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domenica 21 gennaio 2018

Il compleanno di Franz Di Cioccio


Compie gli anni oggi, 21 gennaio, Franz Di Cioccio, batterista, cantante, membro fondatore della Premiata Forneria Marconi, da sempre considerato uno dei "capiscuola" dei batteristi italiani.
Nel 2006 è stato il primo musicista in Italia ad essere insignito del titolo di "Commendatore" dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana.
Continua a girare il mondo con la PFM, reduce da un grande successo in Giappone...
Buon compleanno Franz…
Wazza



Una rara foto dei "Quelli": Di Cioccio, Favalro, A.Radius.Piazza, Premoli e Ricky Gianco



Come sempre, il giorno 21...


21 gennaio

"Io sono nato libero. Io sono io e non voglio essere il vostro burattino. Non amatemi se in cambio volete plagiare la mia personalità. Non datemi se in cambio volete cose che non posso darvi. Non cercate di rendermi simile a voi. Il compromesso è bandito dalla mia anima. Vi combatterò! Lotterò! Sferrerò calci e pugni sputandovi in faccia la libertà di essere me stesso e vi ferirò con l'insolenza dell'indifferenza. Io sono nato libero e tale morirò."
 (Parole di un guerriero Maori)

 Ci sarai sempre. Buon viaggio Capitano.
Wazza 

Piccolo ricordo di Gianni Morandi...

Storica  figura del  gruppo  BANCO del MUTUO SOCCORSO. Aveva una grande vocalità, inimitabile, era un ottimo musicista, un innovatore che ha lasciato un segno importante nella scena   del  Rock, dagli anni '70 in poi. Lo conoscevo bene e lo stimavo molto. Una persona veramente speciale. Tra l'altro nel 1984 scrisse, insieme a Cocciante, una canzone per me, “LUNA NUOVA”.




venerdì 19 gennaio 2018

Unreal City: intervista di Max Rock Polis


Unreal City, “Frammenti notturni”. Esperienze internazionali

Intervista di Max Rock Polis

Giovani ma prolifici e già piuttosto conosciuti, gli Unreal city stanno vivendo un gran momento dall'uscita del loro terzo lavoro. Dopo gli impegni in Canada e Stati Uniti, tutto fa supporre che i loro viaggi non finiranno certo qui. Manca la tappa dove i nostri artisti Prog sono idolatrati da migliaia di persone. Ci diranno dove?...

Siamo qui con i nostri amici di Unreal city. Siete arrivati al terzo album, parlateci un po' di “Frammenti notturni”.
E: “Sì in effetti è passato un pò di tempo rispetto al secondo che è “Il paese del tramonto”, noi abbiamo pubblicato e fatto una piccola tournée In Canada, in Europa, Italia, poi ci siamo presi una piccola pausa per scrivere i nuovi brani. Volevamo dare un taglio un po' differente rispetto ai primi due dischi e il risultato è questo “Frammenti notturni”. Volevamo anche andare in uno studio di registrazione differente, non siamo andati a Genova ma allo Studio 2 di Padova, con tecnici estremamente competenti, siamo molto soddisfatti della resa sonora.”


Il Canada vi adora e continua ad adorarvi. Voi ci siete stati di recente.
E: “Sì, ci siamo stati la settimana scorsa per promuovere questo lavoro. È stato un bellissimo concerto. In Canada hanno una comunità Prog molto solida, affiatata, unita, in cui tutti si conoscono e parlano sui social.”
F: “Sì ci sono parecchie persone che hanno proprio questa passione per il Prog italiano e non. Siamo stati felicissimi del'accoglienza ricevuta in Quebec.”
E: “C'è amicizia tra il nostro gruppo e questa comunità, è la terza volta che ci torniamo e tutte e tre le volte sono state delle bellissime esperienze per noi.”
F: “Sì le due volte precedenti siamo stati ospiti di questo festival organizzato da Michel Bilodeau, si chiama Terra incognita. È un festival che si tiene annualmente da un lunghissimo periodo, a Quebec city. Per noi è stato favoloso per via dell'accoglienza, della partecipazione, del calore del pubblico. La cosa sorprendente è anche la location, un po' fuori dagli schemi, perché non è un teatro ma una ex cappella.”

Scenario surreale: una cappella sconsacrata e voi ci suonate dentro. Ma il Canada non è l'unico paese che vi adora, vero?
E: “No [ride. ndr], abbiamo avuto modo di presentare l'album il giorno della sua uscita, il 10 settembre scorso, a Rotterdam. Anche in quel caso era la terza volta che andavamo lì al 't Block, ed esattamente come in Canada anche il pubblico olandese riesce a fare collettività, massa, andare ai concerti, seguire nuove proposte. Non si adagiamo ad ascoltare e riascoltare solo i mostri sacri del Prog ma sono aperti anche a nuove proposte. Diciamo che è un pò il punto debole dell'Italia, un po' chiusa alle nuove proposte.”


Siete appena tornai da Canada e siete di nuovo in partenza oltreoceano, vero?
F: “Effettivamente sì, perché a inizio novembre saremo negli Stati Uniti per una breve tournée che ci vedrà un pò sballottolati tra vari stati. Saremo il 3 novembre a Boston, il 4 a Chicago e il 5 in un paesino del New jersey [Dunellen, ndr] che è la capitale Prog dello stato.”

Avete conquistato aldilà dell'Atlantico, forse vi potrebbero volere dalla parte opposta del mondo.
F: “Sì abbiamo in ballo per aprile prossimo qualcosa di abbastanza carino…”

Lasciamo la curiosità agli ascoltatori, c'è anche questa prospettiva.
E: “Siamo molto felici di aver modo di suonare il 10 novembre prossimo al Club il Giardino di Lugagnano di Sona vicino a Verona. È in Italia il tempio del Progressive. noi siamo amici dell'organizzatore Giamprimo Zorzan e gli siamo molto grati di poterci ospitare nel suo bellissimo locale.”
F: “Poi suoneremo il 16 dicembre alle porte di Milano: a Rozzano al Circolo Volta.”

Torniamo ad Unreal City. Questo nome da dove viene?
F: “Tutto ebbe inizio nel 2008. Io ed Ema suonavano insieme in un gruppo a Milano, si chiamavano i Syllogism. Tieni conto che eravamo sedicenni, quindi era il primo gruppo in cui abbiamo iniziato a suonare insieme.”
E: “Così per rendere la cosa un pò più comoda ci siamo spostati a Parma dove è la sede del gruppo e abbiamo cambiato nome da Syllogism ad Unreal city. È una passione in comune tra me e Francesca l'opera di Thomas Eliot, è un grandissimo poeta, scrittore, drammaturgo inglese. La nostra opera preferita è La terra desolata, “The wasted land”, e una sezione parlando di Londra inizia con “Unreal city”, città irreale. Ci piacque molto come suonava.”
F: “Esatto.”

Salutiamo e nominiamo gli altri membri della band.
E: “Sì, allora, non ci sono qui e sono: Dario Pessina al basso e ai backing vocals e Marco Garbin alla batteria chitarra acustica a e backing vocals. E poi vorremmo salutare Camilla Pozzi che ha cantato nelle prime due tracce del disco: “La grande festa in maschera” e “Le luci delle case”.”
F: “È una nostra amica che ci ha fatto il regalo di partecipare come special guest con la sua voce.”

Lo ricordo io: voi siete Emanuele Tarasconi, tastiere e lead vocals e Francesca Zanella chitarra e mellotron. In genere è la donna che canta e l'uomo che suona la chitarra, vi siete scambiati gli strumenti.
F: “Io posso dire che hanno provato ripetutamente a farmi cantare ma finora non ce l'hanno ancora fatta e non penso ci riusciranno mai.”

Questo album di cinque pezzi è edito dalla AMS. Come lo potremmo avere se lo volessimo?
F: “Allora, fortunatamente è facile reperire tutto il nostro materiale. In particolare si può trovare su internet sul nostro Bandcamp. Il link è www.unrealcityprogband.bandcamp.com

… lì è possibile trovare tutto il resto dei nostri album. Tra l'altro questo è disponibile in CD, in vinile, anche su Amazon, IBS, anche su Spotify, Apple music e nei negozi. Siamo molto contenti perchè se una cosa non ci manca è la distribuzione, grazie ad AMS.”



giovedì 18 gennaio 2018

Black Hole - “Evil in the dark”, di Andrea Zappaterra

Black Hole  - “Evil in the dark”
Di Andrea Zappaterra
In Italia una delle prime band della scena doom/dark  sono stati i Black Hole.
Roberto "Robert Measles" Morbioli con questo “Evil in the dark” ha raccolto sessioni risalenti ai primi anni ’90, sviluppate e affiancate da materiale inedito, musica cupa e claustrofobica imbevuta di elettronica e di liturgia gotica, growls e accelerazioni si adagiano e si amalgamano con i rallentamenti tipici del metal/ghotic/doom.
Nulla di nuovo quindi sotto il sole, anzi sotto “il buco nero”, con argomenti consoni e usuali del genere, come la lotta tra il bene e il male, esoterismo e spiritualità che sfociano in un’atmosfera angosciosa, conturbante.
La musica rugginosa non lascia trasparire eventi eclatanti, sintetizzatori e organi quasi messali, con chitarre distorte ed effetti strobo che creano ulteriore disorientamento.
La voce di Measles, che sembra non seguire la traccia musicale, spara acuti imprevisti  come se cantasse con le spalle rivolte al microfono, e la traccia che ne risulta è una specie di nastro magnetico suonato al contrario.
Il basso potente e altisonante crea la base ritmica lasciando poco spazio all’improvvisazione solistica, i brani sono tutti molto scarni e volutamente abrasivi con ripetitività ossessive come gabbie che imprigionano la voce di Maesles che tenta di uscire dallo schema sonoro così creato.
Non è quindi un album facile, ma come spesso accade la sperimentazione e l’assoluta libertà creativa ed espressiva di questo gruppo potrà venire apprezzata con l’andar del tempo e il riascolto, soprattutto dai numerosi fan che per tutti questi anni hanno attesa l’uscita di un nuovo lavoro dei Black Hole.

Line up
Robert Measles: lead vocals, bass, lead guitar, organ, keyboards, keitar, drum machine
Michael Sinnicus: guitars
Robin Hell: drums in “Evil in the dark” , “Holy Grail”, “Astral World”



     Tracklist

1.      EVIL IN THE DARK
2.      ALIEN WOMAN
3.      HOLY GRAIL
4.      OCTOPUS TENEBRICUS
5.      THE WAY OF UNWITTING
6.      ASTRAL WORLD
7.      X FILES
8.      X FILES PART II
9.      INFERI DOMINE
10. DANGEROUS BEINGS
11. NIGHTMARE

12. THE FINAL DEATH



   Distribuito da GT Music




mercoledì 17 gennaio 2018

M.R PUNCH live, di Marco Pessina


Mr. Punch live alla Casa di Alex - Milano - 13/01/2018
Di Marco Pessina

Ci sono cover band e cover band viene da dire, e lungi da noi cavalcare la polemica antica delle cover band, sì, o delle cover band, no. Una capatina in quel di Milano a conti fatti, ci fa affermare che ne é valsa la pena. I M.R PUNCH, partiti proprio dal locale milanese un paio di anni orsono, come ci ricorda il buon Massimo Cataldi, che della sala lombarda é il creatore, sono ripartiti in questo 2018 che li porterà in giro per l'Europa, Inghilterra compresa. Il periodo FISH, é quello che i "nostri" hanno da sempre preso in considerazione. In una sala gremita, con tanto di supporters scatenati nelle prima file, abbiamo assistito a un paio d'ore abbondanti di energia pura. Musicisti navigati e capaci come ALESSANDRO CORVAGLIA alla voce, calato perfettamente nella parte che fu del "pescione" d'oltremanica, in possesso di una straordinaria vocalità, che impressiona soprattutto per la resistenza non tradendo nemmeno alla fine del concerto. La bravissima MARCELLA ARGANESE alla chitarra ben coadiuvata da DANIELE FULIGNI alle tastiere, a cui ha fatto da contraltare una solida e ben amalgamata sezione ritmica con GUGLIELMO MARIOTTI al basso e ROBERTO LEONI alla batteria, passati entrambi dai THE WATCH, ma in epoche diverse. Due ore e passa, si diceva, nelle quali abbiamo potuto ascoltare tutti, o quasi i brani più significativi dei MARILLION di quel periodo. Partendo da SCRIPT FOR A JESTER'S TEARS e passando via via da ASSASSING, CHELSEA MONDAY, SUGAR MICE tanto per gradire. E tanto per gradire anche qualche "lato B", alla cui riscoperta si é dedicato il quintetto milanese, come ci dirà il buon CORVAGLIA. E quindi abbiamo avuto il piacere di sentire dal vivo, brani come CINDERELLA SEARCH e THREE BOATS DOWN FOR A CANDY. La serata é volata via nell'entusiasmo generale, con tanto di botta e risposta tra il proscenio e un pubblico oltremodo partecipe. Abbiamo avuto anche il piacere di ascoltare per intero, MISPLACED CHILDHOOD, album del 1985, che consacrò definitivamente la band inglese. Perfette le esecuzioni sotto tutti profili e l'amalgama sul palco del quintetto (dovremmo dire sestetto, vista la presenza del piccolo Gabriele Mariotti). A parte questo, si é arrivati a THE LAST STRAW, che doveva essere l'ultimo brano in scaletta con una buona parte di pubblico ai piedi del palco a saltare e "contribuire" ai cori. In realtà, ci sarà spazio anche per FUGAZI, title-track del fortunatissimo album del 1984! Se il buongiorno si vede dal mattino, il tour 2018 é iniziato alla grande! Lunghi e meritati applausi finali per tutti.                                                                             
                               

lunedì 15 gennaio 2018

Brian Wilson a Umbria Jazz il 15-7-2017, di Antonio Pellegrini

Brian Wilson “il genio dei Beach Boys” a Umbria Jazz

Di Antonio Pellegrini (www.tonyinviaggio.com)

Quasi ogni rock band che si rispetti ha avuto il proprio genio folle (o perlomeno molto problematico). Ci sono stati casi estremi come Syd Barrett nei Pink Floyd o Keith Moon negli Who, ma basta pensare al "Club dei 27" (le star della musica mancate a 27 anni, da Hendrix a Jim Morrison per citarne un paio), o ai vari morti suicidi, per rendersi conto di come spesso il genio sia accompagnato dal disagio.

Anche i Beach Boys, proprio quelli delle allegre musiche da spiaggia, nascondevano dietro le tavole da surf un compositore di grandissimo livello, che all'apice del suo momento creativo uscì letteralmente di testa: Brian Wilson.

La vetta artistica della carriera dei Beach Boys fu raggiunta nel 1966 con la pubblicazione di "Pet Sounds", considerato uno dei più grandi capolavori della storia della musica, e composto quasi interamente da Brian. Paul McCartney disse che l'album aveva influenzato enormemente la composizione di "Sgt. Pepper's" dei Beatles. Il successivo album avrebbe dovuto chiamarsi "Smile" ma Wilson non riuscì all'epoca a ultimarlo e il suo ruolo nella band divenne gradualmente sempre più marginale, a causa dei disturbi mentali e dell'uso di droghe.


Dagli anni '90 Brian Wilson ha ripreso a suonare e ha dato vita nel 2016 a un tour in occasione del cinquantesimo anniversario dall'uscita di “Pet Sounds”. Il concerto a Umbria Jazz del 15 luglio 2017 è dedicato proprio alla presentazione di questo storico capolavoro.

In una ventosa serata estiva sono seduto nelle prime file dell'Arena Santa Giuliana, il luogo deputato ai grandi concerti di Umbria Jazz. Le sedie sono tutte occupate. Arriva Wilson, vestito con una camicia arancione e pantaloni scuri, i capelli grigi sono tirati all'indietro col gel. Brian si siede al centro del palco, dietro al suo piano elettrico yamaha, che non lascerà per tutto il concerto. Lo accompagna una band di ben nove elementi, probabilmente per riuscire a realizzare le complesse armonie corali dei Beach Boys e per suonare dal vivo ogni strumento del disco. Tra i musicisti ci sono anche gli storici membri dei Beach Boys Al Jardine e Blondie Chaplin, entrambi chitarristi e cantanti, che si distinguono per sound e carisma.

L'esecuzione dei brani è molto fedele nel suono e negli arrangiamenti agli originali. Il gruppo, per lo più composto da musicisti non giovanissimi, è assolutamente all'altezza del compito e sembra quasi di assistere a un ascolto dell'ellepì pubblicato nel '66.


Nella scaletta, comunque, oltre all'esecuzione integrale di “Pet Sounds”, non mancano altri storici successi, da “Good Vibrations” a “Barbara Ann”.

Brian canta e suona il piano su quasi tutti i pezzi, sembra assolutamente sereno e tranquillo ed è molto lontano dall'immagine di lui che mi ero creato. La sua voce oggi è semplice e non del tutto perfetta, ma è piacevole sentirgli cantare e suonare i capolavori che ha scritto.

Alla fine del concerto mi rimane una sorta di dubbio: come possa quello che appare come un uomo medio (addirittura potrebbe sembrare mediocre), senza nessun tipo di carisma, essere il genio folle dietro alla composizione di uno dei più grandi capolavori della storia. Forse oggi ho imparato qualcosa di nuovo: il genio a volte può anche stare nascosto dietro all'aspetto di un uomo comune.



Setlist
California Girls
Dance, Dance, Dance
I Get Around
Salt Lake City
Surfer Girl
California Saga: California
Don't Worry Baby
Darlin'
Feel Flows
Sail On, Sailor

PET SOUNDS:
Wouldn't It Be Nice
You Still Believe in Me
That's Not Me
Don't Talk (Put Your Head on My Shoulder)
I'm Waiting for the Day
Let's Go Away for Awhile
Sloop John B
God Only Knows
I Know There's an Answer
Here Today
I Just Wasn't Made for These Times
Pet Sounds
Caroline, No

BIS:
Good Vibrations
Help Me, Rhonda
Barbara Ann
Surfin' U.S.A.
Fun, Fun, Fun
Love and Mercy

venerdì 12 gennaio 2018

Aliante: intervista di Max Rock Polis


Aliante, Forme libere. Nessun limite alla creatività sonora

Non sono molte le formazioni, anche nel Prog e nel Jazz rock, che si permettono di mettere da una parte voce e chitarra e tirare su un trio solo di tastiera, basso e batteria. Va bene che quasi 50 anni fa è esistita una band analoga, fatta da maestri del proprio strumento, ma anche questo moderno connubio tra pisani e livornesi può portare a dei risultati più che soddisfacenti. Ecco gli Aliante!

Siamo qui con Enrico degli Aliante. Siamo toscanacci tutti e due, anzi tutti e quattro. Presentiamoli.

Sì, a parte me, Enrico Filippi il tastierista, c'è l'altissimo Jacopo Giusti, il batterista, e il grande Alfonso Capasso al basso. Un classico trio.

“E elle pi”, voi avete un trio alla Emerson, Lake e Palmer. Tu fai la maggior parte della melodia e gli altri due il ritmo.

Hai fatto un paragone un pò azzardato con un grandissimo gruppo. “Il” grandissimo gruppo[ride, ndr].

La formazione è quella, quindi senza fare paragoni si può capire com'è che questi tre riescono a produrre un album splendido, uscito il sei settembre per…?

Uscito per la M. P. & Records di Vannuccio Zanella, fantastico personaggio che salutiamo, e distribuito da G.T. Music di Antonino Destra, altro personaggio grandioso della musica italiana. L'album è uscito da un mesetto, per loro sta andando oltre ogni aspettativa, siamo felicissimi delle opinioni, dei commenti che arrivano da ogni parte. Contro ogni aspettativa!

Ve lo meritate. Non avrete scritto “Lucky man” però avete un gran bel disco.

Anche perché come dicevamo “Lucky man” è in inglese, noi tutto in italiano: i titoli sono in italiano, non abbiamo testi se non in una piccola parte, la musica è italiana, le note sono italiane “do”, “re”, “mi” e non in notazione inglese “C”, “D” [ride, ndr]. Siamo latini, nativi e ne siamo orgogliosi.

È per questo che non posso paragonarvi a ELP: c'è Lake che non canta nel vostro gruppo.

Esattamente, nessun canta. Abbiamo una bella voce all'inizio: Serena Andreini che recita una parte narrata, per il resto lasciamo parlare gli strumenti il più possibile. Abbastanza melodiosi diciamo, come hai potuto sentire non siamo molto aggressivi o eccessivamente virtuosi.

Però tecnici, virtuosi sì ma non eccessivamente.

Un minimo.


Dopo “Etnomenia” ascolteremo “L'ultima balena”, due pezzi che hanno il video che possiamo vedere su Youtube. Ma se qualcuno volesse conoscervi meglio?

Innanzitutto può venire ai concerti, saremo a Treviso il 16 dicembre e poi stiamo organizzando vari live più o meno in tutta Italia. Sulla nostra pagina Facebook, Aliante music, ci sono tutte le informazioni necessarie, siamo sempre collegati e metteremo tutto in bella vista.

Si può comprare il vostro CD ai concerti per sostenervi e comunque in digitale è disponibile.
Certo, l'abbiamo su tutte le varie piattaforme, compreso Itunes, Spotify, Amazon… ovunque. Abbiamo avuto la gioia di vederlo in vendita anche su Amazon Giappone, negli Stati uniti, questo grazie al lavoro dei nostri due supereroi Vannuccio e Antonino, che stanno lavorando in una maniera eccezionale.

Meno male che c'è gente come loro che dà un grosso contributo a propagandare la musica italiana nel mondo, per far venire fuori dei talenti. Non siete ragazzini ventenni.

“Come no, venticinque anni [ride. ndr]… più venti.”

Avete una grande esperienza in quello che fate e si sente nella musica che proponete. Il vostro album è fatto di 3-4 pezzi lunghi e poi delle brevi intermissioni parlate.

Parlate soltanto l'inizio, sono piccoli interludi in parte musicali. Considera che tutto nasce dal titolo, “Forme libere”. Noi ci siamo trovati e detto fin dall'inizio… “noi non vogliamo porci alcun tipo di limite”. Di nessun tipo, né strumentale né mentale: suoniamo, vediamo quello che viene fuori dalle nostre improvvisazioni che appena ci siamo incontrati son venute fuori. Abbiamo cominciato a tirare su dei brani e alla fine della storia in pochissimo tempo, in sei mesi provando una volta alla settimana, abbiamo tirato giù il disco e in quattro giorni di studio l'abbiamo registrato, quindi è un disco quasi live, pochissime sovraincisioni, è un disco tra virgolette “vero”, perché è suonato tutto con strumenti. Non che ci sia un male a usare l'elettronica o cose del genere, però l'abbiamo suonato tutto dall'inizio alla fine e siamo felici, con questo mantra di “Forme libere” che ci ha portato fino alla fine. Tra l'altro non so se hai notato la copertina spettacolare è un dipinto di Jacopo, il batterista, che ha fatto lui olio su tela e rappresenta proprio l'idea delle forme libere, l'idea che non ci debba essere per forza qualcosa di pre concettualmente stabilito. Noi siamo partiti, esprimiamo le nostre sensazioni e ci siamo, secondo me secondo noi, riusciti. A questo punto anche secondo molte persone, stiamo vedendo che le opinioni son tutte molto positive, ripeto, oltre le nostre aspettative. Ringraziamo ancora Vannuccio Zanella perché veramente ci ha creduto fin dall'inizio.

E ci ha visto veramente giusto. Infatti basta vedervi in concerto per sentire veramente un suono caldo e potente. Tre persone che dimostrano cosa si può fare senza chitarra e senza voce. Ecco perché ELP.

Guarda, tra l'altro la considerazione che fanno molte persone quando sentono il disco e poi dal vivo è proprio questa… “dal vivo date molto di più, siete molto più caldi, più carichi”. Dal vivo riusciamo a rendere molto di più, c'è impatto grazie anche alla parte ritmica, abbiamo Jacopo che è potentissimo e Alfonso che è bravissimo. Già partire con una base ritmica così, per me è un divertimento suonare  sopra loro. E io ci ricamo sopra, mi muovo su quel seggiolino dietro a tutte le tastiere, tutte rigorosamente in tempo reale, quello che senti è suonato, non c'è nessun trucco, nei limiti della mia tecnica.