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martedì 17 novembre 2015

TOUR DATES 17-19 NOVEMBRE 2015, di Zia Ross

TOUR DATES 17-19 NOVEMBRE 2015



Martedì 17/11

BLUE NOTE - Via Borsieri, 37 - Q.re Isola- MILANO(MI)
THE BAD PLUS
Ore 21.00 - ore 23.00

LE BALADINPiazza V Luglio 15PIOZZO(CN)
FABRIZIO POGGI & CHICKEN MAMBO
info: 0173/795431 - 0173/778013 – 335/241724 - www.birreria.com - www.facebook.com/baladin


Mercoledì 18/11

OFF - via Antonio Morandi, 71MODENA(MO)
CALIBRO 35
I Calibro 35 nascono a Milano, nel 2007, con l’idea di riproporre musiche e situazioni tipiche delle colonne sonore dei film polizieschi e degli action thriller degli anni settanta. Con il nuovo album “S.P.A.C.E.” la band “svolta” creando una colonna sonora funk di un immaginario film di fantascienza diretto da Sergio Leone.
Inizio concerto ore 22
Costo biglietto 10 euro

LATTERIA MOLLOY – Via Marziale Ducos 2/B - BRESCIA (BS)
TERRY BOZZIO
Il leggendario batterista Terry Bozzio, famoso per le sue collaborazioni con Frank Zappa e Jeff Beck e le sue esibizioni da solista Terry Bozzio – An Evening Of Solo Drum Music è un’unica, spettacolare performance sul drum set più grande del mondo. Terry Bozzio è capace di seguire un ritmo di note basse e, contemporaneamente, ricamare sopra un assolo melodico dando dimostrazione di una straordinaria coordinazione. Prendendo spunto dagli stili di percussionismo della scuola jazz, classica ed etnica di tutto il mondo, Bozzio è un cantastorie in grado di ipnotizzare il pubblico con un’esperienza piena di contrasti, varietà e passione. Lo spettacolo, però, non consiste in un assolo di batteria lungo due ore: si tratta di vera musica suonata con la sola batteria, con i tom accordati in maniera da creare una melodia. Ci saranno strutture classiche, loop da musica ambient ed elettronica, effetti ed eccitanti ritmi che faranno scatenare il pubblico.


18-19 novembre 2015

AUDITORIUM MANZONI Via De’ Monari, 12 BOLOGNA(BO)
BOB DYLAN AND HIS BAND
info: 051/2960864 (direzione) – 051/6569672 (biglietteria) - Fax 051/2759997 - info: www.auditoriumanzoni.it


18-19-20 novembre 2015

BLUE NOTE - Via Borsieri, 37 - Q.re Isola- MILANO(MI)
AL DI MEOLA
Ore 21.00 - ore 23.00


Giovedì 19/11

TRAFFIC LIVE CLUBvia Prenestina 738ROMA(RM)
LEPROUS + SHORES OF NULL + ARSEA
La band progressive metal/avant garde norvegese dei Leprous torna in Italia con il tour europeo 2015 che segue l’uscita del nuovo album “The Congregation”. Nella stessa serata Shores of Null e Arsea.
Inizio concerto ore 20
Costo biglietto 15 euro + diritti prevendita

TEATRO LYRICKviale Gabriele D'AnnunzioSanta Maria degli Angeli- ASSISI(PG)
BIG ONE - PINK FLOYD SHOW
presentato da UMBRIA EVENTI AUTORE

HIROSHIMA MON AMOUR Via Bossoli 83, Zona Lingotto Stazione Torino Sud - TORINO(TO)
CALIBRO 35
I Calibro 35 nascono a Milano, nel 2007, con l’idea di riproporre musiche e situazioni tipiche delle colonne sonore dei film polizieschi e degli action thriller degli anni settanta. Con il nuovo album “S.P.A.C.E.” la band “svolta” creando una colonna sonora funk di un immaginario film di fantascienza diretto da Sergio Leone.
Inizio concerto ore 22
Costo biglietto 10 euro

BFLAT - Via Del Pozzetto 9CAGLIARI(CA)
EUGENIO FINARDI

CLUB IL GIARDINO LUGAGNANO via Cao del Prà, 82 - LUGAGNANO(VR)
FARIS AMINE

MOMA ONE - corso Durante 104FRATTAMAGGIORE(NA)
JAMES SENESE & NAPOLI CENTRALE✺
James Senese, fondatore di uno dei gruppi più originali della scena settantiana italiana, ha pubblicato nel 2012 il suo nuovo album “E’ Fernut’ ‘O Tiempo”. Stasera si esibirà con la nuova formazione dei Napoli Centrale che vede Fredy Malfi alla batteria e cori, Gigi De Rienzo al basso ed Ernesto Vitolo alle tastiere. Special guest Franco Del Prete.
Inizio concerto ore 20
Costo biglietto 15 euro

Q BAR - Vicolo dei Dotto, 3PADOVA(PD)
FRANCO CERRI - STORIE DI JAZZ
info: 049/8751680 - info@q-bar.it - www.q-bar.it

GIANLUCA MONDO – Malamore, di Paolo Rigotto


GIANLUCA MONDO – Malamore (Controrecords)
di Paolo Rigotto

Gianluca Mondo, piemontese,  è al suo secondo lavoro dopo il precedente “Petali”.
Gianluca ha dalla sua sicuramente l'istrioneria e una interessante duttilità vocale. Presenta un lavoro fatto di composizioni eterogenee, in alcuni casi ben riuscite, in altri meno.
Partiamo con “Malamore sta con te” che si apre musicalmente come un interessante tessuto di voci alle quali presto si sostituisce una chitarra elettrica dalle note tenute all'infinito, scortata da un pianoforte e da percussioni decisamente minimali. L'effetto sonoro è indubbiamente interessante, un crescendo che sembra non avere un luogo in cui esplodere, e in effetti non lo fa. Ma non è un male. Anche la voce tra il recitato e il quasi-cantato ha una sua personale qualità, ma si fatica ad essere del tutto convinti del testo, che, come anche in altri casi, tende spesso ad una esplicità punk che trovo a volte fuori luogo. E comunque si tratta in definitiva di una canzone d'amore. Segue “La canzone del baio”, inno bucolico alla cavalcata e al rapporto uomo-cavallo. Un country forse non originalissimo ma gradevole, al quale segue in modo quasi traumatico un  terremoto punk, “Il blues di Van Gogh”, che poi (almeno nella forma) proprio blues non è. Il testo è una sorta di confessione-racconto epistolare; non metterei in discussione le parole usate ma l'intenzione un po' monocorde con cui viene interpretato. Possiamo dire che al terzo pezzo si avrebbe voglia di una sterzata stilistica, ma ancora i tappeti di chitarra (ad opera di Carlo Marrone, come la maggior parte degli strumenti presenti nel CD) la fanno da padrone, e se al primo pezzo la cosa incuriosiva, al terzo si comincia ad aspettare un cambiamento. Cosa che in effetti avviene nel “Blues del doppiopetto”, la prima canzone del disco a rompere efficacemente la vena “ambient punk” creata finora. La voce se ne sta in disparte, a lamentarsi in un angolo rischiando talvolta quasi di sparire mentre strati di chitarre confermano che, sì, adesso stiamo ascoltando un blues.
Arrivati a “Soltanto per pazzi” appare inequivocabilmente chiara la vocazione poliedrica di Gianluca Mondo, e soprattutto un certo gusto per la destrutturazione minimale dei generi. Nel brano in questione possiamo parlare di un rock quasi del tutto privato di elementi virtuosistici ed estetici, il riferimento alla follia non appare poi così scontato e la canzone tutto sommato scivola sghemba come uno dei pezzi più riusciti del disco. “Ringraziamento” è un bel testo su una musica semplicemente non all'altezza. Viceversa, “Anticanzone” è quello che dice di essere, dove la musica è un circo che sta lentamente perdendo i suoi punti fermi, non ci sono clichè pop e le idee musicali sono decisamente provocatorie e spontanee. Questo tipo di approccio è quello che a mio avviso riesce meglio a Gianluca, laddove ci si libera di regole e manierismi che in realtà in altre canzoni ancora sopravvivono.
Affascinante la successiva “Lamento di Berzano”, con una intro in cui gli strumenti sembrano essere stati svegliati di soprassalto per accompagnare un improbabile ma efficace yodel che presto porta alla prima strofa, un lamento, appunto, allampanato e obliquo, che rappresenta nella sua voluta e breve stranezza uno dei momenti musicalmente migliori. “Lettera cattiva” è l'ennesimo ritorno alla normalità, sonoramente parlando. Il testo è notevole, forse il più riuscito dell'intero lavoro. É una ballad acustica, un po' in aria di Leonard Cohen, senza fronzoli e breve il giusto.
Il disco si chiude con “Vagamondo” altra ballata a base di pianoforte e chitarre abrasive dalle note infinite.
In sintesi questo Malamore è un disco di intenzioni varie e (in parte) originali. Dal punto di vista sonoro è certamente da classificarsi tra i lavori interessanti, mentre la produzione è standard, senza fronzoli ma nemmeno troppe sorprese, un po' come alcuni testi che in alcuni casi latitano un poco di interesse. Ma in linea di massima l'originalità dell'intero lavoro è sufficiente a promuoverlo.



Link



Biografia

Gian Luca Mondo nasce a tredici anni a Torino, il 13 settembre 1987 alle ore 21,00 circa, durante il concerto di Bob Dylan con Tom Petty And The Heartbreakers. La decisione di devolvere la sua vita all’ascolto di ogni concerto mai tenuto da Bob Dylan è immediata. Purtroppo nel 1991 la scoperta di The Whole Of The Moon dei Waterboys di Mike Scott scatena la voglia e il bisogno di scrivere anche lui una canzone. Comincia con alcune poesie di Oscar Wilde, continua con alcune cover band e intanto entra in diretto contatto con musicisti di culto (Calvin Russell, Willy De Ville, Townes Van Zandt, Guy Clark…). A metà anni novanta entra nella Jean Laffite Band, cover di Lou Reed, e inizia a scrivere le prime canzoni. Nel 1999 con Michele Gazich e Filippo Giau prova a scrivere un disco di murder ballads, “Il Ballo Di Gein”. Dopo diverse esperienze in diversi ambiti segue il ritiro di un anno (2008) nella sua casa di campagna dove al piano compone e registra più di 100 canzoni. Ne uscirà il disco “Piume”, privatamente stampato nel 2010, registrato a Torino presso gli studi di Fabrizio Ronco e suonato tra gli altri da Michele Gazich, Ciuski Barberis (Ustmamò, Mau Mau, Mallory’s Switch), Luca Andriolo (Dead Cat In A Bag), Enzo Fissore (Mambassa), Gianluca Di Silvestro (Via Del Blues). Del 2011 è il libro di poesie “Il Museo Dello Sbaglio”. Segue la registrazione di “Perle”, secondo disco intimista e personale, che però viene abbandonata. In questi anni però è decisivo l’incontro personale con due uomini fondamentali: Lyle Lovett e Leonard Cohen. Dopo una lunga pausa dalla scrittura, ormai stabilitosi a Genova, scrive in poco tempo il disco conclusivo della trilogia fantasma “Petali” inciso a Bologna nello studio di Carlo Marrone (Murder). Il disco è pronto nel 2014, contemporaneamente a “Madonna Delle Cicatrici”, libro di poesie pubblicato da Erga Editrice di Genova con la prefazione di Michele Gazich, sorta di contraltare letterario alle canzoni di “Petali”. Un anno dopo pubblica invece “Malamore”, il suo disco punk scritto e registrato in pochissimo tempo e prodotto ancora una volta da Carlo Marrone.




lunedì 16 novembre 2015

UT NEW TROLLS – Teatro Astra di San Giovanni Lupatoto (VR), di Daniele Raimondi


UT NEW TROLLS  – Teatro Astra di San Giovanni Lupatoto (VR)

Sabato 14 novembre 2015, appuntamento nel salotto del Teatro Astra di San Giovanni Lupatoto. In apertura di serata la band veronese Black Mama, che con la musica rock ci sa fare. Ora con i riflettori accesi, lo scenario si apre e sul palco gli UT New Trolls.
La cittadina alle porte di Verona, con una lunga tradizione cinema-teatrale iniziata nel 1926, metteva a disposizione uno spazio estivo per il “Cinema all’aperto”, mentre l’Astra era conosciuto dalla popolazione come il “Cinema parrocchiale”. Un incendio distrugge l’Astra agli inizi degli anni settanta, alcuni volontari lo riportano all’antico splendore e soltanto qualche anno dopo, viene proiettato il primo film.
Sono le ore 22, sul palco la band, composta da due monumenti dalla grande maturità artistica: Gianni Belleno, storico batterista e voce dei New Trolls, Maurizio Salvi, le tastiere parlanti del Concerto Grosso per i New Trolls. Li accompagnano musicisti di grande esperienza e spessore artistico musicale, Claudio Cinquegrana, chitarra elettrica e cori, Stefano Genti, tastiere e voce, Alessio Trapella, basso e voce, Umberto Dadà, voce. Special guest Günther Sanin, primo violino dell’Orchestra dell’Arena di Verona.
In un Teatro dal grande impatto visivo e che sfiora il sold out, la musica degli UT New Trolls parte da subito con un’idea nitida, particolare, ben precisa e per nulla scontata, il rock si intreccia con il mondo della classica, dal tocco sensibile, senso della misura e un gusto davvero rari.
Ed è subito musica, con brani che non hanno i segni del tempo sul loro viso, il live percorre, in lungo e in largo, decenni di grandi successi, in apertura: “Le Roi Soleil”, “I Cavalieri del Lago dell’Ontario”, “L’amico della porta accanto” e “Chi mi può capire”.
Un attimo di respiro e tuffo nel 1° Concerto Grosso, un’opera monumentale composta da Luis Bacalov e suonata magistralmente dai New Trolls nel 1971. “Allegro – Adagio – Cadenza – Andante con Moto”. La composizione, stupisce ancora per la grande varietà timbrica musicale e per l’impatto sonoro, ma partono le note del 2° Concerto Grosso, “Vivace – Andante – Moderato – Improvvisazioni nella sala vuota”. Un tocco di melodia con “Una Miniera” e la mano pesante del rock in “C’è troppa guerra”, un tuffo nell’album Do Ut Des, del 2013, con “Sarà per noi”.
Gli UT New Trolls, non lavorano di solo passato, ma dall’aria del passato hanno trovato l’ispirazione per il nuovo album << è >>, che presenteranno alla stampa il 24 novembre, ed in prima assoluta a Milano, il 23 dicembre 2015, una data che gli appassionati si sono segnati da tempo. Nella serata lupatotina, tratto dal nuovo album, hanno presentato in prima assoluta “Io”, un viaggio nel rock ad alto tasso emozionale, dove la musica si intreccia con le quattro voci, in una spumeggiante sonorità.
Dalla voce di Gianni Belleno, due commosse dediche, a Claudio Cinquegrana, per il grave lutto che lo ha colpito in mattinata, la perdita della mamma - “La mamma è sempre la mamma” - e alla recente scomparsa Giorgio D’Adamo, poeta e bassista dei storici New Trolls: “Aspettaci Giorgio, un giorno lassù faremo un gran casino”.
Due ore di musica, ma è netta l’impressione che le lancette dell’orologio si siano fermate ad ascoltare le note di un raffinato e vibrante pensiero musicale. Un crocevia di partiture, dove si intrecciano la ricchezza melodica con il ritmo muscolare, universi sonori dall’insieme perfetto, nel gioco della musica.
Gianni Belleno è la sezione ritmica assolutamente decisiva nell’inconfondibile alchimia New Trolls, un assolo con battute dal “designer” sempre imprevedibile e con una voce profonda ed espressiva.
Maurizio Salvi, dalla timbrica riccamente compositiva, fatta di intarsi e sovrapposizioni di colori in tinte sfumate o violentemente contrapposte, tanto da modellare le note in un ammaliante suono.
Claudio Cinquegrana, con la varietà del limpido timbro delle vibrazioni ritmiche e melodiche delle corde, concorre a dar vita ad altrettanti impasti di importanti sonorità.
Stefano Genti, l’espressività dei suoi tasti si accompagna ad un grande senso della misura e dell’eleganza musicale, dalla voce soave.
Alessio Trapella, emerge chiaro in ogni nota il segno della sua personalità, un ritmo costante e pungente, una voce di grande spessore musicale.
Umberto Dadà, con un’elasticità continua dei tempi, un’impressionante timbrica e chiarezza vocale, dimostra ancora una volta, quanto sono vertiginose le altezze raggiunte.
Günther Sanin, dalla tecnica sopraffina, in perfetto controllo dello strumento anche nel più acceso impeto interpretativo e le pagine del concerto, sono affidate al virtuosismo del violino.

Un’interpretazione di grande affabilità, una band che esegue live ogni partitura; il pubblico ha gradito sottolineando la prestazione con caldi e prolungati applausi ad ogni brano, gli UT New Trolls, salutano, con: “La prima goccia bagna il viso”.



domenica 15 novembre 2015

Le Mosche – “Boa Viagem Capitão", di Andrea Zappaterra




 Le Mosche – “Boa Viagem Capitão"

Ogni viaggio inizia con un passo solo”,  frase concupiscente del primo brano della voce narrante di questo singolare album di esordio ufficiale de Le Mosche, formazione che nasce a Bologna  all'insegna della contaminazione tra canzone d'autore, influenze jazz e tradizione popolare dell'Italia meridionale.
Singolare perché coraggiosamente si tenta di amalgamare alcuni generi tra loro molto diversi e come si diceva una volta assolutamente “Non Commerciali” .
Ne scaturisce un risultato piacevolissimo come raramente capita di ascoltare, improntato all’innovazione sia stilistica che tecnica .
Si passa da immagini teatrali con voci narranti a veri e propri brani jazz,  da brani folk in lingua dialettale a canzoni d’autore con una leggerezza di sfumature che ne attenuano i confini, regalando all’ascoltatore la sensazione di omogeneità  di un unico percorso.

Si va da brani in lingua francese, da "L'Aviateur", ispirato alla fuga dalla guerra di una donna algerina, a "Santa Lucia", ovvero il percorso di una persona che decide di cambiare sesso, sino a un brano della tradizione popolare pugliese, "La Rondinella", ed ancora un esperimento in dialetto brindisino, "Nui" (cantato da Claudia De Candia); si prosegue con la canzone d’autore, “Una Mattina”, sino a “Renata” (tenera poesia dedicata alla propria cagna con profondi sottintesi) per poi arrivare al Jazz di “Ritorni” e al brano in lingua inglese,  La Vertigine Azzurra, dedicata a chi affronta il mare e spesso purtroppo la morte per scappare da guerra e fame, il tutto introdotto e chiuso da Boa Viagem Capitão, con la voce narrante di Simona Sagone.

L'artwork è dedicato alla figura di Salgueiro Maia, l’eroe della rivoluzione pacifica dei garofani che ha portato alla destituzione del regime dittatoriale in Portogallo nel 1974.
Le Mosche cambiano spesso scenari sonori e strumentazione, alternando chitarre elettriche ed acustiche a tamburi a cornice, sax (contralto e soprano), organetto, bouzouki, basso elettrico, con in evidenza e la voce di  Giampiero Lupo, autore di musiche e testi e produttore dell'album.

Veramente belli gli spunti di piano che introducono alcuni brani e gli arrangiamenti, molto curati, fanno di questo album un buon lavoro anche sotto il punto di vista tecnico, apprezzabili le sonorità mediterranee che qua e la emergono come folclore, e il tema principale, che è quello del movimento e del divenire, rimedio alla stagnazione e all’immobilismo.

Se ogni viaggio inizia con un singolo passo direi che per Le Mosche è iniziato bene e il percorso da loro intrapreso (molto promettente) li porterà sicuramente  lontano nel cammino musicale fino a scalare alte vette.



Tracklist: 1. Boa Viagem Capitão (intro) – 2. L’Aviateur – 3. Santa Lucia – 4. Una Mattina – 5. Renata – 6. La Rondinella – 7- Nui – 8. Ritorni – 9. La Vertigine Azzurra – 10. Boa Viagem Capitão (Outro)

Le Mosche sono: Giampiero Lupo alla voce, synth, chitarra elettrica, chitarra acustica, organetto e loops; Mirco Mungari al clarinetto, sax, bouzouki, oud, tamburi a cornice e friscaletto; Giovanna Merico al sax soprano, sax contralto e percussioni; Lorenzo Mattei al basso e darbuka.



Biografia

Le Mosche arrivano dalle calde regioni dell’Italia meridionale e si incontrano a Bologna. Di diversa formazione musicale, uniscono le loro esperienze dando vita a musiche inedite ed alla reinterpretazione di brani che spaziano dalla musica popolare in dialetto salentino, siciliano e calabrese alla musica cantautorale italiana. La commistione di strumenti elettrici (chitarra elettrica) ed elettronici (drum machine e synth), acustici (chitarra acustica, sax, clarinetto) ed etnici (bouzouki, saz, daf, oud) è l’elemento centrale del sound del gruppo, originale ed innovativo ma con uno sguardo rispettoso alla tradizione popolare.
Anche il nome è una dichiarazione di intenti, infatti, la mosca, insetto rifiutato per eccellenza, rappresenta l’escluso, l’emarginato che sul palco dello spettacolo musicale, diventa protagonista.
Le Mosche sono Giampiero Lupo alla voce, synth, chitarra elettrica, chitarra acustica, organetto e loops, Mirco Mungari al clarinetto, saz, bouzouki, oud, tamburi a cornice e friscaletto, Giovanna Merico al sax soprano, sax contralto e percussioni, Lorenzo Mattei al basso e darbuka.
Durante l’estate 2012 hanno auto-prodotto un Demo di 5 tracce contenenti canzoni inedite e due canzoni popolari rivisitate. La reinterpretazione della canzone popolare “Lu Tristu Furese” presente nel demo è stata selezionata per la raccolta “Musica nelle Aie” edita
dall’etichetta Galletti-Boston di Faenza.
Nel 2015 uscirà il loro primo disco "Boa Viagem Capitão" pubblicato da New Model Label.
Link:




venerdì 13 novembre 2015

L'ultimo concerto di Demetrio Stratos, di Wazza


Il 13 novembre 1978, nell'ambito della rassegna "Suono" a Roma, Demetrio Stratos, tiene il suo ultimo concerto con gli Area nella capitale.
Il giorno prima avevano suonato Eugenio Finardi con i Crisalide, ed una giovane punk-band romana, i Trancefusion.
Demetrio aveva inciso il suo primo disco da solista nel 1976, rimanendo con il gruppo. Nel 1978 lasciò definitivamente gli Area per dedicarsi alla ricerca vocale. Fu invitato da John Cage a tenere una serie di concerti al Roundbaut Theatre di New York...
di tutto un Pop.

WK


giovedì 12 novembre 2015

GABRIELE BELLINI - Acoustic Spaces, di Maurizio Mazzarella


GABRIELE BELLINI

Acoustic Spaces

Qua' Rock Records

Gabriele Bellini è sinonimo di certezza, ma non solo. Ascoltare un chitarrista di spessore quale è l'artista toscano, ti porta a comprendere che ogni suo album sarà certamente di qualità e quindi mai deludente, ma soprattutto capace di sbalordire, estasiare, essere unico nel proprio genere e non banale. La qualità principale di Gabriele Bellini, lo si è già notata guardando ogni prodotto della sua carriera, è quella di sapersi evolvere in modo coerente, di guardare al futuro, senza mai rinnegare il passato, migliorandolo, portandolo ad una dimensione sia essa innovativa, colorata di tradizione, ma sempre portata al futuro. Sin dalle prime battute del brano d'apertura Season Zero, si ha la sensazione della maestosità di questo ultimo lavoro, come se l'acustico sia capace di essere sinfonico ed orchestrale con un serie di arpeggi degli un grande maestro dello strumento. Acoustic Spaces è come un bicchiere d'acqua gelata da bere nel caldo torrido dell'Equatore, coinvolge con la melodia di Awakenings, spiazza con il il flamenco rock di Squisio!, frutto di una palpabile improvvisazione di un autentico genio creativo e tiene alto il ritmo con Remake The Reinassence, un brano che fotografa in modo brillante i contenuti complessivi di questo pregevole lavoro del calibro di Acoustic Spaces. Order 'n' Disorder ha il sapore di un esercizio di velocità, con le dita di Bellini che scorrono via per le corde di una chitarra che riesce a resistere alla vibrazioni digitali che supportano il componimento. C'è poesia in Acoustic Spaces ed è quasi tutta racchiusa in Terraforming, un brano emozionante, che colpisce dritto al cuore e ti di induce a viaggiare con i pensieri, ripercorrendo i momenti più forti di una vita la cui realtà è sempre più difficile di giorno in giorno. Giunge il momento di Relativity, un brano forte, dove Bellini mostra una sintonia perfetta anche con chi lo accompagna. E' un pezzo forte, che fonde generi ed emozioni con notevole intelligenza. Froward To Skip mostra invece il lato più duro di Bellini senza mai tralasciare l'aspetto melodico, fondamentale e determinante nella buona riuscita complessiva di Acoustic Spaces e lo si può notare in modo particolare in Dynamic Day, un mix di assoli di chitarra tra il lento e l'iper veloce, supportato da suoni filtranti e ben ritmati. Inutile nascondere che il momento più riuscito del disco è la conclusiva Skyland, unico brano non strumentale dell'album, nel quale troneggia la voce soprano di Claire Briant Nesti, autrice di una prestazione smagliante. Acoustic Spaces è un disco che fa scuola, che piace sin da subito, che coinvolge, trascina ed emoziona, ma soprattutto ci mostra il lato differente di un artista magico, dai connotati geniali, che è sempre capace di stupire e che continuerà a farlo nel corso della propria carriera. Ne siamo convinti.






mercoledì 11 novembre 2015

INIOR + Alessandro Gregori (Venus’s Delight) @ Traffic – 25 09 2015



Live report di Donald McHeyre
Servizio fotografico di Francesca Paolucci
Articolo già apparso sul portale Rock by Wild:


Le sonorità progressive nuove e classiche si incontrano al TRAFFIC LIVE CLUB di Roma.

Ad aprire la serata c’era Alessandro Gregori, fondatore dei Venus’s Delight, gruppo capitolino dissetato alla fonte di Genesis, Pink Floyd, Generatori, Alberi di Porcospino e chissà quant’altro. Alessandro, con la sua voce a metà strada tra Peter Hammill e Roger Chapman, (non certo due voci facili), accompagnandosi da solo con tastiera e chitarra, ha presentato alcuni brani dell’imminente album del gruppo, come gustoso antipasto per il successivo piatto forte, costituito dalla musica degli Inior.

Anche Inior è un gruppo capitolino formatosi nel 2013 dalle ceneri di Apple Device e composto da Marco Berlenghini – guitars, vocals, Domenico Dante – bass, Daniel Mastrovito – Keyboards, Daniele Pomo – drums e Flavio Stazi – vocals. Le loro influenze musicali, che si rifanno a nomi classici del progressive britannico, come YES e Van Der Graaf Generator, (ma con un orecchio anche ai Dream Theater), sono presenti in modo evidente, ma con gusto originale e ricercato, nel loro album già pubblicato, Hypnerotomachia, riproposto interamente sul palco del Traffic Live Club.
Per tutta la serata il pubblico ha potuto godere di una immersione totale nelle immortali sonorità del progressive rock in un modo intelligente e di gusto, che senza derive nostalgiche ha saputo gettarsi nel futuro prendendo il meglio dal passato.
Ringraziamo il TRAFFIC LIVE CLUB per la consueta cortesia e Alessandro Gregori per il fondamentale supporto a questo report.

Alessandro Gregori (VENUSS DELIGHT) – Inizio esibizione: 22:20 (Piano digitale, Chitarra acustica).



Set List:
Izmargad song (Brano inedito appartenente solo ad Alessandro Gregori e non ai Venus’s delight)
Reading Hemingway
Back to the future
Jump ot not Jump (Chit.Acustica)
Fine esibizione: 22:40
*PRESENTAZIONE ALBUM/SHOWCASE IL PROSSIMO 6 DICEMBRE

INIOR – Inizio Concerto: 23:00
Set list
Stain of Steel
Worn-Out
The Paper Ship
Mu.s.e.
From Blue To Red
Starslave Resilient
INI.OR
Dust
By This River (Cover)
Stain of Steel (BIS)

Fine concerto: 00:15