Nel momento in cui si ascoltano i brani di DexterRRRap/Marco Andreoli, la prima cosa che colpisce non
è la produzione, né la voce sintetica, né l’arrangiamento digitale. È la
scrittura. Perché Marco è, prima di tutto, autore dei testi: un autore
vero, uno che ha passato la vita a scrivere poesie, racconti, romanzi, ballate,
rap, storie intime e ironiche. Uno che ha sempre avuto le parole, ma non gli
strumenti per trasformarle in musica.
La sua è una traiettoria insolita: matematico, programmatore,
analista, eppure da sempre abitato da una vena poetica che non ha mai smesso di
bussare. Per anni ha scritto testi che restavano sulla carta, non per mancanza
di talento, ma per mancanza di possibilità. Non aveva musicisti, non aveva
arrangiatori, non aveva cantanti. Aveva solo le sue parole, e un sogno.
L’arrivo dell’intelligenza artificiale non è stato per lui un
escamotage, né un modo per “fare musica senza saperla fare”. È stato un varco. L’unico
modo per dare vita alle sue creature, per ascoltare finalmente ciò che aveva
immaginato per decenni. Marco non usa l’AI per sostituire la creatività: la usa
per amplificare la sua. Perché i testi sono suoi, al 100%. L’AI è solo il mezzo
tecnico che gli permette di trasformare quelle parole in qualcosa che si possa
ascoltare. È un ponte, non un autore.
Nei suoi brani questa autenticità emerge con forza. “La
canzone che non ascolterai” è una confessione lucida e vulnerabile,
un’ammissione di colpa che non cerca assoluzioni. La struttura melodica è
semplice, quasi pudica, e lascia spazio al testo, che è il vero motore emotivo
del brano. La voce sintetica, pur con i limiti tipici del timbro campionato,
riesce a restituire una certa fragilità, perché la fragilità è già nella
scrittura. Marco costruisce frasi brevi, dirette, che sembrano pensate per
essere cantate, e questo rende il brano sorprendentemente credibile nonostante
l’assenza di un interprete umano.
“Tieni accesa la tua luce” cambia completamente atmosfera. È un ritratto
affettuoso e ruvido di Beatrice, collega di cassa, complice di sfide
quotidiane, presenza vivace e indimenticabile. Il testo è brillante, ironico,
tenero senza essere zuccheroso. La frase “lei era una stronza ma io non la
dimenticherò mai” è un colpo di verità che solo un autore sincero può
permettersi. L’arrangiamento AI è leggero, ritmico, funzionale; la voce
sintetica non riesce a restituire tutte le sfumature emotive che il testo
meriterebbe, ma la storia arriva comunque, limpida.
Dal punto di vista tecnico, c’è margine di crescita:
arrangiamenti più personalizzati, scelte timbriche più curate, una ricerca
melodica più audace. Ma ciò che già funziona - e funziona davvero - è la
scrittura. Marco ha una penna autoriale riconoscibile, onesta, capace di
trasformare frammenti di vita quotidiana in piccoli racconti emotivi.
E forse è proprio questo il punto: Marco Andreoli non sta
cercando di competere con il mercato musicale, ma di dare forma a un sogno che
ha custodito per tutta la vita. L’AI gli permette di farlo. Non crea al posto
suo: gli permette di ascoltare ciò che ha scritto, di vedere le sue parole
prendere il volo, di non lasciare i suoi testi chiusi in un cassetto.
Le sue canzoni non sono perfette. Sono vere. E per un autore che ha trovato nell’AI l’unico modo per dare voce alle sue storie, questo è un inizio potente.
Per informazioni contattare:
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