Nel marzo del 1970 la stampa musicale italiana - ancora
divisa tra il residuo beat, il cantautorato nascente e le prime avvisaglie di
rock “serio” - si accorge all’improvviso dei Van
der Graaf Generator. Non è
un’attenzione casuale: The Least We Can Do Is
Wave to Each Other, pubblicato da poche settimane, arriva come
un oggetto non identificato in un panorama che non ha ancora gli strumenti per
decifrarlo del tutto.
Le riviste specializzate, da Ciao 2001 ai fogli più
underground, oscillano tra entusiasmo e perplessità. C’è chi parla di “nuova
frontiera del rock inglese”, chi sottolinea la teatralità della voce di Peter
Hammill, chi si concentra sull’insolita centralità del sax di David Jackson. Ma
soprattutto, si percepisce un senso di sorpresa: un gruppo così intenso, così
poco accomodante, che improvvisamente conquista spazio sulle pagine italiane.
Un disco che accende curiosità
Il nuovo album - cupo, visionario, già intriso di
quell’urgenza poetica che diventerà il marchio della band - comincia a
circolare tra gli appassionati. Brani come Darkness (11/11) e Refugees
mostrano due anime opposte: la tensione elettrica e la dolcezza malinconica. È
proprio questa dualità a incuriosire i critici, che iniziano a chiedersi se non
stia nascendo qualcosa di radicalmente diverso dal rock sinfonico più
rassicurante.
Un tour che li porta ovunque
Sull’onda di questo interesse crescente, i Van der Graaf Generator intraprendono un lungo tour promozionale. Le date si moltiplicano, i club si riempiono, e la band - ancora giovane, ancora affamata -porta sul palco un’intensità che sorprende chi era abituato a spettacoli più “ordinati”. Hammill, in particolare, colpisce per la presenza scenica: non è un frontman, è un narratore febbrile.
E così, tra recensioni entusiaste, titoli un po’ enfatici e
la sensazione che qualcosa stia cambiando davvero, i Van der Graaf Generator
diventano uno dei nomi più discussi della primavera 1970. Non ancora un
fenomeno di massa, certo, ma un segnale forte: il pubblico italiano è pronto ad
ascoltare anche ciò che non è immediato, ciò che richiede attenzione, ciò che
vibra di inquietudine.
Di tutto un Pop…
Wazza












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