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venerdì 9 febbraio 2024

Ricordando Ian Mc Donald che ci ha lasciato due anni fa

Due anni fa ci lasciava Ian Mc Donald, polistrumentista, fondatore dei King Crimson, con Fripp e Giles.

Wazza

Punto di riferimento della scena prog rock degli anni '60 e '70, fu uno dei fondatori dei King Crimson. 

Il sassofonista, cantante e polistrumentista, era noto anche per aver fondato i Foreigner, nei quali suonava anche la tastiera e la chitarra.

McDonald fondò i King Crimson con Robert Fripp, Greg Lake, Michael Giles e Peter Sinfield nel dicembre del 1968. La sua militanza nella band durò pochissimo: giusto il tempo di incidere l'album d'esordio "In the court of the Crimson King", uscito nel 1969. Al disco contribuì in modo fondamentale: fu l'unico autore delle musiche di "I talk to the wind" e della title track, nonché co-autore di tutto il resto dell'album, e ciò gli permise di definire il suono di una delle band più importanti del prog rock.

Dopo un lungo tour negli Stati Uniti, Ian McDonald decise di lasciare, insieme al batterista Michael Giles, il gruppo: i due incisero l'album "McDonald and Giles". 

Nel '76 McDonald fonda dunque una nuova band, i Foreigner, che conquistarono anche le hit parade alla fine degli Anni '70 con dischi come l'eponimo album di debutto, "Double vision" del 1978 e "Head games" del 1979. 

Nel corso della sua carriera ha collaborato anche con T. Rex ("Electric warrior" del 1971) e Steve Hackett ("Genesis revisited" del 1997 e "To watch the storms" del 2003).

 













giovedì 8 febbraio 2024

ELLESMERE- “Stranger Skies” - Di Andrea Pintelli

 


ELLESMERE- “Stranger Skies”

Di Andrea Pintelli

AMS Records


Pochi giorni fa, esattamente il 12 gennaio 2024, è uscito il quarto lavoro del progetto Ellesmere, pubblicato da AMS Records, dal titolo “Stranger Skies”. Fin dalla splendida copertina del famosissimo Rodney Matthews, appare chiaro e lampante il significato dell’opera: due mondi contrapposti a rappresentare la parte “fredda” (le prime quattro tracce) e la parte “calda” (le ultime due tracce) di un mondo inesplorato cui il leader Roberto Vitelli ha dato vita. Il tema del viaggio alla scoperta di immaginifici spazi inesplorati, ignoti e sconosciuti è il vero trait d’union di tutta la produzione degli Ellesmere. Basta andarsi ad ascoltare i precedenti (e ottimi) “Les Chateaux De La Loire” (2015), “II – From Sea And Beyond” (2018), “Wyrd” (2020) per averne conferma.

 

Northwards apre il lavoro in maniera altisonante, con un’introduzione quasi fosse un “Also sprach Zarathustra” di Richard Strauss in chiave moderna. Attualità nell’approccio e nello svolgimento del pezzo, ricco di atmosfere d’oggigiorno, ma con un cantato, ora maggiormente protagonista rispetto ai dischi precedenti, di “genesisiana” memoria. Solido ma fluido, d’impatto ma mai esagerato, spicca la chitarra potente e decisa. Tundra prosegue sulla stessa falsa riga, con immutata forza espositiva e lirismo assolutamente centrato. I tempi dispari sono sì prerogativa del prog, ma qui sono elevati a vero motore propulsivo della canzone. Sembra di varcare una porta magica che conduce al futuro del sinfonismo. Una vera goduria per noi progsters incalliti. Crystallized parte in acustico e approda in una nuova e diversa dimensione artistica, grazie alla variazione con cui la chitarra si trasforma in distorta e si evolve intrecciandosi coi sempre sicuri sax di David Jackson. Momento altissimo. Vanno fatti i complimenti alla sezione ritmica, rocciosa e mai banale, anzi giocando sui controtempi porta questa traccia ad un rilievo di notabile maestria. Arctica ha ancor più ritmo, maggiorato da un tappeto sonoro fatto di multi-tastiere stratificate (e stratosferiche) che non solo vanno d’accordo tra di loro, ma che si stringono fino a diventare corpo unico. Una pazzesca muraglia sonora, mai in eccedenza rispetto all’idea, ma davvero tonica e vigorosa. Stranger Skies, tra voce e campane, si dipana con successivo suono d’organo e flauto che la porta verso i confini del labirinto celeste. Più orientata agli anni Settanta rispetto alle precedenti composizioni, è, per chi scrive, la migliore del lotto. Livello generale comunque alle stelle, ma qui c’è un qualcosa in più: drammaticità, poesia, armonia d’insieme ne fanno uno di quei pezzi che sempre si vorrà riascoltare con piacere. Impostata con una suite, brilla di luce propria, siccome non ha un secondo di stanca, ma che anzi crea abbondante gioia nell’essere vissuta. Il finale di ampio respiro ne fa un nuovo classico. E non esagero. Another World, roboante fino al midollo, è la seconda e ultima suite del disco. Vorticosa e magistralmente suonata, ha intrecci vocali pressoché perfetti, melodie d’insieme da brividi, professionalità che viene da lontano; è la giusta chiusura di un lavoro che sorpassa tantissimi dischi di artisti stranieri più blasonati di questi sublimi Ellesmere, in vera tenacia, intenti mantenuti, qualità di pregio.

Gli amanti del symphonic prog saranno veramente felici di vivere questo nuovo itinerario sonoro. Per tutti gli altri è un’occasione per scoprire la magniloquente arte di un musicista/compositore di casa nostra e dei suoi tanti ed eccellenti collaboratori. In sintesi, trattasi di made in Italy anche da esportazione.

Abbracci diffusi.



Tracklist:

1.Northwards 6:50

2.Tundra 6:43

3.Crystallized 5:12

4.Arctica 4:16

5.Stranger Skies 12:17

6.Another World 11:43

 

Line-up:

Roberto Vitelli – bass, keyboards

Mattias Olsson – drums, percussions

John Wilkinson – lead vocals

Giacomo Anselmi – guitars

Additional personnel:

Clive Nolan – keyboards (Northwards)

Graeme Taylor – acoustic guitars (Crystallized)

Tomas Bodin – keyboards (Another World)

John Hackett – flute (Stranger Skies)

David Jackson – saxes and wind instruments (Crystallized - Another World)

Bob Hodges – keyboards (Stranger Skies)

Stefano Vicarelli – keyboards

Riccardo Romano – additional vocals, acoustic guitars (Tundra - Stranger Skies)

 

Recorded between 2022 and 2023 at Studiosette Recording Factory and various locations worldwide

Mixed and mastered by Riccardo Romano at The Shell

Cover artwork: Rodney Matthews

Graphic layout: Eugenio Crippa

Produced by Roberto Vitelli

Executive production: Matthias Scheller / AMS Records 

www.ellesmere-project.com




domenica 4 febbraio 2024

Genesis in Italia nel febbraio del 1974-Magnifico reportage fotografico di Fabrizio Bori fornito da Wazza


E’ sempre un piacere ricordare il tour dei Genesis che partiva da Torino il 3 febbraio 1974... rileggendo i giornali dell'epoca!
di tutto un Pop…
Wazza





REPORTAGE DI FABRIZIO BORI

PESARO 1972

FORNITE DA 

WAZZA







































venerdì 2 febbraio 2024

Racconti sottoBanco


Racconti sottoBanco

Prima di entrare a far parte del Banco del Mutuo Soccorso, Francesco di Giacomo, Pierluigi Calderoni e Renato D'Angelo (insieme al chitarrista Nicola Agrimi e al tastierista Lino Stopponi) facevano parte del gruppo "Le Esperienze", nome sicuramente ispirato dalle "Experience" di Jimi Hendrix".
Sbarcavano il lunario suonando come si faceva all'epoca in balere e dancing e a fine anni Sessanta ebbero l'occasione di suonare in Germania (come i Beatles): ce lo racconta Pierluigi Calderoni, che ci ha fornito anche la rara foto ad inizio articolo.
Wazza

Che dire della Germania, un'esperienza unica, anche perché ero ancora minorenne e i miei genitori dovettero firmare una carta a Tony Ruggero che era in quel periodo nostro manager. Due mesi alla grande - dicembre e gennaio - in "krante" Germania. Dicembre a Kiel, verso il Mare del Nord, e gennaio ad Amburgo, nel famoso locale TOP TEN dove avevano suonato anche i Beatles. A Kiel suonavamo dei brani "Hendrix, Alvin Lee, Blood Sweet and Tears, Colosseum, Them e altri… ebbene questi cazzo di tedeschi ballavano… ma ti rendi conto? A mio avviso era una musica tutt'altro che ballabile eppure ciucchi fino al midollo questi ballavano. 

Mi ricordo che il giorno di Natale eravamo nel locale a fare le prove (una tristezza infinita) e ci arrivò dall'Italia un pacco con i torroni, colomba, fichi secchi e quant'altro, ed era un pacco dei nostri genitori, e non ti dico le lacrime! Eravamo talmente incazzati che rompemmo la grata del bar e ci prendemmo qualche boccia di Jagermeister e ci ubriacammo.

La performance quasi tutte le sere finiva un po' tipo The Who che sfasciavano tutto, e anche noi sfasciavamo gli strumenti e la gente ubriaca ci osannava. Pensa che faceva talmente tanto freddo che il nostro furgone che era parcheggiato in garage era completamente ghiacciato di sotto, tanto che dovemmo riscaldarlo dando fuoco a una lastra di ghiaccio che si era formata sotto il furgone e poi alla fine dopo vari tentativi riuscimmo a farlo partire. Poi verso la fine di dicembre ci arrivò la notizia che ci avevano riconfermato il contratto per gennaio ad Amburgo, e cosi partimmo col morale alle stelle. Fine prima puntata, alla prossima. Ciao.

(Pierluigi Calderoni)



Grazie a Renato D'Angelo (indimenticato bassista del BMS) possiamo ammirare una vera chicca Il manifesto delle "Esperienze" usato per i tour del 1970/71






giovedì 1 febbraio 2024

Arkitekture “Rationalis impetus”, di Luca Pizzimbone

 


Arkitekture “Rationalis impetus”

 (Merry Go Round, 2022)

di Luca Pizzimbone


Siamo all’inizio del 2024 e recensiamo un album uscito nel 2022?

Certo, la cosa è strana, ma quando ci sono difficoltà di distribuzione e, quindi, di reperibilità, ciò diventa possibile, tanto più se la band proviene dalla Sud Corea.

Grazie alla Black Widow Records, quest’opera d’arte riesce ad arrivare tra le mie/nostre mani, permettendo alla redazione di Back in Rock di essere tra i primi a parlarne e a divulgarla, seppur con più di un anno di ritardo dalla sua pubblicazione.

Gli Arkitekture nascono nel 2021 dalle ceneri dei Superstring, autori di tre album di grande levatura tra il 2016 e il 2018, e con i predecessori condividono: quattro membri su cinque, l’idea di “architettura” che riguarda il nome degli uni e i titoli dei dischi degli altri, l’arte geometrica delle copertine e, infine, il genere… rock progressive da paura, anche se la band originaria viaggiava su percorsi più jazzati rispetto a quelli seguiti da “Rationalis impetus”.

Come accennato sopra, la band è un quintetto costituito da una sezione ritmica stupefacente e da due splendide fanciulle che con i loro archi e fiati dividono le cascate di melodie insieme al tastierista, bravissimo a destreggiarsi tra piano, organo, mellotron e synth.

Le influenze di King Crimson, Van Der Graaf Generator e Anglagard non impediscono agli Arkitekture di essere personali nella loro proposta interamente strumentale.

Il piano iniziale di “Impetus”, subito seguito dal violino e da tappeti di mellotron, ci immerge in un’ambientazione melanconica con cui la band offre nove minuti, divisi in cinque movimenti, di prestazione maiuscola, collettiva, dove momenti energici si alternano ad altri più dilatati o rarefatti e i vari strumenti sono a turno protagonisti in un brano dalla bellezza struggente.

L’organo introduce la breve “Abnormal reversible reaction”, potentissima e travolgente, che si sviluppa su ritmiche jazzate e su un andamento più ipnotico rispetto al sinfonismo del pezzo precedente.

“Prayer for the dying” si esprime in oltre otto minuti introdotti da organo e mellotron che preparano il terreno all’evolversi del brano con la sua atmosfera fascinosa e crepuscolare in cui la band predilige il pathos all’impatto e dove flauto, archi e basso si ergono sugli scudi.



A seguire è la volta di due suite, entrambe di undici minuti (suddivise rispettivamente in quattro e cinque movimenti), che alzano ancora, se mai fosse possibile, il livello: la prima, “Dark matter”, tiene fede al suo titolo optando per tonalità cupe con cui il gruppo dà sfoggio delle sue qualità in un brano totale, con le ritmiche pazzesche, le scorribande di fiati e violino e i cambi di tempo continui, traendo linfa dal passato per folleggiare nel presente e predisporre al futuro; la seconda, “The decay”, mantiene le coordinate di episodio assoluto in cui la band suona a livelli alieni, optando per sonorità più aperte rispetto all’anima dark del precedente, come a voler simboleggiare il passaggio dall’inverno alla primavera, quasi a ricordare Vivaldi.

Faccio fatica a ricordarmi l’ultima volta in cui sono stato così travolto ed emozionato dall’ascolto di un album strumentale ed è inutile dire che sarebbe dovuto finire tra i top dell’anno… 2022 in questo caso.



Tracklist:

Impetus 

a) One ruler let there be 

b) Unmoved mover

c) Angel with severed hand 

d) Cogitatio

e) Deus mendax 

Abnormal reversible reaction 

Prayer of the dying 

Dark matter 

a) From the outer void 

b) The extinction anew is coming 

c) Desperate acceptance 

d) In god we fall 

The decay 

a) Million births of life 

b) Million deaths of life 

c) Civilization in vain 

d) All momentary beings 

e) Into eternal oblivion

 

Band: 

Yuntae Kim – batteria 

Sangman Kim – basso 

Katie Dongju Ha – sax e flauto 

Wooah Min – violino e viola 

Johan Ahn – piano, piano elettrico, organo, mellotron e synth


ARTICOLO ORIGINALE