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martedì 14 maggio 2024

Sykofant – “Sykofant”, commento di Alberto Sgarlato

 


Sykofant – “Sykofant” (2024) 

di Alberto Sgarlato


Chi segue le costanti evoluzioni e trasformazioni del rock progressivo sa che da ben oltre due decenni a questa parte a tenere ben saldo in mano lo scettro di una produzione monumentale, eclettica e variegata è la Scandinavia.

Testimonianza palese è il calendario di quest’anno del festival che si svolge a Veruno: su dodici band suddivise sul main stage in tre giorni, delle quali 11 finora annunciate, 5 sono provenienti dalla Penisola Scandinava: nello specifico, dalla Norvegia la proposta eclettica dei Seven Impale, le suggestioni delicate e cameristiche dei Meer e gli attesissimi Wobbler, richiesti a gran voce dai fans da diversi anni; dalla Svezia il folk psichedelico degli Agusa e il power-trio dei Freak Kitchen.

E se vogliamo continuare a usare la kermesse verunese come “termometro” delle moderne tendenze prog-rock, negli anni si sono avvicendati sul palco gruppi più legati al romanticismo sinfonico, come Flower Kings, Moon Safari e TangeKanic (fusione, quest’ultima, di Tangent e Karmakanic), proposte più sperimentali, come Anekdoten e Anglagard, ma anche il prog moderno dei Beardfish, l’eleganza gentile dei Dim Gray, il sanguigno hard-psych degli Arabs in Aspic, il post-rock dei Gazpacho, il metal-prog dei Pain of Salvation, solo per citare qualche esempio.

Per cui non è difficile immaginare che nel cuore dei progsters ben presto troveranno posto anche i norvegesi Sykofant, appena giunti al loro album di esordio.

La mancanza delle tastiere in questo quartetto lascia già intuire che la formazione è più interessata alle evoluzioni maggiormente sanguigne ed energiche del vasto universo progressivo, che non certo a quelle sinfoniche.

Sono invece due chitarre che reggono le varie tessiture dei brani: quella del cantante solista Emil Moen e quella del chitarrista principale Per Semb, anche backing vocalist, così come è backing vocalist il bassista Sindre Haugen. Completa la formazione il batterista Melvin Treider.

Ben un’ora circa di musica, suddivisa in sei brani di varie lunghezze. Per esempio, si parte con i soli 4 minuti e mezzo di “Pavement of colors”, la traccia più corta del disco, che dopo un inizio quasi funky affidato a un basso mixato ben in primo piano e a chitarre asciutte e veloci, di colpo rallenta e si dilata assumendo contorni quasi tra il grunge e le desert session, verso un finale che si fa sempre più duro.

Supera invece i 12 minuti di durata “Between Air and water”, con una introduzione affidata a chitarre slide dal sapore floydiano. La quiete prima della tempesta dura circa quattro minuti, dopodiché il brano assume i connotati di una vera “cavalcata” psichedelica. Lo spettro dei Pink Floyd riaffiora nel solo chitarristico poco prima degli 8 minuti, per poi portare tutta la traccia verso un epico crescendo finale degno a tratti dei Muse.

“Monuments of Old” è una traccia di elegante post-rock affidato a belle melodie chitarristiche, forse l’episodio più melodico dell’intero album, pur con i cambi di climax tra atmosfere più sottili e altre più hard che costituiscono la costante cifra stilistica della band. Volendo per forza fare dei parallelismi, si potrebbe pensare a un mash-up tra la Steve Rothery Band e i Rush di “Counterparts” per quanto riguarda le parti strumentali, mentre il cantato è ancorato a doppio filo all’epica del grunge.

Un gran lavoro di intrecci di arpeggi chitarristici dal sound pulito e scintillante segna l’inizio di “Between the moments”, l’unica altra traccia “compatta” del disco, con i suoi 5 minuti. Anche in questo caso il concetto di “ballad” melodica dura lo spazio di un paio di minuti, per poi evolversi in un complesso lavoro di riff di math-rock eclettici e cangianti.

“Strangers” è cupa, granitica, solenne nel suo incedere, un trait-d’union tra il prog-rock “matematico” e lo stoner rock post-sabbathiano, con ricami chitarristici dal profumo esotico, quasi un tocco di Ozric Tentacles che affiora tra i riff poderosi. Sembra quasi che il brano si faccia sempre più congestionato, fino a un finale parossistico attorno ai 7 minuti. Per poi riprendere, però, in una lunga coda impalpabile, eterea, malinconica ma anche tenebrosa.

La chiusura del disco è affidata a una suite da circa un quarto d’ora di durata, "Forgotten Paths", che inizia come una ballad profumata di folk per poi evolversi in tutta quella serie di mutazioni alle quali la band ci ha ormai abituato nel corso del disco: momenti arpeggiati più densi di malinconia, assoli chitarristici di commovente intensità, riff complessi costruiti su tempi composti, in un calderone nel quale hard, funk, prog, psichedelia vanno costantemente a braccetto.

Insomma: se per voi il progressive rock non è affatto roba da favolette romantiche ma di questo genere preferite le incarnazioni meno sinfoniche e più dure, energiche, drammatiche (nell’etimologia greca di “Drama, dramatos”, cioè concentrato sull’azione), allora questo è l’album che fa al caso vostro.





domenica 12 maggio 2024

Il compleanno di Steve Winwood

Compie gli anni oggi, 12 maggio, Steve Winwood, compositore, cantante polistrumentista, uno dei pochi "geni musicali" ancora in attività.
Grande autore, grandissima voce, calca i palchi di tutto il mondo dall’età di 14 anni.





Spencer Davis Group, Blind Faith, Go, queste alcune delle sue band, ma la storia passa attreverso i Traffic, tanto bravi tanto "misconosciuti".






Tra un supergruppo e la produzione solista ha trovato il tempo per suonare e collaborare anche con… Jimi Hendrix, Marianne Faithfull, George Harrison, David Gilmour, Billy Joel, Lou Reed, Phil Collins, Jim Capaldi, Tom Petty, Christina Aguilera, Tito Puente, Arturo Sandoval, Third World, John Mayall, James Brown, Chic, Alex Harvey, The Who e Pete Townshend, John Martyn, Christine McVie, Mike Oldfield, Davy Spillane, Tina Turner, Paul Weller, Jade Warrior, Sandy Denny.


Happy Birthday Steve!
Wazza


 On this date in 1967, The New Musical Express reports that 18-year-old Steve Winwood and his brother Muff will leave the Spencer Davis Group


On this date in 1969, Eric Clapton, Ginger Baker, and Steve Winwood assembled in Berkshire for the first rehearsals of the band that would become Blind Faith.


sabato 11 maggio 2024

Accadeva l’11 maggio 2005… Presentazione del libro “E mi viene da pensare”


Accadeva l’11 maggio 2005… Presentazione del libro “E mi viene da pensare”

Racconti sottoBanco


"... con il rock scoprivamo un mondo diverso, quella musica ci aiutava a crescere, conoscerci meglio, ribellarci.

Quando si hanno stoffa, creatività, bravura e passione per la musica, gli anni che passano rappresentano solo un vantaggio..."

(Banco Del Mutuo Soccorso)


Rodolfo Maltese, Franco Vassia e Gianni Nocenzi


Giovedì 11 maggio 2005 - Biblioteca Comunale Pier Paolo Pasolini - Ciampino (Roma)

Incontro con il Banco del Mutuo Soccorso - Presentazione del libro realizzato dal Fan Club "… E mi viene da pensare"


L'idea mi è venuta vedendo mia figlia ascoltare l'I-Pod con le cuffie, mi sono chiesto, se un giorno anche io sarò costretto ad ascoltare la musica così... dentro un "pacchetto di sigarette". Da sempre abituato ad aprire i long play, a tirare fuori la busta interna e leggere i testi e seguirli, mentre il disco gira, ma anche il libretto del cd, pure se a volte devo ricorrere agli occhiali, e questo era sufficiente...

Ho sempre considerato "alcuni" testi del Banco delle autentiche poesie da custodire. "E mi venne da pensare" di realizzare, con l'aiuto di Claudio Bona, questa raccolta. Un lavoro artigianale, da carbonari, fatto solo con passione, non ricordo quante copie ne stampammo... ma sparirono tutte nell'arco di qualche anno.

Grazie al comune di Ciampino, ed al grande impegno di Claudio Bona, riuscimmo ad organizzare la presentazione e il sogno di riunire molti componenti storici della band; non facemmo "bingo", perché Francesco, proprio in quel giorno, era impegnato in un concerto come ospite in Sicilia...(!), ma il tutto fu arricchito da bellissimi videoclip, filmati dal regista-fan Lauro Crociani.

Wazza

Vi riporto un estratto dell'articolo di Franco Vassia (che scrisse la prefazione del libro) nella rivista "Nobody's Land" numero 24.

"Voglio molto bene al Banco del Mutuo Soccorso. È stato un gruppo che ci ha fatto crescere, pensare, diventare uomini. Rileggere oggi i testi del "Salvadanio", di "Darwin", di "Io sono nato libero", ha lo stesso sapore delle buone letture, la stessa fragranza di un balsamo che ti riscalda l'anima.

Dopo aver espresso in modo sconsiderato e impudico i miei sentimenti, devo altresì aggiungere che, mai come adesso, esiste una sostanziale differenza tra gli appassionati musicali del tempo che fu e quelli di oggi: la capacità di sognare, quella innata, quello sfarfallio che ti proietta direttamente nel sogno. È altrettanto vero che le differenze tra gli schieramenti non si fermano qui, soprattutto se, quale termine di paragone, intendiamo celebrare il prezioso carico di monili elargito da quei temerari e l'indolente ed effimero sputo modaiolo quotidiano.

E così, come in un’antica favola, può succedere che il tempo attenui lo stress quotidiano e cerchi di ricomporre allegorie di immagini ormai sfumate e date per perdute. E all'improvviso nella piazza del castello cominciano ad apparire, uno ad uno, tutti quei personaggi (pionieri di ieri o capitani ancora ben saldi sulla tolda della loro nave) che nel corso degli anni hanno iniettato enormi dosi di linfa nella tua vita. Rivedere dopo tanti anni e quasi al completo la gloriosa formazione del Banco del Mutuo Soccorso è qualcosa da sconsigliare ai deboli di cuore ma, al contempo, qualcosa di talmente magico irreale che sfugge perfino all'iride del più audace dei sognatori. La regia della storica reunion (materializzatasi nel tardo pomeriggio dll'11 maggio scorso a Ciampino, appena ai margini della Capitale) si deve ad Aldo Pancotti e Claudio Bona, colonne portanti del laborioso fan club romano, promotori e coordinatori di "…E mi viene da pensare", un elegantissimo libro che raccoglie tutti i testi del gruppo, disco dopo disco, partendo dagli epici viaggi alati delle prime scorrerie fino alle ultimissime produzioni.

L'incontro promosso dall'amministrazione comunale (erano presenti il sindaco e l'assessore alla Cultura), ha visto la partecipazione di un folto e caloroso pubblico, arricchito anche dalla presenza di Jenny Sorrenti, Marcello Vento e Guido Bellachioma. Una serata che si è trasformata in evento quando, nella sala, si sono materializzate le figure di Vittorio e Gianni Nocenzi, Rodolfo Maltese, Pierluigi Calderoni e Renato D'Angelo. Con loro anche qualche presenza "d'antàn" (come Claudio Falco) e qualcuna più recente (come quella di Alessandro Papotto). Unico neo l'assenza di Francesco "Big" Di Giacomo, in Sicilia per un concerto con Ambrogio Sparagna.

Gli interventi dei musicisti (inframmezzati dalle domande e dagli inserti dei brillanti giornalisti Gaetano Menna e Alfredo Saitto) hanno creato un'atmosfera bellissima: profondo e austero Vittorio Nocenzi nel suo incedere lessicale, razionale e preciso nei ricordi il fratello Gianni, gioviale e genuino Rodolfo Maltese, emozionatissimi ed estasiati Pierluigi Calderoni e Renato D'Angelo.

Oltre a una fedele e approfondita disamina su alcuni testi e sull'impatto culturale del rock progressivo negli anni Settanta, sono stati proiettati anche tre videoclip realizzati da Lauro Crociani dedicati ad altrettante canzoni del Banco "Cento mani e cento occhi", "Canto nomade per un prigioniero politico" e "Bambino".

L'emozione aveva ormai preso sembianze tali con le quali potevi anche dialogare. Il libro, del quale chi scrive ha avuto il privilegio di veder pubblicata la prefazione, può essere richiesto al fan club del Banco, al costo di soli 10 euro.

Un documento imperdibile per tutti gli affezionati del Banco del Mutuo Soccorso che, nonostante i chiari di luna, sono ancora tantissimi.

Franco Vassia


Vittorio Nocenzi e Aldo Pancotti (Wazza)



 

giovedì 9 maggio 2024

Commento all'album “L’effetto della cifra di sinistra”, del cantautore Wasichu

 


“L’effetto della cifra di sinistra” del cantautore Wasichu, recentemente pubblicato dall’etichetta La Stanza Nascosta Records è un racconto, talora sarcastico, di aberrazioni universali. Una denuncia di ingiustizie, magagne, colpe, storture troppo spesso insabbiate, con le quali è arrivato il momento di fare i conti in maniera diretta. Un disco forte nei contenuti, sicuramente divisivo, che sembra possedere una sua necessarietà, in questo momento storico e - sotto la patina sonora “passatista”- una spaventosa modernità a livello di “narrazione”.

Canzoni politiche, libere e scomode, cantate con un timbro e un piglio che, per certi versi, ricordano quelli di una leggenda sarda della canzone d’autore, Piero Marras.

Folk, rock-blues, country e divagazioni reggae per un lavoro che ci appare autentico, onesto nelle intenzioni e nella realizzazione, mosso da un anelito insopprimibile di libertà (Scappa torna dov’eri, dove tutto è degno di te Torna a quello che sei: Il più selvaggio dei re Il tuo mondo ti vuole, Il tuo mondo tu lo rivuoi Scegli di non avere una vita scelta da noi L’uomo inventa prigioni e regole per chiuderle a chiave L’unica legge che hai è l’inverno con la sua neve).

Dieci tracce tra disillusione e-nonostante tutto- ostinata speranza; seconda prova, dopo il precedente “Non è un disco per giovani” (La Stanza Nascosta Records, 2020), di maturità e peso specifico per il cantautore varesino.

ASCOLTO





lunedì 6 maggio 2024

C'era una volta "Il Giardino del Mago"


C'era una volta  "Il Giardino del Mago"

Usciva a maggio del 1998 il primo numero della fanzine dedicata al Banco del Mutuo Soccorso, "Il Giardino del Mago": anche se non è l'anniversario mi piace ricordarlo, per chi non la conosce o per chi l'ha dimenticata (!!!)
Fanzine, mix tra fan e magazine (in parole povere, giornalino fatto dai fans): l'idea nasce da Marco Leodori - grande amante e intenditore della musica, persona schietta e diretta -  insieme a Giovanni Quilici, per l'epoca un mago del computer.
Non ricordo se ho conosciuto Marco tramite suo cugino Paolo Carnelli, o viceversa, comunque ci siamo subito "capiti", ed è nata una amicizia e una sintonia che, nonostante ci si veda poco, ancora dura.
Marco all'epoca, 1996 o giù di lì, "bazzicava" spesso casa di Vittorio Nocenzi; per la musica prog erano anni di "calma piatta", erano periodi in cui, quando incontravi qualcuno e parlavi di musica ti rispondeva: "ma perchè er Banco ancora sona?". Con l'uscita dell'album "Il 13", e l'avvicinarsi dei festeggiamenti del 25° anno di carriera, decidemmo che bisognava fare qualcosa per "tutelare" questo patrimonio artistico: una specie di WWF, della musica. Per prima cosa fu realizzato il sito ufficiale del Banco del Mutuo Soccorso (con la benedizione di Vittorio), naturalmente fatto da Marco e Giovanni; mentre loro "smanettavano" al computer io ancora portavo la penna sull'orecchio, come i "bottegari" per fare i conti!
I primi due numeri furono impaginati e stampati a colori da Marco e Giovanni, con recensioni di concerti attuali (tipo Tenax, Frenze 1998), e retrospettive. Fanzine e sito furono presentati con la partecipazione di Vittorio Nocenzi e Rodolfo Maltese, alla mostra del disco di Roma.
Vedi foto (da sinistra Giovanni Quilici, Marco Leodori, Vittorio Nocenzi, Marco Ricci, Rodolfo Maltese, Aldo "Wazza" Pancotti).



Per motivi personali, di lavoro, Marco smise di occuparsi a tempo pieno del giornalino, rimanendo collaboratore, in parole povere "il pacco" era nelle mie mani. Non avevo il computer, figuriamoci la stampante (sono sempre stato lento rispetto ai grandi rinnovamenti...), ma avevo un amico grafico con una stampante laser, però con prezzi proibitivi. Piccolo passo indietro, internet all'epoca non era di dominio pubblico come adesso, quindi gli "abbonati" si facevano tramite passa parola, con volantini distribuiti ai concerti, ed in luoghi in cui c'erano persone  interessate al Banco… adesso sarebbe "molto" più facile! Il numero degli abbonati non copriva le spese per realizzare il giornalino (interamente a colori), con copertina lucida, e mi dispiaceva che la cosa potesse finire così. Presi a modello i gruppi stranieri - già mi era capitato di fare il "merchandising" con i Jethro Tull - e ci venne l'idea di fare anche "merchandising", con t-shirt, cappellini, tutto con il logo del Banco, e con il guadagno, continuare a fare la fanzine. La cosa funzionò, e credo che il Banco del Mutuo Soccorso, nel 1998, fu il primo gruppo italiano ad avere una fanzine interamente dedicata a loro ed un merchandising, come usavano i "gruppi stranieri".
Si unirono altri collaboratori per dare una mano, sia con articoli e la ricerca di materiale, sia dando una mano fisicamente nei concerti (quando si poteva andare): Marco Ricci, Paolo Canini, Claudio Bona (tra i più attivi), Fabrizio Barbi, Fabrizio Fattorini (spesso aiuto merchandising), Gianluca Renoffio, che per un periodo ha curato il novo sito.
La fanzine venne divisa in varie "rubriche": Buone Notizie (novità) - Lontano da (retrospettive) - Quello che il Banco dice… (interviste a vecchi e nuovi membri del gruppo), insomma era "carina", fatta con impegno e senza scopo di lucro (anzi...).
Ci furono abbastanza adesioni (meno di quelle sperate), tanti fans che ci scrivevano e ci ringraziavano per quello che facevamo, ed eravamo diventati un punto di riferimento per tante persone, che finalmente potevano condividere realmente e non solo virtualmente, i loro sentimenti, storie, esperienze avute attraverso la musica del Banco.
Il mio scopo era quello di organizzare degli archivi, cartacei, video, audio, e alcune cose sono state fatte, tipo il mettere su cd tutti gli articoli (da noi rimediati) sul Banco, la realizzazione di 40 dvd doppi, con il materiale video utilizzato per il finanziamento per il nuovo sito.
Doveva uscire anche un libro, una biografia, la stava preparando l'amico Giorgio Meloni, attraverso i racconti fatti personalmente da Vittorio, e credo che Giorgio abbia raccolto molto materiale, ma poi la cosa si "arenò".
Un altro bel progetto, sempre legato alla fanzine-banco music club, era quello di realizzare un tributo al Banco fatto da fans ed ex collaboratori o ex musicisti: il titolo sarebbe stato "Compagni di Banco"; avevamo contattato il Manifesto per la pubblicazione, avevamo ricevuto molte aderenze e qualche promo, tipo "Canto di Primavera", fatta dai Malibran di Giuseppe Scaravilli (ma non sono riuscito a trovare altro!). Anche questo progetto, per vari motivi, uno su tutto il costo di produzione, ahime, naufragò.
Tutto questo andava di pari passo con la fanzine, caratterizzata da enormi ritardi, e quindi se ne riuscivano a fare, se andava bene, 4 numeri l'anno; un'altra cosa da tutelare erano i testi, e decidemmo di fare un libro, dove venivano raccolti tutte le liriche del Banco, autentiche poesie da leggere mentre si ascoltavano i brani, dato che il futuro imminente (pennette - iPod ) ci avrebbe privato del piacere di avere l'album con i testi in mano. Con la bellissima prefazione di Franco Vassia uscì autofinanziato dal Banco Music Club il libro " E mi viene da pensare", che nel giro di pochi anni diventò oggetto da collezionismo.
Marco Leodori fece un "breve rientro" occupandosi interamente del numero di "maggio 2002", dedicato al "Trentennale" del Banco, praticamente in 30 pagine la storia del Banco, sempre con la sua grande competenza.
Con i il proliferare dei "social" la fanzine diventava "obsoleta", le notizie, almeno le news, arrivavano prima in rete che attraverso la carta stampata. L'ultimo numero usci a novembre 2007, e poi ci prendemmo un periodo di pausa; i fans ci spingevano a ripartire, ormai era diventato un oggetto che, anche se sapevi già tutto, faceva piacere immaginare che potesse stupire.
La mia idea era di fare l'ultimo numero per il 40°, una specie di "official program", che raccontasse la storia con foto e quant'altro, ma anche questo progetto  venne "stoppato".
Poi l'avvento di facebook, dove tutti sanno tutto, hanno visto tutto, sono amici di tutti, dove il livello si è "appiattito", dove l'importante è dare la notizia prima degli altri, senza commentare, al massimo "mi piace" o "io c'ero"... e se c'eri "raccontaci qualcosa"!
Nel mio piccolo continua il percorso del "Giardino del Mago"; come? Continuando a mandare e-mail alle persone che fanno parte della mailing-list, raccontando cose passate e presenti, nella speranza che qualcuno ti dica, "..sì, è vero, mi ricordo, questo o quello", oppure ..."stai dicendo delle cazzate, le cose sono andate così...". Forse rispondere alla mail è diventato "obsoleto", come si faceva una volta con carta e penna. Non voglio essere polemico, non avere facebook o profili (anche perchè si vedrebbe la pancia!) è una mia scelta, ma quando mi capita di dare un'occhiata alla mie mail che l'amico Athos pubblica in vari social, mi accorgo che vengono completamente ignorate dagli stessi fan che all'epoca della fanzine ti scrivevano di non mollare!
Non cerco consensi, o che qualcuno mi dica bravo, mi piacerebbe che gli altri "raccontassero" o "commentassero" quello che scrivo, perchè a volte e proprio grazie ai ricordi e gli input  degli altri che mi "si scioglie" il cervello e mi vengono in mente altri episodi… (non me posso ricordà tutti io !!!)
Il nome "Il Giardino del Mago", spesso usato ed abusato, per me ha un significato diverso, questo luogo dove ci si incontra e si racconta, dove niente va perso, dalla musica alle battute, alla storia, all'etica, allo stile di vita del "Banco del Mutuo Soccorso".
Sono stati anni bellissimi quelli dedicati alla fanzine, un continuo arricchirsi di storie e persone, e naturalmente ringrazio tutti, collaboratori e semplici sostenitori, in primis Marco Leodori e Giovanni Quilici, perchè senza la loro "spinta", questa macchina non sarebbe partita.
E visto che abbiamo avuto la fortuna di incontrare "persone vere, musicisti impeccabili, assolutamente refrattari alle fredde e ciniche, regole del mercato della musica", è un dovere continuare a ricordare e scrivere la loro storia, attraverso i nostri occhi e la nostra memoria!
Infatti da un pò di tempo mi "diverto" con i "Racconti SottoBanco", una specie di continuità con "Il Giardino del Mago"… chissà!
Buona vita
WK

NB: se ho omesso qualcosa è perchè... non me lo ricordo!


mercoledì 1 maggio 2024

Habelard2 – "Macchie Di Inchiostro Su Carta Sensibile"-Commento di Luca Paoli

 


Habelard2 – Macchie Di Inchiostro Su Carta Sensibile (2024)

Di Luca Paoli

Avevamo lasciato il prolifico polistrumentista Sergio Caleca col suo progetto Habelard2 giusto qualche mese fa con la rivisitazione del suo primo disco come Habelrad2 “Qwerty”, intitolato per l’occasione “Qwerty 2023 Remix”(la mia recensione su mat2020 (http://mat2020.blogspot.com/search?q=habelard2).

Ed eccoci ad ascoltare il nuovo lavoro (è il tredicesimo album) intitolato “Macchie Di Inchiostro Su Carta Sensibile”, più spostato verso sonorità prog sinfoniche con le tastiere sono protagoniste.

Il titolo del disco si ispira a un progetto mai decollato che includeva fotografie e poesie. L'album rappresenta un ritorno alle radici del prog e del rock sinfonico, con composizioni originali, arrangiamenti complessi ed una grafica curata dallo stesso artista. La registrazione è avvenuta tra il 2023 e il 2024 a Milano.

Dodici sono le tracce (tutte strumentali) che compongono il gustoso menù del disco, tutte composte, suonate, arrangiate e registrate dal polistrumentista che dimostra, ancora una volta, di avere ottime frecce da scagliare sul mondo del prog.

Il lavoro si apre con “Ostinatoin(e)sistente”, molto vario che pesca anche nel classico e dimostra tutta la sua qualità compositiva e strumentale.

Le chitarre elettriche introducono, con deciso ritmo, la title track “Macchie d'inchiostro su carta sensibile”; poi le tastiere rivestono con gusto sinfonico tutto il brano.

“Noblesse oblige” è aperta da accordi di pianoforte affiancati prima dall’organo e poi dalla sezione ritmica … molto suggestivo il coro che dà ulteriore corpo al brano.

Ancora le chitarre introducono “Il conflitto”, che vede protagonisti anche il fagotto oltre al supporto dei synth; i cambi di umore rendono molto suggestivo il brano e l’arpeggio di chitarra ricorda certi passaggi dei Genesis.

Il pianoforte di nuovo protagonista nell’introduzione di “Coda di rondine” (lo stesso Caleca racconta che è stato preso da una improvvisazione del 1980) … ancora cambi di tempo con le chitarre e l’organo ben supportati dalla sezione ritmica.

“Interludio III extra large” pesca dallo stesso presente in Qwerty, ma con una veste sonora diversa e decisamente con una ritmica più decisa; la nuova veste del brano lo rigenera e rende più attuale.

Chitarra arpeggiata e basso ad aprire “La polvere sotto il tappeto” … anche qui si alternano momenti pacati ad altri più decisi sempre all’insegna del miglior prog sinfonico … ottima l’orchestrazione anche col contributo del synth, lo stesso che apre “Il Tempio”, che alterna momenti vivaci e più pacati dove con un interessante lavoro al mellotron, con i fiati a rendere l’atmosfera più corposa e drammatica.

Ancora il pianoforte sugli scudi in “Col senno di poi”, che in seguito viene affiancato dall’organo e dalla sezione ritmica … anche qui gli umori variano creando sempre alta l’attenzione di chi ascolta.

Chitarre, archi e flauto imprimono un marchio decisamente classicheggiante a “L'Ablazione Del Tartaro” ma è solo questione di attimi perché il cambio di tempo è in agguato ed arriva ad imprimere ritmo e corpo dove flauto, viola chitarre diventano protagoniste.

Siamo quasi giunti alla fine di questo ottimo lavoro; giusto il tempo di gustarci “Terra bruciata” e “Il contagio” che confermano la qualità artistica di Sergio Caleca e la sua abilità nel far convivere il classico con il rock, sempre con raffinatezza esecutiva trasportando nel presente, con suoni ed arrangiamenti attuali, un sound che ha radici già dalla fine degli anni ’60 del secolo scorso.

Se siete sensibili alle raffinatezze e se vi piace il bello nella musica questo disco fa sicuramente per voi.




Quando al concerto del 1° maggio (2013) ci si emozionava


Vittorio, com'è tornare su un palco così importante e ricco di significato, come quello del 1° Maggio?

Anche dopo tanti anni è sempre un'emozione grande e intensa. Nonostante il tempo possa inflazionare i luoghi, le idee, ci sono certe cose che rimangono intatte e sempre ricche di significato. Quella che si celebra oggi è la festa del lavoro, e mai come in questo periodo il lavoro rappresenta per il nostro Paese una vera e propria emergenza: ecco quindi che questo evento assume una importanza ancora più speciale.

Manca poco alla vostra esibizione. Francesco, cosa avete preparato e quali sorprese avete in serbo per la vostra attesissima performance?

Ricevere l'invito a partecipare a questo evento ci riempie sempre di grande gioia. Salire oggi sul palco è un omaggio sia al nostro gruppo ma anche a tutto il progressive italiano, così come i grandi protagonisti che ne fanno parte, oggi come allora. Ci esibiremo in un medley che ripercorre proprio i tratti salienti di questo genere e saremo accompagnati dalla Grande Orchestra Rock. Ci sono grandissimi musicisti, come ad esempio Roberto Angelini, Fabrizio Bosso, Stefano di Battista, Federico Poggipollini, James Senese, Maurizio Solieri e molti altri. Ma non ci intratterremo molto, perché più l'apparizione è breve, più grande è il mistero.


Lo abbiamo detto, il Primo Maggio non è solo musica. C'è anche un forte massaggio sociale e politico dietro... cosa ne pensate a riguardo?

(Francesco): Si tratta indubbiamente di un giorno di festa, ma non deve e non può essere solo questo. Per dirla terra terra, non si può buttare tutto in caciara. È un evento meraviglioso ma i ragazzi che vengono qui devono averne la giusta consapevolezza: non possono sapere solo dalla televisione che la rappresentano il 38% della disoccupazione, devono sapere cosa succede, cosa c'è davvero dietro alla “festa del lavoro”. Voi giovani siete la speranza di questo Paese e abbiamo bisogno della intelligenza di ciascuno di voi.

(Vittorio): Il ruolo della musica sta anche in questo. Serve proprio per veicolare anche i messaggi di critica sociale. D'altronde, uno degli elementi che fa della musica una cosa speciale è anche quella forza evocativa che ti fa sognare e soffrire, piangere e gioire; e quindi, anche riflettere e pensare.