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mercoledì 14 dicembre 2022

CELESTE – “Celeste with Celestial Symphony Orchestra”, commento di Andrea Pintelli


Finalmente il progetto di CelesteCeleste with Celestial Symphony Orchestra” è giunto alla conclusione. Mesi e mesi di intenso lavoro dividendosi fra tre studi di registrazione, coinvolgendo decine di musicisti (di cultura e preparazione Classica, Rock e Jazz), oltre a quelli tradizionali della band, sound engineers e sound designers fra i migliori. Oltre due anni dedicati alla scrittura, arrangiamenti e orchestrazioni di tredici nuove composizioni. Il risultato sono ora settantadue minuti di musica intensa e coinvolgente. Personalmente sono totalmente soddisfatto dei risultati raggiunti. Ora lascio a te il piacere dell’ascolto.”

 

Sapevo da qualche tempo di questo progetto, ma come al solito Ciro Perrino mi ha fatto la sorpresa. Una graditissima sorpresa, aggiungo, suggellata dalle sue parole soprastanti, che sono entusiasmo e gratificazione per il frutto del proprio (e altrui) impegno. Ve lo racconto.



Blu Genziana”, grazie alla batteria con tempo d’apripista, è il vero e proprio scenario introduttivo, supportato da un’intensa sezione fiati. Riflessiva, nel suo lento incedere, ci riporta ad un mondo di quiete e natura. Una sorta di Eden messo in musica. “Nuove Galassie” è un altrove declamato dalla dolce voce di Ines Aliprandi, un mondo lontano che sembra uscito dal fratello fuori rotta di “Solare”. “Angeliche Prospettive”, ovvero un salto spazio-temporale rispetto alla precedente, che ci riporta seduti sopra un soffice tappeto d’erba fatto da fili di stelle. Da notare come il fagotto spieghi la scena, ch’è cantata dallo stupendo e profondo lavoro degli archi. “Pausa di Quiete” è ciò che dovremmo tutti conquistarci, ogni giorno, per sfuggire alla velocità che da ogni dove ci vorrebbero imporre, con ogni mezzo. Una soave orchestrazione che ci invita a fare il grande passo: riappropriarci di noi stessi. “Ali Passeggere”, in classico stile Celeste, è una carezza che trova nelle tastiere il conduttore di questo dolce cammino, costruito intorno a parole lievi e liete. Notevole. “Boschi e Lanterne”, cambia registro, che si fa maggiormente introspettivo, quasi un imbrunire all’orecchio attento della nostra anima. Coi fiati che svolazzano a sottolineare l’arte di Ciro Perrino, si intreccia con le luci, e le ombre, che spesso riescono a sorprenderci. “Druidi e Musici” riporta ad un’interiorità non misurabile, nell’esercizio di avvicinamento ad entità che potrebbero prenderci per mano per condurci e ricondurci dove regna la luccicanza. Musicalmente esprime la diffidenza che abbiamo nei confronti dello sconosciuto, ma che una volta incontrato può essere il nostro domani. “Sogni Elisi” resta nel tema, ma attraverso un florilegio di sensazioni che dire amabili sarebbe riduttivo. Un bellissimo sogno d’una esistenza che potrebbe far sorridere questo maltrattato pianeta, una linea melodica che accoglie e culla. “Cascate di Cristallo”, per chi scrive il picco dell’album, è nella sua complessità un mondo a parte: un libro nel libro, quasi un documentario degli stati d’animo della vita tutta, di ciò che siamo, di ciò che circonda, di ciò che non vediamo. Riesce a raggiungere stanze nascoste ai più e porcele come chiare e lampanti. Tocca psiche e spirito allo stesso tempo, con un’audacia (nella sua sensibilità) che è merce rara. Ve ne innamorerete. “Maurice” diversifica il nostro cosmo, con visioni più cinematografiche, supportate da un ritmo più veloce e da stop-and-go che giocano a nascondino coi nostri diversi universi. Un ottimo arrangiamento che ci fa capire quanta benzina (leggasi genialità) abbia Ciro in sé. “Echi” si muove a tempo di tango, pur restando nella sfera dell’intimità. E poi si distende quasi a volere un ritorno emotivo anche da parte dell’ascoltatore più superficiale. Fermo restando che questa categoria di ominidi non potrà mai ascoltare fino a fondo un lavoro di simile beltà. “Ombre Cremisi”, quindi una ballata degli spiriti affini, che vagano alla ricerca dei propri simili, per un abbraccio che può durare un’eternità. Fra viaggi, difficili scelte, pensieri pensati, la vita si fa difficile, talvolta; per affrontarla bisogna cingerla tutta, provandoci. Riflessioni stando seduti sul bordo del sorriso. “Ametista ed Opale”, ultima traccia del cd (o doppio lp), chiude il cerchio d’infiniti colori che abbiamo fin qui vissuto ascoltando questo disco. Uno svago dove la pausa è parte d’uguale importanza rispetto alle note, quindi dove il fermarsi è determinante quanto l’andare. Mai correre, sempre avanzare.

 


Tracklist

  Blu Genziana 5’22”

Nuove Galassie 4’57”

Angeliche Prospettive 4’01” 

Pausa di Quiete 3’52” 

Ali Passeggere 6’51” 

Boschi e Lanterne 5’29” 

Druidi e Musici 4’47” 

Sogni Elisi 5’46” 

Cascate di Cristallo 7’26” 

Maurice 6’08” 

Echi 4’17” 

Ombre Cremisi 5’35” 

Ametista ed Opale 4’53” 


Testi 

Blu Genziana

Anima del Sol

Nascondo al Mondo il mio fatal

Colgo all’alba levità

Blu genziana e nuove età

Venti Alisei

Mimi a me

Falsi timor

Canto a te 


Nuove Galassie

Umide sentenze

In un Mondo alieno

Lascio intatti plichi

Al menticatore

Poli distanti

Dal centro del proprio splendor

Nuove Galassie

Nascenti dai magma infernal ritual ritual

  

Angeliche Prospettive 

Angeliche

Prospettive

Chiare luci

Bastimenti

A solcar

Costellazioni

 

Pausa di Quiete 

Aulica integrità

Pausa di quiete

Vento autunnale

Si leva il Sole ad Est

Muschio e rugiada

Sfidano gli Astri in beltà

  

Ali Passeggere

Ali passeggere

Mistico metal

Liquidi gli sciami

Sfere di cristal

Alta nel Cielo

Orda d’Amor 

Simbolo infinito

Rami e Verità

Acque a Primavera

Mute vastità

Foglia ingiallita

Torni nell’Or


Boschi e Lanterne

Linee di luce

Boschi e lanterne

Fulgide asperità 

Goccia a goccia passa la tua vanità


Druidi e Musici

Spiriti Guida ad

Altre realtà

Estasi

Sogni e materie impalpabili

Attraversan Lune e Laghi

Dai profondi suol

Arcani

Lo Sciamano svelerà

Druidi, Musici

Al cospetto degli Egual

 

Sogni Elisi

Limiti rivelati

Ambra ombre aure

Magico segnal

Mirabile

Lorica bianca

Essenze pallide

Epifanie

Crea distinti rai

Platino

Desta filosofie e visioni

Salmi aruspici

Semenze ataviche

Florilegi

Alveo e Pelago

Unici

Meste farandole

Savio vaticinar

Bardo adamantini

Versi

Silfidi longanime

Sogni elisi

Idilli pudici 

Adombrati

 

Cascate di Cristallo

(strumentale)


Maurice

(strumentale)

 

Echi

Echi di un’altra erà

Nuova la castità

 

Ombre Cremisi 

Solitarie plaghe

Continenti immutati

Lacche e ombre cremisi

Pergamene corpi eterici

Elegie malinconiche 

Stanche icone didascaliche

Inquietudini

Tintinnanti apici

Miniature

Salici piangenti amnesie dai

Viaggi astrali

Venti e lucciole vaganti nell’Immenso

Sede della nostra Anima 

Foglie antiche di un te

Silenziose cavità

Fluttuazioni invisibili 

Nuova Umanità

Templi e lingue senza età

 

Ametista ed Opale

(strumentale)

  

Produzione di Roberto Lomonaco.

Tutte le musiche e le liriche sono state composte da Ciro Perrino.

Ideazione e realizzazione grafica di Massimo Mazzeo.

Le registrazioni sono avvenute fra giugno e settembre 2022 presso lo studio Mazzi, curate e seguite da Alessandro Mazzitelli, e presso gli studi Rosenhouse Recording Studio, curate e seguite dal Sound Engineer Alessio Senis e dal Sound Engineer Andy Senis.

Le sessioni di registrazione degli Archi sono state effettuate presso lo studio Circolo Culturale Overjoy dal Sound Designer Marco Canepa.

I missaggi sono opera del Sound Designer Marco Canepa

Il Mastering è stato effettuato da Stefan Noltemeyer nei suoi studi di Berlino.


Musicisti

Ciro Perrino: Mellotron, Solina, Eminent, Hammond, Mini Moog, ARP 2600, Voce Solista

Francesco Bertone: Basso Elettrico

Enzo Cioffi: Batteria

Marco Moro: Flauto, Flauto in Sol

Mauro Vero: Chitarre Acustiche, Chitarra Elettrica 

Ospiti 

Marco Canepa: Pianoforte Acustico

Ines Aliprandi: Voce Solista in “Blu Genziana”, “Nuove Galassie”, “Pausa di Quiete”, Ali Passeggere”, “Boschi e Lanterne”, “Sogni Elisi”, “Ombre Cremisi”

Ciro Carlo Antonio Perrino: Voce Solista in “Blu Genziana”

Roberto Tiranti: Voce Solista in “Angeliche Prospettive” e “Druidi e Musici”

Amanda Coggiola: Oboe e Corno Inglese

Vittorio De Franceschi: Clarinetto e Clarinetto Basso

Paola Sales: Fagotto

Luigi Cocco: Tromba in Do

Andrea Paolocci: Corno in Fa

Stefano Bianchi: Trombone

Ilaria Bruzzone: Violino

Daniele Guerci: Violino

Noemi Kamaras: Violino

Laura Sillitti: Violino

Alessandro Sacco: Viola

Roberta Tumminello: Viola

Arianna Menesini: Violoncello

 

Chi fosse interessato all’acquisto del disco, contatti direttamente Ciro Perrino alla mail ciroperrino1950@gmail.com; riceverà la copia autografata con dedica personalizzata.

L’acquisto in digitale potrà essere fatto tramite Bandcamp.








martedì 13 dicembre 2022

Gli Alberi-" Reinhold", commento di Fabio Rossi

 


Commento di Fabio Rossi 

Artista: Gli Alberi

Album: Reinhold

Genere: Dark Rock/Metal

Anno: 2022

Casa discografica: Broken Bones Promotion


Tracklist (cliccare sul titolo per l'ascolto)

1. Nanga Parbat I

2. Babele

3. La danza pallida

4. Noialtri

5. Sulla vetta

6. Aspettami

7. Sindrome del terzo uomo

8. Hiems

9. Vuoto alle spalle

10. Nanga Parbat II

 

Line Up

Arianna Prette - vocals
Matteo Candeliere - guitars
Davide Quinto - bass and vocals
Giovanni Bersani - keyboards, guitars, vocals and percussions


Deboli, piccoli uomini

Osate sfidarmi?

Cosa cercate?

Tra le mie ossa vi aspetta soltanto

L'indelebile stigma della sconfitta

(da La danza pallida)


Il quartetto torinese Gli Alberi ha recentemente pubblicato Reinhold, il loro secondo album che segue a distanza di ben cinque anni il full-length The Glimpse.

Si tratta di un concept incentrato sulla scalata del monte Nanga Parbat, alto 8.126 metri e sito nel Kashmir, in Pakistan, operata dai fratelli Reinhold e Günther Messner. L’impresa, avvenuta tra il 28 e 29 giugno 1970, riuscì, ma la gioia si trasformò in sciagura perché in fase di discesa una valanga travolse e uccise Günther. Munito di una splendida ed emblematica cover, in linea con l’aspetto contenutistico del disco, Reinhold è un’opera ambiziosa che musicalmente abbraccia svariati generi (black metal, doom, post rock, progressive) e include sezioni in cui l’atmosfera muta radicalmente grazie al cantato, talvolta angelico e in altre parti aggressivo, della valente singer Arianna Prette. Le liriche sono in italiano e nella canzone Noialtri segnaliamo l’apporto dello special guest Narratore Urbano, un cantautore della scena indie torinese.

La poliedricità del sound costituisce lo strumento necessario a esaltare tutti gli aspetti della narrazione, non solo, quindi, la tragicità degli eventi, ma anche l’affascinante imponenza della montagna e altre varie sfumature che l’ascoltatore più attento saprà cogliere.

Reinhold è un’opera che richiede vari ascolti (consiglio l’utilizzo delle cuffie), la cronaca di una vicenda dolorosa e per certi versi anche beffarda, la cui drammaticità viene esaltata da un songwriting coraggioso, complesso ed anche originale. Le rappresentazioni live includono proiezioni di video, installazioni artistiche e interventi teatrali e divulgativi. Sarebbe davvero bello potervi assistere. Vi aspetto a Roma.


Social e contatti:

https://www.instagram.com/glialberiband/

https://www.facebook.com/glialberitorino

https://open.spotify.com/artist/1GY43vCjXSDMmXc0USWwwq?si=gTsLR6B_QES67FiU2eEpcA&nd=1

https://glialberi.bandcamp.com

https://www.youtube.com/glialberitorino

gli.alberi@live.it







lunedì 12 dicembre 2022

Un ricordo di Tracy Hitchings, di Alberto Sgarlato


Un ricordo di Tracy Hitchings 

di Alberto Sgarlato


Il 10 dicembre è stata diramata ufficialmente la notizia del decesso della cantante Tracy Hitchings, dopo un grave male che aveva già sconfitto una volta. Per gli amanti di quel genere spesso chiamato NWOBPR (New Wave Of British Prog-Rock) o più brevemente NBPR (New British Prog-Rock) questo nome significa tantissimo.

Facciamo un po’ di storia: nei primi anni ‘80 gli “orfani” e i “delusi” nei confronti di band come Genesis, Yes, ELP, Gentle Giant (alcuni di questi gruppi temporaneamente disciolti, altri trasformatisi in qualcosa di diverso) trovano nuovo entusiasmo in un manipolo di band britanniche che riportano in auge il genere, dapprima nei festival e poi, in alcuni casi, persino in classifica. I nomi di traino sono quelli di Marillion, IQ, Pallas, Pendragon, Twelfth Night, ai quali seguono band più “sotterranee” ma estremamente valide.

Tracy Hitchings si impone nella “seconda ondata” di questi gruppi, quella che prolifera nella seconda metà degli ‘80. La cantante, infatti, debutta nel 1989 con i Quasar e il loro album “The Loreli”. Ma la consacrazione a “Sacerdotessa del new prog” avviene l’anno successivo negli Strangers on a train, con i quali pubblica due album tra il 1990 e il 1993. In questo caso il sound, rispetto al rock progressivo, è più vicino a certe rarefazioni impalpabili della new-age, essendo un progetto a soli tre elementi, con Tracy alla voce, il chitarrista Karl Groom e il tastierista Clive Nolan. E sarà proprio Nolan a diventare, negli anni, uno dei nomi di riferimento della scena neoprogressiva britannica e a volere accanto a sé Tracy in molteplici progetti.

Oltre a pubblicare materiale a proprio nome, Hitchings potrà vantare numerose illustri collaborazioni, tra cui quella con il polistrumentista austriaco Gandalf.

Ma è probabilmente nei Landmarq che il talento di Tracy raggiunge la sua massima espressione; l’ex batterista dei Quasar Dave Wagstaffe la vuole accanto a sé anche in quest’altra band e lei si trova a sostenere una duplice sfida: quella di amalgamarsi con il sound di un gruppo inizialmente concepito per voce maschile e quella di sostituire un altro “gigante” del new-prog come Damian Wilson (ora frontman degli Arena, ma collaboratore anche di Threshold, Ayreon e Headspace con Adam Wakeman, uno dei figli di Rick).

Il connubio Hitchings-Landmarq è grandioso, l’amalgama è perfetto, la carica è esplosiva soprattutto in sede live, come testimonia in modo particolare il DVD ufficiale “Turbulence”, registrato in Polonia nel 2006.

E infatti sono proprio i compagni di band dei Landmarq a rendere nota per primi sui social la notizia della dipartita della ex-cantante.

Scrivono: “È con grande dolore e tristezza che dobbiamo comunicare che, dopo una lunga malattia, la nostra grande amica Tracy Hitchings è deceduta. Come potete immaginare, siamo tutti sotto shock e inviamo le nostre sincere condoglianze al marito Peter, alle sorelle Dee e Julie e a tutti i familiari e amici di Tracy. Era un talento straordinario e una bellissima persona. Elemento estremamente apprezzato dei Landmarq per più di 20 anni, ha contribuito in modo unico e significativo alla band, come cantante e autrice di testi. Lascia una fantastica eredità di canzoni che ovviamente continueranno a vivere. La forza di Tracy era soprattutto la sua voce. Cantante straordinaria, ha ricevuto numerosi riconoscimenti e premi nel corso degli anni, tra cui due volte il titolo di "Best Female Vocalist" nel sondaggio internazionale della rivista britannica Classic Rock Society (1995 e 1998)”.

Anche Mike Stobbie, storico tastierista di varie formazioni new-prog e oggi soprattutto apprezzato autore di colonne sonore, ricorda in modo accorato Tracy Hitchings, con la quale aveva collaborato: “Sono davvero triste nel sapere che Tracy ci ha lasciati così giovane. Meravigliosa persona, amica, cantante, autrice. Mi mancherà la tua energia e non ti dimenticherò”.

Ma le parole forse più intense, più struggenti, arrivano dal sodale di una vita, Clive Nolan. Con un lunghissimo post su Facebook il tastierista fonde, come è nel suo tipico stile, momenti lieti e momenti tristi, arguta ironia e malinconia, in un quadro dolceamaro. Ne estrapoliamo e traduciamo solo alcuni passaggi:

Tracy Tracy Tracy! Non so da dove cominciare, è uno shock.
Il nostro lavoro insieme sui due album degli Strangers on a train è stato il fondamento stesso della mia carriera... le settimane trascorse a registrare il primo in Olanda, quando condividevo una casa in affitto con Tracy e Karl Groom. Non è stata la più facile delle sessioni di registrazione, ma abbiamo riso per tutto il tempo. Da quel momento in poi siamo stati amici per la pelle.

Per molti anni abbiamo cucinato insieme a Natale… e ho imparato molto da Tracy, la chef, in particolare a non darle il vino troppo presto.

Ho anche scritto l'album solista di Tracy e lei ha amato le canzoni che abbiamo registrato - ancora una volta che divertimento - ancora una volta che voce! Ci sono diverse canzoni di quell'album che ascolto ancora regolarmente (e questo è raro!).

Abbiamo fatto molti concerti insieme, spesso in duo (questo è stato forse il precursore di tutti gli "house gigs" che faccio ora) e il pubblico la adorava. (...)
Ci siamo sentiti molto meno quando si è trasferita in Australia, ma avevo appena iniziato a parlarle di registrare per un nuovo progetto che stavo considerando, ma questo non accadrà mai.

Tracy Hitchings è intessuta nel tessuto stesso della mia vita e perderla mi ha strappato un grumo di dolore - posso solo inviare le mie più sentite condoglianze al marito Peter e a tutta la famiglia di Tracy.

Mia cara Tracy, non mi è mai passato per la testa che un giorno non avrei cucinato un altro pasto epico con te o registrato altre grandi voci. Riposa in pace. O meglio ancora... torna!






domenica 11 dicembre 2022

The Lost Vision of the Chandoo Priest: commento di Alberto Sgarlato

 


The Lost Vision of the Chandoo Priest

(AMS Records, 2022) 

di Alberto Sgarlato


Francesca Zanetta, nonostante la giovanissima età, è un nome che già da una decina d’anni ormai ha saputo conquistare una notevole visibilità nel panorama del rock progressivo, sicuramente più all’estero che in Italia (come peraltro spesso avviene).

Zanetta si è affermata principalmente come chitarrista, dapprima negli Unreal City e poi in Quel che disse il Tuono, ma chi la segue sulle piattaforme social sa che è anche una appassionata collezionista di “string-machines”. Per chi non lo sapesse, con questa denominazione si identificano alcuni tra i primi sintetizzatori polifonici di metà anni ‘70, progettati per riprodurre un sontuoso, avvolgente, vibrante suono di archi (e, nei modelli più sofisticati, talvolta anche di organo e ottoni), con lo scopo di rimpiazzare la delicata, macchinosa e rischiosa tecnologia a bobine e testine del Mellotron.

Questa premessa solo per far capire che era logico che prima o poi l’artista milanese accarezzasse il desiderio di una pubblicazione in veste di polistrumentista. Ed è così, quindi, che prende forma il progetto denominato The Lost Vision of the Chandoo Priest.

A farsi carico di tutto, dunque, sono Francesca Zanetta (chitarre, basso, Moog Voyager e almeno tre delle summenzionate string-machines, a marchio Eminent, Elka e Logan) e un’altra firma a noi nota, Niccolò Davide Galliani.

Il componente di Cellar Noise e Quel che disse il tuono si divide tra batteria, basso, chitarra, piano elettrico, organo, Mellotron, sintetizzatore Elka Soloist 505 e flauto.

La pubblicazione dell’opera ha visto il contributo di un nome storico come quello dell’ex cantante degli Alphataurus Claudio Falcone in fase di registrazione e missaggio.

Zanetta e Galliani descrivono questo nuovo progetto come più psichedelico che progressivo, ed infatti a suggerire questa direzione contribuiscono i colori e i caratteri della copertina.

Intanto ci troviamo di fronte a un’opera tutta strumentale, aspetto non così comune nel rock progressivo moderno, e questo contribuisce ad accrescerne il fascino misterioso. Ma chi, di fronte a queste premesse, si sta già immaginando un disco figlio degli Ozric Tentacles, o dei primi Gong, resterà spiazzato: le atmosfere, eleganti ed avvolgenti, sono molto più distese e rarefatte. C’è quasi qualche tocco di jazz-rock dal gusto vagamente canterburyano, a tratti vicino anche ai Camel, come nella prima parte della suite in due movimenti separati tra loro “Chasing time in opposite direction” (che inizia con un metronomo, proprio come “MetroGnome” dei Camel); i suadenti “paesaggi” suggeriti dalla opener “Floating down the valley” fanno venire in mente come primo esempio di ispirazione Mike Oldfield, ma nelle sezioni centrali, affidate ad arpeggi chitarristici e a botta e risposta tra organo e flauto, i Genesis del periodo Trespass o addirittura l’Anthony Phillips solista; inutile dire che non mancano momenti molto floydiani (se con questa etichetta intendiamo la band ancora sotto l’influenza di Syd Barrett), come “Entering the void of madness” o “London Underground” (quest’ultima “profuma” di Astronomy Domine in modo sfacciato!), mentre nei momenti più “proto-hard rock” del disco, come “The white toad Majesty”, non possono non venire in mente le atmosfere di The Knife dei già menzionati Genesis.

Addirittura, nella seconda parte della suite “Changing time…” (totalmente svincolata dalla prima) troviamo qui e là suggestioni da perfetta colonna sonora di B-Movie all’italiana, tra sintetizzatori “ululanti” pienamente horror e chitarre da Spaghetti-western.

Bello il finale maestoso affidato a “Dunans Castle”, un crescendo Hammond/chitarra/Mellotron quasi figlio di Watchers of the skies.

Concludendo: un ottimo album che non si limita certo a essere mero esperimento di “divertissement” filologico o, peggio ancora, di morbosa ricerca nostalgica, ma che sa coinvolgere ed entusiasmare l’ascoltatore con parecchie frecce al proprio arco, sia dal punto di vista dei temi melodici strumentali, sia dell’arrangiamento.


Tracklist (cliccare sul titolo per ascoltare) 

1. Floating Down The Valley - 04:45

2. Chasing Time In Oppositre Direction (pt. I) - 03:47

3. Enterind The Void - 04:47

4. The White Toad Majesty - 04:48

5. Droplets - 04:05

6. Chasing Time In Opposite Direction (pt. II) - 03:59

7. Getting Nowhere - 03:35

8. London Underground - 03:22

9. Farewell, Dog - 04:11

10. Dunans Castle - 03:54



sabato 3 dicembre 2022

Drop On Glass- "Light as a Feather", commento di Fabio Rossi


Commento di Fabio Rossi 

Artista: Drop On Glass

Album: Light as a Feather

Genere: Post Rock

Anno: 2021

Casa discografica: WormHoleDeath

 

Tracklist

1.     Taste of Hope
2. My Desires Fault
3. Like You
4. Without
5. Defeat
6. Isole
7. Missed Dreams
8.
The Maximum Sentence
9.
Black and White

 

Line Up

Lorenzo Carlini (voce, chitarra, basso, tastiere, orchestrazioni, batteria)


Una musica algida, plumbea, intrisa di atmosfere dark e shoegaze è questo il percorso artistico intrapreso dal romano Lorenzo Carlini, vero e proprio one man band dei suoi Drop On Glass.

Lorenzo non è un neofita vantando collaborazioni di livello con i Black Therapy, gli Invernoir e, come session musician, gli Shores of Null, ma in Light as a Feather, raffinato album d’esordio dei Drop On Glass, l’ascoltatore approccerà a un songwriting differente.

È palese che Carlini avesse da tempo le idee chiare, quando già nel lontano 2016 intendeva dare corpo a un progetto solista in grado di esprimere la sua celata propensione a un post rock dai contorni morbosamente melanconici. Siamo, dunque, distanti dall’heavy metal e catapultati in un caleidoscopio sonoro strutturalmente semplice e, al contempo, ammaliatore.

Lo scenario è fosco, depressivo, non c'è spazio per l’ottimismo, eppure le composizioni ti avviluppano nelle loro spire evidenziando in taluni frangenti una vena compositiva dell’autore davvero encomiabile.  

Anticipato dapprima dal singolo autoprodotto Without/The Maximum Sentence (2018) e poi da My Desires Fault e Taste of Hope, entrambi del 2021, Light as a Feather include nove brani in cui a spiccare è la voce eterea, talvolta rarefatta, di Lorenzo che reputo uno degli aspetti prominenti di questo disco. La sua affascinante ugola ben s’innesta nella ritmica incalzante di Taste Of Hope, nell’umbratile My Desires Fault, che sembra estrapolata da un album degli Anathema, nel dream rock soffuso ed evocativo di Like You, la migliore del lotto in cui primeggia un eccellente lavoro alla sei corde, nell’ossessivo refrain di Without, nel post punk di Defeat, nell’introspettiva e intensa Missed Dreams, nel solare (sì, avete letto bene) andamento di The Maximum Sentence e nel decadentismo della conclusiva Black And White in cui il vocalism è facilmente associabile a quello di Robert Smith dei The Cure. 

Isole, invece, è una traccia strumentale incantevole nel suo incedere.



Un album che rievoca le foglie che cadono in autunno, il mare d’inverno, la solitudine di un eremita, il pianto di una donna, l’angoscia che ti avviluppa senza un’apparente causa… sensazioni… le mie… di chi, malato di romanticismo, è capace di emozionarsi ancora. Light as a Feather probabilmente passerà inosservato qui in Italia, in questo senso sembra un prodotto maggiormente fruibile nel mercato estero dove Carlini dovrebbe puntare con risolutezza. Da noi provarci con un genere simile è tempo perso, purtroppo.





venerdì 2 dicembre 2022

Giuseppe Surico-"Il Carraro", commento di Fabio Rossi

 


Libro: Il Carraro

Autore: Giuseppe Surico

Edizioni: Il Cuscino di Stelle

Anno: 2022

Recensione a cura di Fabio Rossi

 

Giuseppe Surico è nato nel 1953 a Laterza, in provincia di Taranto, e ha iniziato la sua carriera di scrittore soltanto una decina di anni fa dimostrando un’encomiabile ispirazione palesata dalla qualità delle sue numerose pubblicazioni. 

La tematica centrale trattata, non solo ne Il Carraro ma generalmente in tutti i suoi libri, è quella della rievocazione di un tempo ormai passato e pieno di fascino, quello dei nostri nonni. Giuseppe sa che per non dimenticare usi e costumi della nostra cultura relativamente agli anni cinquanta e sessanta è necessario descriverli dettagliatamente per i posteri e lui lo fa egregiamente nell’ambito delle sue storie. Così le sedie di paglia, il camino acceso d’inverno, le feste di paese, la mietitura, la vendemmia, i lavatoi, gli abbeveratoi per il bestiame, prendono forma quasi magicamente mentre Surico li innesta sapientemente nella struttura dei racconti. Vicende di vita quotidiana, di uomini forgiati dal sacrificio, dal duro lavoro nei campi o nelle fabbriche per guadagnare pochi spiccioli al fine di mantenere famiglie sovente allargate perché gli anziani allora si tenevano in casa. Un mondo perduto, spazzato via dalla tecnologia, dalla globalizzazione e dal consumismo. Sarebbe impossibile oggi che un anziano vicino a un braciere parlasse in religioso silenzio di fronte a bambini, ragazzi e adulti raccontando le vicende della sua vita. Che ricordi quando mio nonno rammentava il fronte durante la prima guerra mondiale o mia nonna materna rievocava la persecuzione contro gli ebrei o la tragedia delle foibe, ma c’era spazio per argomenti meno angoscianti, quali la vita contadina, l’amore per la terra e per ciò che ti donava se la trattavi con cura. Ecco, Il Carraro (la strada che doveva essere percorsa per arrivare al terreno da coltivare) è destinato a un pubblico che sa ancora emozionarsi al ricordo del passato e ai giovani che vogliono scoprirlo. La trama del libro è semplice, come lineare è la scrittura di Giuseppe. Narra le vicende di una famiglia del sud, le lotte, i sacrifici, il destino a volte beffardo, talvolta indulgente, uno scenario quasi teatrale in cui si dipanano le vite dei protagonisti: l’autoritario Gennaro, sua moglie Antonietta e i loro figli. Momenti felici tipo quando la figlia Francesca sposa il Maresciallo dei Carabinieri del paese elevando in tal modo la propria classe sociale, ma anche difficili come le vicende del ”ribelle” Luigi che otterrà l’agognato perdono del padre dopo tanti anni rammentando un po’ la parabola del figliol prodigo. 

Ho letto Il  Carraro in un giorno e più di una volta mi è scesa una lacrima pensando ai nonni e a quanto adoravo i loro racconti. Grazie Giuseppe di aver fatto riemergere in me quei ricordi così lontani.      



 

giovedì 1 dicembre 2022

Akroasis-"Zephyros", commento di Fabio Rossi


Commento di Fabio Rossi 

Artista: Akroasis

Album: Zephyros

Genere: Rock Progressivo

Anno: 2022

Casa discografica: Maracash Records


Tracklist

1) Zephyros Suite

2) Sunao's Wind

3) The Caresses of the Wind

4) The Jchnos'Wind

5) Alonso's Wind

6) Sunao Theme

 

Line Up

Pierpaolo Meloni: flauti, tastiere e percussioni

Antonello Deriu: chitarre acustiche ed elettriche

Pierpaolo Frailis: batteria e percussioni

Andrea Locci: basso

Gian Marco Medda: vibrafono

Salvatore Spano: pianoforte

Special guest:

Marco Angioni: chitarra elettrica

Massimo Ferra: chitarra classica

Gloria Medda: violoncello

Eugenui Meloni: contrabasso

Diego Milia: pletri

Sergio Tifu: violino


Gli Akroasis (termine greco che significa sia “ascoltare” che “esporre”) nascono nel 2009 da un’iniziativa del compositore, musicista e produttore Pierpaolo Meloni. Nello stesso anno debuttano con I Racconti del Mare, un’opera ambiziosa e ben articolata concepita dalla genialità di Meloni, eseguita integralmente per la prima volta a Parigi in un teatro ricavato all’interno di una casa galleggiante in occasione del festival Les Arts Florissants de la Sardaigne. Le premesse per affermarsi nel nuovo panorama rock progressivo direi che c’erano tutte, ma il gruppo si ferma per riprendere l’attività nel 2018 con una formazione differente.

Dopo nove anni di attesa, abbiamo finalmente tra le mani il secondo album targato Akroasis intitolato Zephyros e avente come tema centrale quello dei venti. Non a caso il disco era stato programmato per il 2020 (duemilaVENTI) - gli eventi pandemici ne hanno slittato l’uscita di due anni – e la corposa Zephyros Suite ha una durata di venti minuti e venti secondi. Le sei composizioni sono interamente strumentali ed eseguite senza l’ausilio di suoni campionati o sintetizzati, fatta eccezione per la conclusiva Sunao Theme. La lunga suite costituisce senz’altro l’apice di questo lavoro. Ispirata dalla “nascita della primavera” raccontata nel quinto libro dei fasti di Ovidio, Zephyros Suite emoziona a partire dalle melodiose note del pianoforte poste in apertura, cui fanno seguito quelle di uno struggente violino e, subito dopo, di un armonioso flauto; in sottofondo il sibilo del vento rende tutto più magico. La musica ti avviluppa nelle sue incantevoli spire, sempre garbata, romantica, delicata come un tenero bacio tra due amanti. Nel finale c’è spazio per una sezione più vivace e parimenti gradevole in cui eccelle una chitarra elettrica decisamente rockeggiante. A seguire l’armoniosa Sunao's Wind, altro pezzo forte di questo eccellente e raffinato lavoro, munito di un tema portante orientaleggiante. L’argomento è quello dei venti di guerra ed è stato influenzato da Sunao Tsuboi, sopravvissuto al bombardamento atomico di Hiroshima, nonché attivista e insegnante giapponese antinucleare e contro le guerre.  Godetevi il suggestivo video realizzato con le animazioni e la regia di Matteo Fadda...


La scena cambia con la movimentata e solare The Caresses of the Wind, munita di un’intrigante sfumatura jazz che palesa la caratura e duttilità della band.  Si prosegue sempre su livelli egregi con The Jchnos'Wind, dedicata al vento della nostra terra, dove il flauto riecheggia Ian Anderson e i suoi Jethro Tull.  L’ariosa e spagnoleggiante Alonso's Wind ha come tema centrale quello del vento della follia e il personaggio di riferimento non poteva che essere Alonso Quijano, meglio noto come Don Chisciotte della Mancia. A chiudere Sunao Theme, dalle sfumature insolite rispetto alla struttura di Zephyros che altro non è che un’idea iniziale di Sunao’s Win inserita poi nel disco proprio per la sua particolarità.

La realizzazione dell’album ha visto la partecipazione virtuale di un’orchestra ottenuta registrando in sovraincisione gli archi. Merita menzione anche la magnifica copertina opera di Cristina Papanikas e denominata Di Carne e Vento (acrilico su legno, anno 2019), segno evidente che gli Akroasis hanno saputo curare ogni minimo particolare.

Un lavoro di siffatta levatura artistica costituisce un’eccellente prova della bravura dei musicisti italiani quando non sono chiamati a propinare le solite inutili schifezze dettate dalle logiche di mercato. Un tangibile omaggio al Rock Progressivo che non sa di mera commemorazione per un genere inopinatamente dichiarato morto da chi non sa o non vuole ascoltare, ma improntato sull’infaticabile ricerca di sentieri ancora inesplorati che possono essere scovati solo possedendo quell’ispirazione compositiva e quella sopraffina tecnica strumentale che Meloni e compagni hanno ampiamente dimostrato: Zephyros figura per lo scrivente tra le migliori pubblicazioni di quest’anno. È prevista una tournée nel 2023 con date in Italia e all’estero. Se mi sarà possibile andrò a vederli dal vivo. Questa è più che una promessa.