Intervista al cantautore Alessio Cappello
Dietro il paravento dell’ironia si possono
fare grandi pernacchie senza essere completamente smascherati.
Mat2020 ha incontrato Alessio Cappello, classe 1993, originario di Carmagnola (TO). La sua formazione musicale affonda le radici nelle canzoni d’autore italiane, che restano un riferimento costante nella sua scrittura.
Chitarrista
e bassista, si diploma nel 2021 come fonico presso l’APM di Saluzzo. Lavora tra
produzione, studio e attività dal vivo, collaborando con diversi artisti come
musicista e tecnico.
Con
Devalle instaura un sodalizio duraturo, curando la produzione del disco Il
tempo di cambiare tutto e diventando membro stabile della band.
Avvocato! (è uno sgarbo a Paolo Conte) segna il suo esordio solista ed è accompagnato da un libro prezioso a tiratura limitata, Avvocato! (è uno sgarbo a Paolo Conte) - Brevissima e probabilmente non necessaria guida filosofica al disco.
Il
lavoro è stato anticipato dal singolo Avvocato! (è una supplica a
Paolo Conte), corredato dal videoclip ufficiale per la regia
di Davide Lamberti.
Quando e come si è avvicinato al canzoniere di Paolo Conte?
Temo sia stato il canzoniere di Paolo Conte ad avvicinarsi a me, e neanche troppo tempo fa. Le racconto del primo cd di Conte che ho avuto in collezione. Una domenica stavo girando per le bancarelle del mercatino delle pulci di Carmagnola, dove abito. Qualche volta ci ho trovato bei dischi a un prezzo ridicolo. Ad ogni modo, un commerciante mi dice che quel giorno si sentiva ispirato e se gliene prendevo due me ne regalava un terzo. Così acquisto “Desire” di Dylan e il leggendario “Live in Central Park” di Simon & Garfunkel, in una versione davvero “ingiallita”. Mi mancava il terzo. Allora ho azzardato il più classico dei “Fai tu!” al proprietario della bancarella, manco fosse il barbiere. Mi ha regalato “Appunti di Viaggio”. Tornato in macchina, l’ho cacciato nello stereo e ho sentito “Fuga all’inglese”: sono uscito di testa da quanto mi piaceva quella canzone. Da lì in poi è stato “tutto un complesso di cose” che sono felicemente degenerate e mi hanno condotto fino a qui!
Quali
criteri hanno guidato la selezione dei brani da inserire nel disco?
Penso sia stata proprio l’assenza di criterio a guidarmi. Trovavo le canzoni da mettere nel disco come i principianti trovano i funghi sotto lo sguardo attonito dei fungaioli più esperti. Mi venivano in mente e lasciavo galoppare la fantasia. È stato un gioco, più che altro. Non sono un “esperto” di Paolo Conte, ne sono semplicemente innamorato.
L’unico inedito è il singolo Avvocato! (è una supplica a Paolo Conte). Sia sincero, ha avuto paura, nel pubblicarlo, che non fosse all’altezza degli altri brani dell’album?
Non è che avessi paura che non fosse all’altezza: ne ero certo. Per quello la canzone ha quel tono irriverente. Dietro il paravento dell’ironia, dove mi sono sempre nascosto e dove confido di continuare a vivere indisturbato, si possono fare grandi pernacchie senza essere completamente smascherati. Ma, in compenso, mi va di confessarle che trovo “Avvocato! (è una supplica a Paolo Conte)” una canzone piuttosto riuscita e sincera, pur non avendo quella profondità e quel mistero delle canzoni di Conte. Ma forse era proprio questo il suo scopo: autorizzarmi a cantare e suonare “per Giulia mia” senza essere per forza l’Avvocato.
Come si spiega la resilienza delle canzoni di Paolo Conte alla sua furia iconoclasta?
Non me la spiego. È un mistero. Nella mia testa, è stato istituito un Tribunale che si interroga quotidianamente sulla questione e su altre simili. La sentenza di primo grado è già stata emessa, e il verdetto cita alcune parole del compianto Camilleri: “Le parole che dicono la verità hanno una vibrazione diversa da tutte le altre”. Forse vale anche per la musica: qualcuno, in questo caso Conte, è stato così sincero con noialtri da diventare indistruttibile. O meglio, resiliente.
Nel suo prossimo lavoro di inediti prevarranno le atmosfere urbane o possiamo aspettarci anche un po’ di giungla?
Nelle mie canzoni non sono previste atmosfere urbane. La città è un luogo che non mi appartiene e a lei non interesso, forse per via del mio categorico rifiuto di cedere alla sua psicosi. Ci sarà invece una giungla popolata da cowboys reazionari, pirati senza stelle tentati dall’idea di tornare a casa, futuri prìncipi del jazz, tangueri tàngheri e altra gentaglia di provincia. Alcuni me li sono immaginati, altri esistono davvero. Altri ancora tutte e due le cose.
In una recente intervista ha dichiarato (...) dietro le canzoni, oltre la siepe dell’emozione barbara c’è una fascinazione intellettuale meno sfavillante, ma, secondo me, più duratura e commovente." La sua posizione mi ha ricordato, per certi versi, la riflessione semiseria dell’avvocato Malinconico in Sono contrario alle emozioni (Diego De Silva, Einaudi, 2011).
Sapete che c'è di nuovo? Che da oggi smetto di sottopormi alla stimolazione emotiva procurata per via artistica. Se lo scopo della musica è quello di sollecitare emozioni che uno per conto suo non proverebbe, tenetevela pure, la musica. Ridatemi un'emozione secca. Ristabiliamo il primato di un'emozione anarchica, irriproducibile, inclassificabile, su cui non si possano accampare diritti, specialmente d'autore. […] Che ne pensa?
Non conoscevo le avventure dell’avvocato Malinconico, ma sono completamente d’accordo con le sue parole. La tendenza generale mi sembra che sia quella di apparecchiare questo luculliano pasto di emozioni, pieno di attese, di speranze sfavillanti, con contorno di progressi fatti grazie alla terapia e un dessert a base di nuove consapevolezze e altre variazioni sul tema. A me viene la nausea prima di iniziare a mangiare. E poi al primo boccone mi sembra che niente abbia gusto. Le canzoni sono insipide e tutta quell’ostentazione, quella rincorsa sensazionalistica all’emozione rivela esattamente il suo contrario: una generazione di artisti – ma secondo me di esseri umani – piuttosto aridi, che hanno sdoganato e normalizzato tutto quanto, ma incapaci poi a generare una qualche “emozione secca”.
Il cantautore più sottovalutato del momento, a
suo avviso?
Non credo si tratti di un cantautore sottovalutato, piuttosto di uno che a mio avviso meriterebbe un pubblico ben più ampio. Parlo di Alfredo Marasti. Qualche giorno fa è uscito il singolo “Maltese” che anticipa il suo nuovo lavoro discografico che non vedo l’ora di sentire e mi è venuto da pensare che uno così lo vorrei vedere fisso al Tenco e da ogni altra parte dove si fa musica per bene.
Il libro che porterebbe con lei su un’isola deserta?
A una domanda simile, in precedenza, avevo risposto con “Stoner” di John Williams, ma questa volta vorrei dire “Saltatempo” di Stefano Benni.
L’ultimo concerto che le ha fatto battere il cuore?
Giugno 2024, insieme a mio fratello siamo stati a vedere De Gregori e Checco Zalone alle Terme di Caracalla. Zalone è un pianista eccellente, e la sua irriverenza fa bene il paio con il Principe, che invece rimane sempre lontano durante il concerto, perso negli affari suoi. Molti lo criticano per questo, io la trovo una caratteristica adorabile.
I suoi ascoltatori, invece, dove potranno sentirla dal vivo a breve?
A maggio sarò a Torino, precisamente in Via Baltea 3 il giorno 26, mentre il 29 aprirò il concerto di un grande cantautore - che ancora deve essere annunciato per cui non posso dire chi è – al circolo Corso Parigi.
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