono stati superati ampiamente dalle soddisfazioni, anche se solo emotivamente. Senza dubbio Stati di Immaginazione (Sony Music, 2006e PFM in Classic (Immaginifica by Aereostella, 2013). Questi sono i due progetti PFM che mi hanno dato veramente grandissima soddisfazione. Stati di Immaginazione, prima di diventare un disco, era solo un progetto live. Abbiamo girato veramente il mondo e ha avuto immediatamente un successo incredibile. Era un progetto che in quel momento, ma anche adesso, era perfetto per PFM perché, essendo tutti dei maestri dellimprovvisazione, creare delle musiche su delle immagini di corti (che oltretutto avevo montato io, quindi era emersa la mia parte registica) è stata una cosa bellissima. Ricordo che il mercoledì mattina abbiamo fatto la conferenza stampa dicendo che il sabato sera ci sarebbe stato il concerto. PFM non aveva mai visto i film e non cera scritta una nota. Una volta consegnato il dvd io sono uscita dal teatro e li ho lasciati da soli a vedersi i film e a cominciare a creare. Il venerdì sera cè stata la prova generale e io non sapevo che musiche ci fossero. Sono arrivata e lì ho pianto. Ho pianto veramente. Ho avuto unemozione talmente forte nel vedere i film e queste musiche create in pochissimo tempo su quelle immagini.È stato bellissimo!
Sabato sera è stato un trionfo: ogni brano, una standing ovation. Quella è stata unemozione molto forte.
PFM In Classic senza dubbio, perché per PFM era un pò un tornare a casa, alla musica classica, pur usando i loro strumenti e le loro capacità rock e anche per me perché è vero che ho fatto coreografie per la televisione, che mi sono specializzata in America in coreografia televisiva e cinematografica, però arrivo dalla danza classica, quindi era un cerchio che si chiudeva anche per me.

Cè un episodio sempre legato al contesto lavorativo che ricordi con maggior piacere? E uno che invece ha lasciato qualche strascico negativo?

Positivi tanti, tantissimi. Sono di più quelli positivi rispetto ai negativi. I ricordi negativi sono pochissimi e sempre legati a persone che volevano imporre altre persone. Ricordo un episodio pazzesco, durante una trasmissione che feci con Dario Fo, Franca Rame ed Enzo Jannacci. Io facevo coreografie per la RAI e ci sono state interferenze molto pesanti per far fare le coreografie a unaltra persona, mentre Dario aveva fatto unaudizione per coreografi, aveva visto come lavoravo e aveva scelto me. Quando cè stata questa interferenza, uninterferenza piuttosto pesante, Fo si è incazzato come una biscia e ha detto «Non se ne parla neanche… io ho scelto lei ed è lei!».
Quindi è andata avanti la meritocrazia, il riconoscimento, ma perché Dario Fo è Dario Fo. È una persona integra.

La meritocrazia, secondo te, in Italia esiste?
No, non cè. Assolutamente, non esiste. La meritocrazia esiste in America. Perché se tu non sei nessuno, ma hai unidea, nessuno te la porta via e la puoi realizzare. Magari con delle persone che la devono finanziare e si prendono il loro guadagno, ma non ti portano via lidea. Io ho avuto delle idee che mi hanno portato via, idee che non ti sto ad elencare perché sono cose che hanno anche molto successo adesso. Io non riesco neanche a guardarle quelle trasmissioni perché mi fanno venire veramente la rabbia. In Italia non esiste la meritocrazia, assolutamente.
Cè speranza ?
No, ma figurati! Non cè speranza per il paese e secondo te cè speranza per la meritocrazia? (ride). LItalia che non ha più unetica, qui la meritocrazia te la devi fare tu! Io ho dovuto mettermi da sola con le mie manine, tirarmi su le maniche e aprire unazienda mia, dove decido io e allora la meritocrazia è la mia. Perché altrimenti, se sei onesto, arrivi fino a un certo punto e poi non vai più avanti.

Con tutta lesperienza acquisita è cambiato lentusiasmo con cui affronti le sfide lavorative?
Hai ancora qualche sogno nel cassetto o progetti che vorresti realizzare?

Non è cambiato niente, anzi, è cresciuto. Fernanda Pivano diceva che quando hai un obiettivo davanti non invecchi, rimani sempre giovane perché devi andare avanti e devi raggiungerlo, quindi io non mi fermerò mai, avrò sempre obiettivi davanti a me.
Sono due le cose che vorrei fare: la prima è un film, anche un cortometraggio. Ho già in testa delle idee, ho già scritto qualcosa. Mi piacerebbe molto. La seconda cosa è un
opera, un musical, però allamericana perché in Italia fanno sempre musical un pò“”allitaliana”.
Mi piacerebbe farlo, ma in America, dove non serve che tu faccia vedere chissà che cosa
Quando vedo i vecchi film di Fred Astaire o di Gene Kelly, quando vedo loro, a parte la tecnica, lo stile che avevano, mi rendo conto che bastava un niente! Scendevano una scala ed era già una coreografia pazzesca, la musica era perfetta, era tutto controllato fino allunghia. In Italia purtroppo non funziona così.

Speriamo allora di intervistarti alluscita del film

Speriamo. Devo trovare un bravo produttore però (ride), perché non mi metto a fare anche il produttore cinematografico, non ne sarei capace, in questo momento no!

Per chiudere, secondo te, qual è laltra faccia della musica?

La creatività assoluta senza barriere. Libertà di creare, questa è laltra faccia della musica secondo me. Ma vale in tutti i lavori, non solo per il musicista. Anche il manager deve creare, anche il giornalista deve creare. La libertà assoluta di creare, nel rispetto dellartista. Una cosa che mi dà un pò fastidio, per tornare al discorso di prima, sono i giovani che non si documentano, soprattutto tra i giornalisti. Intervistano gli artisti senza sapere chi hanno davanti. Fanno delle domande talmente assurde che io a volte vedo lartista che rimane spiazzato e in quel momento avrei voglia di prenderlo e portarmelo via. Non cè più la voglia. Noi quando eravamo ragazzi avevamo voglia, andavamo a ricercare. Se io avevo un appuntamento con una persona, oppure dovevo parlare di lavoro con qualcuno, mi documentavo prima. Adesso non gliene frega niente a nessuno e questo secondo me è terribile, è un inaridimento totale. Dovrebbe fare qualcosa la televisione: anziché proporre programmi veramente poco edificanti, dovrebbe far crescere un pochino i giovani.
Io ricordo che ero una bambina e guardavo Non è mai troppo tardi del maestro Manzi in televisione. Quando ho iniziato ad andare a scuola sapevo già scrivere, perché l
avevo imparato con la TV. Adesso cosa impari con la televisione? Cè un appiattimento totale. Quindi che dire? Se non cè la televisione leggete i libri! Non solo quelli di Aereostella, non è un problema, anche qualcosaltro: basta leggere (ride)!


mercoledì 4 ottobre 2017

Mad Crayon, di Wazza


Hello Popolo Prog,
sull'ultimo numero di Prog Italia, quello con B.B. in copertina (Bowie & Banco), c’è un articolo sulle etichette che hanno fatto il prog in Italia, nello specifico la Mellow Records.
Leggendo, ho notato che tra gli artisti prodotti mancavano i Mad Crayon: per l’amicizia che mi lega ad alcuni membri - e anche perchè sono "genzanesi", nel senso di Genzano di Roma - riparo il torto e ve ne parlo "mi"!
I Mad Cryon, si formano alla fine degli anni ’80, quando dopo il terremoto provocato dal punk-rock essere "Prog" era quasi da carbonari… pian piano però la ragione aveva il sopravvento e nasceva una seconda generazione di gruppi progressive romani (Divae, Nodo Gordiano...).
Dopo una serie di musicassette autoprodotte e un lungo rodaggio live nei locali di nicchia, nel 1994 rilasciano il primo Cd "Ultimo Miraggio", con la cover disegnata da Mac Mazzieri, noto per aver disegnato copertine per Le Orme.
Il disco li fa conoscere nel giro; la band è composta da due tastieristi tipo Banco, ma la loro musica si avvicina molto ai Genesis e PFM. Ottimi musicisti, brani complessi, frequenti cambi di tempo, bella voce e assoli che riempiono la struttura musicale.
Nel 1994 partecipano al Prog Festival di Altomonte insieme agli sconosciuti Anekdoten, al "Progetto Osanna" e ad un'altra interessantissima band, i Malibran di Giuseppe Scaravilli.
Il gruppo, causa trasferimento del chitarrista a Milano, si ferma per qualche tempo. Nel 1999 incidono per la Mellow Records (appunto), il loro secondo Cd, "Diamanti", che li riporta on the road, e vengono invitati a partecipare a vari progetti con altri artisti: Zarathustra's Revenge, Kalevala, Il Colosso di Rodi e Purgatorio e Dante.
Negli anni a seguire alti e bassi (come capita a musicisti che non fanno cover), cambi di formazione, e nel 2009 esce "Preda", considerato il loro disco migliore, un album fresco e registrato benissimo, molta atmosfera prog e sinfonica… cosa molto importante… cantano in Italiano!
Una band che merita molta più considerazione e un posto di tutto rispetto tra la band di "seconda generazione", che hanno avuto il coraggio di proporre musiche e testi loro, in un periodo in cui, se parlavi di un certo genere di musica ti rispondevano "… perchè esistono ancora i Jethro Tul!?".

Ma per l'ottusità degli "addetti ai lavori", per l'ignoranza delle case discografiche, per la paura di rischiare… sono spariti (almeno credo..) come tante altre valide band di quel periodo.
Aggiungo ottimi musicisti, persone educate, non come tanti "palloni gonfiati", che se la tirano nei vari Festival Prog!
...di tutto un Prog
Wazza


Flora ed Eroe vivono in una terra dove amore ed amicizia sono vietati, dove, per i sentimenti che provano l'uno per l'altra, sono condannati lei a rinascere indietro nel tempo e lui ad invecchiare precocemente crescendola come padre... Come quando si assiste alla narrazione di una favola, "Ultimo miraggio" trova la giusta dimensione d'ascolto in una comoda poltrona; musica d'ascolto che prende forma dalle emozioni, dalle tensioni che accompagnano lo svolgersi della storia. Alla stregua di Flora ed Eroe, la musica dei MAD CRAYON è figlia della luna e del sole... capace di essere dolce come una notte di luna piena o vitale ed energica come una giornata di sole. E' un'altalena di tensioni: la dolcezza dell'amore, il vigore della punizione e tutta la concitazione della vicenda trovano concretizzazione in armonie dalla mirabile forza espressiva fatte di melodie fluide e passaggi corposi, fraseggi delicati ed improvvise impennate. Paradossalmente la forte tensione emotiva che guida i MAD CRAYON rende superflua la narrazione riuscendo il gruppo a dipingere con le sole note gli umori della vicenda... e proprio in questi ambiti, nei frangenti strumentali, i MAD CRAYON trovano la libertà necessaria per esprimere tutte le loro potenzialità raggiungendo la massima esaltazione. Una commistione di note specchio di sentimenti fra i quali domina l'amore che lega Flora ed Eroe... una leggenda dove la relatività del tempo è ribadita non riuscendo questo ad impedire ai due di essere superiori alle assurde regole della società in cui vivono, neppure nelle condizioni in cui sono costretti... in tensione verso una realtà a misura d'uomo "Come la conchiglia non ha dentro il mare cosi, a volte, l'uomo non ha la vita".



Hanno fatto parte dei Mad Crayon:

Alessandro Di Benedetti - tastiere,voce
Daniele Vitalone - voce, chitarre, basso
Federico Tetti - voce, chitarre
Daniele Agostinelli - tastiere
Stefano Fabiani - batteria
Luca Cleri - chitarre



martedì 3 ottobre 2017

Ci ha lasciato Tom Petty


Hello
ci risiamo...un altro grande del rock ci lascia. Tom Petty, songwriter, chitarrista, cantante degli (scherzo del destino) "Heartbreakers".
Grande amico e collaboratore di Bob Dylan e George Harrison, con cui aveva fondato il super gruppo Traveling Wilburys.
RIP Tom
Wazza

(da Repubblica -Spettacoli)

Il cantautore, leader degli Heartbreakers, è spirato dopo un infarto nella sua casa di Malibu. L'annuncio della famiglia. Pochi giorni fa ha tenuto tre concerti a Los Angeles
Una vita a condurre un gruppo chiamato "Heartbreakers" per poi essere tradito da un attacco di cuore. E' il destino di Tom Petty, morto in un ospedale della California dove era stato ricoverato in seguito a un infarto che lo ha colpito domenica notte nella sua casa di Malibu. Cantautore e musicista, Petty era considerato uno dei più grandi rocker americani. La notizia del malore era stata ripresa dal sito Tmz, ma il management del cantautore non aveva voluto commentarla. In un primo momento fonti di polizia riprese dalla Cbs avevano dato la notizia della sua morte immediata, poi è arrivata la smentita. Ma la situazione era disperata e i medici avevano in realtà avviato le procedure che seguono la dichiarazione di morte cerebrale. E alcune ore dopo è arrivata la conferma del decesso diffusa dalla famiglia.
Tom Petty aveva 66 anni e la sua ultima apparizione sul palco risale a pochi giorni fa quando con i suoi Heartbreakers ha tenuto tre concerti a Los Angeles.
Nella sua ultraquarantennale carriera, Petty ha suonato in tutto il mondo e con tutti i più grandi artisti della musica rock, a cominciare da Bob Dylan con il quale ebbe un lungo sodalizio artistico; negli anni 90 fecero parte del supergruppo dei 'Traveling Wilburys' insieme a George Harrison, Jeff Lynne e Roy Orbison. Tom (all'anagrafe Thomas Earl) Petty ha iniziato a suonare nel 1969, ma il suo primo album uscì nel 1976 e conteneva il brano "Breakdown" che l'anno dopo entrò nella Top 40 Usa. Il suo ultimo con la band è "Hypnotic eye", uscito nel 2014.

Nel 2002 è stato ammesso nella Rock'n'roll Hall of fame "presentato" da Jacob Dylan.

Wazza ricorda Rudy...


3 Ottobre - Un pensiero per Rudy

Il mio vocabolario è l'universo...
un uomo è tanto più grande quanto universo ha in sé”​

(Tancredi Parmeggiani -pittore)


Continua a volare "gabbiano Rudy", ci rincontreremo al mare...

Ti voglio bene
Wazza




lunedì 2 ottobre 2017

La festa dei nonni... rock, di Wazza


Hello,
sembra che oggi 2 ottobre sia la "Festa dei Nonni"...
Visto che da tre anni faccio parte della "categoria", volevo augurare a tutti i Nonni e Nonne Rock, sia artisti che semplici ascoltatori, una splendida giornata con i loro nipoti(ni)
E ricordatevi che con il rock siete sempre ..."Too youg to die" !!!
Wazza




domenica 1 ottobre 2017

Mercantinfiera 2.0 al Club Il Giardino - Lugagnano di Sona (VR) 29/09/2017 Di Marco Pessina



Mercantinfiera 2.0 al Club Il Giardino - Lugagnano di Sona (VR) 29/09/2017
Di Marco Pessina

Bellissima serata con buon afflusso di pubblico, per un tributo ad un grande della musica italiana, che risponde al nome di FABRIZIO DE ANDRE', quella che é andata in scena venerdì 29 settembre nel Club veronese. Protagonista del recital, la collaudata band veronese dei MERCANTINFIERA 2.0, rinata dopo un paio d'anni di silenzio forzato. Accanto ai collaudati GIOVANNI BALDIN (pianoforte e tastiere), DIEGO CANTACHIN (batteria e percussioni), ELEONORA ELIO (violino e voce), MAURIZIO LEONE (flauti e voce), PAOLO PASQUALETTI (chitarre e mandolino) e GIAMPAOLO RONCOLETTA (basso e voce), abbiamo avuto il piacere di ascoltare alla voce NINE' INGIULLA, entrato da poco nella band. Si é trattato di una vera e propria immersione nelle composizioni del poeta genovese, dalle più conosciute e suonate con gli arrangiamenti del tour che DE ANDRE' fece con la PFM alla fine degli anni Settanta, a brani meno noti al pubblico. Quindi spazio a VOLTA LA CARTA, IL PESCATORE, LA CANZONE DI MARINELLA, BOCCA DI ROSA per citarne alcune, con un il pubblico presente in sala che ha partecipato divertendosi. Non sono mancati pezzi dei primi anni, come VERRANNO A CHIEDERTI DEL NOSTRO AMORE o CARLO MARTELLO, brano scritto a quattro mani con un allora sconosciuto PAOLO VILLAGGIO e brani ironici come ATTENTI AL GORILLA.
L'amalgama della band é collaudata da anni di concerti in giro per l'alta Italia e con l'aggiunta di INGIULLA, la cui somiglianza vocale a quella di FABER é in alcuni momenti a dir poco imbarazzante, tanto é similare la timbrica.
Il concerto é corso via piacevolmente e arricchito da alcuni aneddoti di DE ANDRE' raccontati da BALDIN, tra un brano e l'altro.
Bravi tutti in una serata di quelle che fanno bene al "cuore", in un locale rinnovato di recente che propone sempre musica di qualità.
Finisce col pubblico in piedi, con un ritmato battimani ad acclamare giustamente i sette musicisti a loro volta entusiasti della bella serata.