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mercoledì 7 giugno 2017

Intervista ad Arthur Brown, di Mickey E.Vil


Intervista ad Arthur Brown
di Mickey E.Vil
(The Mugshots, Radio Onda D'Urto FM)

75 anni, l'età giusta per dare lezioni di stile a musicisti giovani e meno giovani. Qual è il succo della lezione? Avere una band impeccabile – in questo caso di giovani musicisti – e credere in quello che si fa, con l'obbligo di DIVERTIRSI mentre lo si fa. D'altra parte gli antichi greci seguaci di Aiòn continuano a ricordarci che è solo l'attimo eterno che conta, al di là di ogni anagrafica e burocratica visione del presunto scorrere del tempo, a meno che non si voglia diventare “prigionieri del tempo” (Time Captives), come nello storico brano dei Kingdom Come che a Erba, il 26 maggio 2017, ha fatto sognare e viaggiare in coloratissime dimensioni parallele i presenti. Dopo il concerto Arthur ha concesso a me e all'inossidabile Stefano Cerati (Fire, Rock Hard) un'udienza che per rispetto ho voluto limitare data la tarda ora, anche se Arthur sembrava molto più in forma del sottoscritto alla fine di un concerto. Giusto un paio di chiacchiere anche per lasciare spazio al mio storico collega intervistatore, parleremo ancora con Arthur Brown in occasione dell'uscita del nuovo lavoro.

Come ci si sente ad essere l'unico Dio del Fuoco Infernale nel 2017? Che differenze trovi rispetto ad allora?

Beh, da un lato prendi la canzone Fire: oggi molte persone la conoscono, per loro è “fiiiire – ta-ta-ta”, ma quando uscimmo con le fiamme e il make-up... oh, no... non era quello che la gente si aspettava, dunque fu molto scioccante e qualcuno divenne molto violento! Una volta mi ricordo di un tizio che salì sul palco con una grossa ascia mentre la mia testa era in fiamme...! Ora naturalmente la puoi sentire nei supermarket! Questa è una differenza; l'altra differenza è che quella musica in quei giorni introdusse l'aspetto teatrale, il suono d'organo e via dicendo, ed era qualcosa di davvero nuovo. Oggi tutto questo cambia e si muove invece in diversi mercati che abbiamo inflenzato: lo Shock Rock, il Rock Teatrale, il Progressive Rock, il Jazz Rock... ce ne saranno una decina e sono tutti generi diversi! Allora, quando iniziai, faceva parte di un unico genere e questa è una differenza! Il suono è diverso, oggi coi suoni puoi fare molto di più. Purtroppo ancora non fanno locali fatti per dei buoni suoni: è ancora una battaglia ottenere buoni suoni! Ecco alcune delle differenze...

Allora eri in contatto con Screaming Lord Sutch?

Ho incontrato Lord Sutch nel 1968; Kit Lambert, che era il mio discografico e manager, amava Lord Sutch e disse: “Dovreste incontrarvi!”... quindi ci incontrammo sopra un bus a due piani, ce ne andammo in giro per Londra e avemmo una lunga conversazione!

Stai pianificando di registrare qualcosa, sia col Crazy World Of Arthur Brown che con i Victor Peraino's Kingdome Come?

Beh, Victor può registrare con... dunque, Victor era parte degli Arthur Brown's Kingdome Come! Gli ho detto: “Non sto usando il nome, puoi usarlo tu!”... ma se suoniamo insieme, se andiamo in tour, non potrà chiamarsi Victor Peraino's Kingdome Come! Se invece è lui a suonare, va bene il suo nome!

... perchè l'ultimo album è uscito come “featuring Arthur Brown”...

Non doveva uscire in quel modo!

Ok, questa è una bella news che dobbiamo diffondere...

(ride, n.d.M.)... comunque io e Victor andiamo molto d'accordo! Al momento ci stiamo concentrando sulla ristampa del disco Fire...

Con questa incredibile band di giovani musicisti?

Questa band e una band americana... poi sta per uscire un film sulla mia carriera e via dicendo...

Ho visto la promozione di Alice Cooper!

Sì, sarà un grande film! E la colonna sonora sarà il disco nuovo, dovrebbe essere pronto nel giro di un anno e mezzo!

Che consigli daresti a giovani band che vogliono seguire i tuoi passi, essere così teatrali e così via in questi tempi difficili?

Non fatevi arrestare troppo spesso! Il fatto è questo: all'epoca io presi quello che c'era in giro e feci quello che volevo, dovrete farlo anche voi. Se invece provi a copiare, sei qualcosa d'altro: sei una tribute band e va bene così! Ma se volete avere una lunga carriera e volete suonare musica in giro, dovrete ascoltare, imparare e fare uscire il tutto! Non badate a quello che le persone dicono, fatelo se vi piace farlo! Se continuerete a farlo, prima o poi qualcosa succederà...

martedì 6 giugno 2017

Davide Solfrini –" Vestiti Male", di Andrea Zappaterra


Davide Solfrini – Vestiti Male
New Model Label
di Andrea Zappaterra

C’è sempre un attimo di istintivo divertimento quando si ascoltano i brani di Davide Solfrini, così disinvolti, leggeri, a volte comici, ma poi ti accorgi che dietro quella facciata ironica e sorridente c’è una profonda analisi dei nostri modi e mali di vivere che, dopo un’attenta lettura, trasformano l’ilarità in un risolino amaro con un retrogusto di cinismo dettato dal malessere sociale che ci avvolge sempre più spesso.
E’ il caso del nuovo album Vestiti male, una gigantesca allegoria dei nostri conflitti interiori, frustrazioni, sogni irrealizzati.
Il primo brano, Portiere notturno”, cantato al femminile, è uno sguardo impietoso sul mondo attuale del lavoro, sempre più incerto e insicuro, che diventa un ostacolo al rapporto familiare e alla procreazione.
Cose buone”, un monito sull’ipocrisia strisciante nei nostri rapporti interpersonali, fatti di buoni propositi e false cortesie anche se sotto sotto c’è ben altro.
Un giorno piove” è la forza dell’abitudine che appiattisce tutto, qualsiasi voglia di fare, e si agisce per far consumare prima la candela della vita evitando azioni probabilmente divertenti, ma faticose o impegnative, per raggiungere l’oblio di una misera esistenza.
Vestiti male” è il brano che da il titolo all’album, e rappresenta la rinuncia alla propria personalità per condizionamenti esterni che precludono l’affermazione del proprio ego, la scelta del modus vivendi minore per evitare conflitti (il coraggio non c’è) con la società affettiva e familiare.
Alto mare”… una storia d’amore finita male con sempre lo sfondo del disagio sociale, con le speranze deluse di chi si immaginava vita e sentimenti diversi. Bello il paragone tra lo stato d’animo e il trovarsi soli con se stessi in alto mare, senza null’altro che una linea che separa il cielo e l’acqua come visibilità del futuro.
Una volta ero un uomo diverso”, altra allegoria su quanto sia difficile affrontare la vita e i cambiamenti che essa ci impone, che come uno scultore modifica il nostro stile e abitudine, spesso rimodellandoci come persone che non avremmo voluto essere.


Ottimi gli arrangiamenti, ottima la sonorità un pò country/pop, ottima la voce di Solfrini.

Un Album che si ascolta con piacere e che ci aiuta a riflettere su tanti aspetti del nostro vivere comune, ai quali forse a volte non diamo peso, ma che incidono profondamente sul nostro ego facendoci trovare più o meno soddisfatti o insoddisfatti senza sapere perché.





lunedì 5 giugno 2017

Riflessioni su Sgt. Pepper's, di Wazza



1977 (10 anni di Sgt Pepper's)

Appello ai giovani musicisti…

Hello,
in questi giorni si parla a 360° del capolavoro dei Beatles "Sgt Pepper's..", disco che amo da sempre, convintissimo che sia stato l'album che ha cambiato il modo di comporre musica. Il disco ha ispirato generazioni di musicisti, molti dei quali diventati delle autentiche rock-star, e anche loro stessi autori di capolavori.
Leggendo alcune dichiarazioni di questi musicisti, all'epoca giovani e inesperti, mi sono posto una domanda: pensate se Roger Waters, Peter Gabriel, Robert Fripp, Greg Lake, Vittorio Nocenzi... invece di sperimentare, si fossero messi più comodamente a fare  le "cover-band" dei Beatles... avrebbero riempito le "balere", ma la musica sarebbe "morta" 50 anni fa!
Quello che voglio dire, sopratutto ai giovani musicisti, evitate di fare le cover-band (se non alle feste di amici...), non vi faranno suonare alla birreria, contornati da amici e parenti… ma almeno avrete fatto qualcosa che nasce dalla vostra testa e dal vostro cuore.
C’è abbondanza di cover, di tutti i generi musicali, quelli più "tribute" dell'altra, cover band dove i musicisti sono più vecchi degli originali! Quelli che si inventano spettacoli, che si fanno pagare, quasi come gli originali... Qualcuno mi ha detto:  "però sono, bravi…", e allora scrivele quattro note tue, e dimostralo!
Senza fare polemiche, non ho nulla contro le cover band, ho molti amici che "operano" in questo settore, senza offendere nessuno (grazie a Dio, ognuno fA quello che vuole...).
Ma se tutti fanno le cover band, mettiamo una bella croce sulla parola creativita… il mio è un'appello da "ascoltatore" ai giovani. Non basta essere un bravo esecutore per diventare un'artista. Come creativita siamo al "medioevo", basta vedere le classifiche dei dischi per renderci conto di quanto siamo re-grediti!
Non fermate la musica... Sperando che, nel futuro esca fuori qualche altro. E che "Sgt. Pepper's"  sia fonte di ispirazione per nuove generazioni di musicisti!
Wazza  

Alcune dichiarazioni di musicisti:

Roger Waters (Pink Floyd)

Waters ha parlato dell'influenza che quel disco ha avuto sulla loro musica: "Mi ricordo quando è stato pubblicato Sgt. Pepper's. Abbiamo deciso di accostare la macchina e di stare lì ad ascoltarlo. Qualcuno suonava l'intero disco e mi ricordo che noi stavamo lì ad ascoltare completamente intontiti. Da quel momento credo che sia cambiato il mio approccio alla fase di composizione e scrittura.


Robert Fripp (King Crimson)

A proposito di A Day In The Life, Robert Fripp dei King Crimson ne racconta lo shock: "Era come ascoltare contemporaneamente Hendrix, Clapton con i Bluesbreakers di John Mayall, i quartetti di Bartòk, la Sagra della Primavera di Stravinskij, la Sinfonia dal Nuovo Mondo di Dvorak: ognuno mi parlava allo stesso modo. Tutto era musica. Forse dialetti diversi, ma figli della stessa lingua". (Erich Tamm).

Questione di pochi anni e anche il Re Cremisi avrebbe raccolto a suo modo leredità del Sergente Pepe, attraverso una serie di mediazioni (leggi Moody Blues e Procol Harum) che avrebbero di fatto inventato il progressive rock.


Greg Lake (E.L&P.)

Spesso mi si attribuisce la paternità del prog, anche se più di una volta ho detto (e ne sono ancora convinto) che il suo vero inizio è "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band" dei Beatles. Io c'ero in due momenti importanti, quando esplosero i King Crimson prima e gli Emerson Lake & Palmer poi, quando la nostra ricerca di originalità e coraggio fu premiata dal pubblico e sostenuta dalle label. Oggi quel poco che resta delle label sostiene solo musica rassicurante e familiare, e i gruppi pur di avere spazio cercano di restare fedeli a quelle sonorità; è un peccato perché in circolazione ci sono musicisti preparatissimi che avrebbero bisogno di un pò di audacia in più. Il promoter e l'ufficio stampa italiani che hanno magnificamente sostenuto questo tour mi hanno mostrato tanta buona musica italiana, molti musicisti mi hanno regalato i loro dischi (una band anche dei vinili!), vedo che c'è fermento positivo ma invito a maggior coraggio, anche se è difficile.



Vittorio Nocenzi (Banco del Mutuo Soccorso)

"L'unico nostro vero riferimento era la musica classica che sia io sia mio fratello Gianni avevamo studiato. Essendo io l'autore e il responsabile, per così dire, del 95% della musica, ora posso dichiararlo: gli unici dischi che avevo ascoltato quando mettemmo su il Banco erano Sgt. Pepper dei Beatles, il loro Album bianco, seguivo Donovan che con la sua Season of the witch mi ispirò per il titolo di Il giardino del mago, e ascoltavo i dischi di Brian Auger & The trinity: come si vede ben poco rock progressive".


domenica 4 giugno 2017

Glad Tree 2.0


Glad Tree nuova versione… una fuga verso il blues che è testimoniata dal video a seguire, uno spezzone realizzato il 20 maggio all'Espace Populaire di Aosta. Ed è questa un’anticipazione del futuro CD.

Dice Marcello Capra:Siamo ritornati ad incidere nella nuova formazione con Mario Bruno alle tastiere e al corno, Lanfranco Costanza ai flauti e armonica, io alla chitarra acustica ed elettrica. Lo studio è lo stesso dove abbiamo inciso "Onda Luminosa", e così anche i fonici/musicisti, Paolo Guercio e Aldo Mella.
Novità molte… riprendo in mano la mia Gibson Les Paul deluxe 1971, Mario Bruno che era nella prima formazione dei Procession all'Hammond, dopo 42 anni di attività nella prestigiosa orchestra del Maggio Musicale Fiorentino è ritornato a suonare con me, autore anche di due composizioni che pubblicheremo insieme ad altre dieci; dobbiamo terminare le registrazioni ai primi di luglio.
La musica dei Glad Tree oltre ad una notevole matrice blues, ora si avvia a percorrere sentieri jazz, sensazioni world e pennellate di musica da camera...”.

Mario Bruno: tastiere, corno francese... già nel ‘71 tastierista (Hammond) nella prima formazione dei Procession, si diploma in corno vincendo un concorso, entra nell'organico del Maggio Musicale Fiorentino, orchestra diretta dai più grandi maestri internazionali, dove resterà per molti anni, inoltre dirige gruppi di fiati e ottoni.

Lanfranco Costanza: flauto, armonica, voce... ha un diploma in flauto traverso e didattica. Ha all'attivo una vasta militanza in Italia e all'estero in gruppi pop, rock, prog, etno e molte collaborazioni con artisti world, cosmic music, blues; partecipa a corsi di musica africana, iranaiana, indiana, nada yoga, musicoterapia, canto e collaborazioni con compagnie di teatro e balletto.

Marcello Capra: chitarre... fonda nel ‘71 il gruppo progrssive rock Procession, collabora negli anni a venire con diversi autori italiani, nel ‘78 pubblica il suo primo album solista, "Aria Mediterranea", partecipa in guitar solo ai tours di leggende della musica britannica e a conventions internazionali chitarristiche; pubblicherà in seguito altri nove album solisti.

sabato 3 giugno 2017

DE De Lind: 3 giugno 1973


Hello,
sul numero 22 del 3 giugno 1973 di Ciao 2001, articolo sui De De Lind.
Gruppo dell'interland milanese, presero il nome da una modella diventata "Miss Playboy".
Una meteora del progressive rock italiano, incisero un solo album, con un titolo alla "Lina Wertmuller"… "Io non so da dove vengo e non so dove andrò. Uomo è il nome che mi han dato",  un concept che parla di guerra e memoria.


Ma la mancata risposta di vendite convinse il gruppo a sciogliersi, solo il cantante Vito Paradiso, continuò una breve carriera da solista incidendo due album, tra cui "Per lasciare una traccia", del 1980, che vede ospiti Vittorio e Gianni Nocenzi, alle tastiere e pianoforte...
Di tutto un Pop...
Wazza


3 Giugno - Un pensiero per Rudy, di Wazza


3 Giugno - Un pensiero per Rudy
   
L'amicizia è una sola anima che abita in due corpi, un cuore che batte in due anime.
(Aristotele).


Padre nostro, (Contro-preghiera) da Affabulazione- (Pier Paolo Pasolini)
Padre nostro che sei nei Cieli,
io non sono mai stato ridicolo in tutta la vita.
Ho sempre avuto negli occhi un velo d'ironia.
Padre nostro che sei nei Cieli:
ecco un tuo figlio che, in terra, è padre...
È a terra, non si difende più...
Se tu lo interroghi, egli è pronto a risponderti.
È loquace. Come quelli che hanno appena avuto
una disgrazia e sono abituati alle disgrazie.
Anzi, ha bisogno, lui, di parlare:
tanto che ti parla anche se tu non lo interroghi.
Quanta inutile buona educazione!
Non sono mai stato maleducato una volta nella mia vita.
Avevo il tratto staccato dalle cose, e sapevo tacere.
Per difendermi, dopo l'ironia, avevo il silenzio.
Padre nostro che sei nei Cieli:
sono diventato padre, e il grigio degli alberi
sfioriti, e ormai senza frutti,
il grigio delle eclissi, per mano tua mi ha sempre difeso.
Mi ha difeso dallo scandalo, dal dare in pasto
agli altri il mio potere perduto.
Infatti, Dio, io non ho mai dato l'ombra di uno scandalo.
Ero protetto dal mio possedere e dall'esperienza
del possedere, che mi rendeva, appunto,
ironico, silenzioso e infine inattaccabile come mio padre.
Ora tu mi hai lasciato.
Ah, ah, lo so ben io cosa ho sognato
Quel maledetto pomeriggio! Ho sognato Te.
Ecco perché è cambiata la mia vita.
E allora, poiché Ti ho,
che me ne faccio della paura del ridicolo?
I miei occhi sono divenuti due buffi e nudi
lampioni del mio deserto e della mia miseria.
Padre nostro che sei nei Cieli!
Che me ne faccio della mia buona educazione?
Chiacchiererò con Te come una vecchia, o un povero
operaio che viene dalla campagna, reso quasi nudo
dalla coscienza dei quattro soldi che guadagna
e che dà subito alla moglie - restando, lui, squattrinato,
come un ragazzo, malgrado le sue tempie grigie
e i calzoni larghi e grigi delle persone anziane...
chiacchiererò con la mancanza di pudore
della gente inferiore, che Ti è tanto cara.
Sei contento? Ti confido il mio dolore;
e sto qui a aspettare la tua risposta
come un miserabile e buon gatto aspetta
gli avanzi, sotto il tavolo: Ti guardo, Ti guardo fisso,
come un bambino imbambolato e senza dignità.
La buona reputazione, ah, ah!
Padre nostro che sei nei Cieli,
cosa me ne faccio della buona reputazione, e del destino
- che sembrava tutt'uno col mio corpo e il mio tratto -
di non fare per nessuna ragione al mondo parlare di me?
Che me ne faccio di questa persona
cosi ben difesa contro gli imprevisti?


venerdì 2 giugno 2017

ELECTRIC SWAN – “Windblown”, di Andrea Pintelli


ELECTRIC SWAN – “Windblown”
Black Widow Records
di Andrea Pintelli

Finalmente. Per diversi motivi, s’intende. Perché cinque anni sono lunghi, se si contano a mesi. Perché c’è chi la qualità la mette prima di tutto. Perché si rende lampante il concetto che alcune persone, con l’avanzare dell’età, migliorano. Perché c’è la conferma che entro i confini nazionali vive chi è capace di elevarsi ben oltre certi blasonati mestieranti esteri. Perché tutta la ricchezza della bellezza la fa entrare in un solo disco, senza orpelli inutili. Questi sono gli Electric Swan, band nata nel 2008 come solo-project di Lucio Calegari (fondatore degli indimenticabili Wicked Minds, band piacentina che ha saputo mixare hard rock, psych, blues e prog con ottimi risultati) e arrivata nel 2017 con grandissimo slancio creativo, tanto da pubblicare il terzo lavoro dal titolo “Windblown” (il secondo “Swirl in Gravity” risale al 2012).
Il gruppo, dopo alcuni cambi di “personale”, è ora stabilmente composto dal leader “Swan”, sopracitato, chitarra e voce, Monica Sardella alla voce, Vincenzo Ferrari al basso e Alessandro Fantasia alla batteria. Rimando la storia completa del gruppo, e relativa intervista, all’articolo che uscirà sul prossimo MAT2020. In questa occasione ci si vuole concentrare sulle undici gemme (più una bonus track) che compongono “Windblown”.
Cry your eyes out”, primo singolo estratto, apre le danze di questo caldissimo lavoro, e lo fa in modo “misuratamente deflagrante”: quasi in sordina per “presentarsi”, poi con un wah-wah impossibile da dimenticare, Swan ci fa subito capire in che labirinto di decisi e amabili suoni siamo piacevolmente finiti; l’incipit si fa spazio da sé, seguito da una (qui e ora) batteria-pochi-colpi-e-giusti, basso pieno, e voce suadente che sfocia in un inciso degno di nota, molto carico, per poi estendersi in un assolo pieno di pathos e forza d’urto.
Face to face”, secondo singolo estratto, potrebbe, anzi è un singolo che qualsiasi radio dovrebbe programmare, ma quotidianamente; in ogni sua parte non ha meno di quello che si vorrebbe ascoltare da una canzone che, mi si passi il termine, ti fa godere, e tanto; trattasi di un brano pressoché perfetto, rock, blues, e pop quanto basta. Ha un lirismo che ti abbraccia, possiede quel potere che ti fa cantare l’anima insieme ad esso. Grazie ad esso. Siamo in vetta, ragazzi. Vorreste scendere dopo esserci arrivati? Nemmeno per idea, e infatti i nostri con “Bad mood”, ci fanno restare lì, con un brano più hard dei due precedenti, chitarra insistente su un giro ad effetto, meravigliosamente insistente, con Monica a condurci attraverso quest’esperienza, strana a tratti, specialmente nei bridge usati per cucire vari momenti diversi ma “fratelli”, con la chitarra che dialoga continuamente con la gioia delle nostre orecchie.


Leaves” parte in quinta, forse in sesta! Rockeggiante all’ennesima potenza, solidità ed espressione di una band assolutamente matura dei propri mezzi e della “botta” che ti dà ad ogni ascolto; la parte centrale è giustamente riflessiva, una sensazione di calma apparente ti percuote, come il basso che qui la fa da padrone, con un assolo centrato sia nell’essenza, che nel tracciato, per poi lasciare strada al ritorno del ritmo, incalzante, dove Monica, prima del guitar solo finale, si lascia andare ad un acuto da pelle d’oca.
Losin’ time”, blueseggiante fino al midollo, ci fa comunque tanto battere il piede, quanto il cuore, perché c’è lui prima di tutto. L’intreccio continuo fra chitarra e voce si eleva fino all’azzurro, e mette le ali a chi, chiudendo gli occhi, vuole arrivarci. E’ anche un mezzo che ci promette di condurci altrove, sta a noi coglierlo nel suo vero significato. Una sfida, quindi. Ma una bella sfida. Ci fa correre nei cieli, con un’accelerazione che lo fa diventare un momento che speri non finisca mai. Da sottolineare il gran lavoro del potente drummer.
Sin’s a good man’s brother”, cover dei granitici Grand Funk Railroad, ha tutto il merito di essere stata scelta dai nostri per essere incastonata fra le loro songs. Non poteva che essere lei, e lì, in questo disco. Gli Electric Swan ne danno un’interpretazione da brividi, che non ha nulla da invidiare all’originale, avendo loro una freschezza d’approccio e una determinazione in quel che fanno che in pochissimi possono vantare; queste qualità si sentono con molta chiarezza. E gioia.
Beautiful bastard” è quel che non ti aspetti. Funky (già, proprio così) con fraseggi psych, rocking moments con sogni lunghi un levare, ma in modo talmente creativo, che questi ritmi vengono presi e ripresi da Lucio, per giocarci, modellandoli a suo piacimento, tanto da inserirci il sax jazzato di Sergio Battaglia, che sembra arrivato da un altro pianeta (leggasi ambito musicale), ma che si pone con grazia al servizio dei nostri. Questo brano strumentale non lascia spazio a dubbi: c’è una maturazione dell’idea che lascia stupefatti, evoluzione allo stato puro, progressione nel proprio cammino musicale. Volete vincere? Ascoltatela tre volte di fila. Come essere attraversati da un fiume, ma di note penetranti e soavi.
Carried by the wind” riparte dall’hard, un mid-tempo dove la coesione è l’arma vincente per proseguire nell’ascolto di questo bellissimo disco. E dove Swan ci regala un altro dei suoi infinitamente eccitanti assoli.
Here is nowhere” parte con l’immaginifico flauto di Samuele Tesori (secondo ospite), che si fa incalzare da Monica, sempre più florilegio di significati e conscia della propria potenza stilistica (di una voce così ci si innamora, senza se e senza ma). Questa stupenda ballad arriva al momento giusto per farci sedere e riflettere, non per guardarci indietro ma per ammirare fin dove può arrivare la creatività delle persone. Se Lucio è l’autore delle grandissime e altissime musiche, Monica è l’autrice dei profondi e ammirevoli testi, finalmente i suoi testi, e tutto ciò si sente, si capta, dall’intensità delle sue interpretazioni, nitidi attimi di bellezza. Questi sono regali. Quindi si può solo che dire grazie.
Paolo “Apollo” Negri, ex membro della band e qui in veste di ospite, introduce col suo (davvero) magico Hammond “If I’m luck I might get picked up”, cover di Betty Davis, super hot song, sia nella versione originale della moglie di Miles, sia in quella dei nostri, che ancora una volta sorprendono per scelta di soluzioni stilistiche, che per favolose mosse all’interno del brano stesso, proponendone un arrangiamento da brividi. Blues, tanto, fa da contraltare ad una marea psichedelica che qui ci travolge, riempiendo le nostre orecchie di colori accesi e perenni. Mai domi, ora si divertono a portarci in un vortice di suoni, lasciarci trascinare dalla loro corrente, per poi farci uscire con la sensazione che di pezzi così non se può mai avere abbastanza.
Il lavoro si chiude con la breve strumentale “Windblown”, un delicato fraseggio di sola chitarra, quasi una carezza, sicuramente un biglietto firmato appeso alla nostra memoria, la quale non potrà scordarsi tanto facilmente di un disco talmente importante. Ed esportabile. Assolutamente.
Bonus track è la “Midnight” dei T. Rex, che troverà posto anche nell’imminente tribute cd della Black Widow Records (gloria sempre), dedicato alle figure degli immensi Bowie e Bolan, creatori del movimento Glam. Ma qui ci sono gli Electric Swan, che prendono spunto da questa indimenticabile canzone per fare loro stessi, col piglio di chi sa di essere bravo, senza ostentarlo. Chapeau.
Da sottolineare la splendida copertina, ad effetto, creata da Sasha Montiljo, opera dal titolo “Nihil”, con la quale è ben raffigurata l’essenza di questo meraviglioso disco.

Averne di artisti così…