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domenica 9 settembre 2018

The Rossini Variations: il divertito e audace omaggio di Mario Mariani



MARIO MARIANI
THE ROSSINI VARIATIONS
Intemporanea Records / Artist First
9 tracce - 65.55 minuti

La prima music-star della storia. L'inventore del rap. Il primo a comporre una musica su una sola nota. Ma soprattutto,  un Gioachino Rossini mai sentito, attraverso l'audace e sorprendente operazione di  Mario Mariani:  The Rossini Variations. Una rivisitazione, anzi una riscrittura dei più famosi brani di Rossini, interpretati dal  pianoforte creativo di Mariani, in uscita il 5 settembre. Dal celeberrimo compositore pesarese al suo poliedrico concittadino, che da sempre opera secondo il motto  "un altro pianoforte è possibile". Dichiara Mariani: «Auspico da sempre un altro piano, nel senso di un altro modo di intendere il mio strumento. Il lavoro su Rossini mi ha suggerito, dovendo in qualche maniera ricostruire una musica nata per essere eseguita da un'orchestra,  l'utilizzo di tecniche estese dal grande impatto sia sonoro che performativo, visto che la necessità sonora produce anche un gesto che diviene dunque “teatrale”. Ad esempio nell'incipit della  Gazza Ladra suono il rullante con  il mio amato frullino (un cappuccino shaker Ikea!), oppure uso le  biglie per fare il bending sulle corde, imitando il suono del gatto nel celebre “Duetto Buffo” che qui, vista la sua connotazione “western”, diviene un  "Duello buffo di due gatti"» .

The Rossini Variations è il quarto album per pianoforte solo di  Mario Mariani, una figura unica nel suo genere.  Sciamano e showman, performer imprevedibile e interprete creativo che da sempre affronta il pianoforte come strumento di conoscenza e  dialogo con il pubblico, il compositore e pianista pesarese si è distinto nel panorama internazionale per il suo  stile  che privilegia la performance avvalendosi di tecniche estese al pianoforte, molte delle quali di sua invenzione.  The Rossini Variations esce a un anno di distanza da  The Soundtrack Variations (dedicato al cinema) e rivela un percorso accattivante, che coniuga  rispetto per la figura rossiniana e estrosa interpretazione, ironica ma mai eccessiva. «Già da anni ogni tanto eseguivo qualche parafrasi e variazione sulle overture di Rossini e l'evento forse scatenante è stato la  riparazione del mio amato Steinway del 1906 (su cui ho poi inciso le  Rossini Variations) facendomi, dopo anni di sperimentazioni radicali, tornare la voglia di suonare  musica classica. Sebbene alla “mia maniera”... La preferenza è andata inizialmente ai brani più conosciuti, in modo da permettere al pubblico di apprezzare le sonorità particolari e le variazioni, con l'aggiunta di qualche chicca “musicologica” come la versione per una sola nota di “Mi lagnerò tacendo” su testo del Metastasio e le  Variazioni sulla Petite Messe Solennelle che mi hanno permesso un'escursione da John Dowland alla Famiglia Addams, facendo il verso anche a quel “minimalismo pianistico” che va tanto di moda e che io preferisco chiamare  “minimismo”, di cui come si intuisce non sono un grande fan».

The Rossini Variations esce in occasione del  150nnale dalla scomparsa di Rossini (1868-2018) con rifacimenti, variazioni e improvvisazioni dei brani più famosi tra cui le overture della  Gazza Ladra,  Guglielmo Tell e  Italiana in Algeri, il  Largo al Factotum, il  "Duetto buffo di due gatti" e la celeberrima  Tarantella. Le trascrizioni a cura di Mariani sono affiancate a  variazioni polistilistiche con momenti di natura improvvisativa, a rendere lo scintillante spirito rossiniano che, per usare le parole di  Stendhal, “allontana dall'anima tutte le emozioni meste”. Ancora Mariani: «Quando parlo di un  Rossini "anti pianistico", mi riferisco alla difficoltà del trascrivere una musica originariamente scritta per orchestra, operazione resa ancora più ardua dallo  scintillante spirito rossiniano, pieno di  ribattuti che come ogni pianista sa sono uno degli scogli più complicati della tecnica pianistica.  Rossini stesso era “compiaciuto” della difficoltà esecutiva della propria musica specialmente al pianoforte particolarmente nelle trascrizioni. E si racconta che quando  Liszt gli presentò una trascrizione, peraltro ottima, credo del Guglielmo Tell, Rossini ci rimase male... ».

Diplomato in pianoforte presso il Conservatorio Rossini, Mario Mariani è noto per la sua lunga carriera di  compositore e solista, presente in numerosi  festival italiani ed internazionali grazie a un approccio al pianoforte riconoscibile ed eclettico. Nella sua figura, come dimostrano il lavoro per il  cinema, gli  album, le  residenze artistiche e le operazioni "site specific", si fondono il compositore, l'interprete e il performer. The Rossini Variations è il suo quarto disco di pianoforte solo, dopo  Utopiano (2010),  Elementalea (2012) e  The Soundtrack Variations (2017), è un lavoro altamente rappresentativo del suo temperamento eclettico e dissacrante: «Per me fa tutto parte di un unicum  in cui le figure di  compositore, interpretazione e improvvisatore, come era in passato, fanno capo ad un solo musicista. Oltre a queste figure, prettamente musicali, ho sempre pensato a me come ad un  performer o meglio un “piano artist” visto che questo termine può comprendere molto altro. Molti mi definiscono  “showman” perché mi vedono interagire con il pubblico con ironia e – credo – empatia. La mia grande curiosità mi porta a documentarmi e a studiare tante discipline diverse e riunirle nel mio centro che è appunto quello musicale e se dovessi definire il mio approccio alla musica, ma anche alla vita, direi che è  un misto tra un uomo rinascimentale e un hacker».

The Rossini Variations è prodotto da  Intemporanea Records e distribuito su tutte le piattaforme da  Artist First. Presentato in due anteprime assolute il 20 maggio a  Piano City Milano e il 7 giugno all' Istituto di Cultura Italiana di Madrid, sarà portato in  tour in Italia e all'estero: sabato 8 settembre  Pesaro (Giardini Circolo Arci Villa Fastiggi), martedì 11 settembre  Oslo (Istituto Italiano di Cultura), giovedì 13 settembre Stoccolma (Istituto Italiano di Cultura), mercoledì 19 settembre  Milano (La Feltrinelli Piazza Duomo), giovedì 20 settembre  Firenze (La Feltrinelli via De Cerretani), sabato 20 ottobre  Tunisi (Istituto Italiano di Cultura). Altre date in arrivo.



UNA CONVERSAZIONE CON MARIO MARIANI


Un piano differente è possibile.
Inevitabile aprire la chiacchierata con Mario Mariani partendo dallo “slogan”, anzi dal fulcro della sua attività. Anche in The Rossini Variations c’è un “altro” pianoforte possibile?

Un altro “piano” è sempre possibile e, come auspico, necessario.
Non a caso il mio primo album di pianoforte solo si chiamava Utopiano perché cercavo, e cerco, in questo strumento così mis-conosciuto di indagare ed esplorare le sue tante possibilità espressive al di là del 10% conosciuto, vale a dire la tastiera. Il lavoro su Rossini mi ha suggerito, dovendo in qualche maniera ricostruire una musica nata per essere eseguita da un'orchestra, l'utilizzo di tecniche estese dal grande impatto sia sonoro che potremmo dire performativo, visto che la necessità sonora produce anche un gesto che diviene dunque “teatrale”. Per citare due tra i tanti esempi troviamo un rullante suonato con il mio amato frullino (un cappuccino shaker Ikea) nell'incipit della Gazza Ladra, o le biglie che fanno il “bending” sulle corde, imitando il suono del gatto nel celebre “Duetto Buffo” che qui, vista la sua connotazione “western”, diviene un “Duello buffo di due gatti.”

The Rossini Variations è il tuo quarto album per piano solo, il precedente fu un lavoro analogo, The Soundtrack Variations. Ancora una volta un’ispirazione “esterna”, come Rossini o il cinema, scatena la tua creatività…

La creatività è un concetto che mi sta molto a cuore in tutte le sue forme e tengo spesso dei workshop multi(in)disciplinari al riguardo, rigorosamente “score-free”, in cui la prima cosa che faccio è “togliere il leggio” ai musicisti, barriera sia fisica che mentale. Credo che si possa essere creativi ed essere ispirati da ogni cosa. Già da anni ogni tanto eseguivo qualche parafrasi e variazione sulle overture di Rossini e l'evento forse scatenante è stato la riparazione del mio amato pianoforte Steinway del 1906 (su cui ho poi inciso le Rossini Variations) facendomi, dopo anni di sperimentazioni radicali, tornare la voglia di suonare musica classica. Sebbene alla “mia maniera”...

In base a quale criterio hai selezionato i brani?

La preferenza è andata inizialmente ai brani più conosciuti, in modo da permettere al pubblico di apprezzare le sonorità particolari e le variazioni,  con l'aggiunta di qualche chicca “musicologica” come la versione per una sola nota di “Mi lagnerò tacendo” su testo del Metastasio e le Variazioni sulla Petite Messe Solennelle che mi hanno permesso un'escursione da John Dowland alla Famiglia Addams, facendo il verso anche a quel “minimalismo pianistico” che va tanto di moda oggi e che io preferisco chiamare “minimismo”, di cui come si intuisce non sono un grande fan.

Quanto è stato importante nella tua vicenda di artista la figura di Gioacchino Rossini?

Beh, sono nato a Pesaro, città natale di Rossini, ho studiato al Conservatorio Rossini, ho ascoltato e consumato tutte le Sinfonie nei vecchi dischi in vinile su un antico grammofono quindi posso dire di averla sempre respirata quest'aria rossiniana. Poi come ogni cosa di cui si dispone con facilità la si tende a dare per scontata finché un giorno, come in questo caso, prepotentemente bussa alla porta...

Hai dichiarato che la musica di Rossini era “anti pianistica”: ci spieghi meglio?

Non tutta la musica ovviamente, visto che nella seconda parte della sua vita ha prevalentemente scritto musica da camera per voce e pianoforte oltre ad una consistente raccolta di pezzi pianistici, i cosidetti “Peccati di vecchiaia”. In particolare mi riferisco alla difficoltà del trascrivere una musica originariamente scritta per orchestra, operazione resa ancora più ardua dallo scintillante spirito rossiniano, pieno di ribattuti che come ogni pianista sa sono uno degli scogli più complicati della tecnica pianistica.
Rossini stesso era “compiaciuto” della difficoltà esecutiva della propria musica specialmente al pianoforte particolarmente nelle trascrizioni. E si racconta in un aneddoto che quando Liszt gli presentò una trascrizione, peraltro ottima, credo fosse del Guglielmo Tell, Rossini ci rimase “male”... 
  
Attraversando i passaggi chiave dell’opera rossiniana, hai potuto cogliere anche l’evoluzione del genio pesarese. Qual è il suo lascito nella storia della musica europea?

Il suo lascito è enorme.  Assieme a Mozart, Rossini è il mio compositore preferito d'opera. Le sue innovazioni musicali sono sorprendenti. A parte il senso drammatico, fisico e spesso surreale nell'uso del crescendo, di cui era un vero maestro, è stato l'anticipatore di tante invenzioni musicali poi entrate nella prassi. È stato, a quanto ne so, il primo a comporre una musica su una sola nota e nello strepitoso finale primo dell'Italiana in Algeri, in cui i cantanti sciorinano un difficilissimo scilinguagnolo onomatopeico, ha inventato il Rap. E non dimentichiamo che Rossini è stata la  prima music-star della storia.

Per comprendere The Rossini Variations, e più in generale il tuo percorso, credo si debba focalizzare il rapporto – quasi uno scambio – tra interpretazione e creatività, tra rispetto del canone e personalizzazione.

Per me fa tutto parte di un unicum  in cui le figure di compositore, interpretazione e improvvisatore, come era in passato, fanno capo ad un solo musicista. Oltre a queste figure, prettamente musicali, ho sempre pensato a me come ad un performer o meglio un “piano artist” visto che questo termine può comprendere molto altro. Molti mi definiscono “showman” perché mi vedono interagire con il pubblico con ironia e – credo – empatia. La mia grande curiosità mi porta a documentarmi e a studiare tante discipline diverse e riunirle nel mio centro che è appunto quello musicale e se dovessi definire il mio approccio alla musica, ma anche alla vita, direi che è un misto tra un uomo rinascimentale e un hacker.

Mario Mariani dal vivo. Sarebbe fin troppo facile liquidare il tuo aspetto performativo come “spettacolare”, in realtà c’è la ricerca di un dialogo, di un ponte, con il pubblico.

Non c'è nulla in ogni mio gesto, in ogni mia scelta artistica  che non sia funzionale alla musica, alla sua espressione che io intendo come “opera totale” per tutti i sensi e oltre. Anche la scelta di location particolari come aver portato un pianoforte in una grotta e averci vissuto per un intero mese o in tanti altri posti “inusuali” è stata una precisa volontà espressiva ed esperienziale fortemente connessa peraltro con il relativo “paesaggio sonoro”. O lo scegliere contesti in cui la musica sia fruibile non nella “solita modalità concertistica”, ma con una importante interazione con il pubblico, chiamando volontari a suonare con me o facendo sdraiare persone sopra il pianoforte, canalizzando ciò che la loro “energia” mi trasmette, o suonando in contesti che potremmo definire “sciamanici”. Tutti aspetti che mi piace indagare.
Mi piace la performance, il situazionismo, l'imprevedibile, la composizione istantanea (cui aggiungo l'idea del “transpersonale”, nel senso – parafrasando Jung – di un “inconscio collettivo musicale” costellato di archetipi sonori) e credo che questa sia la direzione in cui la musica si sta dirigendo. Il pubblico se ne accorge sempre di più e sento che ai miei concerti è felice e curioso di vivere un'esperienza in cui egli stesso, abituato oggi nell'illusione di interagire come ad esempio sui social network, faccia la sua parte vivendo la magica scintilla della creazione musicale.



MARIO MARIANI BIO

Fortemente riconoscibile per l'eclettico ed emozionante approccio al pianoforte, Mario Mariani concepisce lo strumento come un'orchestra dalle inusuali alchimie sonore dove si fondono, nel tempo presente, il compositore, l'interprete ed il performer. 

Pianista e compositore, collabora con importanti enti e committenti come Biennale di Venezia, (con le due sigle del Festival del Cinema), Teatri Stabili (Piccolo di Milano, FVG, Stabile Marche), Istituti di Cultura all'Estero e molti altri.

Ha ricevuto il premio "Oscar Marchigiano 2014" come migliore musicista, nel 2016 è Direttore Artistico della Piano Academy del festival "Naturalmente Pianoforte".

All'attività artistica alterna conferenze, workshop e progetti speciali come Francesco Povero (regia di Pietro Conversano con la Comunità di San Patrignano, 2015) e Frammenti di vita canti e libertà (con il Carcere di Opera, 2017), entrambi eseguti al Teatro Piccolo di Milano.

È recentemente uscito il suo quarto album per pianoforte solo The Rossini Variations.


Info:

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venerdì 7 settembre 2018

Claudio Bellato Trio feat Mario Arcari in concerto: recensione di Andrea Baroni


Claudio Bellato Trio feat Mario Arcari – Genova
Recensione tratta da “TRACCE DI JAZZ” (Andrea Baroni)
E’ sacrilegio suonare “Blue in Green” con oboe, chitarra acustica, basso elettrico e batteria? Claudio Bellato, Mario Arcari, Rudy Cervetto e Federico Fugassa pensano di no, e con una rilettura innervata di una sottile corrente ritmica del classico di Miles Davis hanno aperto il concerto di sabato 10 marzo a Genova, nuova tappa dell’edizione 2018 del Festival “Suoni, parole, ritmi dal mondo”, a cura di Jazz Lighthouse.
Nessuna obiezione anche da parte della platea, entrata da subito in sintonia con una musica che dal jazz attinge più l’attitudine al dialogo... e la voglia di libertà espressiva, che la stretta sintassi filologica.
Per il trio di Claudio Bellato, chitarrista savonese concertista e didatta con un ricco bagaglio di esperienze e collaborazioni, membro del quartetto Officina Acoustica e dell’Ethnia Project, si trattava del debutto live, e la presenza dell’illustre ospite Mario Arcari, musicista
senza confini per definizione, ha arricchito e rafforzato l’identità di un gruppo in grado di viaggiare, in musica, nel tempo e nello spazio, senza badare alle frontiere che solo sulla carta separano il flamenco dal rock o la musica dell’isola di Reunion dal tango.
L’oboe di Arcari ha attraversato quaranta anni di musica in Italia e nel mondo, spaziando dalle esperienze del Gruppo Folk internazionale con Moni Ovadia ai “Six Mobiles”, di Roberto Ottaviano, dal “Pipetett” di Franz Koglemann con Paul Bley, Steve Lacy, Ran Blake, alle “conduction” di Butch Morris fino alle esperienze di ambito contemporaneo negli ensemble “Sentieri Selvaggi”, e “Parma Jazz Frontiere”.
Ha lasciato inoltre un’impronta indelebile, con i suoi strumenti a fiato etnici, in alcuni capolavori della musica italiana firmati da Ivano
Fossati e Fabrizio De Andrè, ed alcuni passaggi di “Creuza de ma” o di “Anime Salve” che tutti abbiamo nella memoria sono proprio opera sua.
L’oboe di Arcari sembra avere assimilato tutto questo vissuto, ed oggi suona come una sintesi fra il jazz, interpretato con grande partecipazione emotiva in un classico come “Nature Boy”, la musica popolare, che anima le suggestioni mediterranee delle composizioni di Bellato, ed un’idea di musica creativa davvero senza confini, resa palpabile dall’omaggio agli Oregon di Paul Winter, un altro che come Arcari ha portato lo strumento fuori dai confini della musica classica.
Bellato conferma doti compositive di sicuro spessore, una tecnica da virtuoso alla chitarra acustica che usa alternando agevolmente parti ritmiche ed armoniche, ed una decisa personalità come leader di un trio che, con le percussioni creative di Cervetto ed il basso “pastorizzato” del giovane Fugassa, avrà molto dire nello sviluppo del proprio percorso.

giovedì 6 settembre 2018

Marco Ragni: intervista di Max Rok Polis


Marco Ragni-“The Wandering Caravan”: Uno spirito libero di fare musica
Intervista radiofonica del 22 febbraio 2018- di Max Rock Polis

Si può essere in sei o sette a fare Prog. Si può essere anche solo in due, ma servendosi di altri. E se si è da soli e per giunta con una grande ispirazione e voglia di fare musica? Marco Ragni è uno di quelli che possono rispondere a questa domanda.

Eccoci qua con Marco Ragni. Ciao Marco! Il tuo ultimo album “The Wandering Caravan” uscirà il 28 febbraio. Ma tu quanti album fai uscire all'anno?
“Ciao a tutti. Sì, esatto, esce il 28. All'anno ne faccio uno, non di più. Diciamo che nel 2016 ho fatto uscire un album e due EP da sei pezzi, nel 2017 non ho fatto nulla e nel 2018 vediamo di farne altri tre. Una media di uno e mezzo all'anno, ecco [ride, ndr].”

La domanda era per sottolineare che Marco è uno degli autori più prolifici che abbia mai conosciuto nel mondo del Progressive. Per curiosità, quanti ne hai prodotti finora?
“Da solista sono una quindicina con questo che è appena uscito, poi ci sono un paio di raccolte e altre due o tre cosine ormai fuori catalogo. Quindi una quindicina tra album, mini album, EP, singoli.”

C'è veramente l'imbarazzo della scelta. Il tuo album è già in prevendita anche se uscirà il 28, ma se uno volesse procurarselo, con magari tutti i precedenti, come potrebbe fare?
“Allora la cosa più semplice è andare sul mio sito SITO e lì si trova qualsiasi tipo di riferimento, da Bandcamp ai siti che offrono il digitale, come Spotify, Itunes, Apple music etc. Oppure c'è la pagina di Bandcamp che è a tutti gli effetti lo store ufficiale e sempre a nome Marco Ragni potete trovare lo store di Italia ed Europa, tutti i riferimenti sono sempre sul mio sito ufficiale.”

C'è una differenza tra la prevendita, per cui abbiamo ancora pochissimo tempo, e la vendita dal 28 in poi?
“Per chi comprerà l'album sulla fiducia, diciamo, in omaggio c'è la versione digitale di un EP che prende parti di canzoni della sessione di registrazione di “The Wandering Caravan”, contiene una cover dei Pink floyd che è “Fat Old Sun” fatta in acustico con chitarra e fiati. Poi c'è una versione alternativa del secondo test del nuovo album che uscirà e un paio di inediti.”

Ah ecco: Pink Floyd. Gli hai anche dedicato un album intero, un tributo.
“Sì, era un album che entrava nella campagna di Kickstarter per la raccolta fondi di questo album e le persone che hanno aderito hanno ricevuto questo lavoro per ora non reperibile in vendita. Penso che uscirà il prossimo anno, con molta calma.”



Stiamo dando una lontana anteprima. Sei veramente un autore prolifico, ma ci si chiede: fai tutto da solo? Ti fai aiutare da qualcuno?
“Sì, tendenzialmente suono un pò di strumenti, me la cavo, mi arrangio. Io parto sempre con un sacco di idee, fai conto che per ogni album sono capace di registrare una trentina di canzoni, poi scremo e scremo. Collaboro da ormai quasi tre anni con dei musicisti americani, che sono anche presenti sia in “Kind Of Blue Echoes” che è il mio album precedente, sia in “California” che è l'EP che sta tra gli ultimi due CD. C'è: Peter Matuchniak, un chitarrista che ha suonato con i Gekko project e fa carriera da solista, adesso è entrato nei Kinetic Element, un'altra band Prog americana; poi c'è il bassista Jeff Mack con il quale suono da quattro anni; c'è un batterista italiano di Roma, Maurizio Antonini. Il fiatista si chiama Dave Newhouse, lo è stato per una band americana degli anni '70 che si chiamava Muffins, una band interessantissima per l'epoca, una specie di Soft Machine prima maniera, e lui è un grandissimo arrangiatore di fiati: suona qualsiasi tipo di fiato, dal flauto irlandese al sassofono. È incredibile, ha arrangiato l'album in maniera egregia.”

Noi li salutiamo tutti. Quasi tutti americani, ma abbiamo citato la tua etichetta?
“L'etichetta è lo stesso americana, la Melodic Revolution Records, è un'etichetta che propone prevalentemente Progressive, ma anche Rock. È indipendente ma ha nel suo roster parecchi gruppi, credo più di 40, ed è veramente interessante. Anche quella la trovate sui Bandcamp, fateci un giro perché c'è della gente molto interessante.”

Andatela a cercare, lei e Marco Ragni, nella sua discografia veramente importante. Chi arriva prima del 28 compra il CD sulla fiducia con dei bonus, fidatevi che è un ottimo album di Progressive. Ma non vogliamo classificarti: tu fai cose più particolari, più moderne, anche se pare che non tutti gli europei siano entusiasti del nostro modo di fare Prog.
“No, diciamo che alcuni siti sono comunque legati a un certo tipo di Prog che ha radici negli anni '70,  e sentire cose catalogate tra virgolette Prog che sono diverse da quel tipo di Prog, a loro non piace. Sono abituati a sentire gruppi che sembrano gli Yes, i Genesis, I Jethro tull, oppure c'è quel filone del Prog metal che va tantissimo. Io ho cercato di allontanarmici un pò, non per partito preso ma per mio gusto personale. Volevo fare qualcosa che prendesse spunto dagli anni '70 perché tutto da lì è partito, però con idee nuove, con passaggi nuovi, arrangiamenti diversi. Insomma io ci ho provato, non so se ci sono riuscito ma ci ho provato.”

Io per fortuna mi trovo sempre più ad avere a che fare con artisti italiani come te che cercano strade nuove, nuove sonorità, nuove architetture sonore, dal New prog o Non prog ad altre cose. Io apprezzo molto questa via particolare di noi italiani di fare Progressive, magari a livello mondiale non andrà tanto bene però in Giappone ci chiamano tanto volentieri, negli Stati uniti lo stesso, insomma non siamo così lontani dai gusti.
“Sì, ma sono gli olandesi che sono particolari. Io ho ricevuto un paio di commenti da degli amici inglesi che con l'album precedente in mano, parlando dell'ultimo mio uno chiedeva all'altro: “Ma che cos'hanno questi italiani che fanno sonorità un pò strane, un pò diverse dal solito Prog?”. E io gli ho risposto: “Ragazzi è il sugo, è l'amatriciana” [ride, ndr]. Comunque anche gli inglesi apprezzano questo modo di fare Prog, diverso da quello che era il Prog italiano anni '70, ma quella che è la tendenza del Prog mondiale diciamo. Detto dagli inglesi è un piacere immenso perché hanno inventato il Progressive, quindi sentirsi dire da loro che tu fai bella musica per me è il massimo del complimento, non c'è niente di più.”

martedì 4 settembre 2018

TRAMA-“OSCURE MOVENZE”: commento di Luca Nappo

TRAMA-“OSCURE MOVENZE”

(Lizard Records)

Di Luca Nappo

Sono passati esattamente 20 anni dall'uscita di 'Prodromi Di Finzioni Sovrapposte', primo album dei genovesi Trama, edito dalla Mellow Records, un lavoro accolto molto bene all'epoca e che s'inseriva nella fiorente scena del prog italiano degli anni '90 in compagnia di diverse band interessanti come, ad esempio, i Calliope, i Tower, i Garden Wall o i Conqueror.
Da quel 1998 ne è passata acqua sotto i ponti per una band che ha visto arrestare la sua storia con uno scioglimento temporaneo nel 2001 e una nuova ricompattazione nel 2009, prima partecipando, nel 2010, con il brano ‘Sláinte Mhath’ al tributo dedicato ai Marillion, 'Recital For A Season End' (uno dei diversi ed ottimi tributi che la Mellow Records ha rilasciato nel suo catalogo) e poi intraprendendo un percorso che li ha portati in questo 2018 a pubblicare 'Oscure Movenze', titolo che prende il nome dallo stesso brano del disco precedente, l'ultimo arrangiato dalla stessa band dopo la pubblicazione del primo album e che non fu inserito all'interno solo per una questione di spazio. Insieme con questo, gli altri brani sono le scelte più rappresentative degli ultimi 20 anni d’esistenza dei Trama, eccezion fatta per l'unico vero inedito, 'Intro-Oblio', composto appositamente come brano introduttivo del nuovo disco.
I testi, la musica e gli arrangiamenti sono tutti a cura della stessa formazione del 1998, con Annalisa Accorsi alla voce, Luca Scherani alle tastiere, Gabriele Guidi Colombi al basso, Paolo Gaggero alla batteria e Lorenzo Loria alla chitarra (quest'ultimi due fondatori della band nel 1995 a Genova).
Luca Scherani e Gabriele Guidi Colombi sono anche fondatori e attuali componenti de La Coscienza Di Zeno.
Il cd, distribuito dalla Lizard Records (serie Locanda del Vento), rappresenta una continuazione del lavoro precedente, come se il tempo si fosse fermato.
La proposta dei Trama non si discosta dal proporre quella melodia e quel gusto sinfonico retaggio della nostra stagione progressiva anni '70, ma assemblata con elementi neo prog inglese della prima metà degli anni '80.
L'asso nella manica è Annalisa Accorsi e la sua bella voce angelica, supportata da una compagnia di musicisti di spessore, protagonisti già a partire dall'iniziale 'Anche Se Per Poco', in cui melodie sognanti si alternano ad intensi passaggi di tastiere e chitarre. Un alternanza che troviamo anche nelle restanti tracce in cui spicca su tutte 'Il Sottile Equilibrio', di sicuro impatto emotivo grazie alle atmosfere raffinate create dai synth e alcuni momenti più incisivi della chitarra che ne fanno un pezzo convincente e riuscito. Se l'ombra del Banco Del Mutuo Soccorso si affaccia nel terzo episodio intitolato 'Il Viaggio' (estratto di una suite mai eseguita fuori dalla sala prove) grazie a passaggi strumentali pomposi ed interludi più classici, è il prog sinfonico ed il sano virtuosismo alla Emerson Lake & Palmer che fa capolino in 'Intro - Oblio', dimostrando ancora volta l'abilità tecnica dei musicisti coinvolti. La chiusura affidata alla title track è di rara bellezza, non solo per la splendida voce di Annalisa ma anche per il suadente tappeto sonoro creato per dare sostegno al brano: chitarre elettriche e suggestive tastiere ci riportano al neo prog anni '80 ma con un gusto evoluto, moderno e peculiare da farne una composizione di valore assoluto, degna conclusione di un album riuscito.
Ci sono voluti tanti anni ma l’ascolto di ‘Oscure Movenze’ ci dice che ne è valsa la pena e sarebbe un peccato, a questo punto, aspettare nuovamente per godersi l’ottima proposta dei Trama. Bentornati… e ora è tempo di restare.



Brani:
1. Intro - Oblìo
2.
Anche se per Poco
3. Il Sottile Equilibrio
4. Il Viaggio:
- I) Verso il Sole
- II) Nell'acqua
- III) Contro il Vento

La band:
- Annalisa Accorsi / vocals
- Lorenzo Loria / guitar
- Luca Scherani / keyboards
- Gabriele Guidi Colombi / bass
- Paolo Gaggero / drums

lunedì 3 settembre 2018

domenica 2 settembre 2018

Gianni Nocenzi: accadde nel 1988


In questi giorni siamo nel pieno della kermesse della "Mostra del Cinema di Venezia", con passerelle di divi e dive del mondo cinematografico...
Ma sicuramente pochi di voi sanno - forse perchè il "buon Mollica" non l'ha intervistato - che nel 1988 Gianni Nocenzi, insieme agli artisti cubani Josè Maria Vitier e Pablo Milanes, ricevette il premio "Osella d'Argento" come realizzatore della miglior colonna sonora, relativa a film di Fernando Birri "Un senor my viejo con unas alas enormes".
Per la cronaca quell'anno concorreva anche Peter Gabriel con le musiche di "L'ultima tentazione di Cristo", di Martin Scorsese.
Il leone d'oro venne vinto da Ermanno Olmi con il film "La leggenda del santo bevitore".
Tanto per...
Wazza


Vincitori del Festival di Venezia 1988

Caro Gorbaciov  (Medaglia d'oro del Presidente del Senato)
Paesaggio nella nebbia  (Leone d'argento)
Campo Thiaroye  (Gran premio speciale della giuria)
Don Ameche  Joe Mantegna  (Coppa Volpi migliore interpretazione maschile per   Le cose cambiano)
Isabelle Huppert  (Coppa Volpi migliore interpretazione femminile per   Un affare di donne),   Shirley MacLaine  (Coppa Volpi migliore interpretazione femminile per   Madame Sousatzka)
Campo Thiaroye  Once more - Ancora  (Premio speciale Ciak d'oro)
Un affare di donne  (Premio Ciak d'oro per il film)
Klaus Maria Brandauer  (Premio Ciak d'oro per l'attore per   Bruciante segreto)
Carmen Maura  (Premio Ciak d'oro per l'attrice per   Donne sull'orlo di una crisi di nervi)
Paesaggio nella nebbia  (Premio Pasinetti per il film)
Don Ameche  (Premio Pasinetti per l'attore per   Le cose cambiano)
Ornella Muti  (Premio Pasinetti per l'attrice per   Codice privato)
Pedro Almodóvar  (Osella per la migliore sceneggiatura per   Donne sull'orlo di una crisi di nervi)
Josè Maria Vitier  Gianni Nocenzi  Pablo Milanes  (Osella per la miglior musica per   Un Señor Muy Viejo con Unas Alas Enormes)
Vadim Yusov  (Osella per la miglior fotografia per Cernyi monach)
Bernd Lepl  (Osella per i migliori costumi per   Bruciante segreto)
David Eberts  (Menzione speciale per l' interprete per   Bruciante segreto)
Campo Thiaroye  Gli invisibili  (Premio cinema nuovo)