Compie
gli anni oggi, 21 gennaio, Franz Di Cioccio, batterista, cantante, membro
fondatore della Premiata Forneria Marconi, da sempre considerato uno dei
"capiscuola" dei batteristi italiani.
Nel 2006
è stato il primo musicista in Italia ad essere insignito del titolo di
"Commendatore" dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana.
Continua
a girare il mondo con la PFM, reduce da un grande successo in Giappone...
Buon
compleanno Franz…
Wazza
Una rara foto dei "Quelli": Di Cioccio, Favalro,
A.Radius.Piazza, Premoli e Ricky Gianco
"Io sono nato libero. Io sono io e
non voglio essere il vostro burattino. Non amatemi se in cambio volete plagiare
la mia personalità. Non datemi se in cambio volete cose che non posso darvi.
Non cercate di rendermi simile a voi. Il compromesso è bandito dalla mia anima.
Vi combatterò! Lotterò! Sferrerò calci e pugni sputandovi in faccia la libertà
di essere me stesso e vi ferirò con l'insolenza dell'indifferenza. Io
sono nato libero e tale morirò."
(Parole di un guerriero Maori)
Ci
sarai sempre. Buon viaggio Capitano.
Wazza
Piccolo ricordo
di Gianni Morandi...
Storica figuradelgruppoBANCO del MUTUO SOCCORSO. Aveva una
grande vocalità, inimitabile, era un ottimo musicista, un innovatore che ha
lasciato un segno importante nella scenadelRock, dagli anni '70 in poi. Lo
conoscevo bene e lo stimavo molto. Una persona veramente speciale. Tra l'altro
nel 1984 scrisse, insieme a Cocciante, una canzone per me, “LUNA NUOVA”.
Unreal
City, “Frammenti notturni”. Esperienze internazionali
Intervista
di Max Rock Polis
Giovani ma prolifici e già piuttosto conosciuti, gli Unreal city stanno vivendo un gran momento
dall'uscita del loro terzo lavoro. Dopo gli impegni in Canada e Stati Uniti,
tutto fa supporre che i loro viaggi non finiranno certo qui. Manca la tappa
dove i nostri artisti Prog sono idolatrati da migliaia di persone. Ci diranno
dove?...
Siamo qui con i nostri amici di Unreal city. Siete arrivati al
terzo album, parlateci un po' di “Frammenti notturni”.
E: “Sì in effetti è passato un pò di tempo rispetto al secondo che
è “Il paese del tramonto”, noi abbiamo pubblicato e fatto una piccola tournée
In Canada, in Europa, Italia, poi ci siamo presi una piccola pausa per scrivere
i nuovi brani. Volevamo dare un taglio un po' differente rispetto ai primi due
dischi e il risultato è questo “Frammenti notturni”. Volevamo anche andare
in uno studio di registrazione differente, non siamo andati a Genova ma allo
Studio 2 di Padova, con tecnici estremamente competenti, siamo molto
soddisfatti della resa sonora.”
Il Canada vi adora e continua ad adorarvi. Voi ci siete stati di
recente.
E: “Sì, ci siamo stati la settimana scorsa per promuovere questo
lavoro. È stato un bellissimo concerto. In Canada hanno una comunità Prog molto
solida, affiatata, unita, in cui tutti si conoscono e parlano sui social.”
F: “Sì ci sono parecchie persone che hanno proprio questa passione
per il Prog italiano e non. Siamo stati felicissimi del'accoglienza ricevuta in
Quebec.”
E: “C'è amicizia tra il nostro gruppo e questa comunità, è la
terza volta che ci torniamo e tutte e tre le volte sono state delle bellissime
esperienze per noi.”
F: “Sì le due volte precedenti siamo stati ospiti di questo
festival organizzato da Michel Bilodeau, si chiama Terra incognita. È un festival che si tiene annualmente da un
lunghissimo periodo, a Quebec city. Per noi è stato favoloso per via
dell'accoglienza, della partecipazione, del calore del pubblico. La cosa
sorprendente è anche la location, un po' fuori dagli schemi, perché non è un
teatro ma una ex cappella.”
Scenario surreale: una cappella sconsacrata e voi ci suonate dentro.
Ma il Canada non è l'unico paese che vi adora, vero?
E: “No [ride. ndr], abbiamo avuto modo di presentare l'album il
giorno della sua uscita, il 10 settembre scorso, a Rotterdam. Anche in quel
caso era la terza volta che andavamo lì al 't Block, ed esattamente come in
Canada anche il pubblico olandese riesce a fare collettività, massa, andare ai
concerti, seguire nuove proposte. Non si adagiamo ad ascoltare e riascoltare
solo i mostri sacri del Prog ma sono aperti anche a nuove proposte. Diciamo che
è un pò il punto debole dell'Italia, un po' chiusa alle nuove proposte.”
Siete appena tornai da Canada e siete di nuovo in partenza
oltreoceano, vero?
F: “Effettivamente sì, perché a inizio novembre saremo negli Stati
Uniti per una breve tournée che ci vedrà un pò sballottolati tra vari stati.
Saremo il 3 novembre a Boston, il 4 a Chicago e il 5 in un paesino del New
jersey [Dunellen, ndr] che è la capitale Prog dello stato.”
Avete conquistato aldilà dell'Atlantico, forse vi potrebbero volere
dalla parte opposta del mondo.
F: “Sì abbiamo in ballo per aprile prossimo qualcosa di abbastanza
carino…”
Lasciamo la curiosità agli ascoltatori, c'è anche questa prospettiva.
E: “Siamo molto felici di aver modo di suonare il 10 novembre
prossimo al Club il Giardino di Lugagnano di Sona vicino a Verona. È in Italia
il tempio del Progressive. noi siamo amici dell'organizzatore Giamprimo Zorzan
e gli siamo molto grati di poterci ospitare nel suo bellissimo locale.”
F: “Poi suoneremo il 16 dicembre alle porte di Milano: a Rozzano
al Circolo Volta.”
Torniamo ad Unreal City. Questo nome da dove viene?
F: “Tutto ebbe inizio nel 2008. Io ed Ema suonavano insieme in un
gruppo a Milano, si chiamavano i Syllogism. Tieni conto che eravamo sedicenni,
quindi era il primo gruppo in cui abbiamo iniziato a suonare insieme.”
E: “Così per rendere la cosa un pò più comoda ci siamo spostati a
Parma dove è la sede del gruppo e abbiamo cambiato nome da Syllogism ad Unreal
city. È una passione in comune tra me e Francesca l'opera di Thomas Eliot,
è un grandissimo poeta, scrittore, drammaturgo inglese. La nostra opera
preferita è La terra desolata, “The wasted land”, e una sezione parlando
di Londra inizia con “Unreal city”, città irreale. Ci piacque molto come
suonava.”
F: “Esatto.”
Salutiamo e nominiamo gli altri membri della band.
E: “Sì, allora, non ci sono qui e sono: Dario Pessina al
basso e ai backing vocals e Marco Garbin alla batteria chitarra
acustica a e backing vocals. E poi vorremmo salutare Camilla Pozzi che
ha cantato nelle prime due tracce del disco: “La grande festa in maschera”
e “Le luci delle case”.”
F: “È una nostra amica che ci ha fatto il regalo di partecipare
come special guest con la sua voce.”
Lo ricordo io: voi siete Emanuele Tarasconi, tastiere e lead
vocals e Francesca Zanella chitarra e mellotron. In genere è la donna che
canta e l'uomo che suona la chitarra, vi siete scambiati gli strumenti.
F: “Io posso dire che hanno provato ripetutamente a farmi cantare
ma finora non ce l'hanno ancora fatta e non penso ci riusciranno mai.”
Questo album di cinque pezzi è edito dalla AMS. Come lo potremmo
avere se lo volessimo?
F: “Allora, fortunatamente è facile reperire tutto il nostro
materiale. In particolare si può trovare su internet sul nostro Bandcamp. Il
link è www.unrealcityprogband.bandcamp.com
… lì è possibile trovare tutto il resto dei nostri album. Tra
l'altro questo è disponibile in CD, in vinile, anche su Amazon, IBS, anche su
Spotify, Apple music e nei negozi. Siamo molto contenti perchè se una cosa non
ci manca è la distribuzione, grazie ad AMS.”
In Italia una delle prime band
della scena doom/dark sono stati i Black Hole. Roberto
"Robert Measles" Morbioli con questo “Evil in the dark” ha raccolto sessioni
risalenti ai primi anni ’90, sviluppate e affiancate da materiale inedito, musica
cupa e claustrofobica imbevuta di elettronica e di liturgia gotica, growls e
accelerazioni si adagiano e si amalgamano con i rallentamenti tipici del
metal/ghotic/doom.
Nulla di nuovo quindi sotto il
sole, anzi sotto “il buco nero”, con argomenti consoni e usuali del genere, come
la lotta tra il bene e il male, esoterismo e spiritualità che sfociano in un’atmosfera
angosciosa, conturbante.
La musica rugginosa non lascia
trasparire eventi eclatanti, sintetizzatori e organi quasi messali, con
chitarre distorte ed effetti strobo che creano ulteriore disorientamento.
La voce di Measles, che
sembra non seguire la traccia musicale, spara acuti imprevisti come se cantasse con le spalle rivolte al
microfono, e la traccia che ne risulta è una specie di nastro magnetico suonato
al contrario.
Il basso potente e altisonante
crea la base ritmica lasciando poco spazio all’improvvisazione solistica, i
brani sono tutti molto scarni e volutamente abrasivi con ripetitività ossessive
come gabbie che imprigionano la voce di Maesles che tenta di uscire dallo
schema sonoro così creato.
Non è quindi un album facile, ma
come spesso accade la sperimentazione e l’assoluta libertà creativa ed
espressiva di questo gruppo potrà venire apprezzata con l’andar del tempo e il
riascolto, soprattutto dai numerosi fan che per tutti questi anni hanno attesa
l’uscita di un nuovo lavoro dei Black
Hole.
Line up
Robert Measles: lead vocals, bass, lead guitar, organ,
keyboards, keitar, drum machine
Michael Sinnicus: guitars
Robin Hell: drums in “Evil in the dark” , “Holy
Grail”, “Astral World”
Mr. Punch live alla Casa di Alex - Milano - 13/01/2018
Di Marco Pessina
Ci sono cover
band e cover band viene da dire, e lungi da noi cavalcare la polemica antica
delle cover band, sì, o delle cover band, no. Una capatina in quel di Milano a
conti fatti, ci fa affermare che ne é valsa la pena. I M.R PUNCH, partiti proprio dal
locale milanese un paio di anni orsono, come ci ricorda il buon Massimo
Cataldi, che della sala lombarda é il creatore, sono ripartiti in questo 2018
che li porterà in giro per l'Europa, Inghilterra compresa. Il periodo FISH, é
quello che i "nostri" hanno da sempre preso in considerazione. In una
sala gremita, con tanto di supporters scatenati nelle prima file, abbiamo
assistito a un paio d'ore abbondanti di energia pura. Musicisti navigati e
capaci come ALESSANDRO CORVAGLIA
alla voce, calato perfettamente nella parte che fu del "pescione"
d'oltremanica, in possesso di una straordinaria vocalità, che impressiona
soprattutto per la resistenza non tradendo nemmeno alla fine del concerto. La
bravissima MARCELLA ARGANESE alla
chitarra ben coadiuvata da DANIELE
FULIGNI alle tastiere, a cui ha fatto da contraltare una solida e ben
amalgamata sezione ritmica con GUGLIELMO
MARIOTTI al basso e ROBERTO LEONI
alla batteria, passati entrambi dai THE WATCH, ma in epoche diverse. Due ore e
passa, si diceva, nelle quali abbiamo potuto ascoltare tutti, o quasi i brani
più significativi dei MARILLION di
quel periodo. Partendo da SCRIPT FOR A JESTER'S TEARS e passando via via da
ASSASSING, CHELSEA MONDAY, SUGAR MICE tanto per gradire. E tanto per gradire
anche qualche "lato B", alla cui riscoperta si é dedicato il
quintetto milanese, come ci dirà il buon CORVAGLIA. E quindi abbiamo avuto il
piacere di sentire dal vivo, brani come CINDERELLA SEARCH e THREE BOATS DOWN
FOR A CANDY. La serata é volata via nell'entusiasmo generale, con tanto di
botta e risposta tra il proscenio e un pubblico oltremodo partecipe. Abbiamo
avuto anche il piacere di ascoltare per intero, MISPLACED CHILDHOOD, album del
1985, che consacrò definitivamente la band inglese. Perfette le esecuzioni
sotto tutti profili e l'amalgama sul palco del quintetto (dovremmo dire
sestetto, vista la presenza del piccolo Gabriele Mariotti). A parte questo, si
é arrivati a THE LAST STRAW, che doveva essere l'ultimo brano in scaletta con
una buona parte di pubblico ai piedi del palco a saltare e
"contribuire" ai cori. In realtà, ci sarà spazio anche per FUGAZI,
title-track del fortunatissimo album del 1984! Se il buongiorno si vede dal
mattino, il tour 2018 é iniziato alla grande! Lunghi e meritati applausi finali
per tutti.
Quasi ogni
rock band che si rispetti ha avuto il proprio genio folle (o perlomeno molto
problematico). Ci sono stati casi estremi come Syd Barrett nei Pink Floyd o
Keith Moon negli Who, ma basta pensare al "Club dei 27" (le star
della musica mancate a 27 anni, da Hendrix a Jim Morrison per citarne un paio),
o ai vari morti suicidi, per rendersi conto di come spesso il genio sia
accompagnato dal disagio.
Anche i Beach Boys, proprio quelli delle
allegre musiche da spiaggia, nascondevano dietro le tavole da surf un
compositore di grandissimo livello, che all'apice del suo momento creativo uscì
letteralmente di testa: Brian Wilson.
La vetta
artistica della carriera dei Beach Boys fu raggiunta nel 1966 con la
pubblicazione di "Pet Sounds",
considerato uno dei più grandi capolavori della storia della musica, e composto
quasi interamente da Brian. Paul McCartney disse che l'album aveva influenzato
enormemente la composizione di "Sgt.
Pepper's" dei Beatles. Il successivo album avrebbe dovuto chiamarsi
"Smile" ma Wilson non
riuscì all'epoca a ultimarlo e il suo ruolo nella band divenne gradualmente
sempre più marginale, a causa dei disturbi mentali e dell'uso di droghe.
Dagli anni
'90 Brian Wilson ha ripreso a suonare e ha dato vita nel 2016 a un tour in
occasione del cinquantesimo anniversario dall'uscita di “Pet Sounds”. Il concerto a Umbria
Jazz del 15 luglio 2017 è
dedicato proprio alla presentazione di questo storico capolavoro.
In una
ventosa serata estiva sono seduto nelle prime file dell'Arena Santa Giuliana,
il luogo deputato ai grandi concerti di Umbria Jazz. Le sedie sono tutte
occupate. Arriva Wilson, vestito con una camicia arancione e pantaloni scuri, i
capelli grigi sono tirati all'indietro col gel. Brian si siede al centro del
palco, dietro al suo piano elettrico yamaha, che non lascerà per tutto il
concerto. Lo accompagna una band di ben nove elementi, probabilmente per
riuscire a realizzare le complesse armonie corali dei Beach Boys e per suonare
dal vivo ogni strumento del disco. Tra i musicisti ci sono anche gli storici
membri dei Beach Boys Al Jardine e Blondie Chaplin, entrambi chitarristi e
cantanti, che si distinguono per sound e carisma.
L'esecuzione
dei brani è molto fedele nel suono e negli arrangiamenti agli originali. Il
gruppo, per lo più composto da musicisti non giovanissimi, è assolutamente
all'altezza del compito e sembra quasi di assistere a un ascolto dell'ellepì
pubblicato nel '66.
Nella
scaletta, comunque, oltre all'esecuzione integrale di “Pet Sounds”, non mancano altri storici successi, da “Good Vibrations” a “Barbara Ann”.
Brian canta e
suona il piano su quasi tutti i pezzi, sembra assolutamente sereno e tranquillo
ed è molto lontano dall'immagine di lui che mi ero creato. La sua voce oggi è
semplice e non del tutto perfetta, ma è piacevole sentirgli cantare e suonare i
capolavori che ha scritto.
Alla fine del
concerto mi rimane una sorta di dubbio: come possa quello che appare come un
uomo medio (addirittura potrebbe sembrare mediocre), senza nessun tipo di
carisma, essere il genio folle dietro alla composizione di uno dei più grandi
capolavori della storia. Forse oggi ho imparato qualcosa di nuovo: il genio a
volte può anche stare nascosto dietro all'aspetto di un uomo comune.
Aliante,
Forme libere. Nessun limite alla creatività sonora
Non sono molte le formazioni, anche nel Prog e nel Jazz rock, che
si permettono di mettere da una parte voce e chitarra e tirare su un trio solo
di tastiera, basso e batteria. Va bene che quasi 50 anni fa è esistita una band
analoga, fatta da maestri del proprio strumento, ma anche questo moderno
connubio tra pisani e livornesi può portare a dei risultati più che
soddisfacenti. Ecco gli Aliante!
Siamo
qui con Enrico degli Aliante. Siamo toscanacci tutti e due, anzi tutti e
quattro. Presentiamoli.
Sì, a parte me, Enrico Filippi il tastierista, c'è
l'altissimo Jacopo Giusti, il
batterista, e il grande Alfonso Capasso
al basso. Un classico trio.
“E elle
pi”, voi avete un trio alla Emerson, Lake e Palmer. Tu fai la maggior parte
della melodia e gli altri due il ritmo.
Hai fatto un paragone un pò
azzardato con un grandissimo gruppo. “Il” grandissimo gruppo[ride, ndr].
La
formazione è quella, quindi senza fare paragoni si può capire com'è che questi
tre riescono a produrre un album splendido, uscito il sei settembre per…?
Uscito per la M. P. & Records di Vannuccio
Zanella, fantastico personaggio che salutiamo, e distribuito da G.T. Music di
Antonino Destra, altro personaggio grandioso della musica italiana. L'album è
uscito da un mesetto, per loro sta andando oltre ogni aspettativa, siamo
felicissimi delle opinioni, dei commenti che arrivano da ogni parte. Contro
ogni aspettativa!
Ve lo
meritate. Non avrete scritto “Lucky
man” però avete un gran bel disco.
Anche perché come dicevamo “Lucky
man” è in inglese, noi tutto in italiano: i titoli sono in italiano, non
abbiamo testi se non in una piccola parte, la musica è italiana, le note sono
italiane “do”, “re”, “mi” e non in notazione inglese “C”, “D” [ride, ndr].
Siamo latini, nativi e ne siamo orgogliosi.
È per
questo che non posso paragonarvi a ELP: c'è Lake che non canta nel vostro
gruppo.
Esattamente, nessun canta. Abbiamo
una bella voce all'inizio: Serena Andreini che recita una parte narrata, per il
resto lasciamo parlare gli strumenti il più possibile. Abbastanza melodiosi
diciamo, come hai potuto sentire non siamo molto aggressivi o eccessivamente
virtuosi.
Però
tecnici, virtuosi sì ma non eccessivamente.
Un minimo.
Dopo “Etnomenia” ascolteremo “L'ultima balena”, due pezzi che hanno
il video che possiamo vedere su Youtube. Ma se qualcuno volesse conoscervi
meglio?
Innanzitutto può venire ai
concerti, saremo a Treviso il 16 dicembre e poi stiamo organizzando vari live
più o meno in tutta Italia. Sulla nostra pagina Facebook, Aliante music, ci
sono tutte le informazioni necessarie, siamo sempre collegati e metteremo tutto
in bella vista.
Si può
comprare il vostro CD ai concerti per sostenervi e comunque in digitale è
disponibile.
Certo, l'abbiamo su tutte le varie
piattaforme, compreso Itunes, Spotify, Amazon… ovunque. Abbiamo avuto la gioia
di vederlo in vendita anche su Amazon Giappone, negli Stati uniti, questo
grazie al lavoro dei nostri due supereroi Vannuccio e Antonino, che stanno
lavorando in una maniera eccezionale.
Meno
male che c'è gente come loro che dà un grosso contributo a propagandare la
musica italiana nel mondo, per far venire fuori dei talenti. Non siete
ragazzini ventenni.
“Come no, venticinque anni [ride.
ndr]… più venti.”
Avete
una grande esperienza in quello che fate e si sente nella musica che proponete.
Il vostro album è fatto di 3-4 pezzi lunghi e poi delle brevi intermissioni
parlate.
Parlate soltanto l'inizio, sono
piccoli interludi in parte musicali. Considera che tutto nasce dal titolo, “Forme
libere”. Noi ci siamo trovati e detto fin dall'inizio… “noi non vogliamo
porci alcun tipo di limite”. Di nessun tipo, né strumentale né mentale:
suoniamo, vediamo quello che viene fuori dalle nostre improvvisazioni che
appena ci siamo incontrati son venute fuori. Abbiamo cominciato a tirare su dei
brani e alla fine della storia in pochissimo tempo, in sei mesi provando una
volta alla settimana, abbiamo tirato giù il disco e in quattro giorni di studio
l'abbiamo registrato, quindi è un disco quasi live, pochissime sovraincisioni,
è un disco tra virgolette “vero”, perché è suonato tutto con strumenti. Non che
ci sia un male a usare l'elettronica o cose del genere, però l'abbiamo suonato
tutto dall'inizio alla fine e siamo felici, con questo mantra di “Forme
libere” che ci ha portato fino alla fine. Tra l'altro non so se hai notato
la copertina spettacolare è un dipinto di Jacopo, il batterista, che ha fatto
lui olio su tela e rappresenta proprio l'idea delle forme libere, l'idea che
non ci debba essere per forza qualcosa di pre concettualmente stabilito. Noi
siamo partiti, esprimiamo le nostre sensazioni e ci siamo, secondo me secondo
noi, riusciti. A questo punto anche secondo molte persone, stiamo vedendo che
le opinioni son tutte molto positive, ripeto, oltre le nostre aspettative.
Ringraziamo ancora Vannuccio Zanella perché veramente ci ha creduto fin
dall'inizio.
E ci ha
visto veramente giusto. Infatti basta vedervi in concerto per sentire veramente
un suono caldo e potente. Tre persone che dimostrano cosa si può fare senza chitarra
e senza voce. Ecco perché ELP.
Guarda, tra l'altro la
considerazione che fanno molte persone quando sentono il disco e poi dal vivo è
proprio questa… “dal vivo date molto di più, siete molto più caldi, più
carichi”. Dal vivo riusciamo a rendere molto di più, c'è impatto grazie
anche alla parte ritmica, abbiamo Jacopo che è potentissimo e Alfonso che è
bravissimo. Già partire con una base ritmica così, per me è un divertimento
suonare sopra loro. E io ci ricamo sopra,
mi muovo su quel seggiolino dietro a tutte le tastiere, tutte rigorosamente in
tempo reale, quello che senti è suonato, non c'è nessun trucco, nei limiti
della mia tecnica.